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Autore: Massimo Rapetti
Nasco con l’atletica Leggera, ma non sulla pista ero in pedana dentro una gabbia a lanciare il martello. Nei primi anni universitari mi appassiono alla corsa, ma il vero amore sboccia con il Trail. Le gare di ultra sono la mia passione, soprattutto in ambiente di montagna dove le difficoltà si sommano e la sfida diventa totalizzante. Ho una laurea in Scienze Motorie, una specialistica in Scienza e Tecnica dello Sport ed una seconda Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Iscritto all’ordine dei biologi, svolgo la mia professione di Nutrizionista Sportivo seguendo atleti di vario livello. Ho anche l’onore di essere il nutrizionista di Obiettivo 3, società sportiva per l’avviamento e il sostegno allo sport per soggetti disabili.
L’ultimo mese prima della maratona è una fase decisiva per trasformare i carichi di allenamento in energia, recupero e performance. Dopo il lunghissimo, infatti, il rischio è arrivare alla gara scarichi, con meno glicogeno e una perdita di massa muscolare. In questo contesto, alcune strategie di integrazione possono aiutare il runner a recuperare meglio e sostenere il corpo durante lo scarico.
Gli omega-3 e gli omega-6 sono acidi grassi essenziali fondamentali per la regolazione dei processi cellulari, in particolare quelli legati all’infiammazione, alla risposta immunitaria e alla salute cardiovascolare. Nella dieta occidentale si registra oggi un forte squilibrio a favore degli omega-6, con un rapporto che può arrivare a 15:1 rispetto agli omega-3, ben lontano dal valore ottimale di 3:1.
La gestione dei carboidrati nel running è uno degli aspetti più delicati e spesso fraintesi dell’alimentazione sportiva. Quantità, timing e tipologia di zuccheri devono essere adattati al tipo di allenamento e all’obiettivo del runner, che sia performance, dimagrimento o benessere. Dal fondo lento ai lavori di qualità, fino alle corse lunghe, il consumo energetico cambia e con esso il ruolo dei carboidrati.
L’impresa di Sabastian Sawe, capace di correre una maratona sotto le due ore, ha acceso il dibattito anche sul piano nutrizionale seguito dall’atleta keniano. Tra i punti più discussi, l’elevatissima quantità di carboidrati assunta in gara e l’utilizzo combinato di carboidrati e bicarbonati nei giorni precedenti e durante la competizione.
Per chi corre, gli esami del sangue non sono un semplice controllo di routine, ma uno strumento essenziale per comprendere lo stato di salute e migliorare la performance. Dal trasporto dell’ossigeno al recupero muscolare, dall’equilibrio ormonale all’infiammazione sistemica, ogni valore racconta qualcosa del rapporto tra allenamento, alimentazione e adattamento fisiologico.
Il rapporto tra alimentazione e running è complesso e cambia in base agli obiettivi e alla fase in cui ci si trova. La corsa, da sola, non è lo strumento più efficace per perdere peso dal punto di vista calorico, ma offre benefici metabolici fondamentali, come il miglioramento della sensibilità insulinica.
Il colesterolo alto nei runner è più comune di quanto si creda e spesso non rappresenta un reale pericolo. L’attività fisica intensa aumenta infatti le HDL, la frazione “buona” che innalza anche il valore totale senza peggiorare il rischio cardiovascolare.
L’uso dei gel energetici in gara è diventato una componente essenziale nella strategia di ogni runner, ma la loro efficacia dipende da un equilibrio delicato tra biochimica, assorbimento intestinale e tolleranza individuale.
La sudorazione è un processo naturale, ma per chi pratica sport rappresenta una sfida: ogni goccia porta via acqua e sali minerali essenziali. Non basta bere acqua: occorre reintegrare elettroliti come sodio, potassio e magnesio per evitare cali di performance e rischi per la salute.
I minerali sono elementi essenziali per la salute e la performance sportiva. Tra i più importanti, sodio, potassio e magnesio svolgono ruoli chiave nell’equilibrio idrico, nella contrazione muscolare e nella produzione di energia.
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