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Home » 2026, l’anno della rivincita? Andrea Soffientini: “Voglio tornare sotto i 30′ nei 10.000”
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2026, l’anno della rivincita? Andrea Soffientini: “Voglio tornare sotto i 30′ nei 10.000”

Dalla maratona di Siviglia ai Campionati Italiani, una stagione tra ambizioni, infortuni e rincorse cronometriche, con le Diadora Mezzofondo protagoniste, tra allenamenti, gare e la voglia di non mollare mai.
Andrea SoffientiniBy Andrea Soffientini3 Aprile 2026
Andrea Soffientini (foro Roberto Mandelli)
Andrea Soffientini (foro Roberto Mandelli)

Guardo indietro e, rispetto a un anno fa, sembra essere cambiato tutto. O almeno questa è la sensazione, o forse la speranza se provo a fare un bilancio. Perché se è vero che nella corsa la testa pesa quanto le gambe, è altrettanto vero che convincersene fino in fondo non è mai immediato né scontato.

Il 2025 è stato un anno complicato, segnato dall’assenza di risultati di riferimento, senza quei miglioramenti cronometrici che normalmente indicano che il lavoro sta andando nella direzione giusta. È fin troppo facile attribuire tutto al tempo che passa e all’età che avanza, ma sarebbe una spiegazione parziale e, in fondo, anche ingiusta. La realtà è stata più complessa e fatta di una somma di fattori: piccoli infortuni, fastidi ricorrenti nella zona del tibiale, probabilmente acuiti dal caldo e da appoggi non sempre impeccabili, hanno finito per condizionare l’intera stagione.
A pagarne le conseguenze è stato soprattutto il periodo successivo alla maratona corsa con Rebecca a Siviglia, quando il fisico avrebbe avuto bisogno di continuità e invece ha imposto rallentamenti e adattamenti forzati. Ma non è stata solo una questione fisica. A un certo punto è venuta meno anche la componente mentale. Gli allenamenti non sono mai mancati, il lavoro è sempre stato portato avanti con costanza, ma si è affievolita quella fame interiore, quella “garra” che fa davvero la differenza quando arriva il momento di stringere i denti, accettare la fatica e andare oltre i propri limiti.

La voglia di riprovarci e l’obiettivo dei 10.000 metri

Quest’anno però la scelta è stata chiara: riprovarci davvero. Mettersi di nuovo in gioco, senza scuse e senza alibi, scegliendo consapevolmente di buttare il cuore oltre l’ostacolo. La ricerca di nuovi stimoli è diventata una necessità, quasi un passaggio obbligato per ritrovare motivazioni profonde e dare un senso diverso al lavoro quotidiano.

L’obiettivo è ambizioso: tornare sotto i 30 minuti nei 10.000 metri. Un traguardo tutt’altro che semplice, che richiede condizione fisica, continuità e lucidità mentale, ma che proprio per questo vale la pena inseguire fino in fondo. Gli appuntamenti sono già segnati in rosso sul calendario. Il primo è stato lo scorso 28 marzo a Vigevano, con un 10.000 metri in pista che rappresenta subito un banco di prova importante. A seguire, il 12 aprile, sarà la volta di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Entrambe le gare sono valide per i Campionati di Società e mettono in palio punti preziosi per la Dinamo Sport. Conta il miglior risultato tra le due prove: non c’è margine per gestire, né spazio per risparmiare energie. Serve dare tutto, dal primo all’ultimo metro.

La vera ciliegina sulla torta, o forse la sfida più impegnativa dell’intera stagione, è però in programma il 26 aprile a Sulmona, sede del Campionato Italiano dei 10.000 metri in pista. Una trasferta lunga, che richiede organizzazione, energie e una forte motivazione. Quest’anno, infatti, non ci sarà la tradizionale “notte dei personal best” a Londra, appuntamento che in passato aveva rappresentato un’alternativa affascinante e stimolante.

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Dalla maratona alla velocità: una preparazione da ricostruire

Il punto di partenza stagionale è stata la maratona corsa lo scorso 15 febbraio. Da quel momento in poi si è chiusa definitivamente la parentesi dei grandi volumi e dei ritmi lenti, tipici della preparazione sui 42 chilometri, per aprirne una nuova, orientata a esigenze completamente diverse. La priorità è diventata quella dirieducare le gambe alla velocità, di ritrovare brillantezza e reattività dopo settimane di lavoro prolungato e controllato. In questo senso sono stati inseriti allenamenti sui 1000 metri a ritmi attorno ai 2’56/57” al chilometro, un passaggio obbligato per iniziare a risvegliare il motore. È stato un periodo tutt’altro che lineare, caratterizzato da sensazioni altalenanti: alcune sedute sono uscite esattamente come previsto, altre hanno restituito segnali meno confortanti.

A fare la differenza, però, sono stati alcuni allenamenti chiave che hanno ridato fiducia e consapevolezza. In particolare, cinque ripetute da 2000 metri corse a 3’02/03” al chilometro hanno rappresentato un primo vero passo avanti. Ancora più indicativo è stato, la settimana successiva, il classico 3×3000 più 1000, completato con una media di 3’03/04” al chilometro, un ritmo molto vicino a quello ipotizzato per la gara. La scelta di ridurre i recuperi a soli 2 minuti e 20 secondi ha reso il lavoro particolarmente impegnativo dal punto di vista fisico, ma proprio per questo estremamente utile sul piano mentale, lasciando la sensazione di poter reggere carichi di qualità importanti.

Sul fronte aerobico, i lavori specifici non sono stati tantissimi, ma non sono mancati test significativi. Un 2000 forte a 3’17”-3’18”, seguito da un 1000 di recupero a 3’45”, ha prodotto un allenamento complessivo da 14 chilometri a 3’22” di media. A questo si sono aggiunte la RomaOstia, corsa senza scaricare per capire la condizione generale, chiusa in 1h07’, e la Mezza di Vigevano, vinta al termine di una gara tattica, con una prima parte controllata e una seconda più brillante.

Poker alla Scarpa d’Oro di Vigevano per Andrea Soffientini

Un altro banco di prova importante è stata la 5K “Race The Gara” di Diadora, chiusa in 14’57”. Un risultato buono, ma non del tutto soddisfacente, perché nella proiezione ideale avrebbe dovuto rappresentare il passaggio della 10 km o poco più lento. La sensazione, a oggi, è quella di valere tra i 30’30” e i 30’40” in una gara corsa bene.

Mezzofondo Diadora, la chiodata per la pista

Le compagne di viaggio prescelte per questi 10.000 metri sono le nuove Mezzofondo di Diadora. Si tratta di una chiodata che prende ispirazione dalla Nike Dragonfly. Pesa circa 170 grammi ed è pensata per distanze che vanno dagli 800 ai 10.000 metri.

A raccontarci nel dettaglio la genesi di questa scarpa è stato direttamente Gelindo Bordin, Sport e Marketing Manager di Diadora, una figura che nello sport italiano non ha bisogno di presentazioni. Primo atleta italiano a vincere una maratona olimpica, a Seul nel 1988, e unico azzurro capace di conquistare anche la storica maratona di Boston.

Le nuove Diadora Mezzofondo

Come ci ha spiegato, la scarpa nasce da uno studio lungo, approfondito e tutt’altro che immediato, frutto di numerosi test e di scelte precise, fatte con l’obiettivo di trovare il giusto equilibrio tra prestazione e usabilità sulle distanze medio-lunghe in pista. Proprio per questo Diadora ha deciso di rinunciare alla doppia piastra in carbonio, soluzione che avrebbe reso la calzatura eccessivamente rigida e penalizzante oltre certe distanze. Al suo posto è stata adottata una piastra portachiodi in nylon con una percentuale di carbonio pari al 10%, per garantire la necessaria flessibilità senza rinunciare a un efficace ritorno di energia. L’intersuola invece è in Anima PBX, un materiale sviluppato attraverso un processo di espansione in autoclave che consente di ottenere leggerezza, reattività ed elasticità, elementi fondamentali per una scarpa destinata a ritmi elevati e a carichi importanti.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla zona del tallone, spesso critica nelle fasi finali di gara quando la fatica porta ad arretrare l’appoggio. L’obiettivo è stato quello di limitare il cedimento e garantire maggiore stabilità, aiutando l’atleta a mantenere una meccanica di corsa efficiente anche nei momenti più difficili. Il tutto è stato sviluppato nel pieno rispetto del regolamento, restando entro il limite massimo dei 20 millimetri di altezza dell’intersuola, un vincolo che ha richiesto ulteriori compromessi progettuali ma che ha contribuito a definire l’identità tecnica di questa chiodata da pista.

A confermare ulteriormente la bontà del progetto anche il parere di Leo Paglione, atleta accreditato di 13’56” sui 5000 metri e 29’07” sui 10 chilometri, che ha utilizzato le Diadora Mezzofondo per un’intera stagione agonistica. Il suo giudizio nasce dall’esperienza diretta maturata gara dopo gara: “È una scarpa molto reattiva e allo stesso tempo durevole, capace di mantenere prestazioni costanti anche dopo molte competizioni. Che riesce a esprimersi al meglio nei 3000 metri, ma che anche sui 5000 metri ha sempre offerto risposte affidabili, senza mai tradire nelle fasi decisive della gara”.

Andrea Soffientini ai Campionati di Società di Vigevano (foto Biocorrendo.it)

Dopo i 10.000 di Vigevano

Ai 10.000 dei Campionati di Società di Vigevano, lo scorso 28 marzo, la prima prova stagionale ha lasciato sensazioni contrastanti, ma soprattutto un esito dal sapore amaro. Il cronometro si è fermato a 32’47”, un tempo che non racconta fino in fondo l’andamento della gara. Il passaggio ai 5000 metri, infatti, era perfettamente in linea con l’obiettivo prefissato, proiettando verso un finale attorno ai 30’40”. Per metà gara tutto sembrava andare nella direzione giusta, con una condizione aerobica solida e sensazioni complessivamente positive. Poi, però, lo scenario è cambiato improvvisamente.
Ancora una volta il femorale ha presentato il conto, bloccandosi quando la fatica ha iniziato a farsi sentire. Da quel momento la seconda parte di gara si è trasformata in una vera e propria battaglia, più mentale che atletica, per riuscire semplicemente ad arrivare al traguardo.

La condizione fisica, dal punto di vista della tenuta e del fiato, c’era tutta, ma il problema muscolare mi ha costretto a correre in difesa, spesso zoppicando, limitando qualsiasi possibilità di esprimere il mio reale valore fino in fondo. Una gara portata comunque a termine, stringendo i denti, ma che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca e la consapevolezza che, senza quel blocco improvviso, il risultato avrebbe potuto raccontare una storia molto diversa.

Infortuni, esami e la voglia di non mollare

Il fastidio, probabilmente di origine nervosa, parte dalla zona del tibiale e compare dopo alcuni chilometri, sia in gara sia in allenamento. A volte sparisce, a volte no. Ora servono esami strumentali per capire davvero di cosa si tratta. L’obiettivo è tamponare il problema in vista del 12 aprile, gara fondamentale per la mia squadra, Dinamo Running, e soprattutto arrivare al 26 aprile in condizioni accettabili per i Campionati Italiani, che mancano da due anni.

Nel frattempo, con Rosario, il mio coach, stiamo valutando di accorciare i lavori, aumentare leggermente l’intensità e cercare di sbloccare un’ampiezza di corsa compromessa da femorali sempre molto tirati.

Diadora Mezzofondo: come sono andate?

La valutazione finale sulle Diadora Mezzofondo è complessivamente positiva, almeno per quanto riguarda la prima parte di gara. Fino al quinto chilometro, infatti, le sensazioni sono state buone e coerenti con quanto emerso nei test precedenti.
In allenamento la scarpa aveva restituito riscontri decisamente incoraggianti, a partire da un 3000 metri corso in 9’07”, fino alle ripetute sui 1000 metri chiuse tutte abbondantemente sotto i 3’00” al chilometro. In gara, però, con il passare dei chilometri e l’aumento della fatica, quando la spinta sull’avampiede ha iniziato a venir meno, è emersa una percezione diversa.

Le nuove Diadora Mezzofondo

L’ammortizzazione è apparsa più secca rispetto a quella della Nike Dragonfly, pur mantenendo la stessa altezza dell’intersuola consentita dal regolamento. I sei chiodi posizionati nella zona del mesopiede garantiscono comunque un appoggio stabile e sicuro, contribuendo a una buona sensazione di controllo. Quando però si è costretti ad arretrare l’appoggio e a correre maggiormente di tallone, una condizione che può verificarsi nelle fasi finali di un 10.000 metri, come spesso accade, qualsiasi chiodata entra inevitabilmente in difficoltà, e questa non fa eccezione.

Resta comunque una scarpa da pista di alto livello, ben progettata e pensata per chi cerca prestazioni elevate sulle distanze del mezzofondo prolungato. Il vero punto critico, al momento, è rappresentato dal prezzo di listino, fissato a 250 euro, una cifra importante che potrebbe scoraggiare parte degli atleti amatoriali evoluti. La speranza è che, con il tempo, possano arrivare offerte o sconti capaci di rendere questo modello più accessibile, perché dal punto di vista tecnico e prestazionale il lavoro svolto da Diadora merita senza dubbio attenzione.

Le nuove Diadora Mezzofondo

Per il resto, la stagione è tutt’altro che finita. Le prossime settimane diranno se il fisico concederà una tregua e se il percorso scelto porterà finalmente sotto quei 30 minuti. La strada è ancora lunga, ma la voglia di provarci, almeno quella, è tornata.

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Andrea Soffientini
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Allenatore, insegnante e bevitore di birra artigianale e Campari. Amo gli sport in generale in particolare la pallacanestro che ho praticato per anni con scarsissimi risultati. Amo l'atletica leggera in toto perché è uno sport di fatica e sacrifici ma che sono sempre ampiamente ripagati | Misure: altezza 17 5cm, peso 65 kg, scarpe US 9,5 / EU 43 / 27,5cm | Velocità riferimento sui 10K: 3'00" al km.

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