Alphafly 4 rappresenta la nuova evoluzione della super scarpa progettata da Nike per la maratona. Un modello nato con un obiettivo preciso: accompagnare il runner dalla partenza al traguardo mantenendo elevata efficienza, protezione e capacità di spinta anche quando la fatica comincia a modificare la biomeccanica della corsa.
Dopo l’Alphafly 3, Nike ha scelto di prendersi più tempo per intervenire sulla piattaforma. Il risultato, secondo il team di sviluppo Nike, è il più importante salto evolutivo nella storia della famiglia Alphafly. Non soltanto una scarpa più leggera, ma un progetto nel quale intersuola, Air Zoom, piastra in carbonio, geometria, tomaia e battistrada sono stati ripensati come un unico sistema.
L’obiettivo rimane quello che ha accompagnato la nascita della Alphafly: migliorare l’economia di corsa. Ma nella quarta generazione Nike amplia il concetto, cercando di rendere la scarpa più morbida, fluida, stabile e silenziosa, soprattutto quando il ritmo della gara diventa difficile da mantenere.
Dalla ricerca sulla maratona alla Alphafly 4
La storia della Alphafly affonda le proprie radici nel progetto Vaporfly, nato nel 2017 con l’ambizione di correre la maratona sotto le due ore. Nel 2020 Nike ha poi presentato la prima Alphafly, concepita in modo ancora più specifico per la maratona. Il nome Alphafly è legato anche all’impresa di Eliud Kipchoge, che con una versione della scarpa ha corso la prima maratona (non ufficiale) sotto le due ore nell’ambito del progetto INEOS 1:59 Challenge.
Con Alphafly 4, Nike ha però spostato ulteriormente l’attenzione dall’idea di pura velocità a quella di prestazione sostenibile lungo l’intera maratona (un po’ come già fatto con la versione 3). Il problema da risolvere non era soltanto essere più efficienti nei primi chilometri, ma continuare a offrire supporto quando arrivano la fatica muscolare e il deterioramento della tecnica di corsa. Il progetto è nato da un continuo scambio tra atleti, test sul campo e ricerca biomeccanica condotta dal Nike Sport Research Lab. Il feedback dei runner è stato trattato come un vero e proprio dato di progetto, insieme alle misurazioni effettuate in laboratorio e durante la corsa.
Le novità della Nike Alphafly 4
La novità più importante riguarda il modo in cui Nike ha lavorato sull’insieme della scarpa. L’Alphafly 4 non cerca semplicemente di aggiungere più schiuma o di rendere più rigida la piastra: punta piuttosto a ottimizzare la relazione tra Air Zoom, ZoomX, piastra e geometria.
Il risultato dichiarato da Nike è un sistema complessivamente più leggero di circa 10 grammi e capace di restituire il 10% in più di energia. Anche il peso complessivo viene ridotto di circa il 5% rispetto alla generazione precedente.

La sensazione ricercata è quella di una corsa più morbida e silenziosa, con transizioni più fluide e una piattaforma più stabile. Un dettaglio apparentemente secondario, ma interessante, riguarda proprio il rumore, elemento che ha da sempre “caratterizzato” i precedenti modelli: Nike ha lavorato sul sistema Air Zoom e sull’interazione fra cuscinetti, piastra e schiuma per eliminare in larga parte il caratteristico scricchiolio associato alle precedenti Alphafly.
Intersuola: ZoomX Lightweight e nuovo Air Zoom RF
L’anima di Alphafly 4 rimane l’intersuola, costruita intorno alla schiuma ZoomX e ai due elementi Air Zoom posizionati nell’avampiede, abbinati a una piastra Flyplate in fibra di carbonio a tutta lunghezza.
La vera novità è però rappresentata dalla combinazione fra una nuova lavorazione della ZoomX e la tecnologia RF Zoom Air. Per gli elementi Air Zoom Nike è passata dalla precedente costruzione termoformata utilizzata sulla Alphafly 3 a un processo RF, ovvero a radiofrequenza. Invece di utilizzare il calore per saldare e modellare il componente, la nuova tecnologia sfrutta frequenze e vibrazioni.
Il cambiamento permette di ottenere unità Air Zoom più leggere e più morbide. Secondo Nike, i nuovi cuscinetti sono circa il 30% più leggeri rispetto a quelli termoformati della Alphafly 3. La riduzione del peso non è però fine a se stessa: una struttura più morbida dovrebbe permettere a un numero maggiore di runner di comprimere efficacemente l’unità e sfruttarne il ritorno elastico.
A completare il sistema arriva la nuova ZoomX Lightweight, una particolare evoluzione della schiuma ZoomX ottenuta attraverso un differente processo produttivo. Il materiale mantiene lo stesso composto di base della ZoomX tradizionale (quindi Peba e non A-TPU), ma viene lavorato in modo differente per ottenere una densità inferiore e una risposta più energetica.
Nike dichiara una riduzione del peso del 17% e un incremento dell’8% nel ritorno di energia rispetto alla ZoomX precedente. È proprio questa combinazione fra minor massa e maggiore restituzione energetica uno dei punti centrali del progetto Alphafly 4.

Per quanto riguarda le quote, dovrebbero essere identiche alla precedente versione, prossima al limite regolamentare dei 40 mm previsto per le gare su strada: circa 40 mm al tallone e 32 mm all’avampiede, con un differenziale di 8 mm. La geometria è comunque chiaramente orientata alla maratona: tanta protezione sotto il piede, una piattaforma ampia e un sistema capace di mantenere efficienza anche quando il gesto atletico perde progressivamente precisione.
Una piastra in carbonio più stabile e una transizione più fluida
La Flyplate in fibra di carbonio rimane uno degli elementi fondamentali della Alphafly 4. Nike ha mantenuto la caratteristica geometria “scoop” della piattaforma, ma ha aumentato la larghezza della base.
La scelta nasce da un’esigenza precisa: aumentare la stabilità senza sacrificare la propulsione. La piastra lavora infatti insieme alla schiuma e alle unità Air Zoom per accompagnare il piede nella fase di appoggio e restituire energia nella fase di spinta. Con una base più ampia, Nike mira a rendere più controllata la piattaforma soprattutto quando il runner è affaticato.
Anche la geometria dell’avampiede è stata modificata. Il rocker è più fluido e aggressivo e dovrebbe favorire il passaggio dall’appoggio allo stacco, riducendo la sensazione di “blocco” che può comparire quando la muscolatura non riesce più a mantenere la stessa qualità del gesto dei primi chilometri. È un aspetto importante soprattutto nella maratona, dove la scarpa deve continuare a funzionare quando la tecnica di corsa inevitabilmente cambia.
Tomaia: arriva AtomKnit 2.0
Anche la parte superiore è stata riprogettata con l’obiettivo di ridurre il peso senza perdere contenimento. La Alphafly 4 utilizza una nuova AtomKnit 2.0, sviluppata per garantire un buon bloccaggio del piede, mantenere la traspirabilità e offrire comfort sufficiente per una scarpa che può essere indossata per diverse ore consecutive.
Il concetto di comfort assume infatti un significato particolare su una scarpa da maratona. Una struttura estremamente leggera e aggressiva può essere efficace per pochi chilometri, ma diventare meno tollerabile quando il piede trascorre due, tre o più ore all’interno della scarpa. Nike ha quindi lavorato su zone di comfort posizionate strategicamente, cercando di mantenere la tomaia sottile e leggera senza trasformarla in un elemento penalizzante durante le fasi finali della gara.

Battistrada: grip e controllo al servizio della maratona
Anche il contatto con l’asfalto è parte integrante del sistema. La maggiore stabilità della piattaforma non dipende soltanto dalla piastra e dalla geometria dell’intersuola, ma anche dalla capacità del battistrada di mantenere il piede controllato durante l’appoggio e lo stacco.
La Alphafly 4 mantiene quindi una costruzione orientata alle competizioni su strada, con gomma nelle aree maggiormente sollecitate e una configurazione studiata per mantenere trazione e continuità di movimento senza aggiungere peso inutile. In questo progetto il battistrada non deve soltanto garantire grip: deve contribuire a rendere più prevedibile il comportamento dell’intera scarpa quando il runner aumenta la pressione sul terreno, accelera o affronta le fasi finali della maratona.
A chi e per cosa è consigliata Nike Alphafly 4
La Alphafly 4 nasce prima di tutto come scarpa da gara per la maratona. È quindi destinata al runner che vuole massimizzare efficienza e prestazione nel giorno della competizione e che è disposto ad adattarsi a una piattaforma tecnologicamente molto sofisticata. Il punto interessante è che Nike non la considera però una scarpa esclusivamente per gli atleti d’élite.
La maggiore stabilità, la transizione più fluida e il carattere più progressivo del sistema sono stati sviluppati anche pensando a runner amatoriali. L’obiettivo è quello di rendere i vantaggi della piattaforma utilizzabili a ritmi molto diversi, compresi quelli di chi affronta la maratona in quattro, cinque o sei ore.
Questo non significa che sia automaticamente la scelta migliore per qualsiasi runner. La presenza della piastra in carbonio, l’elevata altezza dell’intersuola, la risposta degli Air Zoom e la geometria molto orientata alla propulsione richiedono comunque una certa familiarità con le super scarpe. Per un atleta evoluto può rappresentare una vera arma da gara. Per un amatore meno abituato a questo tipo di calzatura è invece consigliabile arrivare alla gara dopo averla provata adeguatamente in allenamento, soprattutto a ritmo maratona.
Il terreno naturale della Alphafly 4 rimane la maratona. È qui che l’insieme di ammortizzazione, ritorno energetico, piastra e stabilità dovrebbe esprimere il massimo potenziale. Può naturalmente essere utilizzata anche su distanze più brevi, soprattutto da chi apprezza una scarpa molto protettiva e altamente propulsiva. Tuttavia, la filosofia progettuale è chiaramente quella di una scarpa pensata per mantenere efficienza e comfort quando il tempo trascorso sull’asfalto aumenta.
Nike Alphafly 4: prezzo e disponibilità
La Nike Alphafly 4 si posiziona al vertice della gamma Nike dedicata alle competizioni su strada. La sorpresa riguarda il prezzo: il nuovo modello arriva sul mercato italiano a 279,99 euro, ben 30 euro in meno rispetto al prezzo di lancio della Alphafly 3 (guarda le migliori offerte nella nostra vetrina scarpe).

