Ancora una squalifica legata alle scarpe non conformi ai regolamenti. Questa volta è successo alla Mezza Maratona dei 6 Comuni, disputata la scorsa domenica, 20 settembre, sulle strade dell’Alto Vicentino. A farne le spese è stata Samantha Armeni, atleta dei Vicenza Runners, che aveva tagliato il traguardo al secondo posto tra le donne. Il risultato, però, è stato successivamente annullato a causa del modello di scarpe utilizzato dalla runner in gara.
Un episodio che, subito dopo la pausa estiva, riporta al centro dell’attenzione una questione sempre più delicata per il mondo della corsa amatoriale: il Regolamento Tecnico Internazionale di World Athletics, che stabilisce le norme relative alle calzature che possono essere utilizzate nelle competizioni ufficiali.
Il secondo posto conquistato con una normale daily trainer
La XVIII edizione della Mezza Maratona dei 6 Comuni, disputata sulla distanza classica di 21 chilometri con partenza da Malo e arrivo alla Sport Power Arena di Villaverla, è inserita nel calendario federale FIDAL.
Secondo quanto riportato da Il Giornale di Vicenza, Samantha Armeni aveva concluso la prova in circa 1 ora e 35 minuti, conquistando quello che sarebbe stato il suo primo podio in carriera. Al termine della gara, tuttavia, è scattato un controllo a campione sulle calzature. I giudici hanno verificato che il modello utilizzato dalla runner non risultava nell’elenco delle scarpe approvate da World Athletics.
Da qui è arrivata la squalifica e la conseguente esclusione dalla classifica. La stessa Armeni, come riferito dal quotidiano vicentino, ha commentato l’accaduto con amarezza: “Era la prima volta che salivo sul podio in una gara e probabilmente non succederà mai più”.
Samantha Armeni avrebbe corso con una normale daily trainer, il cui modello non è stato reso noto calzatura destinata agli allenamenti quotidiani e utilizzata comunemente da migliaia di runner. Come già accaduto in altri casi simili, il problema non sarebbe quindi legato all’utilizzo di una scarpa progettata per offrire un particolare vantaggio competitivo, ma al fatto che quello specifico modello non risultava nella lista ufficiale delle calzature approvate da World Athletics, perché non sottoposto alla procedura di approvazione dal produttore.
Non basta rispettare i limiti tecnici
È proprio questo aspetto a rendere particolarmente delicato il caso. Non è sufficiente che una scarpa abbia caratteristiche fisiche compatibili con il regolamento: la normativa World Athletics prevede infatti una specifica procedura di approvazione e un elenco ufficiale dei modelli utilizzabili nelle competizioni.
Le regole stabiliscono, tra le altre cose, precisi limiti allo spessore della suola (1). Per le gare su strada il limite è di 40 millimetri, mentre vengono disciplinati anche il numero e la disposizione delle eventuali piastre rigide presenti nella calzatura (2).
Il regolamento distingue inoltre tra scarpe già esistenti e nuovi modelli (3): questi ultimi devono essere approvati prima di poter essere utilizzati in una competizione soggetta alle norme. Le procedure di verifica coinvolgono World Athletics e i produttori.
Ed è proprio qui che emerge la differenza tra una scarpa tecnicamente conforme e una scarpa ufficialmente approvata. Per un atleta, soprattutto a livello amatoriale, la verifica decisiva resta quindi quella della presenza del modello nell’elenco ufficiale.
Perché i controlli sulle scarpe sono diventati più importanti
La stretta sulle calzature nasce dalla profonda trasformazione tecnologica che ha interessato la corsa negli ultimi anni. L’introduzione delle cosiddette super scarpe, caratterizzate da schiume sempre più reattive, geometrie particolarmente evolute e dall’utilizzo di piastre rigide, ha spinto World Athletics a definire parametri precisi per regolamentare l’impiego della tecnologia nelle competizioni.
La Federazione internazionale mantiene una procedura specifica per l’approvazione delle scarpe e mette a disposizione una lista ufficiale aggiornata. Le nuove Athletic Shoe Regulations, approvate nel marzo 2026 ed entrate in vigore il 20 aprile, definiscono criteri e procedure per l’approvazione delle calzature utilizzate nelle competizioni soggette alle relative norme.
Anche in Italia FIDAL ha intensificato l’informazione sul tema. Nel maggio 2026 la Federazione ha richiamato espressamente l’attenzione sulla Regola Tecnica 5 e sulla necessità, per gli atleti, di verificare preventivamente la propria calzatura.
Il problema della comunicazione per i runner
Il caso Armeni porta quindi alla luce una questione che va oltre la singola squalifica. Le regole esistono e sono pubbliche, ma quanto sono facilmente accessibili e comprensibili per chi corre, soprattutto a livello amatoriale?
Un atleta professionista o un runner abituato a competere ai massimi livelli conosce probabilmente l’esistenza della WA Shoe Compliance List e sa che ogni modello deve essere verificato. Per chi partecipa occasionalmente a una mezza maratona, invece, la distinzione tra scarpa da allenamento, scarpa da gara, modello approvato e modello non presente nell’elenco può essere tutt’altro che intuitiva.
Le FAQ ufficiali di FIDAL spiegano che, se una scarpa non viene trovata nell’elenco, può anche significare che il produttore non l’abbia sottoposta alla procedura di approvazione. La stessa documentazione precisa che l’elenco delle scarpe approvate viene aggiornato regolarmente.
Una calzatura acquistata regolarmente e utilizzata quotidianamente, quindi, non può essere considerata automaticamente idonea per una competizione sottoposta ai regolamenti federali.
La proposta del “bollino” sulle scarpe
È proprio su questo terreno che si inserisce la proposta avanzata da The Running Club: introdurre un sistema di identificazione immediata, attraverso un bollino o un’etichetta World Athletics, che permetta al consumatore di capire già al momento dell’acquisto se una determinata scarpa è approvata per l’utilizzo nelle competizioni.
L’idea nasce dalla necessità di rendere più semplice un controllo che oggi richiede al runner di conoscere l’esistenza della banca dati World Athletics, individuare con precisione il modello utilizzato e verificare che sia approvato per la disciplina nella quale intende gareggiare.
Un’indicazione direttamente sulla confezione, o eventualmente sulla calzatura, potrebbe rendere il processo più intuitivo e ridurre il rischio di errori involontari, soprattutto tra i runner che partecipano alle competizioni senza un’attività agonistica di alto livello.
Una regola che vale per tutti
Il caso della Mezza Maratona dei 6 Comuni dimostra ancora una volta come il tema delle scarpe sia ormai diventato concreto anche nelle competizioni su strada di livello regionale. Samantha Armeni non stava utilizzando una calzatura scelta per cercare un particolare vantaggio. Eppure la sua prestazione è stata cancellata perché il modello indossato non risultava approvato secondo le procedure previste da World Athletics.
La vicenda non mette in discussione l’esistenza della normativa: FIDAL e World Athletics stabiliscono chiaramente che il rispetto delle regole sulle calzature rientra anche nella responsabilità dell’atleta.
Il caso Armeni riporta però inevitabilmente l’attenzione sulla necessità di rendere queste norme sempre più comprensibili e facilmente verificabili per chi corre. In questo senso, anche i brand potrebbero avere un ruolo importante, comunicando in modo più chiaro e immediato l’idoneità dei propri modelli all’utilizzo in competizione. Perché se una scarpa è destinata anche alle gare, il runner dovrebbe poterlo sapere con chiarezza prima di tagliare il traguardo.

