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Recensione Saucony Endorphin Pro 5: meno estrema ma sempre super

Le Saucony Endorphin Pro 5 rinunciano all’estremismo della sorella Elite 2 per offrire una super shoe più stabile, precisa e controllabile, pensata per chi cerca performance senza sensazioni troppo morbide.
Roberto PatuzzoBy Roberto Patuzzo27 Aprile 2026
La nuova Saucony Endorphin Pro 5
La nuova Saucony Endorphin Pro 5

A circa un anno di distanza da quello che definirei senza esitazioni un vero e proprio colpo di fulmine con Saucony e con le sue Endorphin Elite 2 — scarpa con cui ho scelto di affrontare la Maratona di Milano e quella di Venezia, oltre ad aver firmato il mio personale in mezza maratona — torno oggi a parlarvi di una delle novità più attese del brand americano: le nuove Saucony Endorphin Pro 5.

All’interno della famiglia Endorphin, sia la linea Pro sia la linea Elite condividono un DNA marcatamente racing. Parliamo, in entrambi i casi, di scarpe progettate per la gara e per gli allenamenti di qualità, dotate di piastra in fibra di carbonio, geometrie aggressive e una chiara vocazione alla performance. Detto questo, con il passare delle generazioni, Saucony ha lavorato per differenziare in modo sempre più netto le due anime della gamma, dando vita a modelli che oggi rispondono a esigenze e sensazioni di corsa profondamente diverse.

Se le Endorphin Elite 2 hanno letteralmente scosso il mercato grazie all’adozione della mescola IncrediRUN — estremamente reattiva ma al tempo stesso morbidissima, con quel caratteristico effetto di “sprofondamento” che ha acceso un acceso dibattito tra chi l’ha adorata e chi ne ha criticato una stabilità non sempre impeccabile — le nuove Endorphin Pro 5 sembrano nascere con un intento quasi opposto. L’obiettivo, evidente fin dai primi chilometri, è quello di riconquistare il favore dei runner più tradizionalisti, di chi cerca una super shoe sì performante, ma anche più controllabile e leggibile sotto il piede.

Il risultato è una scarpa complessivamente più precisa, più stabile e più “composta” nella risposta. Una super shoe meno estrema, potremmo dire più democratica, che prova a trovare un equilibrio tra reattività, protezione e affidabilità. Un equilibrio che, come vedremo, porta con sé diversi compromessi e qualche inevitabile “ma”.

Battistrada: 7

Il battistrada in PWRTRAC è stato messo alla prova su un ampio ventaglio di superfici e contesti: prevalentemente asfalto, ma anche tratti di terra battuta, qualche uscita su fondo irregolare e persino alcune sedute in pista. Gli allenamenti spaziano dalle ripetute brevi al fartlek, dai lunghi a qualche corsa lenta, giusto per testarne il comportamento a diversi ritmi.

In tutte queste situazioni la Endorphin Pro 5 ha restituito una sensazione di grande sicurezza. Il grip è sempre apparso convincente, sia in curva sia durante le variazioni di ritmo più brusche, e la tenuta su asfalto bagnato si è rivelata migliore di quanto ci si potrebbe aspettare da una scarpa dichiaratamente racing.

La nuova Saucony Endorphin Pro 5

Dopo circa 190 chilometri percorsi, il battistrada non mostra segni evidenti di consumo. Va però segnalato come la gomma non ricopra interamente la superficie d’appoggio: l’intersuola a vista tende quindi a evidenziare qualche inestetismo superficiale, soprattutto se utilizzata su sterrato, senza però avere ripercussioni sulle prestazioni.

Intersuola: 6,5

Passando all’intersuola, troviamo una struttura a doppio strato che combina due mescole diverse. Nello strato superiore è presente il PWRRUN HG, pensato per offrire leggerezza e reattività, mentre nella parte inferiore troviamo il PWRRUN PB, che ha il compito di rendere la transizione più fluida e progressiva. Sulla carta si tratta di una soluzione equilibrata, in grado di coniugare performance e controllo.

Nella pratica, però, per chi — come il sottoscritto — arriva dall’esperienza estremamente morbida e “rimbalzante” dell’IncrediRUN delle Elite, la sensazione è chiaramente diversa. L’intersuola della Pro 5 risulta meno esplosiva e decisamente più rigida nel feeling complessivo. Una caratteristica che può non entusiasmare chi cerca un effetto riposante, ma che al tempo stesso rende la scarpa più stabile e accessibile, soprattutto per runner con una biomeccanica non perfetta o per chi non ama sensazioni troppo estreme sotto il piede.

La nuova Saucony Endorphin Pro 5

Il drop resta invariato rispetto alla versione precedente, con 8 mm e uno stack che raggiunge i 39,5 mm al tallone e i 31,5 mm in avampiede.

Tomaia: 7,5

La tomaia rappresenta, senza dubbio, uno degli aspetti meglio riusciti della Endorphin Pro 5. Il mesh tecnico leggero avvolge il piede con un piacevole effetto “calzino”, risultando immediatamente confortevole e naturale. Il materiale è sottile e molto traspirante, ma ben rinforzato nelle zone strategiche, così da offrire il giusto supporto nelle fasi di spinta.

Testata anche su uscite lunghe e in condizioni meteo molto diverse — dal freddo primaverile alla pioggia, fino a temperature più miti — la tomaia ha sempre garantito comfort e una buona gestione dell’umidità, senza mai trattenere l’acqua.

Upper: 6,5

La costruzione dell’upper è completata da una soletta SRS leggera e rimovibile, da una linguetta morbida e ben integrata nella struttura e da lacci semplici ma funzionali, che non hanno mai creato problemi di allacciatura o punti di pressione.

La nuova Saucony Endorphin Pro 5

Rispetto alle Elite 2, la protezione del tallone risulta migliorata grazie a una conchiglia più strutturata, capace di aumentare la sensazione di sicurezza senza risultare invasiva.

Peso: 6,5

Per quanto riguarda il peso, con 212 grammi in taglia US 9 (206 grammi nella taglia di riferimento), la Saucony Endorphin Pro 5 si colloca in una fascia tutto sommato equilibrata se si considera la maggiore struttura e protezione offerte. Non siamo di fronte a un peso piuma assoluto, soprattutto in un mercato che spinge sempre più verso modelli sotto i 200 grammi, ma il compromesso tra leggerezza, stabilità e controllo è ben calibrato.

Comfort: 5

Arrivando al comfort, emergono però le principali criticità. Durante i test, effettuati sempre in rotazione con altri modelli, ho notato che in caso di utilizzo per più uscite consecutive tendevano a comparire sfregamenti e rossore nella zona del tendine d’Achille, più a livello cutaneo che muscolare. Un effetto che si attenua ruotando la Pro 5 con scarpe più morbide, ma che resta un aspetto da tenere sotto osservazione, soprattutto per chi ha un’Achille sensibile.

La nuova Saucony Endorphin Pro 5

Anche la rigidità generale dell’intersuola contribuisce a una sensazione di corsa poco “riposante”, soprattutto nel finale degli allenamenti più lunghi.

Reattività: 7

Sul fronte della reattività, quando si spinge la risposta c’è. La nuova piastra in fibra di carbonio scanalata, abbinata a un design con intagli longitudinali, favorisce una flessione controllata dell’avampiede e restituisce una buona sensazione di precisione.

Finché si corre in avampiede, specialmente nelle ripetute brevi e negli allenamenti intensi, la scarpa appare brillante. Quando però subentra la fatica e l’appoggio arretra verso il mesopiede, la spinta percepita tende a diminuire e la rigidità si fa più evidente.

La nuova Saucony Endorphin Pro 5

Durata stimata: 7

Dopo circa 190 chilometri, la durata sembra promettente. Il battistrada è praticamente intatto e l’intersuola mostra solo qualche segno estetico.

È realistico pensare a una longevità di circa 350 km in gara e fino a 500 km negli allenamenti di qualità, prima di assistere a un decadimento delle caratteristiche reattive offerte dalla piastra e dalle mescole.

Rapporto qualità/prezzo: 6

Il prezzo di lancio è fissato a 270 euro, anche se con un po’ di attenzione è già possibile trovarle intorno ai 230 euro (guarda qui le migliori offerte nella nostra vetrina scarpe). In un segmento estremamente competitivo come quello delle super shoe, il prezzo rischia di limitarne l’appeal, rendendola una scelta soprattutto per gli affezionati del marchio Saucony.

Saucony Endorphin Pro 5

Saucony Endorphin Pro 5

Scarpa per le gare

Voto finale: 6,6

A chi consiglierei le Saucony Endorphin Pro 5? Ai runner neutri o leggermente pronatori, piuttosto leggeri — indicativamente fino ai 75 kg — che cercano una scarpa da gara precisa, stabile e affidabile, e che apprezzano ancora una buona percezione del terreno. È un modello che trasmette sicurezza in curva e controllo, parlando soprattutto a chi proviene da scarpe più “old school”, meno morbide e meno votate al cushioning esasperato.

Proprio per queste caratteristiche, la Endorphin Pro 5 si pone come complemento ideale delle sorelle Elite, che rappresentano l’estremo opposto in termini di morbidezza e ammortizzazione. Personalmente la vedo più indicata per distanze brevi, dai 5 ai 10 km, e al massimo per la mezza maratona. Nel mio caso potrebbe essere una valida scarpa da allenamento di qualità o una sorta di “tuttofare” da viaggio, capace di adattarsi a ritmi diversi, anche se il prezzo suggerisce una scelta più mirata, pensata soprattutto per il giorno gara.

Endorphin pro 5 prova recensione Saucony test
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Roberto Patuzzo

Se non sono in ufficio sono al campo sportivo o in cucina. Corro dal 2018, dopo una vita passata a correre dietro ad un pallone. Ultimamente mi sono scoperto abile macinatore di km, specializzandomi nelle medie/lunghe distanze | Misure: altezza 171 cm, peso 69 kg, scarpe US 9,5 / EU 43 / 27,5cm | Velocità riferimento sui 10K: 3'15" al km.

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