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Home » Davide Perego e Nicola Castellazzi, il nuovo “Team Trail” di The Running Club
Atleti Trail running

Davide Perego e Nicola Castellazzi, il nuovo “Team Trail” di The Running Club

Due storie diverse, una stessa visione: Davide Perego e Nicola Castellazzi entrano nel Team Trail di The Running Club, portando esperienza, velocità e una nuova idea di corsa tra strada e montagna.
Dario MarchiniBy Dario Marchini16 Marzo 2026
Nicola Castellazzi e Davide Perego (foto AI)
Nicola Castellazzi e Davide Perego (foto AI)

Nel mondo della corsa i confini tra asfalto e sentieri sono sempre più sottili e riuscire a individuare atleti capaci di interpretare ogni disciplina con rigore, competenza e visione non è affatto scontato. È esattamente questo che stavamo cercando: persone in grado di vivere e raccontare il trail con la stessa passione e la stessa forza con cui, ogni giorno, noi di The Running Club viviamo la pista e l’asfalto.

Dopo una lunga e accurata ricerca di nuovi profili, fatta di test, confronti e chilometri macinati sui sentieri, frutto di un percorso di osservazione attento e consapevole, siamo finalmente riusciti a individuare due nuove figure. Due nuovi compagni di viaggio che nei prossimi mesi ci affiancheranno — qualcuno in realtà lo ha già fatto — dando vita al nuovo Team Trail di The Running Club: Davide Perego e Nicola Castellazzi.

Entrambi portacolori dei Falchi di Lecco, Davide e Nicola rappresentano due storie diverse ma profondamente complementari. Due atleti capaci di muoversi con naturalezza tanto sui sentieri di montagna quanto su strada, oscillando con equilibrio tra cronometro e sensazioni. Il loro terreno ideale è quello che conoscono meglio: un’area che sembra fatta apposta per chi ama correre, sospesa tra la pianura milanese e le Prealpi lecchesi, dove l’asfalto incontra le prime salite e ogni allenamento diventa una scelta di identità.

Intervista di Andrea Soffientini

Due percorsi, una stessa passione

Nicola Castellazzi è nato nel 2002 e, a soli 23 anni, ha già alle spalle un percorso sportivo sorprendentemente articolato. La sua storia non inizia con la corsa, ma con l’alpinismo, una passione che lo ha portato presto a confrontarsi con la montagna in senso verticale, prima ancora che orizzontale. Da lì il passaggio all’atletica in pista, poi alla strada e infine alla corsa in montagna, in una sorta di cerchio che oggi si chiude. “È come tornare alle origini, ma con una veste diversa, più veloce”, racconta. Dopo gli anni nella categoria Promesse, dove era riuscito anche a togliersi qualche soddisfazione a livello nazionale, oggi si trova a competere “in mezzo alla bagarre”, contro atleti più esperti e strutturati. Una sfida che non lo spaventa, anzi.

Davide Perego, oggi master SM35, arriva invece da tutt’altro mondo. Per anni ha giocato a calcio, prima che una decisione quasi improvvisa lo portasse a iscriversi alla ResegUp, storica gara sul Resegone. È stato l’inizio di tutto. “Da lì siamo andati avanti, una gara dietro l’altra in montagna”, spiega. Col tempo, però, anche la strada ha iniziato a ritagliarsi uno spazio importante nel suo allenamento e nei suoi risultati. Personali di rilievo, una RomaOstia corsa in 1h07’18”, e una progressione che lo ha reso uno degli esempi più chiari di come il trail runner moderno possa essere anche un atleta veloce su asfalto.

Numeri, sensazioni e chilometri verticali

Se c’è una gara che ha segnato profondamente Nicola Castellazzi, quella è il chilometro verticale. In particolare il Chilometro Verticale del Magnodeno, vicino casa e organizzato dalla sua stessa società. Mille metri di dislivello concentrati in pochi chilometri, dove conta solo una cosa: il tempo. “Sono un amante dei numeri — ammette — e vedere quanto impiego a scalare 1000 metri di dislivello è una motivazione enorme”. Accanto a questa, resta nel cuore anche il Sentiero 4 Luglio, affrontato nella distanza più corta, 20 chilometri con oltre 1500 metri di dislivello, in condizioni meteo tutt’altro che semplici. Pioggia, nuvole basse, fatica estrema, ma anche un quarto posto assoluto che ancora oggi ricorda con orgoglio.

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Davide Perego vive il trail in modo diverso. Per lui è prima di tutto divertimento, anche se non mancano momenti di preparazione mirata. Qualche cronoscalata in inverno, qualche salita estiva per cercare il fresco, ma sempre con un approccio più istintivo. “Non sono un amante dei numeri, soprattutto in montagna. Troppi calcoli nel momento di fatica non fanno per me”, dice senza mezzi termini. Sulla strada, invece, la storia cambia: lì il cronometro torna a essere un riferimento chiaro, quasi necessario.

Strada e trail: due mondi che si parlano

Il dialogo tra corsa su strada e trail running è uno dei temi centrali del confronto tra i due atleti. Nicola non ha dubbi: una base di velocità è fondamentale, anche per chi corre in montagna. Lo dimostra la sua esperienza personale, quando, reduce dalla preparazione per i 5000 metri in pista, si è presentato a gare “only up” ottenendo ottimi piazzamenti. “Il motore paga anche in salita”, spiega, sottolineando però come la discesa resti il vero discrimine. Lì servono adattamento, tecnica e conoscenza del terreno.

Davide concorda sulla necessità di un mix. Le salite vanno fatte, le discese vanno sapute correre, e il tipo di sentiero può cambiare completamente l’andamento di una gara. “Preferisco i single track corribili, dove si corre forte — racconta — ma se iniziano i gradoni, le gambe piangono”. È un equilibrio delicato, fatto di forza, agilità e capacità di leggere il terreno in tempo reale.

Meteo, attrezzatura e gestione dello sforzo

In montagna, a differenza della pista o della strada, il meteo diventa un fattore determinante. Nicola, con una punta di autoironia, ammette di apprezzare anche le condizioni più estreme. “Canotta e pantaloncini, e si spera di arrivare all’arrivo sentendo ancora le mani”, scherza, definendosi “un po’ masochista”.
Davide, al contrario, preferisce condizioni buone: odia il freddo e sopporta meglio il caldo, anche quando le gare salgono oltre i 1500 o 2000 metri.

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Entrambi utilizzano orologio GPS e fascia cardio, anche in gara. Nicola sta ancora imparando a interpretare i dati, raccogliendo informazioni per capire come leggerle e sfruttarle davvero. Davide ha introdotto la fascia più recentemente, trovandola particolarmente utile su strada e in salita, mentre in discesa tende ad affidarsi di più alle sensazioni. Due approcci diversi, ma entrambi consapevoli che il trail moderno è sempre più uno sport prestativo, dove romanticismo e numeri devono convivere.

Un territorio che invita a correre

L’Alta Brianza, tra Milano e Lecco, è il contesto ideale per questo tipo di atleti. Pianura da un lato, colline e montagne dall’altro, con anelli veloci per spingere forte e sentieri tecnici a pochi minuti da casa. “In mezz’ora di macchina siamo ai piedi del Resegone o della Grignetta”, raccontano, sottolineando la fortuna di poter scegliere ogni giorno il terreno più adatto all’allenamento.

È anche per questo che la tentazione del trail è sempre dietro l’angolo, soprattutto per chi nasce road runner. Ma il messaggio che Nicola e Davide vogliono portare è chiaro: non esistono mondi chiusi o “sette” esclusive. Il trail può essere un’opportunità per tutti, così come la strada può offrire spunti preziosi a chi corre in montagna. “L’importante è avvicinare le persone alla corsa, far capire come farla bene, anche con l’attrezzatura giusta”, sottolinea Davide, pensando soprattutto a chi inizia.

In fondo, come dimostrano le loro storie, la corsa è una sola. Cambia il terreno sotto i piedi, ma restano la passione, la fatica e quella voglia costante di migliorarsi che, dalla pianura alle creste, continua a spingere avanti.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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