In collaborazione con Egnazia Half Marathon
Il modo più semplice per capire davvero la Egnazia Half Marathon è uno solo: correrla. E così abbiamo fatto. Ventuno chilometri tra mare, oliveti, scavi archeologici, muretti a secco, masserie e campagna pugliese, immersi in un paesaggio capace per qualche ora di far staccare la testa, lasciare andare le gambe e godersi uno degli angoli più suggestivi della costa pugliese.
L’appuntamento è per il 1° novembre a Savelletri, nel territorio di Fasano, in provincia di Brindisi. Una mezza maratona competitiva pensata per chi vuole misurarsi con il cronometro, affiancata da una prova non competitiva di 9,5 chilometri, aperta anche a chi non si sente ancora pronto per affrontare i 21 km ma non vuole rinunciare a un weekend fatto di sport, turismo e prodotti tipici del territorio.
Un percorso scorrevole che non presenta difficoltà altimetriche particolarmente impegnative. Ed è proprio questa apparente facilità, però, a poter diventare la principale insidia della gara. Sono diversi i tratti nei quali la strada invita naturalmente ad aumentare il ritmo, con il rischio di spendere troppo quando al traguardo manca ancora parecchio. Una gara che va interpretata, non semplicemente subita.
La prima regola è non lasciarsi ingannare dal paesaggio e dalla facilità dei chilometri iniziali. La seconda è arrivare alla parte finale con abbastanza energie per sfruttare il ritorno verso il mare e affrontare gli ultimi chilometri con ancora qualcosa da dare. Ecco come fare…
La partenza da Savelletri: il primo errore da evitare
La Egnazia Half Marathon comincia e finisce nel cuore di Savelletri, praticamente sul mare. È un avvio difficile da ignorare: il piccolo porto, le barche, l’Adriatico e il paesaggio della costa pugliese accompagnano i primi passi della gara.
La strada inizialmente presenta un leggero falso piano in discesa e poi si sviluppa lungo la costa. È probabilmente il punto nel quale sarà più facile correre troppo forte senza rendersene conto. L’entusiasmo della partenza, il panorama e una strada che sembra invitare a spingere possono portare il ritmo immediatamente sopra quello programmato. Meglio resistere. Una mezza maratona comincia davvero dopo parecchi chilometri e qui non c’è ancora nulla da guadagnare. Il ritmo deve essere controllato, naturale, con la sensazione di avere ancora molto da spendere. Il mare è lì per essere guardato, non per diventare il pretesto per una partenza suicida.
Verso Egnazia, la prima vera difficoltà
Dopo circa 2 km arriva il primo cambio di ritmo del percorso. La strada comincia a salire leggermente mentre ci si avvicina agli scavi di Egnazia. Non è una salita lunga né particolarmente impegnativa, ma rappresenta il primo punto nel quale occorre prestare attenzione.

Il tratto più significativo misura complessivamente circa 550 metri ed è caratterizzato da una pendenza dolce, intorno al 2%, con una parte finale leggermente più accentuata. Presa isolatamente non sarebbe una difficoltà da segnalare, ma arriva quando la gara è appena cominciata e può essere affrontata troppo allegramente.
Qui il consiglio è semplice: non inseguire il ritmo perso in salita. Meglio accettare una piccola variazione di passo e mantenere sotto controllo lo sforzo. Per chi corre con il cardiofrequenzimetro, può essere utile osservare la frequenza cardiaca e cercare di non allontanarsi troppo dal livello mantenuto in pianura. Superata questa prima asperità, il percorso entra nella zona archeologica di Egnazia.
Gli scavi di Egnazia, quando la gara incontra la storia
Il passaggio davanti agli scavi è uno dei momenti più caratteristici della mezza. Egnazia porta con sé una storia che affonda le radici nell’età del Bronzo e che ha avuto un’importante fase di sviluppo in epoca romana, favorita dalla posizione sul mare e dalle vie commerciali che attraversavano questo territorio.

Per chi corre è anche un cambio netto di scenario. Il mare viene momentaneamente lasciato alle spalle e la gara assume un altro carattere. Vale la pena alzare lo sguardo, senza però perdere la concentrazione sul terreno e sulla corsa. È ancora troppo presto per fare la gara. Il passaggio attraverso Egnazia arriva infatti soltanto nei primi chilometri e il vero obiettivo deve essere quello di uscire dalla prima parte del percorso con le gambe fresche.
Tra muretti a secco e campagna pugliese
Dopo circa 3 km il percorso cambia ancora. Si entra nella campagna e compaiono i muretti a secco e le strade che conducono verso gli ulivi. È qui che la Egnazia Half Marathon comincia a mostrare il suo secondo volto. Dopo il mare e la zona archeologica arriva la Puglia rurale, quella delle campagne e degli ulivi secolari.

La strada è generalmente molto scorrevole e invita a mantenere un ritmo regolare. In caso di vento, può diventare utile correre in gruppo, sfruttando la scia e alternando il lavoro davanti invece di lasciare che sia sempre una sola persona a tirare. È un dettaglio che può sembrare secondario, ma in una mezza maratona può fare la differenza soprattutto nella seconda metà. Anche qui, però, vale la stessa regola dei primi chilometri: la strada permette di correre, ma non obbliga a farlo forte.
Il quinto chilometro e il primo rifornimento
Intorno al 5 km arriva il primo rifornimento. È un punto da affrontare senza superficialità, anche considerando il periodo dell’anno. Il 1° novembre può regalare temperature miti e, in Puglia, non è impossibile trovare una giornata ancora vicina ai 20°C. L’idratazione va quindi gestita in funzione delle condizioni reali della giornata e del proprio ritmo, senza arrivare al punto di dover recuperare più avanti una carenza d’acqua.
Bere durante una mezza maratona non significa necessariamente fermarsi. Anzi, se possibile, conviene rallentare appena, prendere il necessario e ripartire senza spezzare completamente l’azione.

Borgo Egnazia e gli ulivi secolari
Superata la zona degli scavi, il tracciato continua attraverso la campagna fino alla zona di Borgo Egnazia. Qui il percorso passa accanto a elementi che raccontano in modo molto evidente il carattere del territorio: architettura ispirata alla tradizione pugliese, muretti a secco, ulivi e spazi aperti.
La strada in questo tratto è particolarmente invitante. È abbastanza lineare e, in alcune condizioni, anche riparata dal vento. Per chi ha una buona gamba potrebbe diventare il momento giusto per stabilizzare il ritmo e cominciare a correre in maniera più convinta. Ma il cronometro, a questo punto, deve ancora aspettare.
Intorno al 7 km comincia a essere possibile capire meglio come sta andando la gara. È un passaggio psicologicamente importante: il corpo ha superato la fase iniziale, ma mancano ancora molti chilometri alla parte decisiva.
Un percorso che sale e scende senza vere salite
Una delle caratteristiche della Egnazia Half Marathon è che le variazioni altimetriche sono presenti, ma non assumono mai il carattere di una vera salita lunga. Dopo il primo tratto verso gli scavi si incontrano soprattutto piccoli avvallamenti, brevi strappi e leggere variazioni di pendenza. Alcuni durano appena 200 o 300 metri e possono essere affrontati mantenendo sostanzialmente lo stesso passo. Intorno al 9 km c’è anche uno strappo più deciso, ma anche in questo caso molto breve.

È un tipo di percorso che può favorire chi sa correre in maniera fluida. Non bisogna inseguire ossessivamente il ritmo sul GPS a ogni cambio di pendenza: meglio lasciare che il passo si adatti naturalmente al terreno, mantenendo costante lo sforzo.
Dal decimo chilometro cambia la gara
Intorno al 10 km il percorso entra nella sua parte centrale e più scorrevole. È una lunga sequenza di strade che sembra chiedere soltanto una cosa: correre. Ed è proprio qui che può arrivare il secondo errore della giornata.
Dopo aver superato la salita iniziale, attraversato la zona archeologica e percorso la campagna, le gambe possono sembrare ancora molto fresche. La strada è favorevole, le variazioni sono minime e la tentazione di aumentare il ritmo diventa forte.
Se l’obiettivo è il tempo, questo è invece il momento di consolidare. Dal decimo al dodicesimo chilometro bisogna correre bene, senza correre oltre il necessario. La gara si può cominciare a costruire, ma non è ancora il momento di svuotarsi.
Verso Pettolecchia: la strada porta al mare
Dopo il 12 km il percorso cambia progressivamente direzione e tende a scendere verso la costa. Il mare torna a essere una presenza sempre più vicina e la campagna lascia spazio al ritorno verso Savelletri.

Il passaggio nella zona di Pettolecchia, dopo il 15 km, rappresenta uno dei riferimenti visivi più importanti della seconda metà della gara. La masseria, con il suo carattere rurale pugliese, segna di fatto l’ingresso nella parte conclusiva del percorso. Qui la strada invita nuovamente ad aumentare il ritmo. La discesa aiuta, il mare si avvicina e l’arrivo comincia finalmente a sembrare concreto.
Se la gara è stata gestita bene, questo è il momento nel quale iniziare a trasformare progressivamente il ritmo di crociera in un’azione più aggressiva. Non serve ancora uno sprint, ma si può cominciare a chiedere qualcosa in più alle gambe.
Il ritorno sul mare e il punto delicato della gara
Il mare torna sempre più vicino. È un momento che può avere un peso importante anche sul piano mentale: dopo avere attraversato la campagna, si ritrova il paesaggio della partenza. Ma la gara non è finita.
Quando si torna sulla costa mancano ancora circa quattro chilometri e il percorso presenta un passaggio che può trarre in inganno. La direzione dell’arrivo non è immediatamente quella che ci si aspetterebbe e il tracciato prosegue verso il giro di boa. È una situazione tipica delle gare sul lungomare: vedere il mare e pensare di essere arrivati può dare una falsa sensazione di imminenza del traguardo. Qui bisogna restare concentrati.

Gli ultimi tre chilometri: ora si può correre davvero
Dopo il giro di boa il percorso entra nella fase decisiva. Intorno al ristorante Albacchiara restano circa due chilometri e mezzo, poi il tracciato prosegue verso Savelletri. Questo è il punto nel quale bisogna valutare il vento. Se arriva contrario, soprattutto dopo oltre 19 km di gara, conviene cercare ancora una volta la protezione di un gruppo. Se invece le gambe stanno bene e le energie sono sufficienti, è arrivato il momento di correre senza più conservare nulla.
Gli ultimi chilometri sono la parte che può premiare maggiormente una gestione intelligente. Chi ha rispettato il ritmo nella prima metà si troverà con la possibilità di aumentare progressivamente. Chi invece ha trasformato i lunghi tratti centrali in una gara a tutta rischierà di arrivare al finale senza più margine.
L’ultimo chilometro e il ritorno a Savelletri
Quando compare il cartello di Savelletri siamo circa all’ultimo chilometro. È il segnale che ormai il traguardo è davvero vicino. Il finale si sviluppa ancora sul litorale, poi arrivano le ultime curve, prima di imboccare nuovamente via Fiume. È la stessa strada dalla quale la gara era partita.
A quel punto non c’è più nulla da conservare. La doppia curva precede il rettilineo finale e, quando compare il riferimento dell’arrivo, la Egnazia Half Marathon entra negli ultimi metri.

Come correre la Egnazia Half Marathon
La Egnazia Half Marathon non sembra avere un punto realmente proibitivo. La sua difficoltà è più sottile e riguarda soprattutto la gestione della gara.
Il primo tratto va corso con pazienza. La partenza sul mare è spettacolare e la strada favorisce un ritmo brillante, ma è necessario frenare l’entusiasmo. La breve salita verso gli scavi di Egnazia va affrontata senza inseguire il cronometro e senza trasformare un tratto al 2% in una prova di forza.
Dopo il quinto chilometro si può trovare il proprio ritmo e mantenerlo attraverso la parte centrale. I piccoli saliscendi non richiedono cambi di passo esasperati: è meglio correre per sensazioni e mantenere un’azione fluida.
Tra il decimo e il quindicesimo chilometro si costruisce la gara. Qui bisogna evitare di farsi trascinare dalla scorrevolezza del percorso. Se il ritmo è quello giusto, è proprio in questa fase che si devono conservare le energie necessarie per il finale.
Dal ritorno sul mare in poi comincia invece un’altra gara. Se le gambe rispondono, si può aumentare progressivamente fino al giro di boa e poi affrontare gli ultimi due o tre chilometri con tutto quello che resta.

Una mezza maratona da correre con gli occhi aperti
La Egnazia Half Marathon è una gara che cambia continuamente senza mai diventare realmente difficile dal punto di vista tecnico. È questo, probabilmente, il suo tratto più interessante. Si parte dal mare di Savelletri, si corre verso Egnazia, si attraversa una delle aree storiche più importanti del territorio, si entra nella campagna tra ulivi e muretti a secco, si passa accanto a masserie e strutture che raccontano la Puglia di oggi e di ieri, poi si torna sulla costa per affrontare il finale.
Il percorso è prevalentemente scorrevole e presenta variazioni di pendenza brevi e gestibili. Per questo la chiave non sarà soltanto la condizione fisica. Sarà la capacità di leggere la gara, non lasciarsi ingannare dalla facilità apparente dei primi chilometri e arrivare all’ultima parte con ancora qualcosa da spendere.
Perché la Egnazia Half Marathon è una mezza maratona nella quale il percorso cambia insieme alla gara. E se si riesce a correre senza avere fretta, godendosi quello che il tracciato è in grado di regalare, accelerando quando arriva il momento giusto, gli ultimi chilometri possono diventare la rincorsa perfetta per tagliare il traguardo a braccia alzate.


