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Correre più veloce non significa fare passi più lunghi. La biomeccanica dimostra che la velocità nasce dall’equilibrio tra cadenza e lunghezza del passo, ma forzare la falcata può ridurre l’efficienza della corsa e aumentare il rischio di infortuni. La lunghezza del passo deve essere la conseguenza di maggiore forza, tecnica e potenza, non un obiettivo ricercato volontariamente. Ecco perché i runner più veloci non allungano il passo: corrono meglio.

Correre non significa soltanto migliorare la forma fisica: oggi la scienza dimostra che l’attività aerobica rappresenta uno dei più efficaci strumenti per mantenere il cervello giovane e in salute. Oltre ai benefici sul sistema cardiovascolare e sul metabolismo, la corsa stimola la produzione di endorfine e soprattutto del BDNF, una proteina fondamentale per memoria, apprendimento e plasticità cerebrale.

La preparazione per una mezza maratona può diventare il punto di partenza per affrontare nuove distanze senza ricominciare da zero. Chi vuole passare alla 10 km può sfruttare la resistenza costruita sui 21 km, recuperare dopo la gara e lavorare su velocità, soglia e ritmo specifico. Chi guarda invece alla maratona deve ampliare progressivamente la base aerobica, aumentando volume, lunghi e capacità di gestire alimentazione e fatica.

Sveglia alle 4:30, 250 chilometri in macchina e una giornata in pista per provare un allenamento con Simeon Birnbaum, uno dei giovani più interessanti del mezzofondo americano. A Montebelluna ho avuto l’opportunità di osservare da vicino una seduta di un atleta da 3’31” sui 1500 metri e di replicarne la struttura, naturalmente adattando i ritmi al mio livello.

La mobilità articolare è una componente spesso trascurata nella preparazione del runner, ma può influenzare in modo decisivo tecnica di corsa, economia del gesto e prevenzione degli infortuni. In questo articolo, il preparatore atletico Davide Carbone spiega perché mobilità, stretching e flessibilità non sono la stessa cosa e quali articolazioni meritano maggiore attenzione, a partire da anche, colonna toracica e caviglie.

L’autunno è la stagione delle grandi corse su strada, ma i risultati si costruiscono molto prima. Dalla 10 km alla maratona, ogni distanza richiede tempi di preparazione diversi e una pianificazione precisa. Il vero nodo, però, è uno: l’estate. È nei mesi più caldi che si costruisce la base aerobica, si accumulano chilometri e si gettano le fondamenta della stagione autunnale.

Nella corsa il concetto di “trasformazione” è spesso dato per scontato: si lavora in salita e poi si cerca subito la velocità in piano per trasferire lo stimolo. Ma è davvero la scelta migliore? Le salite restano uno degli strumenti più efficaci per sviluppare forza, economia di corsa ed efficienza del gesto, senza la necessità di raggiungere velocità elevate.