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Recensione Mizuno Neo Zen 2: è ancora la numero uno?

Mizuno Neo Zen 2 rinuncia all’effetto wow della prima versione per diventare più stabile e universale: meno magia, più controllo, più protezione.
Andrea SoffientiniBy Andrea Soffientini7 Marzo 2026
La nuova Mizuno Neo Zen 2
La nuova Mizuno Neo Zen 2

Lo scorso anno la Mizuno Neo Zen aveva letteralmente messo tutti d’accordo. Una scarpa sorprendente, quasi fuori scala per la categoria, capace di offrire un’ammortizzazione estremamente morbida, una risposta elastica e una sensazione di corsa che aveva fatto innamorare tantissimi runner. Per noi era stata, senza mezzi termini, la “scarpa dell’anno”.

Con queste premesse, il debutto della Mizuno Neo Zen 2 non poteva che essere accompagnato da aspettative altissime. Un’eredità pesante, quasi ingombrante. Il nuovo modello aveva un compito tutt’altro che semplice: correggere i principali limiti della prima versione — in particolare instabilità, allacciatura e protezione del tallone — senza però snaturare quell’effetto wow che aveva reso la Neo Zen così speciale.

La direzione intrapresa da Mizuno è però chiara fin da subito: rendere la Neo Zen 2 una scarpa più stabile, più protettiva e soprattutto più accessibile, pensata non solo per runner “dai piedi educati”, ma per una platea molto più ampia. In altre parole, una scarpa più democratica, adatta a chi corre a ritmi tranquilli, a chi ha un appoggio meno preciso o a chi cerca una daily trainer solida e affidabile per macinare chilometri.

Dopo circa 150 km di test per Andrea e oltre 60 km per Paolo, prevalentemente a ritmi lenti e medi, siamo pronti a raccontarvi come va davvero la Neo Zen 2, cercando — come sempre — di essere il più obiettivi possibile.

Battistrada: 7

Il battistrada utilizza la collaudata mescola X10, una gomma al carbonio ad alta resistenza, da anni sinonimo di durabilità in casa Mizuno. Rispetto alla prima versione, il disegno è stato rivisto in modo evidente: più tassellatura e maggiore copertura di gomma, soprattutto nelle zone di maggiore usura.

Durante i test, l’usura si è confermata contenuta e perfettamente in linea con le aspettative di una daily trainer pensata per durare. Il grip è buono sull’asfalto asciutto e su superfici compatte, mentre resta solo discreto sul bagnato e su terreni insidiosi come brecciolino o sabbia umida. Sul fango, invece, i limiti sono evidenti: non è il suo terreno ideale.

Uno degli interventi più significativi riguarda però le dimensioni dell’impronta a terra. Si passa infatti da 115–95 mm della Neo Zen a 120–100 mm della Neo Zen 2, con un aumento di circa 5 mm sia in avampiede sia al tallone. Una scelta che si traduce immediatamente in maggiore stabilità, sicurezza nei cambi di direzione e una sensazione di appoggio più solido per tutta la durata della corsa.

Intersuola: 7

Qui si concentra senza dubbio il cambiamento più discusso e divisivo dell’intero progetto Neo Zen 2. Mizuno ha scelto di abbandonare il TPU supercritico della prima versione, autentico protagonista di quell’effetto wow immediato che aveva conquistato tantissimi runner, per passare a una EVA iniettata d’azoto. Una soluzione più tradizionale, meno spettacolare al primo impatto, ma anche più gestibile, più controllabile e coerente con l’idea di una scarpa pensata per un utilizzo quotidiano e per un pubblico più ampio.

Dal punto di vista delle geometrie, i numeri restano importanti e confermano il posizionamento della Neo Zen 2 nel segmento delle daily trainer moderne ad alto stack. L’intersuola misura circa 40,5 millimetri nel tallone e 34,5 millimetri nell’avampiede, con un drop di 6 millimetri che favorisce una corsa abbastanza naturale senza risultare troppo invasivo.

Rimane inoltre la tecnologia Smooth Speed Assist, progettata per accompagnare il piede in una transizione tallone‑punta fluida grazie a una geometria rocker ben studiata. Sulla carta il concetto è chiaro e sensato, ma nella pratica la sensazione risulta meno evidente rispetto a quanto accadeva sulla Neo Zen originale. In particolare, chi tende ad appoggiare già di mesopiede o di avampiede percepisce meno il contributo attivo di questa tecnologia, che appare più “guidata” e meno dinamica rispetto al passato

La nuova Mizuno Neo Zen 2

Nel complesso, l’intersuola della Neo Zen 2 restituisce una corsa meno elastica e meno “plush”, perdendo quella risposta quasi iper‑morbida che aveva reso iconica la prima versione. In compenso, però, guadagna in stabilità, soprattutto per runner di peso medio‑alto o per chi cerca una scarpa che non si muova troppo sotto il piede dopo molti chilometri. È una scelta perfettamente coerente con l’obiettivo dichiarato di Mizuno: trasformare la Neo Zen in una scarpa più universale e più facile da interpretare.

Tomaia: 7,5

La tomaia in knit è stata ridisegnata per offrire una calzata più equilibrata. Rispetto alla prima versione è più ampia in avampiede, lasciando maggiore libertà alle dita, ma allo stesso tempo più strutturata e contenitiva.

La sensazione al piede è di grande comfort, con una calzata che risulta meno “abbondante” in lunghezza rispetto alla Neo Zen. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, non è più necessario scendere di mezzo numero: la taglia standard è quella giusta. Buona anche la gestione del clima: traspirabilità adeguata e nessun problema di surriscaldamento, nemmeno sulle distanze più lunghe.

La nuova Mizuno Neo Zen 2

Upper: 8

Qui Mizuno ha fatto un lavoro eccellente. L’upper è stato completamente ridisegnato, risolvendo quelli che erano i difetti più evidenti del primo modello.

La linguetta ora è indipendente, non più integrata nella tomaia, ed è cucita solo alle estremità. Il nuovo sistema di allacciatura con occhielli rinforzati e lacci tradizionali permette di stringere la scarpa in modo efficace e preciso, eliminando i fastidiosi arricciamenti che affliggevano la Neo Zen. Nelle prime uscite si può avvertire un leggero fastidio nella parte alta del collo del piede (che qualcuno aveva già sperimentato con la prima versione), ma è una sensazione transitoria che scompare dopo pochi chilometri.

Completamente rivista anche la zona del tallone: più imbottitura, schiume cucite alla tomaia e una conchiglia interna più rigida, che migliorano in modo netto stabilità e contenimento.

La nuova Mizuno Neo Zen 2

Peso: 7

Il peso dichiarato della Mizuno Neo Zen 2 si attesta sui 247 grammi nella misura US 9.5 (245 nella taglia di riferimento), a fronte dei 240 grammi del modello precedente. Un incremento di appena 7 grammi, un valore che nella pratica risulta sostanzialmente impercettibile una volta indossata la scarpa e che difficilmente incide sulla sensazione di corsa, soprattutto nell’utilizzo quotidiano per cui questo modello è stato progettato.

Considerando il segmento di riferimento, il peso della Neo Zen 2 rimane assolutamente competitivo. Per una daily trainer pensata per accompagnare i runner negli allenamenti di tutti i giorni, anche su distanze medio‑lunghe, restare sotto la soglia dei 250 grammi significa offrire un equilibrio riuscito tra leggerezza, comfort e sostanza.

Comfort: 6,5

Il cambio di mescola è immediatamente percepibile e incide in modo netto sull’esperienza di corsa. Al primo impatto, la Neo Zen 2 non restituisce più quella sensazione travolgente che aveva caratterizzato la versione precedente: l’effetto wow istantaneo, quello che faceva innamorare appena infilata la scarpa, qui semplicemente non c’è più. La risposta dell’intersuola è diversa, più composta, meno esplosiva, e questo è un aspetto che chi ha amato profondamente la Neo Zen noterà fin dai primi passi.

La nuova Mizuno Neo Zen 2

La Neo Zen 2 rimane comunque una scarpa confortevole, relativamente morbida e adatta alle lunghe distanze, ma la corsa risulta un po’ più “secca” e meno giocosa. È una sensazione che alcuni runner apprezzeranno, altri meno, soprattutto chi aveva amato visceralmente la prima versione.

Protezione: 7,5

In questo ambito la Neo Zen 2 compie un passo avanti netto e facilmente percepibile rispetto al modello precedente. L’insieme degli interventi strutturali messi in campo da Mizuno — un’intersuola più compatta e controllata, una base d’appoggio sensibilmente più ampia, un upper più costruito e un tallone finalmente ben imbottito e contenitivo — si traduce in una scarpa più stabile, più sicura e decisamente più rassicurante in ogni fase dell’appoggio.

È una daily trainer che si lascia utilizzare senza problemi anche da runner più pesanti, da chi ha una leggera iperpronazione o da chi affronta lunghi a ritmi tranquilli.

Durata: 7

Dopo i primi chilometri percorsi, i segni di usura risultano ancora estremamente contenuti. Il battistrada in mescola X10 continua a dimostrare tutta la sua affidabilità, confermando una resistenza elevata all’abrasione, mentre la tomaia si presenta tuttora in condizioni praticamente perfette, senza cedimenti o punti di stress evidenti.

La nuova Mizuno Neo Zen 2

I classici 800 chilometri di vita utile appaiono quindi ampiamente alla portata, con la concreta possibilità di spingersi anche oltre rispetto a quanto riscontrato sul modello precedente, soprattutto grazie a una struttura complessiva ora più solida e robusta.

Rapporto qualità/prezzo: 7,5

Il prezzo di listino rimane fissato a 150 euro, senza variazioni rispetto al modello precedente (guarda qui le migliori offerte). In un contesto di mercato in cui molte daily trainer di fascia comparabile arrivano con facilità a superare i 180 o addirittura i 200 euro, la Mizuno Neo Zen 2 riesce a posizionarsi in modo particolarmente competitivo.

A questa cifra offre infatti un pacchetto completo fatto di buona durata nel tempo, comfort adeguato per l’uso quotidiano e una versatilità che le consente di adattarsi a un’ampia tipologia di runner, rendendola una proposta concreta e interessante nel panorama attuale delle scarpe da allenamento.

Mizuno Neo Zen 2

Mizuno Neo Zen 2

Scarpa per corse di tutti i giorni

Voto finale 7,2

Stabilire se la Neo Zen 2 sia complessivamente migliore o peggiore rispetto alla prima versione non è affatto immediato e dipende molto dal punto di vista con cui la si osserva. Il giudizio, inevitabilmente, cambia in base alle aspettative e al tipo di runner che la indossa.

È indubbio che questa seconda versione risulti più stabile, più protettiva e più adatta a una platea ampia di corridori, soprattutto a chi cerca una scarpa affidabile per l’allenamento quotidiano. Allo stesso tempo, però, viene a mancare una parte di quell’incanto che aveva reso la Neo Zen originale così speciale e memorabile, in particolare per i runner più esperti, leggeri e sensibili alle sensazioni di corsa.

In sintesi, il messaggio è chiaro: meno estrema, più universale. Una scarpa che rinuncia a una parte della sua magia originaria, ma che in cambio guadagna solidità, controllo e sostanza, diventando una compagna più prevedibile e rassicurante per macinare chilometri giorno dopo giorno.

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Andrea Soffientini
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Allenatore, insegnante e bevitore di birra artigianale e Campari. Amo gli sport in generale in particolare la pallacanestro che ho praticato per anni con scarsissimi risultati. Amo l'atletica leggera in toto perché è uno sport di fatica e sacrifici ma che sono sempre ampiamente ripagati | Misure: altezza 17 5cm, peso 65 kg, scarpe US 9,5 / EU 43 / 27,5cm | Velocità riferimento sui 10K: 3'00" al km.

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