Novantuno minuti. Partiamo da qui, così ci togliamo subito il pensiero: è il tempo con cui ho concluso la Egnazia Half Marathon, domenica 1° novembre. Non è un record personale, né uno di quei risultati da raccontare agli amici con il petto in fuori. Eppure, sono tornato a casa con un bel sorriso. Perché, considerando le condizioni con cui mi sono presentato alla partenza, era un risultato tutt’altro che scontato. E soprattutto perché, al di là del cronometro, ho avuto l’occasione di vivere un’esperienza di corsa decisamente fuori dall’ordinario.
In questo periodo, infatti, le mie condizioni non erano delle migliori. Il vero punto interrogativo non riguardava tanto il ritmo da tenere, quanto la capacità di arrivare in fondo senza andare in difficoltà. Perché 21 chilometri e qualche metro in più possono sembrare una distanza relativamente semplice sulla carta, ma diventano tutta un’altra storia quando le gambe non sono ancora pronte a collaborare e la condizione fisica lascia qualche dubbio.
Ed è proprio da questa premessa che voglio partire per rispondere alla domanda del titolo: perché correre la Egnazia Half Marathon? La risposta, dopo averla provata, va ben oltre il tempo registrato al traguardo.
La mia Egnazia Half Marathon
La strategia, studiata sulla base della nostra esperienza sul percorso, è stata semplice, quasi banale: prima metà con il freno a mano tirato, poi si vede. Non avevo idea di come avrei retto la distanza e l’ultima cosa che volevo era ritrovarmi al quindicesimo chilometro a fare i conti con un conto aperto alla partenza. Chi corre le mezze lo sa: i minuti che pensi di guadagnare nei primi chilometri li restituisci con gli interessi negli ultimi. Così ho corso i primi dieci chilometri con cautela, ascoltando più il respiro che l’orologio. Un ritmo comodo, controllato, di quelli che ti lasciano qualche dubbio (“sto andando troppo piano?”) ma nessun rimpianto.
Superata la metà gara è cambiato tutto. Le sensazioni erano buone, il percorso si è fatto più favorevole e ho deciso di provarci. Ho allungato il passo e ho cominciato a recuperare posizioni, una dopo l’altra. È la parte più bella di una mezza gestita bene: non sei tu che vieni superato, sei tu che superi. Ad ogni sorpasso ho incitato il compagno di corsa ad “attaccarsi”, a usarmi come pacer del momento per farsi guidare: per lui un aiuto, per me uno stimolo a continuare a spingere. Il risultato finale, al traguardo, è stato di 1h31’01” che, visto il punto di partenza, considero un tempo buono. Soprattutto, è un tempo costruito nel modo giusto: in progressione, con la seconda metà più veloce della prima (Andrea docét).
Perché correre la Egnazia Half Marathon: sette buoni motivi per partecipare
Ci sono mezze maratone che si scelgono per il cronometro, altre per il prestigio della gara o per la possibilità di confrontarsi con percorsi veloci e grandi campioni. E poi ci sono quelle che meritano di essere corse anche per tutto quello che succede intorno ai 21 chilometri. La Egnazia Half Marathon, che si sviluppa tra Savelletri, Fasano e uno degli angoli più suggestivi della costa pugliese, appartiene sicuramente a quest’ultima categoria.
1. Un paesaggio che rende speciale ogni chilometro
Il primo motivo per correre la Egnazia Half Marathon è probabilmente quello più evidente: il paesaggio. Si corre in un ambiente che difficilmente si ritrova in altre zone d’Italia, soprattutto se si è abituati a partecipare a mezze maratone organizzate nei centri urbani, tra palazzi, semafori e lunghi rettilinei cittadini. Qui lo scenario è completamente diverso. Ci sono il mare Adriatico, gli ulivi secolari, le masserie, le strade di campagna e i caratteristici muretti a secco che disegnano il territorio. Un paesaggio autenticamente pugliese, nel quale la natura e le tracce della presenza umana convivono da secoli.
La gara comincia a Savelletri, con il porto e le barche a fare da cornice alla partenza. Poi, dopo i primi chilometri, ci si allontana progressivamente dalla costa per attraversare la zona archeologica di Egnazia e immergersi nella campagna. È un continuo cambiamento di prospettiva che accompagna il runner per tutta la gara. E diciamolo: correre in un ambiente completamente nuovo, non soltanto perché non si è mai percorso prima, ma soprattutto perché è diverso da quelli ai quali siamo abituati, rappresenta uno stimolo importante. In alcuni momenti viene quasi naturale alzare lo sguardo dal GPS, dimenticare per qualche istante il cronometro e godersi quello che si ha intorno.
2. Un percorso scorrevole, senza salite proibitive
La Egnazia Half Marathon è una mezza maratona che non presenta particolari difficoltà altimetriche. Il dislivello è di circa 67 metri: un valore contenuto per una gara di 21 chilometri, che permette di affrontare il percorso senza dover fare i conti con salite lunghe o particolarmente impegnative.
Il segreto è non intestardirsi sul passo indicato dal GPS. In salita si lascia naturalmente rallentare il ritmo, mentre in discesa si sfrutta la pendenza senza forzare eccessivamente. L’obiettivo deve essere mantenere costante lo sforzo, non correre ogni chilometro allo stesso identico passo. La vera insidia, semmai, è proprio la scorrevolezza del percorso. Le strade invitano a spingere e la facilità apparente dei primi chilometri può portare a spendere troppe energie. Meglio avere pazienza, trovare il proprio ritmo e cominciare a fare sul serio soltanto nella seconda metà della gara.
3. Il finale sul mare, con il vento come possibile avversario
Uno dei momenti più suggestivi della Egnazia Half Marathon arriva nella parte conclusiva, quando il percorso abbandona progressivamente la campagna e torna verso il mare di Savelletri. Dopo aver attraversato gli uliveti e le strade dell’entroterra, ritrovare il paesaggio della partenza rappresenta anche un piccolo vantaggio psicologico. Il mare torna a essere protagonista e l’arrivo comincia ad avvicinarsi.
C’è però un elemento da non sottovalutare: il vento. Se soffia il maestrale, infatti, il ritorno verso Savelletri può trasformarsi in una prova di resistenza proprio quando le gambe cominciano a sentire i chilometri percorsi. Negli ultimi due o tre chilometri, quando la fatica si fa più evidente, trovarsi il vento contrario può rendere tutto un po’ più complicato. È quello che è successo anche durante la nostra gara. La buona notizia è che il vento, a seconda della direzione e dell’esposizione del percorso, può diventare un alleato in altri tratti, spingendo i runner e rendendo più semplice mantenere il ritmo.

4. Un weekend per scoprire la Puglia, non soltanto per correre
La Egnazia Half Marathon è anche una buona occasione per organizzare un fine settimana fuori casa. Per chi arriva da lontano, la gara deve diventare anche il punto di partenza per un piccolo viaggio alla scoperta di uno dei territori più interessanti della Puglia. Savelletri, nel territorio di Fasano, offre un contesto particolarmente piacevole per trascorrere qualche giorno tra mare, gastronomia e paesaggi caratteristici. Il periodo autunnale, inoltre, permette spesso di godersi la zona con temperature ancora gradevoli e senza l’affollamento tipico dei mesi estivi.
Una visita da mettere assolutamente in programma è quella al Parco archeologico di Egnazia, che dà il nome alla manifestazione. Si tratta di un importante insediamento antico, con origini che risalgono all’età del Bronzo e una significativa fase di sviluppo in epoca romana. Correre davanti a un luogo così ricco di storia aggiunge qualcosa all’esperienza sportiva. Il percorso attraversa infatti un territorio nel quale il passato è ancora visibile, tra resti archeologici, antiche testimonianze e architetture che raccontano l’evoluzione di questa parte della costa adriatica.
E poi ci sono le masserie, gli uliveti, i borghi e la cucina locale. Tutti buoni motivi per fermarsi qualche giorno in più, magari arrivando il venerdì e ripartendo la domenica, trasformando la mezza maratona nell’occasione per una vera vacanza sportiva.
5. Il party finale: birra e panino con il polpo
Chi corre lo sa: dopo una mezza maratona, il ristoro all’arrivo ha un’importanza particolare. Si possono preparare le gare con tabelle, ripetute, lunghi e allenamenti specifici, ma quando si taglia il traguardo c’è anche voglia di godersi il momento, recuperare le energie e festeggiare la propria prestazione.

Alla Egnazia Half Marathon il dopo gara ha un sapore decisamente pugliese. Per i partecipanti sono previsti birra e panino con il polpo, una proposta che si distingue dai classici ristori post gara e che aggiunge un elemento di convivialità all’esperienza. E poterlo fare con qualcosa di buono da mangiare e da bere rende tutto ancora più piacevole. Diciamolo: dopo 21 chilometri, un panino con il polpo può essere decisamente più interessante di un insipido sacchetto con mezza banana.
6. Un’organizzazione che permette di pensare soltanto a correre
Un altro aspetto che merita di essere sottolineato è l’organizzazione. Quando una manifestazione funziona bene, spesso ci si accorge della sua qualità proprio perché non si è costretti a pensare a tutto quello che succede intorno alla gara.
Dalla partenza all’arrivo, l’impressione è quella di una manifestazione curata, nella quale i diversi momenti della giornata si sviluppano in maniera ordinata e senza particolari complicazioni per i partecipanti. Per un runner, poter concentrare l’attenzione esclusivamente sulla propria gara è un vantaggio importante. Significa arrivare alla partenza senza inutili preoccupazioni, affrontare il percorso con tranquillità e godersi anche tutto quello che succede prima e dopo i 21 chilometri.
7. Strade chiuse al traffico e massima libertà di corsa
L’ultimo motivo, ma non certo il meno importante, riguarda la sicurezza del percorso. La Egnazia Half Marathon si sviluppa su strade chiuse al traffico, permettendo ai runner di correre senza dover condividere la carreggiata con le automobili. Può sembrare un dettaglio secondario, soprattutto per chi è abituato a partecipare a grandi manifestazioni cittadine, ma non lo è affatto. Avere a disposizione tutta la strada significa poter scegliere liberamente la traiettoria, correre in gruppo senza preoccuparsi delle auto in transito e affrontare i diversi tratti del percorso con maggiore tranquillità.
È un aspetto che diventa ancora più importante nella seconda parte della gara, quando i partecipanti possono essere distribuiti lungo il tracciato e ciascuno ha bisogno del proprio spazio per mantenere il ritmo. Poter correre in sicurezza, senza interruzioni e senza dover continuamente controllare quello che succede alle proprie spalle, permette di concentrarsi sulla prestazione e di vivere la gara con maggiore serenità.

La Egnazia Half Marathon è una mezza che si presta a due letture. Per chi cerca il tempo, offre un percorso scorrevole, con un dislivello gestibile e strade libere, a patto di fare i conti con il vento. Per chi cerca un’esperienza, mette sul piatto un paesaggio unico, un territorio da scoprire e una festa finale che fa venire voglia di tornare.
Io ci sono andato con qualche dubbio legato alla forma e sono tornato con la conferma che, a volte, la gara migliore è quella in cui parti piano, ma soprattutto gustandotela. L’anno prossimo? Ci sarò, ma questa volta approfittando della gara per passare qualche giorno in più, immergendomi nei ritmi lenti e rilassanti che sono il cuore di queste zone d’Italia, e che ogni tanto farebbe veramente bene vivere.

