Autore: Andrea Cervia

Lo sport è il filo conduttore della mia vita: prima come amatore ho iniziato con il surf e la Mountain bike, poi come atleta della Nazionale Italiana di Canoa e oggi come triatleta ed ultramaratoneta. Questa passione ha guidato anche il mio percorso professionale: dopo dieci anni come Medico di Medicina Generale, nel 2022 ho scelto di specializzarmi in Medicina Fisica e Riabilitativa per cercare di lavorare soprattutto sulla performance sportiva. Da sempre impegnato nell’assistenza ad eventi sportivi, oggi seguo il settore come Medico Fiduciario della FIN Liguria e con esperienze con la nazionale di nuoto durante raduni collegiali e gare internazionali.

Il riposo assoluto non è quasi mai la risposta migliore davanti a un infortunio nel running. La moderna riabilitazione sportiva punta invece su movimento controllato, gestione del carico e recupero progressivo della forza. Fratture, distorsioni, tendinopatie, problemi a cartilagine e menischi, lesioni muscolari e periostite tibiale richiedono però strategie differenti, calibrate sulla gravità del danno e sulle caratteristiche dell’atleta.

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Correre significa molto più che accumulare chilometri: ogni allenamento rappresenta uno stimolo al quale l’organismo risponde modificando muscoli, cuore, metabolismo, ossa, tendini e articolazioni. È il principio del “use it or lose it”, secondo cui ciò che viene utilizzato e allenato tende a svilupparsi, mentre ciò che non viene più sollecitato regredisce.

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Correre non significa soltanto migliorare la forma fisica: oggi la scienza dimostra che l’attività aerobica rappresenta uno dei più efficaci strumenti per mantenere il cervello giovane e in salute. Oltre ai benefici sul sistema cardiovascolare e sul metabolismo, la corsa stimola la produzione di endorfine e soprattutto del BDNF, una proteina fondamentale per memoria, apprendimento e plasticità cerebrale.

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Allenare la corsa non significa soltanto accumulare chilometri. Esistono strategie mentali che permettono di mantenere e migliorare il gesto atletico anche nei periodi di stop, come infortuni o pause programmate. Tra queste, Action Observation e Motor Imagery rappresentano strumenti sempre più utilizzati anche nello sport d’élite.

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L’apprendimento motorio è il processo attraverso cui il cervello costruisce e automatizza i movimenti, dalla camminata alla corsa. Secondo il modello più accreditato, questo percorso si divide in tre fasi: cognitiva, associativa e autonoma. Nella prima il runner deve pensare a ogni gesto; nella seconda il movimento diventa più fluido; nella terza il cervello automatizza la tecnica grazie ai gangli della base, riducendo il dispendio mentale.

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