Marsiglia, non una scelta a caso. Calanques, roccia viva, dislivelli secchi, salite tecniche, discese che non perdonano e tratti instabili hanno fatto da cornice a tre giorni immersivi insieme a Kiprun tra i sentieri vivendo e respirando trail running. Abbiamo parlato di scarpe con chi le scarpe le progetta davvero, ingegneri e designer. Soprattutto, le abbiamo portate tra i sentieri, su terreni tecnici e instabili, insieme a Davide Perego, il nostro uomo off-road, quando la corsa esce dall’asfalto e diventa sentiero. Ed è proprio in quel contesto che il lavoro fatto da Kiprun negli ultimi mesi ha iniziato a prendere forma più concreta.
Da dove riparte Kiprun
Kiprun, il progetto running di Decathlon, non nasce oggi, ma tra il 2024 e il 2026 ha vissuto una trasformazione profonda. Negli ultimi due anni Kiprun ha rimesso mano a tutto: una gamma completamente ripensata, un livello tecnico più alto, il coinvolgimento diretto di atleti élite in fase di progettazione e, forse soprattutto, un messaggio finalmente più semplice e diretto. Una “segmentazione definitiva”. Un passaggio da brand percepito come accessibile a marchio tecnico e credibile, anche fuori dall’Europa.
La strategia è passata attraverso una riorganizzazione totale della collezione, l’introduzione di nuove mescole proprietarie come Fastech+ e A‑TPU, la collaborazione con fornitori premium come Vibram e Matryx, e un lavoro diretto con atleti di alto livello. L’obiettivo, oggi, è quello di offrire prodotti performance ma un prezzo accessibile, senza restare intrappolati in quella zona grigia che non convince né chi cerca prestazione né chi guarda al valore. Nel trail, questa visione si traduce in due famiglie ben distinte, Kipsummit e Kipclimb, che raccontano due modi diversi di stare sul terreno.
Kipsummit e Kipclimb: il terreno prima della scarpa
Uno degli aspetti più interessanti emersi nel meeting di Marsiglia è l’approccio “inverso”. Kiprun non parte dalla scarpa per poi adattarla, ma dal terreno. I trail corribili e misti da una parte, i terreni tecnici, rocciosi e instabili dall’altra.
Una divisione netta, che dà origine a due linee altrettanto chiare: Kipsummit, pensata per correre, anche a lungo, su trail che mantengono una certa continuità, e Kipclimb, che entra in gioco quando il sentiero si complica davvero. Una distinzione che non resta solo sulla carta: basta allacciarsi le scarpe ai piedi per percepirla.

Kipsummit: la versatilità come principio
Kipsummit è la porta d’ingresso al trail Kiprun, ma anche la sua spina dorsale. È la linea più completa e articolata, pensata per la maggior parte dei trail runner che frequentano sentieri, gare lunghe e dislivelli importanti senza però vivere costantemente sull’off‑trail.
La gamma si struttura su più livelli, dal modello base in EVA fino alle versioni Max e Race. I modelli superiori adottano intersuole in A‑TPU supercritico, una scelta che si distingue per la sua combinazione di comfort, ritorno elastico e durata nel tempo, soprattutto rispetto a foam più estremi ma meno stabili nel lungo periodo.
Kipsummit Max: comfort da ultra, senza eccessi
La Kipsummit Max è stata accolta come una delle proposte più convincenti. Progettata per distanze medio‑lunghe e ultra, utilizza una mescola in A‑TPU. La suola è Vibram Megagrip con tasselli da 4 mm, un chiaro segnale di orientamento verso terreni tecnici ma ancora corribili. Morbida, elastica, ma soprattutto più duratura rispetto a molte super foam di nuova generazione.
Tradotto sul terreno significa comfort che resta anche dopo ore di corsa e una struttura che non cede rapidamente. Un aspetto tutt’altro che secondario quando i chilometri diventano tanti e il fondo irregolare.
Kipsummit Race: il carbonio che cambia linguaggio
La Kipsummit Race è il manifesto tecnico della linea. Non è una “super shoe” trapiantata nel trail, ma una scarpa progettata attorno a una piastra in carbonio segmentata in tre zone, pensata per adattarsi a superfici irregolari. Davanti spinge, al centro stabilizza, nel retro garantisce un appoggio più sicuro.
È una soluzione intelligente per il trail, dove il terreno cambia continuamente e una piastra troppo rigida rischia di diventare un limite più che un vantaggio. La piastra lavora in sinergia con l’A‑TPU, mentre l’outsole Vibram Megagrip Litebase riduce il peso mantenendo grip elevato. Una delle scarpe trail da gara più stabili della sua categoria, soprattutto su fondo tecnico rispetto ad altre scarpe racing estreme.
Kipclimb: quando il trail diventa serio
Se Kipsummit guarda alla continuità di corsa, Kipclimb nasce per affrontare il trail nella sua forma più cruda. Roccia, fango, passaggi off‑trail e discese tecniche sono il suo habitat naturale. È una linea più giovane ma già ben riconoscibile, con un’identità costruita attorno a controllo e sicurezza.
La gamma attuale è volutamente più compatta, con una versione base in EVA e una Kipclimb Max che segna un netto passo avanti in termini di struttura, mentre altri modelli sono attesi nel corso del 2027.

Kipclimb Max: controllo e ritorno
La Kipclimb Max introduce un inserto in Peba nell’avampiede per migliorare comfort e reattività, abbinato a una tomaia con fibre Matryx, oggi riferimento assoluto per resistenza e contenimento nel trail tecnico. La sensazione sotto il piede cambia subito rispetto alla versione base, soprattutto nei tratti più impegnativi.
La trazione è più aggressiva, grazie a tacchetti da 5 millimetri, e la struttura complessiva restituisce un controllo superiore su superfici instabili. Durante le nostre uscite è stata la linea che ha convinto di più nei passaggi davvero difficili.
Rispetto a Kipsummit, Kipclimb lavora con uno stack più basso, maggiore controllo laterale e una sicurezza in discesa che invita a osare senza esagerare. È una scarpa che aiuta a non sbagliare, soprattutto quando la stanchezza si fa sentire.
Importante anche il lavoro sulla protezione: rinforzi decisi sulla tomaia, punta ben schermata e una struttura interna che gestisce meglio la pressione dei lacci. Tutto è pensato per stare molte ore su terreno complicato senza far pagare il conto ai piedi.
Apparel e accessori: meno estetica, più funzionalità
Il lavoro di Kiprun non si ferma alle scarpe. Anche l’abbigliamento trail è stato completamente riorganizzato, con una gamma zaini divisa in tre categorie – Core, Endurance e Pro Team – per coprire esigenze che vanno dall’allenamento quotidiano alle gare lunghe.

Nuove flask, pantaloncini ad alta capacità e maglie più leggere completano un approccio che punta alla funzionalità reale più che al design fine a sé stesso.
Durabilità prima di tutto
Uno dei temi più coerenti di tutto il progetto è la durabilità. Kiprun parla apertamente di scarpe progettate per superare i mille chilometri, con materiali selezionati per resistere all’usura reale. L’uso di poliestere riciclato ed EVA parzialmente bio‑based è presente, ma senza trasformarsi in narrativa “green” forzata. Un approccio pragmatico, ma decisamente condivisibile.
Marsiglia, alla fine, ha confermato una cosa: Kiprun non sta inseguendo il trail, lo sta costruendo con metodo. E come spesso accade in montagna, la verità non emerge con le parole, ma quando il sentiero diventa davvero impegnativo.

