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Ultimate Championship: l’atletica diventa uno show

Tre serate, 28 titoli, 10 milioni di dollari e i migliori atleti del mondo: Budapest prepara l’Ultimate Championship, la nuova sfida di World Athletics.
RedazioneBy Redazione5 Settembre 2026
Immagine Ultimate Championship World Athletics
Immagine Ultimate Championship World Athletics

Per tre sere Budapest proverà a cambiare il modo in cui l’atletica si racconta. Dall’11 al 13 settembre il National Athletics Centre, lo stesso stadio che nel 2023 ospitò i Mondiali, diventerà il teatro della prima edizione del World Athletics Ultimate Championship, una competizione costruita per mettere nello stesso posto il maggior numero possibile di campioni olimpici, iridati e vincitori della Diamond League.

Non è un altro Mondiale e non è nemmeno una semplice finale di stagione. È una specie di finalissima concentrata in tre sessioni, con 28 titoli in palio, circa 360 atleti e un montepremi complessivo di 10 milioni di dollari, il più alto mai messo in palio in una singola manifestazione di atletica. La cosa interessante per chi partecipa, è che il vincitore di ogni gara individuale incasserà 150 mila dollari.

Niente batterie nelle specialità che partono direttamente dalla semifinale, niente giornate di qualificazioni, niente attese per arrivare allafinale. Tre serate di atletica compressa, con i migliori subito sotto pressione. E con un solo obiettivo: trasformare l’Ultimate Championship nel grande appuntamento biennale dell’atletica.

Cos’è World Athletics Ultimate Championship

Fortemente voluta dal presidente di World Athletic Sebastian Coe, la selezione non segue il principio tradizionale della nazionale che manda i propri migliori atleti. Qui conta soprattutto il curriculum individuale. I campioni olimpici di Parigi 2024, i campioni mondiali di Tokyo 2025, i vincitori delle finali della Diamond League 2026 e gli atleti meglio piazzati nelle classifiche stagionali entrano nel radar della competizione. Non esiste inoltre un limite rigido al numero di atleti provenienti dallo stesso Paese.

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Il risultato è una manifestazione molto più selettiva di un Mondiale. Nei 100, 200, 400, 800 e nelle altre gare previste con semifinali ci saranno otto atleti al primo turno e soltanto quattro accederanno alla finale. 1500, 5000 e staffette saranno invece finali secche. Nei concorsi, la formula è stata ulteriormente accorciata: due tentativi iniziali, poi la riduzione progressiva del campo da otto a sei e infine a quattro atleti.

Il programma comprende 28 gare: 100, 200, 400, 800, 1500 e 5000 metri, ostacoli, 400 ostacoli, alto, asta, lungo e giavellotto, oltre a martello maschile, triplo femminile e alle due staffette miste 4×100 e 4×400. Una scelta che ha già fatto discutere: restano fuori, tra le altre, il peso maschile e femminile, il triplo maschile e il martello femminile. È uno dei segnali più evidenti di quanto l’Ultimate Championship non voglia essere un piccolo Mondiale, ma un prodotto costruito da zero.

Ultimate Championship: campo nero, algoritmi e niente più medaglie

La prima cosa che vedrà lo spettatore sarà probabilmente il colore. Il campo di gara sarà completamente nero, con le pedane e le zone di competizione illuminate e isolate visivamente dal resto dello stadio. L‘obiettivo è togliere distrazioni e concentrare l’occhio su quello che sta accadendo in quel momento.

Poi arriverà la televisione. World Athletics ha annunciato un sistema di grafiche molto più invasivo rispetto alla tradizione dell’atletica: durante le gare saranno mostrate probabilità di vittoria, proiezioni dei piazzamenti e altri dati in tempo reale. Il broadcast sarà costruito come uno show, con una vera e propria sceneggiatura televisiva nella quale ogni momento dovrebbe avere un suo peso.

Anche gli atleti saranno presentati diversamente, con un contributo diretto di Noah Lyles, mentre Mondo Duplantis ha realizzato l’inno ufficiale dell’evento. Le interviste verranno portate al centro dello stadio e trasmesse contemporaneamente sul world feed. Un tentativo esplicito di prendere alcuni codici dello spettacolo americano e portarli dentro l’atletica mondiale.

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E poi c’è il dettaglio più simbolico: non ci saranno medaglie. Gli atleti riceveranno un token di partecipazione, mentre ogni campione riceverà un trofeo che, unito al token ricevuto dagli altri partecipanti, completerà un pezzo unico. L’Ultimate vuole quindi costruire un’identità propria anche nel rito della premiazione.

I campioni di Ultimate Championship: da Lyles a Duplantis, passando per Kipyegon

Il cast è quello che rende comprensibile l’ambizione del progetto. Nei 100 metri ci saranno i campioni olimpici Noah Lyles e Julien Alfred, mentre nei 200 metri il confronto annunciato mette insieme Gabby Thomas e Letsile Tebogo.

Sui 400 metri il parterre comprende Marileidy Paulino e Quincy Hall. Negli 800 metri il riferimento è Keely Hodgkinson insieme a Emmanuel Wanyonyi. Nei 1500 metri si annuncia un altro duello di livello assoluto fra Faith Kipyegon e Cole Hocker. Sui 5000 metri, invece, figurano i campioni olimpici Beatrice Chebet e Jakob Ingebrigtsen.

Tra gli ostacoli il nome più pesante è quello di Sydney McLaughlin-Levrone, mentre al maschile ci sarà Rai Benjamin nei 400 ostacoli e Grant Holloway nei 110 ostacoli.

Nei salti si entra nella zona dei fenomeni. Nell’alto femminile ci sarà Yaroslava Mahuchikh, nell’asta maschile Mondo Duplantis, nel lungo femminile Tara Davis-Woodhall e in quello maschile Miltiadis Tentoglou. Nel triplo femminile la campionessa olimpica è Thea LaFond.

Il giavellotto porta a Budapest Haruka Kitaguchi e Arshad Nadeem, mentre il martello maschile avrà tra i protagonisti il campione olimpico Ethan Katzberg. Non necessariamente il miglior atleta di sempre, ma il miglior gruppo possibile di atleti contemporaneamente disponibili nella stagione.

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Gli italiani in gara: Iapichino, Battocletti e una domanda chiamata Jacobs

Per l’Italia la situazione è particolarmente intricata perché la lista si è modificata rapidamente durante la stagione tra conferme e disdette. La certezza dovrebbe essere Larissa Iapichino. La fiorentina è stabilmente nelle posizioni alte del ranking mondiale del lungo e arriva a Budapest dopo un 2026 di primissimo livello, culminato con il titolo europeo di Birmingham e con un salto da 7,12 metri a Eugene.

C’è poi Nadia Battocletti, che dopo aver conquistato gli Europei di Birmingham sui 5000 e 10.000 metri è oggi indicata nelle classifiche di accesso all’Ultimate. Già a fine 2025 aveva dichiarato di voler rinunciare alla nuova manifestazione per non allungare eccessivamente la stagione e qualche giorno fa ha definitivamente chiuso la porta sia alle finale di Diamond League sia all’ultimate Championship.

Nel salto in alto l’Italia ha due nomi pesanti. Gianmarco Tamberi ha appena conquistato a Birmingham il quarto titolo europeo della carriera, mentre Matteo Sioli ha aggiunto un bronzo europeo e ha costruito durante la stagione una serie di prestazioni da atleta ormai stabilmente dentro l’élite mondiale. Sioli è attualmente molto vicino alla qualificazione secondo le classifiche aggiornate.

Il caso più delicato è quello di Marcell Jacobs. Il campione olimpico dei 100 metri di Tokyo è indicato tra i qualificati, grazie alla posizione nel ranking, ma l’infortunio muscolare accusato nella finale europea di Birmingham mette seriamente in dubbio la sua presenza a Budapest. Gli esami hanno evidenziato una lesione di media entità alla coscia sinistra.

È invece praticamente chiusa la porta dell’Ultimate per Mattia Furlani, campione del mondo di Tokyo 2025 e qualificato di diritto all’evento. L’infortunio alla coscia accusato durante le qualificazioni del lungo agli Europei di Birmingham ha però compromesso la sua stagione e rende molto probabile la rinuncia a Budapest.

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Zaynab Dosso figura all’undicesimo posto sui 100 metri, mentre Ayomide Folorunso occupa la 15ma posizione sui 400 ostacoli: entrambe dentro le quote previste. Francesco Pernici è in bilico sugli 800 metri.

Un’assenza che fa rumore è quella di Leonardo Fabbri. Il fiorentino ha appena vinto il titolo europeo con 22,31 metri ed è uno dei migliori pesisti del mondo, ma il peso non è stato inserito nel programma dell’Ultimate. La stessa sorte riguarda Andy Díaz: il triplo maschile non è previsto. Due campioni italiani, dunque, saranno esclusi non per mancanza di risultati ma perché le loro specialità non esistono nel nuovo campionato.

L’Italia ha comunque già conquistato un posto certo nella 4×400 mista. Il quartetto azzurro ha ottenuto la qualificazione automatica alle World Relays di Gaborone, una delle sei squadre promosse direttamente all’Ultimate Championship.

Perché l’Ultimate Championship?

La risposta ufficiale è quella di portare l’atletica verso un pubblico più giovane, più televisivo e meno disposto ad aspettare. La risposta meno diplomatica è che World Athletics vuole sfruttare gli anni senza Olimpiadi e senza Mondiali per evitare che il calendario perda il suo appuntamento annuale.

Sebastian Coe lo ha spiegato fin dal lancio del progetto: l’obiettivo è fare in modo che l’atletica abbia ogni anno un grande evento capace di raggiungere il pubblico internazionale. L’Ultimate Championship dovrebbe quindi diventare il terzo pilastro del calendario insieme a Olimpiadi e Mondiali, con una formula più breve e spettacolare.

Ma c’è anche un tema economico. Dieci milioni di dollari sono una cifra enorme per l’atletica e 150 mila dollari al vincitore cambiano il “valore” di una gara. World Athletics vuole inoltre concedere agli atleti maggiori possibilità di sfruttamento promozionale della propria immagine. In altre parole: non solo campioni in pista, ma campioni trasformati in personaggi. USA docet.

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Ultimate Championship: il programma di Budapest

Il venerdì sera, 11 settembre, si parte con il 5000 maschile, gli ostacoli, alto femminile, asta maschile, lungo femminile, martello maschile e le due staffette miste. Il sabato sarà la notte degli sprint: 100 metri uomini e donne, 800 donne, 1500 donne, 400 ostacoli e i concorsi di asta e lungo. Domenica il programma chiuderà con 200, 400, 800 e 1500 maschili, 5000 donne, alto uomini, triplo donne e giavellotto.

Saranno tre sessioni di circa tre ore ciascuna. Una scelta quasi televisiva prima ancora che sportiva: entrare, gareggiare, decidere il campione e passare subito alla storia successiva. E proprio qui sta la scommessa. Se funziona, l’Ultimate Championship potrebbe diventare un appuntamento fisso, capace di trasformare il finale della stagione in una sorta di grande festival mondiale. Se non funziona, rischia di rimanere una costosa copia concentrata dei Mondiali. Budapest sarà il primo vero test.

Dove vedere l’Ultimate Championship in TV e streaming

Su questo punto bisogna fare attenzione a non confondere gli accordi già annunciati con quelli ancora da ufficializzare. World Athletics ha affidato a Infront la distribuzione internazionale dei diritti e ha annunciato una copertura globale molto ampia.

In Italia, le gare saranno trasmesse in diretta TV, in chiaro, su Rai 2 e Rai Sport, su Sky Sport per gli abbonati. Le tre giornate di gare saranno inoltre disponibili in diretta streaming su Rai Play, Sky Go e Now.
World Athletics (qui) ha comunque dichiarato di voler garantire una distribuzione anche free-to-air e attraverso piattaforme digitali.

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