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Home » C’è maratona e maratona: maratona di tipo A e di tipo B, cosa sono e quali le differenze
Maratona e Ultra News

C’è maratona e maratona: maratona di tipo A e di tipo B, cosa sono e quali le differenze

Maratona di tipo A o tipo B? La differenza sta nei criteri tecnici del percorso: pendenza e separazione tra partenza e arrivo determinano la validità del risultato per record e graduatorie.
Dario MarchiniBy Dario Marchini17 Settembre 2026
Immagine Venicemarathon
Immagine Venicemarathon

Quando si parla di maratona, la distanza è sempre la stessa: 42 chilometri e 195 metri. Lo sanno tutti (o quasi). Ma non tutti i 42 chilometri hanno lo stesso valore dal punto di vista regolamentare. Un percorso può essere perfettamente misurato e omologato e, allo stesso tempo, non avere i requisiti necessari perché una prestazione possa essere utilizzata per un record nazionale o per l’inserimento nelle graduatorie ufficiali.

È questa la differenza, spesso poco conosciuta dai podisti, tra una maratona di tipo A e una maratona di tipo B. La distinzione non riguarda il prestigio della manifestazione, il numero dei partecipanti, la difficoltà complessiva del tracciato o la qualità dell’organizzazione. Riguarda invece caratteristiche tecniche del percorso.

Secondo le norme Fidal, le gare sulle distanze standard, tra cui la maratona, ricevono la Certificazione di Categoria A quando rispettano i criteri di pendenza e separazione e dispongono di una misurazione conforme. Se almeno uno di questi criteri non viene rispettato, pur in presenza di una distanza esattamente misurata, il percorso riceve la Certificazione di Categoria B.

La distinzione, dunque, può sembrare burocratica, ma per chi corre alla ricerca di un primato personale, di un record di categoria o di un risultato da inserire in una graduatoria ufficiale può avere un’importanza decisamente più importante.

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Cosa sono le maratone di tipo A

Una maratona di tipo A è, in termini semplici, una gara il cui percorso rispetta i requisiti tecnici stabiliti dalla federazione per essere considerato pienamente conforme ai criteri di pendenza e separazione.

La normativa Fidal stabilisce che una gara sulla distanza standard della maratona, se misurata correttamente e conforme a questi requisiti, appartiene alla Categoria A. Le prestazioni ottenute sono quindi valide per il conseguimento dei record nazionali e per l’inserimento nelle graduatorie nazionali.

Questo non significa necessariamente che una maratona di tipo A sia piatta. Un percorso può presentare salite, discese, falsopiani e numerosi cambi di ritmo e rimanere comunque di categoria A, purché rispetti il criterio previsto per il dislivello tra partenza e arrivo e quello relativo alla separazione geografica tra i due punti.

È una differenza importante: la classificazione non misura quanto sia difficile correre una maratona, ma stabilisce se il percorso possiede determinate caratteristiche che permettono di confrontare il risultato con quelli ottenuti su altri tracciati conformi.

Cosa sono le maratone di tipo B

La maratona di tipo B è invece una gara sulla distanza standard che, pur essendo correttamente misurata, non rispetta almeno uno dei criteri tecnici di pendenza o separazione.

Il concetto è chiarito esplicitamente dalla normativa Fidal: una gara standard che non rispetta almeno uno dei due criteri di pendenza e separazione riceve la certificazione di Categoria B e non è valida per il conseguimento di record nazionali né per l’inserimento nelle graduatorie nazionali. Questo non significa, però, che il tempo ottenuto sia falso, inutilizzabile o privo di valore sportivo. Semplicemente, quel tempo non può essere utilizzato come crono ufficiale per record e graduatorie nazionali.

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Un esempio molto noto nel panorama italiano è la Venicemarathon: il percorso parte da Stra e arriva a Venezia e la distanza in linea d’aria tra partenza e arrivo supera il 50% della lunghezza complessiva della gara. Per questo il percorso rientra nella tipologia B.

Il criterio di pendenza

Uno dei due parametri fondamentali è il criterio di pendenza, che in realtà riguarda il dislivello netto tra partenza e arrivo. La regola stabilisce che la diminuzione complessiva di quota tra il punto di partenza e quello di arrivo non deve superare 1 metro per ogni chilometro di gara, cioè un rapporto di 1:1000. Per una maratona significa una differenza massima di circa 43 metri tra partenza e arrivo.

È fondamentale capire che non si tratta della somma di tutte le salite e di tutte le discese affrontate durante la gara. Il criterio considera il dislivello netto tra il punto in cui si parte e quello in cui si taglia il traguardo.
Una maratona può quindi essere tutt’altro che piatta e rispettare comunque il criterio. Se, per esempio, gli atleti affrontano numerose salite e discese ma partenza e arrivo si trovano sostanzialmente alla stessa quota, il requisito può essere rispettato. Al contrario, un percorso prevalentemente in discesa può non rispettare il parametro anche quando, dal punto di vista dell’atleta, presenta numerosi tratti impegnativi.

Il criterio di separazione

Il secondo parametro è il criterio di separazione, legato alla posizione geografica di partenza e arrivo. Perché una maratona possa essere considerata di tipo A, la distanza in linea d’aria tra il punto di partenza e quello di arrivo non deve superare il 50% della lunghezza totale della gara. Nel caso della maratona, il 50% di 42,195 chilometri equivale a circa 21,1 chilometri.

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La misura non viene quindi calcolata seguendo il percorso stradale, ma tracciando una linea teorica tra partenza e arrivo. È proprio questo criterio a spiegare perché alcune delle maratone più famose al mondo siano considerate di tipo B. Una gara point-to-point può infatti avere partenza e arrivo molto distanti tra loro, pur essendo perfettamente misurata e organizzata secondo gli standard federali.

Il caso della maratona di Venezia è emblematico: il percorso è misurato sulla distanza ufficiale, ma la separazione geografica tra partenza e arrivo supera il limite previsto. Il risultato è una certificazione di tipo B.

Il criterio ha una ragione tecnica precisa. Un percorso con partenza e arrivo molto distanti può offrire condizioni ambientali potenzialmente differenti lungo la gara e, soprattutto, può aumentare la possibilità che il vento favorisca l’atleta per una parte consistente del tracciato. Per questo le regole internazionali hanno introdotto limiti alla separazione.

Basta non rispettare uno solo dei criteri per diventare di tipo B

La classificazione non richiede che un percorso violi entrambi i parametri. È sufficiente che venga superato uno dei due limiti, pendenza oppure separazione, perché una maratona sulla distanza standard, pur correttamente misurata, venga classificata come Categoria B.

È una precisazione importante perché si tende a identificare le maratone di tipo B esclusivamente con i percorsi point-to-point. Non è così. Una maratona con partenza e arrivo molto vicini può essere di tipo B se il dislivello netto in discesa supera il limite previsto. Allo stesso modo, una maratona con partenza e arrivo sostanzialmente alla stessa quota può essere di tipo B se la distanza in linea d’aria tra i due punti supera il 50% della distanza ufficiale.

Perché correre una maratona di tipo A

Per un atleta che punta a un record o vuole inserire la propria prestazione nelle graduatorie nazionali, scegliere una maratona di tipo A è la soluzione più logica. Il principale vantaggio è proprio la piena validità federale della prestazione. Un tempo ottenuto su un percorso di Categoria A può essere utilizzato per i record nazionali e per le graduatorie nazionali, naturalmente nel rispetto di tutte le altre condizioni previste dai regolamenti.

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Per chi prepara una maratona con l’obiettivo di stabilire il proprio primato personale, inoltre, una gara di tipo A offre un contesto particolarmente adatto al confronto con altre prestazioni ufficiali. Non significa che il percorso sia necessariamente più veloce: una maratona di tipo A può essere impegnativa, ondulata e tecnicamente complessa. Significa però che il risultato viene ottenuto su un percorso che rispetta i parametri federali relativi alla geometria della gara.

Perché correre una maratona di tipo B

La domanda opposta è altrettanto interessante: se una maratona di tipo B non consente di ottenere un record nazionale o di entrare nelle graduatorie nazionali, perché sceglierla? La risposta è semplice: perché una maratona non è soltanto una rincorsa ad un risultato ufficiale.

Le gare di tipo B possono avere percorsi spettacolari, attraversare territori particolarmente suggestivi, partire da una località e arrivare in un’altra città oppure offrire un’esperienza completamente diversa da quella di una classica maratona ad anello.

La Venice Marathon è un esempio evidente. Il fatto che il percorso sia di tipo B non ne diminuisce il fascino, la storia o il valore dell’esperienza sportiva. La classificazione riguarda la validità della prestazione ai fini dei record e delle graduatorie, non la qualità della gara né il valore dell’impresa personale. Per un amatore che vuole vivere una grande esperienza, correre in una città particolare, attraversare un territorio o semplicemente arrivare al traguardo con un ricordo importante, il fatto che una gara sia di tipo B può essere del tutto irrilevante.

Anzi, in alcuni casi proprio le caratteristiche che impediscono la classificazione A possono rappresentare il fascino principale della gara: una lunga discesa, un percorso point-to-point, una partenza in una località e un arrivo completamente diverso.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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