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Home » Vince una gara con le Brooks Glycerin 22 ma viene squalificata per utilizzo di scarpe illegali
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Vince una gara con le Brooks Glycerin 22 ma viene squalificata per utilizzo di scarpe illegali

Non basta utilizzare modelli con un'intersuola inferiore ai 40 mm. Scopri quali sono tutte le condizioni che una scarpa da corsa deve rispettare per essere utilizzata in gara.
Dario MarchiniBy Dario Marchini5 Maggio 2026
Michela Sotgia (immagine AI)
Michela Sotgia (immagine AI)

Molti runner amatori sono convinti che il Regolamento Tecnico Internazionale di World Athletics, comprese le norme che stabiliscono quali scarpe possano o non possano essere utilizzate in gara, sia una disciplina eccessiva e, in fondo, poco vincolante. Forse lo pensava anche Michela Sotgia, atleta sarda tesserata per il team La Galla Pontedera, protagonista assoluta della prova femminile alla 45ª edizione della Corsa di Pasquetta di Bauladu. Il giorno dopo Pasqua aveva imposto il proprio ritmo fin dai primi chilometri, tagliando il traguardo con un margine netto sulle avversarie. Una prestazione da prima della classe, come già in altre edizioni di una manifestazione che l’ha vista più volte salire sul gradino più alto del podio. Eppure, quella vittoria non ha mai trovato spazio negli archivi ufficiali. Anzi, una volta superato il traguardo, la gara di Michela Sotgia ha continuato a correre, spostandosi dal percorso di Bauladu nei corridoi della giustizia sportiva.

A cambiare il finale è stato un controllo tecnico effettuato dai giudici Fidal al termine della gara. Le Brooks Glycerin 22, normalissime daily trainer che vengono indossate quotidianamente da moltissimi amatori e utilizzate da Michela Sotgia, infatti, non figurano nella lista delle calzature approvate per la gara da World Athletics, elenco vincolante per tutte le competizioni ufficiali inserite nei calendari federali. Una constatazione che ha portato alla squalifica immediata dell’atleta, con l’annullamento del risultato agonistico.

Scarpe da corsa illegali e runner amatori: le regole valgono per tutti. Cosa dicono Fidal e World Athletics…

La decisione non è stata accettata senza replica. Per conto di Michela Sotgia, l’avvocato Elena Jaccheri ha presentato ricorso al Giudice sportivo nazionale della Federazione Italiana di Atletica Leggera. La difesa ha sostenuto che le Brooks Glycerin 22 dovessero essere considerate scarpe da allenamento tradizionali, prive di piastra in carbonio e dunque lontane dalle cosiddette “super shoes”. È stato inoltre sottolineato come la Corsa di Pasquetta non costituisca prova valida ai fini del ranking internazionale, elemento che, secondo il ricorso, avrebbe dovuto attenuare l’applicazione del regolamento tecnico.

Il verdetto, arrivato qualche girno più tardi, ha però chiuso definitivamente la vicenda. Il Giudice sportivo nazionale, l’avvocata Laura Fagotto, ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo nel merito le argomentazioni difensive. Nel provvedimento si chiarisce che la normativa World Athletics non consente distinzioni basate né sulle caratteristiche tecniche della singola calzatura né sul livello agonistico dell’atleta. Il solo criterio rilevante è l’inclusione del modello nella lista ufficiale delle scarpe approvate, condizione che nel caso di specie non risultava soddisfatta.

A pesare in modo decisivo è stato anche l’aspetto procedurale. La squalifica tecnica era stata comminata e confermata in gara, rendendo il provvedimento definitivo ai sensi del Regolamento Tecnico Internazionale World Athletics 2026, che non prevede ulteriori gradi di impugnazione. Proprio per questo, il giudice ha rilevato un difetto di competenza nel ricorso presentato, dichiarandolo inammissibile senza possibilità di riapertura del caso.

Il nuovo DNA Tuned anche per Brooks Glycerin 22, la doppia recensione

Quali caratteristiche devono avere le scarpe da corsa per essere utilizzate in gara

Di quali caratteristiche debbano avere le scarpe da corsa per poter essere utilizzate in gara avevamo discusso qualche mese fa con Tito Tiberti, delegato non stadia di European Athletics, in un’intervista (guarda qui) nella quale aveva fatto chiarezza sui criteri fondamentali previsti dal Regolamento Tecnico Internazionale di World Athletics. Tre, in particolare, le condizioni essenziali che ogni modello deve rispettare:

  1. lo spessore dell’intersuola non superiore ai 40 millimetri;
  2. la presenza di una sola piastra – in carbonio o in altro materiale;
  3. la disponibilità commerciale della scarpa per tutti gli atleti da almeno 30 giorni prima del suo utilizzo in gara.

Alla luce di questi parametri, le Brooks Glycerin 22 indossate da Michela Sotgia sembrerebbero, almeno in apparenza, rispettare le norme previste dal regolamento – hanno un’altezza di 38 mm, non hanno una piastra e sono disponibili da oltre un anno alla vendita – e dunque poter essere utilizzate in competizione.
In realtà, esiste una quarta condizione, spesso sottovalutata ma determinante, senza la quale una scarpa non può essere indossata in gara. Il modello deve infatti essere inserito nell’elenco ufficiale delle calzature approvate da World Athletics (4), pubblicato sulla piattaforma federale accessibile a tutti, chiamata ShoeCheck. Sito attraverso il quale ogni atleta, allenatore o appassionato può verificare in modo semplice se un determinato modello di scarpa è stato approvato per l’uso in gara e, soprattutto, da quale data e fino a quando è consentito utilizzarlo. 

Un bollino “WA” per le scarpe da corsa approvate (e non approvate) da World Athletics

Ed è proprio qui che nasce il problema più grande per molti runner amatori. I modelli da allenamento, le cosiddette daily trainer o intermedie, non vengono quasi mai registrati dai brand per l’uso in gara perché destinati a un altro tipo di utilizzo. Di conseguenza risultano irregolari ai fini del regolamento, pur rispettando le prime tre condizioni. Un aspetto che molti giudicano controverso, ma che di fatto contribuisce a regolamentare in modo uniforme l’intero mondo del running. “Questa regola è valida per tutti, indipendentemente dal livello dell’atleta o dal tempo che intende realizzare. Anche chi corre lentamente è tenuto a rispettare le norme, perché il principio di equità non fa distinzione tra professionisti e amatori”, aveva spiegato lo stesso Tito Tiberti.

È vero anche un altro aspetto, meno scomodo da ammettere. Se Michela Sotgia non avesse tagliato il traguardo per prima, con ogni probabilità nessuno avrebbe sollevato obiezioni sull’utilizzo di un modello da allenamento in gara. Il giudice avrebbe potuto chiudere un occhio? Forse sì. Ma le regole esistono, valgono per tutti e vanno rispettate, per correttezza sportiva e per rispetto verso gli altri partecipanti. E quando non lo si fa, occorre essere consapevoli delle conseguenze a cui si può andare incontro. Runner avvisato…

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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