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Ancora squalifiche di atleti amatori per utilizzo di scarpe non omologate

Altri due casi di squalifica ad atlete che hanno gareggiato con modelli non presenti nella lista delle scarpe approvate da World Athletics.
Dario MarchiniBy Dario Marchini4 Giugno 2026
Le Brooks Hyperion Max 3, uno dei modelli che hanno portato alla nuova squalifica di alcuni runner amatori (foto originale Sonia)
Le Brooks Hyperion Max 3, uno dei modelli che hanno portato alla nuova squalifica di alcuni runner amatori (foto originale Sonia)

Fino a pochi anni fa sembrava impensabile che un atleta potesse essere escluso dalla classifica per il modello di scarpe indossato. Oggi, invece, è una realtà sempre più frequente nelle competizioni Fidal. In Sardegna, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati i casi di squalifica legati all’utilizzo di scarpe non presenti nell’elenco delle calzature approvate da World Athletics, la federazione internazionale che detta le regole tecniche dell’atletica.

L’episodio che ha fatto maggiormente discutere è stato quello di Michela Sotgiu, raccontato qualche settimana fa, vincitrice della gara di Bauladu ma successivamente squalificata perché aveva corso con un paio di Brooks Glycerin 22, modello di daily trainer molto diffuso tra i runner ma assente dalla lista ufficiale delle scarpe autorizzate. Anche il ricorso presentato al giudice sportivo nazionale non ha modificato l’esito della vicenda. Ma quello di Bauladu non è rimasto un caso isolato, come riportato da Atletica Sardegna.

Vince una gara con le Brooks Glycerin 22 ma viene squalificata per utilizzo di scarpe illegali

Le nuove squalifiche di Serramanna e Villacidro

Pochi giorni dopo un altro episodio è accaduto Serramanna, gara valida anche come campionato regionale individuale di corsa su strada. A essere squalificata è stata una giovane atleta della categoria Allieve dell’Atletica Uta, che aveva gareggiato con un paio di Brooks Hyperion 3. Il modello non compare nella lista World Athletics, nella quale è invece omologata la versione da gara Brooks Hyperion Elite 3. Eppure, proprio come accaduto con le Brooks Glycerin 22, anche le Hyperion 3 rispettano i principali parametri tecnici richiesti dal regolamento: non superano i 40 millimetri di altezza dell’intersuola, non presentano piastre in carbonio e sono regolarmente in commercio. La loro esclusione, come per le Glycerin, deriva dal fatto che Brooks non ha mai richiesto l’inserimento del modello nell’elenco ufficiale, trattandosi di una scarpa pensata principalmente per l’allenamento e non per le competizioni.

L’episodio più recente si è verificato invece a Villacidro, dove nel mirino dei controlli è finita la triatleta Manuela Jessica Gambuzza. L’atleta aveva chiuso la gara al secondo posto assoluto femminile, alle spalle di Claudia Pinna, ma il risultato è stato successivamente annullato per via delle scarpe utilizzate: delle Brooks Hyperion Max 3, modello che non figura ancora tra quelli approvati da World Athletics. In questo caso, però, la situazione appare diversa rispetto alle precedenti, perché la scarpa non avrebbe comunque potuto ottenere l’omologazione a causa dello stack superiore ai limiti consentiti dal regolamento, con un’altezza dell’intersuola di 46 millimetri. Per Manuela Jessica Gambuzza resta la soddisfazione di una prestazione di alto livello, accompagnata però dall’amarezza di non aver verificato prima della gara la conformità del modello utilizzato.

Scarpe da corsa illegali e runner amatori: le regole valgono per tutti. Cosa dicono Fidal e World Athletics…

Perché una scarpa può essere considerata irregolare

La questione nasce dalle norme introdotte da World Athletics dopo l’esplosione delle cosiddette “super scarpe”, modelli dotati di schiume ad alte prestazioni e piastre in carbonio che negli ultimi anni hanno rivoluzionato il mondo della corsa. L’obiettivo della federazione internazionale è garantire condizioni di equità tra gli atleti, evitando che la tecnologia possa trasformarsi in un vantaggio competitivo eccessivo.

Le regole prevedono limiti precisi sullo spessore dell’intersuola (massimo 40 millimetri), sul numero di piastre presenti all’interno della scarpa (una sola, in carbonio o altro materiale) e sulla disponibilità commerciale del prodotto (almeno 30 giorni prima dell’utilizzo). Ma soprattutto impongono che il modello sia inserito nell’elenco ufficiale delle scarpe approvate. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a generare le maggiori controversie.

Il paradosso delle scarpe “normali” che diventano vietate

Molti runner faticano a comprendere come sia possibile che scarpe ampiamente diffuse, acquistabili in qualsiasi negozio specializzato e utilizzate quotidianamente da migliaia di podisti, possano determinare una squalifica.

Un bollino “WA” per le scarpe da corsa approvate (e non approvate) da World Athletics

Il problema è che la lista World Athletics non rappresenta il catalogo completo delle scarpe da running esistenti, ma soltanto l’elenco dei modelli che i produttori hanno sottoposto e ottenuto l’approvazione ufficiale. Se una scarpa non compare nella banca dati, non significa necessariamente che sia tecnicamente irregolare; tuttavia, in una gara soggetta ai regolamenti federali può essere contestata e portare alla cancellazione del risultato. Una situazione che sta creando non poca confusione tra gli amatori, spesso convinti di gareggiare con modelli perfettamente regolari.

Proprio per questo motivo, noi di The Running Club abbiamo lanciato una proposta concreta: introdurre un adesivo o un’etichetta ufficiale World Athletics da applicare direttamente sulle scatole o sulle scarpe, così da indicare in modo immediato se un determinato modello sia approvato oppure no per l’utilizzo in competizioni federali. Un sistema semplice ma efficace, che consentirebbe agli atleti di capire già al momento dell’acquisto se quella scarpa potrà essere utilizzata anche in gara oppure soltanto per gli allenamenti.

Un’iniziativa che avrebbe il merito di rendere le regole più chiare e accessibili per tutti, evitando equivoci e riducendo il rischio di squalifiche dovute semplicemente alla scarsa conoscenza delle normative. Per molti podisti, infatti, orientarsi tra sigle, versioni differenti dello stesso modello e liste internazionali in continuo aggiornamento non è affatto semplice. Una comunicazione più immediata e trasparente aiuterebbe quindi sia gli atleti sia gli organizzatori a gestire con maggiore serenità la questione delle scarpe omologate.

Brooks Hyperion Max 3: da intermedia a super trainer. La nostra recensione dopo 150 km di corsa

Controlli sempre più frequenti

A rendere il tema ancora più attuale è il fatto che i controlli stanno diventando sempre più sistematici. Nei programmi delle manifestazioni Fidal compare ormai regolarmente il richiamo alla normativa sulle scarpe da gara, e i giudici possono effettuare verifiche sia sui primi classificati sia attraverso controlli a campione. Le procedure prevedono l’identificazione del modello utilizzato e il confronto con l’archivio ufficiale World Athletics. Se la scarpa non è riconosciuta o non risulta approvata, il risultato può essere sospeso e successivamente annullato.

La questione continua però a dividere profondamente i runner amatori. Da una parte c’è chi sostiene la necessità di applicare rigorosamente le norme internazionali per garantire uniformità e trasparenza. Dall’altra ci sono atleti, tecnici e appassionati che ritengono eccessivamente penalizzante la squalifica per scarpe che, nella maggior parte dei casi, non offrono alcun vantaggio tecnologico fuori dal comune.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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