Chi vive la corsa lo sa: la maratona — ma anche la mezza — è un viaggio, un’esperienza, un’occasione per conoscere una città e viverla da un punto di vista privilegiato. È questo il motivo per cui le grandi maratone del mondo sono diventate, da anni, uno dei più efficaci strumenti di promozione turistica.
Dietro ogni pettorale non c’è soltanto un atleta. Ci sono familiari, amici, accompagnatori, interi gruppi che arrivano qualche giorno prima della gara e ripartono dopo aver visitato monumenti, musei, ristoranti e negozi. Un flusso turistico che genera indotto e che le grandi capitali internazionali hanno imparato a valorizzare come parte integrante della propria strategia di marketing territoriale.
In Italia, invece, questo sistema ancora non ha convinto. E le recenti dichiarazioni del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi fanno capire che ci vorrà ancora molto tempo per riuscire a sdoganare questo “semplice” concetto.
Cosa ha detto il ministro Gianmarco Mazzi
Intervenendo nel dibattito sul turismo diffuso e sulla valorizzazione dei piccoli centri, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha lanciato una proposta che potremmo definire “indecente”, per usare una citazione. L’idea è quella di ripensare il modello delle grandi manifestazioni podistiche, spostando almeno in parte il loro baricentro dalle metropoli ai territori meno conosciuti.
“Chiederò a chi organizza le maratone, le mezze maratone e le maratone amatoriali di toglierle dai centri delle città”, avrebbe dichiarato il ministro nel corso di un incontro dedicato allo sviluppo turistico delle aree interne. L’obiettivo, secondo Mazzi, è utilizzare questi eventi come leva per promuovere i borghi italiani e distribuire i flussi turistici al di fuori dei circuiti tradizionali.
Secondo il ministro, le grandi gare che attraversano i centri storici finiscono inevitabilmente per creare disagi alla circolazione nei fine settimana, mentre potrebbero diventare un’occasione per valorizzare luoghi meno conosciuti ma ricchi di storia, cultura e paesaggio. Una visione che si inserisce nella strategia del Ministero, da tempo orientata a favorire un turismo più diffuso e sostenibile, capace di distribuire i visitatori lungo tutto il territorio nazionale e non soltanto nelle grandi città.
L’idea del ministro parte da una considerazione comune e condivisa: l’Italia possiede migliaia di piccoli comuni che potrebbero beneficiare di eventi capaci di richiamare migliaia di visitatori. Il punto, però, è capire se questo modello possa sostituire quello delle grandi maratone urbane oppure rappresentare un’offerta complementare. È proprio su questo aspetto che si è concentrata la replica degli organizzatori e di numerose amministrazioni locali, convinte che le due realtà possano convivere senza entrare in competizione.
La replica di Alessandro Onorato: “Le maratone fanno crescere le città”
Tra le prime risposte è arrivata quella di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, che ha difeso con decisione il ruolo delle grandi maratone cittadine. Per Onorato manifestazioni come la Maratona di Roma rappresentano uno dei migliori esempi di turismo sportivo in Italia. Non soltanto perché richiamano decine di migliaia di partecipanti provenienti dall’estero, ma soprattutto perché producono un indotto economico che coinvolge alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi.
L’assessore ha ricordato la crescita della Maratona di Roma negli ultimi anni, con 36mila iscritti all’ultima edizione, diventata un evento di livello internazionale e capace di generare benefici economici sempre più consistenti per la Capitale. Secondo Onorato, il fascino della gara nasce proprio dalla possibilità di correre attraversando i luoghi simbolo della città: un elemento che rende Roma competitiva nel panorama mondiale delle grandi maratone e che rappresenta uno straordinario strumento di promozione internazionale.
Le maratone sono già turismo
Il confronto tra Mazzi e Onorato mette in evidenza un tema che per chi vive il mondo della corsa è cosa abbastanza naturale: le maratone, le mezze, anche le 10 chilometri, non sono semplici eventi sportivi, ma autentici prodotti turistici. Tanti runner scelgono la gara anche per la destinazione. Programmano il viaggio con mesi di anticipo, prenotano alberghi, prolungano il soggiorno, visitano la città e spesso tornano negli anni successivi come turista.
È un modello consolidato in tutto il mondo. La maratona diventa il pretesto per partire, mentre la città diventa la vera protagonista dell’esperienza. Per questo gli organizzatori insistono nel ricordare come ogni atleta porti con sé una ricaduta economica molto più ampia della sola quota d’iscrizione. A beneficiare dell’evento sono le strutture ricettive, la ristorazione, il commercio e, più in generale, tutto il sistema turistico locale.
All’estero lo hanno capito da tempo
Le grandi maratone internazionali sono ormai veri e propri brand. New York, Londra — che raddoppierà il prossimo anno —, Berlino, Chicago, Parigi, Valencia, Tokyo, solo per citarne alcune, promuovono le proprie gare come esperienze da vivere almeno una volta nella vita.
Il percorso attraversa i luoghi più iconici della città, i pacchetti turistici comprendono visite guidate, esperienze gastronomiche e iniziative culturali, mentre le amministrazioni investono nella manifestazione sapendo che ogni runner diventa un ambasciatore della destinazione attraverso fotografie, video e racconti condivisi sui social. La gara dura poche ore. La promozione della città continua per mesi.
L’Italia ha un patrimonio unico ma ancora poco valorizzato
Il nostro Paese possiede probabilmente il più straordinario patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del mondo. Eppure solo poche amministrazioni hanno compreso fino in fondo quanto una maratona possa diventare un investimento sul turismo.
Troppo spesso prevale la visione dell’evento come problema legato alla viabilità, mentre si sottovaluta il ritorno economico che migliaia di visitatori possono generare in un fine settimana. Eppure città come Roma dimostrano che la strada è quella giusta. Correre davanti al Colosseo, attraversare Piazza Venezia o costeggiare il Tevere significa vivere un’esperienza irripetibile, impossibile da replicare in un borgo, per quanto affascinante possa essere.
Correre è il modo più bello per scoprire una città
Le maratone e i piccoli borghi non sono realtà incompatibili. Esistono già centinaia di manifestazioni che valorizzano i territori meno conosciuti e rappresentano un’opportunità importante per il turismo lento. Ma le grandi maratone urbane svolgono una funzione diversa. Sono la porta d’ingresso attraverso cui migliaia di persone, soprattutto stranieri, scelgono di visitare una città, di scoprirne la storia, la cultura e le tradizioni.
È questa la forza del turismo sportivo: trasformare una gara in un viaggio e un viaggio in un ricordo destinato a durare nel tempo. Le città che lo hanno compreso sono diventate punti di riferimento mondiali. L’Italia possiede tutte le caratteristiche per giocare la stessa partita. Ma qualcuno, soprattutto ai piani alti, ancora non l’ha capito.

