Torniamo a parlare di regolamento e, in particolare, della Regola Tecnica 5, quella che disciplina l’utilizzo delle scarpe nelle competizioni ufficiali di atletica leggera e stabilisce le modalità con cui devono essere effettuati i controlli al termine delle gare. Un argomento che negli ultimi mesi ha fatto parecchio discutere il mondo della corsa, soprattutto dopo alcuni episodi che hanno portato alla squalifica di atlete anche dopo aver tagliato il traguardo e festeggiato un risultato importante.
Le polemiche non sono nate soltanto dalla questione tecnica, ovvero dalla conformità delle calzature utilizzate, ma soprattutto dalle modalità con cui sono stati effettuati i controlli e dalle conseguenze che determinate verifiche hanno avuto sulle classifiche. Perché se è vero che il regolamento deve essere rispettato da tutti, è altrettanto vero che nel mondo delle corse su strada esiste una differenza sostanziale tra gli atleti che competono per la vittoria e migliaia di runner amatori che partecipano semplicemente per migliorare il proprio personale o vivere una giornata di sport.
Proprio per fare chiarezza su questo tema, il Consiglio Federale della FIDAL ha pubblicato il 29 ottobre una nuova disposizione relativa all’applicazione della Regola Tecnica 5, introducendo criteri più precisi per stabilire quando e su quali atleti dovranno essere effettuati i controlli delle scarpe. Una circolare con decorrenza immediata che cambia soprattutto l’organizzazione delle verifiche e che potrebbe avere conseguenze importanti per chi partecipa alle gare su strada.
Regola Tecnica 5: cosa dice il regolamento sulle scarpe da gara
Prima di entrare nel merito delle novità introdotte dalla FIDAL, è necessario ricordare cosa stabilisce la Regola Tecnica 5 del regolamento internazionale di World Athletics. Si tratta della norma che disciplina le caratteristiche delle calzature utilizzabili nelle competizioni ufficiali, con l’obiettivo di garantire condizioni di equità tra gli atleti e impedire che l’evoluzione tecnologica delle scarpe possa trasformarsi in un vantaggio competitivo eccessivo.
Negli ultimi anni, infatti, l’industria delle calzature sportive ha compiuto passi da gigante. Le nuove schiume, le geometrie delle intersuole e l’introduzione delle piastre in carbonio hanno cambiato profondamente il modo di correre, contribuendo a migliorare le prestazioni e a riscrivere numerosi record. Una rivoluzione tecnologica che ha costretto World Athletics a intervenire per definire limiti precisi alle caratteristiche delle scarpe utilizzabili in gara.
La prima (1) indicazione riguarda lo spessore dell’intersuola, che per le competizioni su strada non deve superare i 40 millimetri. Un limite pensato per evitare che le scarpe possano trasformarsi in strumenti di propulsione eccessivamente sofisticati, capaci di alterare le condizioni della competizione.
La seconda (2) disposizione riguarda la presenza di piastre rigide all’interno della struttura. La scarpa può contenere una sola piastra, realizzata in carbonio o in altro materiale, che può estendersi lungo tutta la pianta del piede oppure interessarne soltanto una parte. Non è invece consentita la presenza di più piastre sovrapposte o di configurazioni che possano generare un effetto molla non conforme ai parametri stabiliti.
C’è poi un terzo aspetto (3), quello della disponibilità commerciale. Per essere utilizzabile in gara, una scarpa deve essere disponibile sul mercato almeno un mese prima della competizione, evitando così che soltanto pochi atleti selezionati possano beneficiare di prototipi non accessibili agli altri concorrenti.
Ma rispettare questi requisiti tecnici non è sufficiente. Per essere considerato regolare, un modello deve anche essere approvato da World Athletics (4) e comparire nella World Athletics Approved Shoe List, l’elenco ufficiale che raccoglie e aggiorna i modelli autorizzati per le competizioni.
Le squalifiche degli ultimi mesi e le polemiche tra i runner
La questione è diventata particolarmente delicata dopo alcuni episodi che hanno attirato l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori. In diverse competizioni, alcune runner, tutte donne nei casi finiti sotto i riflettori, sono state squalificate dopo aver concluso la gara perché utilizzavano calzature non conformi alle disposizioni internazionali. Il problema non riguardava necessariamente l’utilizzo di scarpe particolarmente tecnologiche o di modelli progettati per ottenere un vantaggio competitivo. In alcuni casi si trattava semplicemente di normali scarpe da allenamento, magari utilizzate abitualmente anche in gara, ma non presenti nell’elenco dei modelli approvati da World Athletics.
È proprio questo uno degli aspetti che ha alimentato maggiormente il dibattito. Molti runner amatori non conoscono nel dettaglio le disposizioni internazionali e difficilmente immaginano che una scarpa utilizzata quotidianamente per allenarsi possa diventare motivo di squalifica in una competizione ufficiale. Eppure il regolamento non fa distinzioni basate sul livello tecnico dell’atleta, sull’ambizione agonistica o sul valore della prestazione. Se una competizione rientra nell’ambito di applicazione della norma, anche un atleta amatore è tenuto a rispettarne le disposizioni.
Da qui la necessità di fare chiarezza. La nuova circolare FIDAL non modifica le caratteristiche tecniche che una scarpa deve possedere per essere considerata regolare, ma interviene sulle modalità con cui vengono organizzati i controlli.
La nuova circolare FIDAL: quando saranno controllate le scarpe
La prima importante precisazione riguarda il campo di applicazione dei controlli. La nuova disposizione stabilisce che il controllo delle scarpe sarà effettuato esclusivamente nelle manifestazioni inserite nel Global Calendar di World Athletics.
Ma che cos’è esattamente il Global Calendar? Si tratta del calendario internazionale ufficiale dell’atletica leggera, all’interno del quale vengono registrate le competizioni riconosciute da World Athletics e dalle federazioni affiliate. La sua importanza non riguarda soltanto la possibilità di consultare gli appuntamenti agonistici, ma anche il valore sportivo delle manifestazioni inserite.
A seconda della categoria e del livello della competizione, infatti, i risultati ottenuti possono contribuire all’accumulo di punti per il ranking internazionale, uno degli strumenti utilizzati per determinare le gerarchie dell’atletica mondiale e valutare le possibilità di qualificazione alle principali manifestazioni internazionali. I risultati possono inoltre essere utilizzati per il conseguimento dei minimi richiesti per la partecipazione a campionati europei e mondiali.
Un aspetto importante da sottolineare è che l’inserimento nel Global Calendar non dipende semplicemente dal carattere provinciale, regionale o nazionale della gara. Il criterio determinante è la presenza della manifestazione all’interno del calendario internazionale. Di conseguenza, anche una competizione di dimensioni relativamente contenute può rientrare nell’ambito di applicazione della Regola Tecnica 5 se inserita nel Global Calendar. Al contrario, una manifestazione di grande partecipazione potrebbe non essere soggetta ai controlli previsti dalla nuova disposizione se non compare nel calendario.
Quanti controlli saranno effettuati e su quali atleti?
È soprattutto sulle modalità operative che arriva la novità più significativa della circolare del Consiglio Federale. La FIDAL ha infatti stabilito un numero massimo di verifiche giornaliere e, soprattutto, ha individuato criteri precisi per selezionare gli atleti da sottoporre al controllo.
Nelle competizioni su pista saranno effettuati tre controlli giornalieri. Per le gare su strada, invece, sono previsti tre controlli giornalieri a campione, con modalità che cambiano in funzione del numero degli iscritti alla manifestazione.
Nel caso delle gare con un massimo di 5.000 partecipanti, i controlli potranno essere effettuati mediante sorteggio tra i primi dieci classificati. Nelle manifestazioni con un numero di iscritti compreso tra 5.001 e 20.000, il campione sarà invece individuato tra i primi venti arrivati. Per le gare che superano i 20.000 iscritti, la selezione potrà coinvolgere i primi trenta classificati.
Una possibilità ulteriore riguarda gli atleti Elite. Se l’organizzatore ha indicato nel regolamento della manifestazione specifici criteri di controllo, le verifiche potranno essere effettuate anche solo tra questi atleti.
Resta inoltre la possibilità di richiedere controlli straordinari. Gli arbitri delle singole gare, qualora abbiano dubbi sulla regolarità di una o più calzature utilizzate dagli atleti, potranno infatti rivolgersi al giudice incaricato e chiedere una verifica supplementare.
La nuova disposizione precisa anche un altro aspetto importante: non sono previsti controlli preliminari sul modello di scarpa utilizzato. Le verifiche saranno quindi effettuate successivamente alla competizione, secondo le modalità stabilite dalla circolare.
Chi effettuerà i controlli e cosa succede in caso di irregolarità
La procedura organizzativa viene affidata alle figure arbitrali presenti durante la manifestazione. Nelle competizioni in cui è previsto, sarà compito dell’Arbitro della Camera d’Appello incaricare un giudice affinché provveda a effettuare i controlli al termine della gara. Nelle manifestazioni di minore rilevanza, questo compito potrà invece essere affidato al Direttore di Riunione oppure a un altro giudice da lui delegato.
Dal punto di vista tecnico, non cambia il riferimento utilizzato per stabilire la regolarità delle calzature. I giudici continueranno a fare affidamento sulla World Athletics Approved Shoe List, il database ufficiale nel quale sono riportati i modelli approvati dalla federazione internazionale. Qualora la scarpa utilizzata dall’atleta sia chiaramente identificabile e non risulti presente nell’elenco dei modelli autorizzati, potrà scattare la squalifica dalla competizione nella quale è stata utilizzata.
È importante ricordare che il nuovo documento non introduce una diversa classificazione delle scarpe e non rende automaticamente regolari i modelli da allenamento. Cambia il sistema con cui vengono individuati gli atleti da sottoporre alle verifiche, ma non vengono meno gli obblighi previsti dalla normativa internazionale.
Cosa cambia rispetto al passato: non conta più soltanto il livello della gara
Un altro elemento interessante riguarda il criterio utilizzato per determinare il numero e la selezione dei controlli. In precedenza, le disposizioni prevedevano un numero di verifiche differenziato anche in relazione al livello della manifestazione. Per le gare nazionali erano previsti almeno cinque controlli a campione tra i partecipanti, mentre per le competizioni regionali e provinciali il numero delle verifiche era compreso tra un minimo di tre e un massimo di cinque.
Con la nuova circolare il riferimento diventa invece il numero complessivo degli iscritti alla manifestazione e, di conseguenza, la posizione occupata dagli atleti in classifica. È un cambiamento che rende più chiaro il perimetro delle verifiche e introduce un criterio maggiormente legato alle dimensioni dell’evento. Nelle gare più partecipate, per esempio, il campione dei potenziali controllati si allarga fino a comprendere i primi trenta classificati, mentre nelle manifestazioni più piccole si restringe ai primi dieci. Resta quindi centrale il risultato ottenuto in gara, perché è proprio la posizione in classifica a determinare la possibilità di essere selezionati per un controllo.
Scarpe non omologate e runner amatori: cosa succede al 99% dei partecipanti?
Arriviamo alla domanda che interessa probabilmente la maggior parte degli appassionati: cosa cambia concretamente per i runner amatori? La prima considerazione da fare è che chi partecipa a una manifestazione ufficiale, essendo tesserato e prendendo parte a una competizione regolamentata, è tenuto a rispettare le norme in vigore. Non esiste, almeno sul piano dei principi regolamentari, una distinzione tra professionisti e amatori. Le disposizioni relative alle scarpe riguardano gli atleti che partecipano alle manifestazioni per le quali la Regola Tecnica 5 trova applicazione. Questo significa che anche chi corre soltanto per divertimento, senza ambizioni di classifica e senza la minima intenzione di salire su un podio, dovrebbe verificare che le proprie scarpe siano conformi alle disposizioni di World Athletics.
C’è però un elemento pratico che cambia sensibilmente lo scenario. Con i nuovi criteri, i controlli su strada saranno concentrati tra gli atleti che occupano le prime posizioni della classifica. Un runner che conclude una mezza maratona al 500° posto, per esempio, non rientra normalmente nel gruppo di atleti individuato per i controlli a campione previsti dalla circolare. Attenzione, però: questo non significa che gli atleti classificati nelle posizioni successive siano ufficialmente esentati dall’obbligo di utilizzare scarpe conformi. La nuova disposizione definisce le modalità ordinarie di controllo, ma non introduce una deroga alla Regola Tecnica 5 per chi corre più lontano dal podio.
In altre parole, la possibilità concreta di essere sottoposti a una verifica diventa molto difficile per la grande maggioranza dei partecipanti, anche se ufficialmente l’obbligo regolamentare rimane. Per la maggioranza degli amatori cambia quindi soprattutto il “rischio” di incorrere in una squalifica. Chi corre senza particolari ambizioni agonistiche e utilizza abitualmente scarpe da allenamento difficilmente finirà nel campione dei controlli ordinari. Che equivale a una “libertà” di utilizzo anche di scarpe non regolamentari.
Il caso delle donne e il rischio di perdere un podio per le scarpe
C’è infine un aspetto che merita una riflessione particolare e che riguarda gli episodi diventati oggetto di discussione negli ultimi mesi. In più di un’occasione, le protagoniste delle squalifiche sono state atlete che si sono ritrovate nelle prime posizioni della classifica quasi inaspettatamente. Runner amatoriali che magari avevano partecipato alla gara con l’obiettivo di migliorare il proprio personale, senza immaginare di poter conquistare un piazzamento di prestigio o addirittura un posto sul podio.
Il problema è che proprio quando una prestazione supera le aspettative possono emergere situazioni impreviste. Una scarpa utilizzata abitualmente in allenamento, perfettamente adeguata per correre qualche decina di chilometri durante la settimana, può non essere presente nella lista dei modelli approvati da World Athletics. E così un risultato conquistato sul campo rischia di essere cancellato da una verifica regolamentare.
La questione sembra emergere con particolare evidenza nelle classifiche femminili, dove in alcune competizioni il divario tra le atlete più competitive e il resto del gruppo può essere meno ampio rispetto a quanto accade nelle classifiche maschili. Non è raro, quindi, che una runner amatoriale riesca a inserirsi tra le prime posizioni assolute o di categoria, pur non avendo necessariamente un’attrezzatura pensata per le competizioni di alto livello. Nelle gare maschili, invece, le posizioni di vertice sono più frequentemente occupate da atleti agonisti che utilizzano abitualmente modelli specifici da gara, generalmente già verificati e presenti nella lista World Athletics.
Il consiglio per chi punta al podio
La nuova circolare FIDAL rappresenta un tentativo di rendere più chiari e uniformi i controlli sulle scarpe, limitando le verifiche a un campione definito di atleti e introducendo criteri legati al numero di partecipanti. Per la maggioranza dei runner amatori, soprattutto per chi corre lontano dalle prime posizioni, il cambiamento avrà probabilmente conseguenze limitate nella pratica quotidiana delle competizioni. Ma per chi ha ambizioni di classifica il discorso è diverso.
Il nostro consiglio è semplice: se pensate di poter lottare per un podio, entrare tra i primi dieci, venti o trenta classificati, a seconda delle dimensioni della manifestazione, vale la pena controllare preventivamente che il modello di scarpa scelto sia presente nella World Athletics Approved Shoe List. Perché sarebbe davvero un peccato conquistare un podio dopo mesi di allenamenti, sacrifici e miglioramenti personali e vedersi cancellare il risultato per una scarpa che non compare nell’elenco dei modelli autorizzati.
Se, invece, appartenete a quel 99% di runner amatori che partecipano alle gare senza particolari ambizioni agonistiche, che corrono per divertirsi, migliorare il proprio personale o semplicemente condividere una domenica di sport, e soprattutto non pensate di poter entrare nelle prime posizioni della classifica, potete finalmente tirare un sospiro di sollievo. Con le nuove modalità, infatti, la possibilità di finire sotto la lente dei giudici diventa decisamente più remota. Non significa che il regolamento sulle scarpe sia cambiato o che le calzature non approvate siano diventate improvvisamente regolari. Significa, più semplicemente, che i controlli saranno concentrati su chi occupa le posizioni di vertice. Per chi corre senza ambizioni di podio, insomma, c’è finalmente una preoccupazione in meno.

