La On Cloudboom Strike LS 2 è la versione con tomaia LightSpray della scarpa da gara del brand svizzero. Un modello che punta su leggerezza, ammortizzazione e una rullata fluida, con l’obiettivo di accompagnare il runner sulle lunghe distanze, in particolare in maratona.
L’abbiamo testata durante la fase finale della nostra preparazione, alternandola tra gli allenamenti in altura a Livigno e le corse svolte nelle settimane precedenti, compresa la maratona di Hanoi. Le prove sono state diverse: medi variati, fartlek e una cronoscalata, così da valutarla in situazioni differenti e non soltanto a ritmo costante. Fin dai primi chilometri abbiamo avuto sensazioni diverse, soprattutto per quanto riguarda la reattività e la sicurezza durante la spinta. C’è invece un aspetto sul quale siamo sostanzialmente d’accordo: la Cloudboom Strike LS 2 sembra costruita per accompagnare la corsa sulle lunghe distanze, più che per offrire una risposta particolarmente aggressiva.
È una distinzione importante, perché una scarpa da gara non deve necessariamente essere esplosiva per tutti i runner. Bisogna però capire se il suo comportamento giustifichi il prezzo elevato e, soprattutto, se la particolare costruzione della tomaia rappresenti un vantaggio reale nell’utilizzo quotidiano in gara.
Battistrada: 7,5
Andrea 7,5 | Roberto 7,5
Il battistrada è stato modificato rispetto ai modelli precedenti e presenta una superficie in gomma piuttosto estesa, con scanalature che caratterizzano il disegno della suola. Durante il test abbiamo avuto modo di correre anche sotto una pioggia intensa, una condizione nella quale la scarpa ha mostrato un buon livello di aderenza sull’asfalto bagnato. È un risultato importante per un modello destinato alle competizioni, dove la capacità di mantenere il controllo dell’appoggio può fare la differenza quando le condizioni atmosferiche non sono ideali. Non abbiamo invece effettuato prove specifiche su sterrato o su superfici con ghiaia e pietrisco, quindi non ci sbilanciamo su questo tipo di utilizzo.
Nel complesso, il battistrada ci ha convinto. La quantità di gomma e il comportamento sull’asfalto, anche bagnato, rappresentano due aspetti positivi di una scarpa che nasce per correre prevalentemente su strada.

Intersuola: 7,25
Andrea 6,5 | Roberto 8
L’intersuola è uno degli elementi centrali della Cloudboom Strike LS 2. On utilizza la schiuma Helion HF, abbinata alla tecnologia CloudTec Sphere e a una piastra in carbonio a tutta lunghezza, il classico Speedboard di On.
La scarpa presenta un’altezza di 39,5 mm al tallone e 34,5 mm all’avampiede, con un differenziale di 5 mm. Sono numeri che la collocano nel segmento delle scarpe da gara con un’ammortizzazione importante, pensate per affrontare distanze lunghe senza rinunciare a una struttura orientata alla prestazione.
La geometria dell’intersuola è particolare: la schiuma presenta aperture e una zona centrale sagomata, in un sistema progettato per lavorare insieme alla tecnologia CloudTec Sphere. L’obiettivo è accompagnare la deformazione della schiuma durante l’appoggio e favorire una transizione fluida verso la fase successiva del passo.
Su questo aspetto le nostre valutazioni sono differenti. Roberto ha apprezzato soprattutto la capacità dell’intersuola di accompagnare il movimento, trovandola adatta a mantenere un ritmo regolare sulle lunghe distanze. Andrea, invece, avrebbe preferito una risposta più immediata e una sensazione di maggiore continuità tra l’appoggio e la spinta sull’avampiede.

Non si tratta necessariamente di un limite assoluto della tecnologia: molto dipende dal tipo di appoggio, dalla meccanica di corsa e dalle preferenze personali. Resta però la sensazione che questa soluzione privilegi l’ammortizzazione e la fluidità rispetto a una risposta particolarmente esplosiva.
Tomaia e Upper: 7
Andrea 6,5 | Roberto 7,5
La caratteristica più evidente della versione LS è la tomaia LightSpray, una costruzione particolare che punta a ridurre il materiale utilizzato e a ottenere una struttura estremamente leggera. On dichiara che questo processo consente di ridurre gli sprechi rispetto alla realizzazione di una tomaia tradizionale. Il risultato è una struttura integrata, nella quale la linguetta e lacci non esistono più. Anche il tallone non presenta una conchiglia di rinforzo classica, coerente con la ricerca della massima leggerezza.
Il peso ridotto, tuttavia, comporta alcuni compromessi pratici. La prima difficoltà si incontra già quando si deve indossare la scarpa: bisogna procedere con attenzione, trovare il modo corretto di infilare il piede ed evitare di forzare eccessivamente la zona del tallone. Non è una calzatura immediata e richiede un po’ di pazienza e pratica. Inoltre, è consigliato l’utilizzo della calza specifica abbinata al modello.
Una volta indossata, la sensazione cambia. La calzata è aderente e precisa, senza particolari punti di sfregamento durante le nostre prove. La struttura, però, trasmette sensazioni diverse a seconda delle esigenze: da una parte leggerezza e vestibilità avvolgente, dall’altra una sensazione di contenimento meno marcata, soprattutto in curva e durante la spinta.

Nel nostro caso, la tomaia non ci ha dato la stessa sicurezza che cerchiamo abitualmente in una scarpa da gara. È un aspetto soggettivo, ma importante: una struttura così minimale deve riuscire a mantenere il piede stabile senza diventare invasiva, e non tutti potrebbero trovare lo stesso livello di fiducia. Il consiglio è di prestare particolare attenzione alla taglia. La calzata deve essere corretta fin dall’inizio, perché la struttura integrata non permette le regolazioni tipiche di una tomaia tradizionale.
Ritorno di energia: 6,75
Andrea 6 | Roberto 7,5
La Cloudboom Strike LS 2 è una scarpa che punta più sulla continuità che sull’esplosività. La sensazione è quella di una scarpa pensata per accompagnare la corsa e mantenere un ritmo costante sulle lunghe distanze, piuttosto che per restituire una spinta aggressiva a ogni appoggio.
È proprio qui che emergono le differenze tra le nostre sensazioni. Rispetto alla prima Cloudboom Strike e alla Cloudboom Echo 3, Andrea ha avvertito una minore reattività, soprattutto cercando di spingere con decisione sull’avampiede, con una risposta meno immediata. Anche Roberto ha percepito una minore reattività rispetto al modello precedente, ma ha apprezzato maggiormente la fluidità della rullata e la possibilità di mantenere un’andatura regolare senza dover cercare continuamente una risposta aggressiva dalla scarpa.
Non è quindi il modello da scegliere per una gara in cui contano continui cambi di ritmo, accelerazioni e rilanci in curva. Il suo terreno ideale sembra piuttosto la maratona, dove può essere utile una calzatura capace di accompagnare il gesto anche quando la fatica aumenta.

La sensazione complessiva è quella di una scarpa che privilegia la gestione dello sforzo e la regolarità, ma che non sempre riesce a trasmettere quella risposta brillante che ci aspetterebbe da un modello di questa categoria.
Comfort: 7,75
Andrea 7 | Roberto 8,5
Una volta superata la fase iniziale, legata soprattutto alla difficoltà di calzata, la Cloudboom Strike LS 2 si è dimostrata confortevole durante la corsa. L’ammortizzazione è presente e non dà una sensazione eccessivamente cedevole o di affondamento incontrollato. Accompagna l’appoggio e permette di mantenere una corsa abbastanza fluida, soprattutto quando si entra in un ritmo costante.
Il comfort, però, non dipende soltanto dalla quantità di schiuma o dalla protezione offerta dall’intersuola. Conta anche il modo in cui la scarpa interagisce con il gesto atletico. In questo caso, la sensazione di dover cercare attivamente la spinta può rendere meno naturale la corsa per chi preferisce modelli più reattivi. Chi cerca una scarpa da utilizzare per una maratona a ritmo regolare potrebbe invece apprezzare proprio questo comportamento: una piattaforma protettiva, capace di accompagnare il passo senza richiedere necessariamente un’azione aggressiva a ogni appoggio.
Peso: 8,5
Andrea 8,5 | Roberto 8,5
Il peso è uno dei punti di forza della Cloudboom Strike LS 2. La nostra bilancia ha fatto registrare circa 168 grammi (158 grammi nella misura di riferimento), un valore molto contenuto per una scarpa da gara con piastra in carbonio e un’intersuola di queste dimensioni. La tomaia LightSpray contribuisce alla ricerca della leggerezza e rappresenta una delle principali differenze rispetto a una costruzione più tradizionale con lacci e linguetta separata.

Durata massima stimata: 5
Andrea 5 | Roberto 5
La durata è il punto sul quale abbiamo maggiori dubbi. Al termine delle prove abbiamo riscontrato alcuni segni di usura e un danneggiamento più evidente sulla scarpa destra, con un parziale distacco della suola e un taglio nella zona interna dell’intersuola. Non abbiamo individuato una causa certa e non possiamo stabilire se si tratti di un problema legato alla costruzione, a una sollecitazione specifica oppure a una combinazione di fattori.
È quindi importante non trasformare un singolo riscontro in una conclusione definitiva sulla durata complessiva del modello. Non abbiamo dati sufficienti per stabilire con certezza quanti chilometri possa percorrere prima di mostrare problemi significativi.
Resta però un campanello d’allarme, soprattutto considerando il prezzo di listino. Da una scarpa da 310 euro ci aspettiamo una costruzione capace di mantenere la propria integrità durante un utilizzo coerente con la sua destinazione d’uso. Nel nostro test, questo aspetto non ci ha convinto e il voto rimane prudente.

Rapporto qualità/prezzo: 5,5
Andrea 5,5 | Roberto 5,5
Il prezzo di listino è di 310 euro, una cifra decisamente elevata anche per una scarpa da competizione di fascia alta – guarda le migliori offerte nella nostra vetrina scarpe. Nel costo è inclusa la calza, il cui valore indicativo è di circa 30 euro. È un elemento da considerare, soprattutto perché la particolare costruzione della tomaia rende la calza un accessorio consigliato per utilizzare correttamente la scarpa. Anche tenendo conto di questo componente, però, il costo rimane importante.
Il confronto con la versione tradizionale della Cloudboom Strike evidenzia inoltre una differenza di prezzo di circa 60 euro. La LightSpray offre una costruzione particolare e un peso contenuto, ma il vantaggio prestazionale non ci è sembrato altrettanto evidente durante i test.
Per questo motivo, il prezzo rappresenta uno degli aspetti più difficili da giustificare. La scarpa si rivolge a un pubblico specifico, disposto a investire molto per una soluzione particolare, ma non è una proposta che consigliamo senza riserve soltanto per la leggerezza o per la tecnologia utilizzata.
Voto finale: 7
La On Lightspray Cloudboom Strike 2 è una scarpa da gara particolare, che cerca di distinguersi soprattutto attraverso la tomaia LightSpray, il peso contenuto e una piattaforma ammortizzata pensata per accompagnare la corsa sulle lunghe distanze.
Il suo comportamento non è però quello di una scarpa estremamente aggressiva. L’intersuola privilegia una rullata fluida e un appoggio protetto, ma la risposta in fase di spinta ci è sembrata meno brillante rispetto a quella che avevamo trovato su altri modelli On. È una caratteristica che potrebbe piacere a chi cerca continuità in maratona, ma che rischia di deludere chi desidera una scarpa più esplosiva e dinamica.
La tomaia LightSpray è senza dubbio l’elemento più originale del progetto, ma porta con sé anche qualche compromesso: la calzata richiede attenzione e la sensazione di contenimento non ci ha convinto pienamente. A questo si aggiungono il prezzo elevato e i dubbi emersi sulla durata durante le nostre prove.
La Cloudboom Strike LS 2 ha quindi alcuni elementi interessanti, a partire dal peso e dal comportamento sul bagnato, ma non ci ha convinto in tutte le sue caratteristiche. Prima di sceglierla, consigliamo soprattutto di provarla con attenzione, verificando che la calzata sia adatta al proprio piede e che il suo tipo di risposta corrisponda alle proprie esigenze di gara.

