“È lui o non è lui? Certo che è lui!” direbbe Ezio Greggio. Domenica 8 marzo, ad Alessandria, tra i protagonisti dei Campionati Italiani di marcia ci sarà anche lui, Alex Schwazer. Il suo nome spicca nell’elenco degli iscritti come un corpo estraneo (per i detrattori) e, allo stesso tempo, come un magnete irresistibile (per i suoi fans), capace di catalizzare sguardi, discussioni e memorie. Non è un ritorno qualunque, ma uno di quelli che riportano con sé un pezzo di storia dello sport italiano, con tutte le sue ombre e le sue luci.
La cornice è di quelle importanti. Alessandria ospita la rassegna nazionale che assegna i titoli italiani assoluti e under 23 sulla nuova distanza dei 21 chilometri, la mezza maratona di marcia, uniformata da World Athletics alle distanze della corsa su strada. Un passaggio epocale per la disciplina, che saluta definitivamente la storica 50 km e prova a ridisegnare il proprio futuro. Sul circuito cittadino ricavato attorno allo stadio comunale, con partenza fissata alle 12.45, sfilerà il meglio della marcia azzurra, tra senior affermati e giovani in ascesa.
Il ritorno di Schwazer, non la prima assoluta
Quello di Schwazer, va detto, non è un rientro inedito. Dopo aver scontato gli otto anni di squalifica per la seconda positività al doping, terminati nel luglio 2024, l’ex campione olimpico aveva già rimesso il pettorale in diverse occasioni. Il primo tentativo, due anni fa ad Arco di Trento, finì con un ritiro per problemi fisici in una gara organizzata di fatto su misura per lui. Poi sono arrivati i 10.000 metri in pista, prima in Veneto e poi a Bolzano, dove il cronometro si è fermato su un tempo che ha fatto rumore: record europeo master e una delle migliori prestazioni italiane di sempre sulla distanza.
Ad Alessandria, però, si cambia scenario. Niente anello, niente curve ripetute all’infinito. Schwazer torna sulla strada e lo fa su una distanza medio-lunga, più impegnativa, carica di significati per la marcia contemporanea. Per lui, che è stato uomo da 20 km ma soprattutto dominatore della 50 km, la mezza maratona rappresenta una nuova, ennesima sfida. A 41 anni, con un corpo che ha attraversato tempeste sportive e giudiziarie, la domanda non è soltanto il risultato.
Alex Schwazer: una storia che divide ancora
Il nome di Alex Schwazer resta una linea di faglia. C’è chi non gli ha mai perdonato il doping e lo considera una pagina chiusa, e chi continua a credere alla sua versione, quella di un complotto e di una manipolazione mai digerita, nonostante le sentenze della giustizia sportiva. Nel mezzo, una vicenda umana e sportiva che ha segnato profondamente l’atletica italiana. Il tribunale penale di Bolzano ha archiviato il procedimento “per non aver commesso il fatto”, ma la squalifica è rimasta, così come le ferite. Domenica, tutto questo camminerà insieme a lui, passo dopo passo.
Alla fine, sarà il cronometro a parlare. O forse no. Forse parlerà prima ancora l’immagine di Alex Schwazer sulla linea di partenza, in una gara di campionato italiano, su una distanza nuova, in mezzo a un movimento che prova a reinventarsi. Alle 12.45 di domenica, ad Alessandria, non si assegnerà soltanto un titolo tricolore, ma si scriverà anche un’altra riga di una storia che, piaccia o no, continua a non lasciare indifferenti.

