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Allenamenti e tecnica

Forza e potenza nella corsa: come allenarle per migliorare le prestazioni e prevenire gli infortuni

Nella corsa non basta essere forti: bisogna esprimere forza rapidamente. Scopri come allenare la potenza con esercizi mirati, migliorare la prestazione e ridurre il rischio di infortuni.
Andrea SoffientiniBy Andrea Soffientini21 Ottobre 2026
Immagine TRC
Immagine TRC

Quando si parla di preparazione atletica per la corsa, forza e potenza vengono spesso utilizzate come sinonimi. In realtà, si tratta di due capacità differenti, entrambe importanti per migliorare le prestazioni, correre più velocemente e ridurre il rischio di infortuni.

Per comprendere meglio la differenza, possiamo partire da un esempio semplice: sollevare un bilanciere da 100 chilogrammi. Se due persone riescono a sollevare lo stesso peso, possiamo dire che sono in grado di esprimere un livello di forza simile in quel determinato esercizio. Ma se una delle due impiega un secondo per completare il movimento e l’altra ne impiega due, la situazione cambia quando si considera la potenza.

La potenza, infatti, mette in relazione la forza espressa con la velocità con cui viene prodotto il movimento. In termini generali, si può descrivere come il prodotto della forza per la velocità.
Questa distinzione assume un’importanza particolare nella corsa, uno sport nel quale il tempo di contatto del piede con il terreno è molto breve. Durante ogni appoggio, il runner deve riuscire a generare una quantità significativa di forza in un intervallo di tempo limitato, per sostenere il corpo e proiettarlo in avanti.

Per questo motivo, quando l’obiettivo è migliorare la prestazione nella corsa, non basta essere in grado di esprimere forza: è fondamentale riuscire a esprimerla rapidamente. È proprio qui che entra in gioco la potenza. A spiegarci tutto è Davide Carbone di Vertex Arese, personal trainer e running coach con un passato da atleta di alto livello nella velocità e da allenatore nel mezzofondo e nella velocità. 

Come allenare la forza e la potenza nella corsa

Una volta chiarita la differenza tra i due concetti, la domanda diventa inevitabile: come si possono allenare concretamente queste capacità? Un esercizio eseguito con un carico troppo leggero e ripetuto moltissime volte non produce necessariamente lo stesso stimolo di un esercizio con un carico più elevato, un numero inferiore di ripetizioni e una velocità di esecuzione adeguata all’obiettivo.

Questo non significa che gli esercizi a corpo libero siano inutili. Al contrario, possono rappresentare un punto di partenza importante per chi non ha esperienza con i pesi o non dispone dell’attrezzatura necessaria per allenarsi in palestra. Eseguire numerosi squat a corpo libero, per esempio, può contribuire a costruire una prima base di forza, soprattutto nelle persone meno allenate. Tuttavia, quando questa capacità è sufficientemente sviluppata, per ottenere uno stimolo più specifico sulla forza e sulla potenza può essere necessario aumentare la difficoltà dell’esercizio, introducendo un carico adeguato e riducendo il numero di ripetizioni.

Il principio fondamentale è che l’allenamento deve essere costruito in funzione dell’obiettivo. Se si vuole migliorare la capacità di produrre forza rapidamente, non è sufficiente accumulare ripetizioni: occorre scegliere esercizi e modalità esecutive che consentano di lavorare sulla qualità e sulla velocità del movimento.

La base di forza prima di lavorare sulla potenza

Prima di introdurre esercizi particolarmente impegnativi o attività pliometriche, è necessario costruire una base di forza adeguata. Il concetto è simile a quello che si applica alla preparazione aerobica. Un runner non può pensare di affrontare allenamenti intensi sulle ripetute senza aver sviluppato una sufficiente base di resistenza attraverso le corse più lente e gli allenamenti a intensità moderata. Allo stesso modo, non è opportuno passare direttamente agli esercizi di potenza se manca la capacità di eseguire correttamente i movimenti fondamentali.

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Gli squat a corpo libero possono quindi essere utili nelle prime fasi, così come altri esercizi semplici che permettono di prendere confidenza con i movimenti e migliorare il controllo del corpo. La loro efficacia, però, dipende dal livello di partenza. Per una persona completamente sedentaria, anche un esercizio apparentemente semplice può risultare impegnativo. Per un runner già allenato, invece, lo stesso movimento potrebbe non rappresentare uno stimolo sufficiente a produrre ulteriori miglioramenti significativi.

L’allenamento deve quindi seguire una progressione: prima si costruiscono le capacità di base, poi si aumenta gradualmente la difficoltà, adattando il lavoro alle caratteristiche individuali.

La tecnica viene prima del carico

Uno degli aspetti più importanti, spesso trascurato da chi si avvicina all’allenamento della forza, riguarda la corretta esecuzione degli esercizi. Prima ancora di aumentare il peso o cercare di muoversi più velocemente, bisogna imparare a controllare il movimento, rispettare la meccanica articolare e mantenere una posizione adeguata durante l’esecuzione.

Un esempio significativo è rappresentato dallo squat e dagli esercizi che coinvolgono la flessione dell’anca e del ginocchio. Per eseguire correttamente questi movimenti, è importante imparare a portare indietro il bacino, flettendo prima l’anca e successivamente il ginocchio, senza perdere il controllo della schiena. Il busto può inclinarsi in avanti in modo naturale, ma bisogna evitare di incurvare eccessivamente la zona lombare per cercare di scendere più in basso.
Questa attenzione non serve soltanto a migliorare la qualità dell’esercizio, ma anche a ridurre il rischio di sovraccarichi e movimenti potenzialmente dannosi.

Affondi (immagine TRC)

Il principio vale soprattutto quando si utilizzano carichi esterni, come bilancieri o manubri. Prima di aumentare il peso, è necessario padroneggiare il gesto tecnico e possedere una mobilità articolare sufficiente per eseguirlo correttamente. Per questo motivo, nelle prime fasi può essere utile affidarsi a un professionista che insegni i movimenti fondamentali e individui le eventuali limitazioni individuali.

Gli affondi: un esercizio particolarmente interessante per i runner

Tra gli esercizi che possono essere utilizzati per sviluppare la forza in modo più specifico per la corsa, gli affondi occupano un posto interessante.

A differenza dello squat tradizionale, che coinvolge contemporaneamente entrambe le gambe, l’affondo è un esercizio prevalentemente monopodalico. Questa caratteristica lo rende particolarmente utile per lavorare sulla capacità di controllare il corpo quando il carico è sostenuto principalmente da un solo arto. Durante la corsa, infatti, il sostegno del corpo si alterna continuamente tra una gamba e l’altra. Gli esercizi monopodalici permettono quindi di allenare capacità importanti per il runner, come il controllo dell’equilibrio, la stabilità e la produzione di forza attraverso un singolo arto.

Gli affondi possono essere eseguiti inizialmente a corpo libero. Una volta acquisita una buona tecnica, è possibile aumentarne la difficoltà introducendo piccoli carichi, come bottiglie d’acqua, manubri o altri oggetti che consentano di aggiungere resistenza in sicurezza. Anche un elastico posizionato sotto il piede può rappresentare una soluzione pratica per rendere l’esercizio più impegnativo.

Naturalmente, il carico deve essere adeguato alla capacità della persona. Non è necessario partire da pesi elevati: ciò che conta è individuare una difficoltà sufficiente a stimolare il miglioramento senza compromettere la corretta esecuzione.

Come allenare la potenza anche a casa

Non tutti i runner hanno a disposizione una palestra o possiedono l’attrezzatura necessaria per allenarsi con i pesi. Questo, però, non significa che sia impossibile introdurre un lavoro specifico sulla forza e sulla potenza. Una soluzione interessante consiste nell’utilizzare un gradino o una scala per eseguire esercizi monopodalici controllati.

Gradino (immagine TRC)

Il movimento prevede di partire in equilibrio su una gamba, scendere lentamente dal gradino e poi risalire con una spinta decisa. Se necessario, è possibile appoggiarsi con le mani a un supporto stabile per evitare di perdere l’equilibrio.
L’obiettivo non è soltanto riuscire a completare la discesa e la risalita, ma imparare a produrre una spinta rapida e controllata durante la fase di risalita. La differenza è sostanziale: riuscire a eseguire il movimento dimostra una determinata capacità di forza, mentre riuscire a completarlo rapidamente permette di lavorare maggiormente sulla componente di potenza.

L’altezza del gradino deve essere scelta in funzione delle capacità individuali. Se il movimento risulta troppo difficile, è preferibile utilizzare un’altezza inferiore e concentrarsi sulla tecnica.
Durante l’esecuzione bisogna mantenere il controllo del piede, evitare di sollevare il tallone quando non previsto dal movimento e gestire correttamente la flessione dell’anca e del ginocchio.
Una volta acquisita sufficiente dimestichezza, si può cercare di rendere la fase di risalita più esplosiva, arrivando, quando le capacità lo consentono, a eseguire un piccolo saltello.

Gradino (immagine TRC)

Per un runner amatoriale, un esercizio di questo tipo può già rappresentare uno stimolo impegnativo. In questi casi, è opportuno mantenere il numero di ripetizioni relativamente basso, indicativamente intorno a sei-otto ripetizioni nell’esempio proposto, privilegiando la qualità del movimento rispetto alla quantità.

I muscoli coinvolti e l’importanza della corretta esecuzione

Gli esercizi di spinta e risalita descritti coinvolgono principalmente glutei, muscoli posteriori della coscia e quadricipiti. Questi gruppi muscolari svolgono un ruolo importante nella produzione di forza durante la corsa e contribuiscono a sostenere il corpo, controllare il movimento e generare la spinta necessaria alla progressione. Per stimolarli correttamente, è fondamentale rispettare la meccanica del gesto.

Durante la discesa, il bacino deve arretrare attraverso la flessione dell’anca, mentre il ginocchio si piega progressivamente. La schiena deve rimanere sotto controllo, evitando di compensare il movimento con un’eccessiva flessione della zona lombare.
La risalita deve invece essere eseguita con una spinta decisa, mantenendo la stabilità e cercando di trasferire la forza nel movimento senza perdere l’equilibrio.
Il livello di difficoltà può essere modificato intervenendo sull’altezza del gradino, sul carico utilizzato e sulla velocità di esecuzione.

Non esiste, quindi, un’unica versione dell’esercizio valida per tutti. La scelta deve tenere conto delle capacità tecniche, della forza disponibile e dell’esperienza della persona.

Core e corsa: perché allenarlo e come trasferirlo nel gesto tecnico

Dalla palestra al gesto sportivo: allenare la potenza con esercizi specifici

Quando si dispone dell’attrezzatura necessaria e si possiede una tecnica adeguata, gli esercizi possono diventare progressivamente più impegnativi. In palestra, per esempio, è possibile utilizzare bilancieri e altri sovraccarichi per aumentare la resistenza durante squat e affondi. In alternativa, si possono impiegare sistemi che permettono di applicare un carico attraverso una cintura posizionata sulle anche, riducendo la necessità di sostenere il peso direttamente sulle spalle. La scelta dipende dall’obiettivo e dalle caratteristiche dell’atleta.

Quando si vuole allenare la potenza, l’intenzione deve essere quella di muovere il carico il più velocemente possibile, compatibilmente con il peso utilizzato e con la corretta esecuzione dell’esercizio. Non è indispensabile che il movimento si trasformi in un salto. Anche un esercizio eseguito senza staccare i piedi da terra può essere utile, purché il carico e la modalità di esecuzione siano adeguati allo stimolo ricercato.

Esistono numerose varianti di questi esercizi, ma il principio rimane lo stesso: non basta scegliere un movimento perché sembra adatto alla corsa. Bisogna valutare come eseguirlo, con quale carico e secondo quale progressione. Un esercizio che funziona per un atleta potrebbe non essere la soluzione migliore per un altro. La preparazione della forza richiede quindi una programmazione individualizzata, soprattutto quando si passa da semplici esercizi a corpo libero a lavori più impegnativi.

Perché gli esercizi a casa devono essere programmati

Allenarsi a casa può essere una soluzione pratica ed efficace, soprattutto per chi ha poco tempo o non può raggiungere regolarmente una palestra. Tuttavia, è importante distinguere tra eseguire a casa un esercizio che si è imparato correttamente e improvvisare autonomamente un allenamento senza conoscere la tecnica.

Il vantaggio dell’allenamento domestico consiste nella possibilità di ripetere con regolarità esercizi già appresi, non nella necessità di inventare movimenti senza una guida. Anche un tappetino, un elastico o un supporto stabile possono essere sufficienti per costruire una seduta utile. La scelta degli esercizi, però, deve essere coerente con l’obiettivo e con le capacità individuali. Un professionista può aiutare a individuare i movimenti più adatti, correggere eventuali errori e stabilire come aumentare progressivamente la difficoltà.

Affondi (immagine TRC)

Inoltre, grazie alle videoconsulenze, è possibile ricevere indicazioni tecniche anche a distanza. Durante questi incontri, il runner può eseguire gli esercizi mentre il professionista osserva i movimenti e fornisce indicazioni per migliorarne l’esecuzione. La supervisione iniziale può risultare particolarmente utile per imparare correttamente i movimenti e acquisire maggiore sicurezza.

I primi miglioramenti dipendono anche dal sistema nervoso

Quando si comincia ad allenare la forza e la potenza, i progressi possono essere percepiti già durante le prime sedute. Questo miglioramento iniziale, tuttavia, non dipende necessariamente da un aumento della massa o della capacità contrattile dei muscoli. Una parte importante del progresso è legata agli adattamenti neuromuscolari.

In altre parole, il sistema nervoso impara a coordinare meglio il movimento e a reclutare in maniera più efficace le risorse muscolari disponibili. Il gesto diventa più efficiente e la persona può riuscire a esprimere una maggiore potenza senza che si sia ancora verificato un cambiamento muscolare significativo.
È uno degli aspetti interessanti dell’allenamento della potenza: migliorare non significa soltanto diventare più forti, ma anche imparare a utilizzare meglio la forza che si possiede.

Per ottenere questi risultati, è importante mantenere elevata la qualità delle ripetizioni. Quando la fatica compromette la velocità o la tecnica, continuare ad accumulare movimenti può diventare meno utile rispetto a interrompere la serie e recuperare.

Forza e potenza per 5 km, mezza maratona, maratona e trail running

Un dubbio frequente tra i runner riguarda la possibilità di modificare gli esercizi di forza e potenza in base alla distanza affrontata. Un atleta che corre i 5.000 metri deve allenarsi in modo completamente diverso da chi prepara una maratona? E chi pratica trail running deve seguire una programmazione specifica?

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La risposta proposta durante la conversazione è che i principi fondamentali dell’allenamento della potenza rimangono sostanzialmente gli stessi. Ciò che cambia è il modo in cui questo lavoro viene inserito nella programmazione complessiva. Per allenare la potenza, si possono utilizzare poche ripetizioni con un carico relativamente elevato oppure un carico che consenta di eseguire il movimento a una velocità elevata, sempre nel rispetto della tecnica. La quantità di lavoro dedicata a questa capacità, però, deve essere proporzionata alle esigenze della specialità.

Un atleta che corre i 5.000 metri deve raggiungere e mantenere velocità elevate durante la gara e può quindi avere bisogno di dedicare una quota relativamente maggiore della preparazione al lavoro sulla potenza.
Un maratoneta, invece, dovrà bilanciare questo tipo di allenamento con le altre esigenze della preparazione, in particolare con lo sviluppo della resistenza necessaria a sostenere lo sforzo sulla lunga distanza.
Questo non significa che la forza e la potenza siano inutili nella maratona. Significa, piuttosto, che devono trovare il giusto spazio all’interno del programma, con carichi, volumi e modalità di esecuzione adeguati al livello e agli obiettivi dell’atleta. La stessa filosofia può essere applicata a specialità differenti, modificando gli esercizi e il loro peso nella preparazione complessiva.

Mobilità, flessibilità e forza: come stabilire le priorità

La forza e la potenza non sono le uniche capacità da considerare nella preparazione di un runner. Mobilità articolare, flessibilità e controllo del movimento possono essere altrettanto importanti, soprattutto quando emergono limitazioni che condizionano la qualità della corsa o l’esecuzione degli esercizi.

Per un atleta alle prime armi, può essere utile lavorare contemporaneamente su più aspetti, introducendo esercizi di forza a intensità moderata, attività di mobilità e lavoro sulla flessibilità. La situazione cambia quando si ha a che fare con un runner già allenato. In questo caso, è necessario individuare con maggiore precisione i punti deboli e stabilire quali capacità richiedano un intervento prioritario.

Se un atleta presenta una potenza insufficiente, può essere opportuno inserire esercizi specifici per migliorarla. Se, però, emerge contemporaneamente una marcata limitazione della mobilità o un problema di controllo del movimento, può essere necessario intervenire prima su questi aspetti. Il principio è semplice: non bisogna allenare tutto con la stessa intensità e nello stesso momento, ma organizzare il lavoro secondo una gerarchia di priorità.

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La forza come strumento di prevenzione degli infortuni

L’allenamento della forza non serve soltanto a migliorare le prestazioni. Può avere anche un ruolo importante nella prevenzione degli infortuni e nella gestione di alcuni squilibri muscolari. Una distribuzione non ottimale della forza tra diversi gruppi muscolari può contribuire a modificare la meccanica del movimento e, in determinate condizioni, favorire la comparsa di fastidi a carico del ginocchio, dell’anca, del piede o della bandelletta ileotibiale.

Questo non significa che ogni dolore dipenda da una carenza di forza. Le cause dei disturbi legati alla corsa possono essere molteplici e devono essere valutate individualmente. Tuttavia, quando emerge uno squilibrio muscolare o una capacità insufficiente di controllare il movimento, un programma di rinforzo mirato può rappresentare una parte importante del percorso di recupero.

In questi casi, l’obiettivo non è necessariamente aumentare la velocità o migliorare un risultato cronometrico. Il lavoro in palestra diventa uno strumento per recuperare un equilibrio funzionale, migliorare il controllo del corpo e permettere all’atleta di tornare ad allenarsi con maggiore continuità. La forza, quindi, non va considerata esclusivamente come una qualità prestativa. Può essere anche una componente fondamentale del lavoro di prevenzione e della gestione delle problematiche muscoloscheletriche.

Allenarsi con i pesi significa diventare più lenti?

Tra i runner è ancora diffusa l’idea che utilizzare i pesi comporti necessariamente un aumento eccessivo della massa muscolare, con il rischio di diventare più pesanti e perdere velocità. In realtà, l’aumento della massa muscolare dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di allenamento, il volume di lavoro e l’alimentazione. L’utilizzo dei sovraccarichi non comporta automaticamente un incremento significativo del peso corporeo. Se programmato correttamente, l’allenamento della forza può essere finalizzato allo sviluppo di capacità utili per la corsa, senza perseguire un aumento marcato della massa muscolare.

Per il runner, l’obiettivo non è diventare necessariamente più grosso, ma migliorare la capacità di produrre forza, controllare il movimento e utilizzare le proprie risorse muscolari in maniera efficiente. Naturalmente, il programma deve essere calibrato sulle esigenze individuali. Un lavoro destinato a un atleta di alto livello che corre i 5.000 metri potrebbe differire da quello proposto a un maratoneta amatoriale, sia per i carichi sia per la quantità di lavoro inserita nella settimana.

Il punto centrale è che i pesi non rappresentano un ostacolo alla prestazione. Se utilizzati con criterio, possono contribuire a sviluppare qualità importanti per correre meglio.

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L’allenamento della forza deve essere personalizzato

Non esiste un programma universale che possa funzionare allo stesso modo per tutti i runner. L’età, il livello di allenamento, la mobilità, la tecnica, la forza di partenza e gli obiettivi sportivi sono elementi che devono essere considerati nella scelta degli esercizi.

Un giovane atleta con una buona esperienza in palestra può essere pronto a utilizzare carichi elevati e movimenti più complessi. Un runner di sessant’anni, oppure una persona che si avvicina per la prima volta all’allenamento contro resistenza, potrebbe avere bisogno di un percorso differente.
Anche chi corre da molti anni non è necessariamente pronto a eseguire correttamente qualsiasi esercizio con i pesi. L’esperienza nella corsa, infatti, non coincide automaticamente con la competenza tecnica nell’allenamento della forza.

Per questo motivo, è importante imparare i movimenti, valutare le proprie capacità e aumentare gradualmente la difficoltà. Gli esercizi a corpo libero, gli elastici e i piccoli sovraccarichi possono rappresentare strumenti utili, purché siano inseriti in un programma coerente. L’obiettivo non deve essere semplicemente sollevare più peso o completare più ripetizioni, ma sviluppare le capacità necessarie per correre in maniera più efficiente e sicura.

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Andrea Soffientini
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Allenatore, insegnante e bevitore di birra artigianale e Campari. Amo gli sport in generale in particolare la pallacanestro che ho praticato per anni con scarsissimi risultati. Amo l'atletica leggera in toto perché è uno sport di fatica e sacrifici ma che sono sempre ampiamente ripagati | Misure: altezza 17 5cm, peso 65 kg, scarpe US 9,5 / EU 43 / 27,5cm | Velocità riferimento sui 10K: 3'00" al km.

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