Pegasus Plus 2 è la nuova daily trainer che Nike ha sviluppato per i runner alla ricerca di una scarpa capace di accompagnare le sedute di velocità e i lavori a ritmo variato durante la settimana, senza dover necessariamente ricorrere a un modello da gara. Una scarpa pensata per mettere insieme velocità, leggerezza, comfort e versatilità, cercando di avvicinare le sensazioni di un modello racing mantenendo però la praticità e la duttilità di una daily trainer.
Per presentarla ai membri del proprio Run Club, Nike ha organizzato all’Arena Civica di Milano una “Tempo Session”, un evento-allenamento pensato proprio per provare la nuova Pegasus Plus 2 sul terreno per cui è stata progettata: una seduta in pista, con cambi di ritmo e tratti veloci, ideale per verificare direttamente la reattività della nuova scarpa. Dopo il riscaldamento collettivo guidato dai capitani del Nike Run Club, i runner hanno affrontato quattro sessioni da un miglio, ciascuna composta da un giro lento seguito da tre giri veloci, sfruttando le caratteristiche della Pegasus Plus 2.
In pista, insieme ai partecipanti, anche Federica Del Buono, atleta Nike reduce dalla medaglia d’oro conquistata nei 10.000 metri ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026.
Intervista a Federica Del Buono: “Non bisogna mai guardare il punto di partenza, ma dove vuoi arrivare”
La serata è iniziata proprio con il racconto di Federica sulle sue ultime esperienze, intervistata da Paolo Corsini, direttore di The Running Club, parlando poi di allenamento, di gare, di corsa e, naturalmente, del rapporto quotidiano di Federica con le proprie scarpe da running.

Federica, partiamo dall’ultima immagine che abbiamo di te: l’oro nei 10.000 metri ai Giochi del Mediterraneo, conquistato in 35’02”28. Che cosa ti ha lasciato quella gara, soprattutto pensando a come si era messa a poco più di due chilometri dall’arrivo?
“È stato veramente molto bello, anche perché vincere davanti al pubblico di casa fa la differenza: tutti tifavano per me. È stata una gara in rimonta. A due chilometri dalla fine ero sesta, ma ho avuto pazienza e fiducia nella possibilità di raggiungere le atlete che avevo davanti. Avevano dato uno strappo molto deciso e, avendo già corso diversi 10.000 metri, sapevo che certe azioni si possono pagare nella parte finale. Quando c’è stato quell’attacco, quasi mi sono tranquillizzata, perché ho pensato che prima o poi lo avrebbero pagato e che sarei riuscita a rientrare. Sono quindi molto felice di aver fatto una gara in rimonta. Vista da fuori è stata forse ancora più spettacolare e sicuramente molto bella da vedere”.
Sei arrivata ai massimi livelli partendo dai 1500 metri. Quando hai capito che i 5000 e, soprattutto, i 10.000 potevano rappresentare una parte importante del tuo futuro?
“Purtroppo non si può correre per sempre in pista. Avendo fatto per tanti anni i 1500 metri, che sono quelli che hanno creato la mia identità sportiva, sapevo che sarebbe arrivato il momento di cambiare un po’ strada. Volevo avere anche il tempo per potermi approcciare a queste distanze più lunghe e sono contenta di essere stata in grado di esprimermi bene, dagli 800 fino ai 10.000 metri. Devo dire che è anche difficile scegliere una gara preferita, perché mi piacciono un po’ tutte”.
Cosa è cambiato concretamente nella tua preparazione quando hai iniziato a spostarti verso le distanze più lunghe? E cosa, invece, hai scelto di mantenere della tua formazione da mezzofondista?
“Quando sei un mezzofondista lavori sempre a livello aerobico, sia che tu faccia gli 800 metri sia che tu corra i 10.000. Ovviamente, quando allunghi la distanza, aumentano il lavoro aerobico e i chilometri. Sicuramente quello che è cambiato è stato imparare a faticare di più per certi versi, a stare nella fatica e ad avere pazienza. Quando ti alleni su distanze più lunghe, anche gli allenamenti durano di più e quindi devi imparare a mantenere la concentrazione per un periodo maggiore. Il volume di carico è aumentato, ma senza mai tralasciare la componente di qualità. Essendo nata come atleta dei 1500 metri, non voglio snaturarmi e quindi continuiamo a lavorare anche su quel versante, anche se oggi un pochino meno”.
Hai parlato di pazienza e capacità di stare nella fatica. È un consiglio interessante anche per chi corre solo per passione. Cosa diresti a una persona che magari non si ritiene molto veloce, ma pensa di avere ancora margini per migliorare?
“Secondo me non bisogna mai guardare il punto di partenza, ma dove vuoi arrivare. Ognuno ha il suo percorso e i suoi tempi. C’è chi riesce più velocemente a raggiungere determinati obiettivi, ma questo non significa che gli altri non possano arrivarci. Come dicevo anche prima, a volte l’ossessione batte il talento. Il duro lavoro ti porta sicuramente ad avere dei risultati, perché l’atletica non regala niente. È uno degli sport più oggettivi: quello che dai, prima o poi, ti ritorna. Bisogna avere pazienza. A volte ti sembra di non migliorare e poi fai il salto di qualità, ma in realtà è il risultato di quell’1% quotidiano in cui migliori. All’inizio sembra che non ci siano progressi, poi alla fine ti ritrovi a un livello diverso. E soprattutto è importante non fare paragoni. Ognuno ha le proprie qualità e caratteristiche. Non bisogna guardare quello che fanno gli altri, ma concentrarsi sul proprio percorso e avere fiducia nel processo”.
Quindi possiamo sintetizzare tutto con due parole: pazienza e costanza?
“Sì, assolutamente. Sono d’accordo. La costanza nell’allenamento, nell’uscire e nell’avere il piacere della corsa è quello che poi permette di crescere e migliorare”.
Quando affronti un allenamento di qualità, quanto è importante avere gli strumenti giusti e una scarpa che ti aiuti a trovare e mantenere quello che è l’obiettivo dell’allenamento?
“Sicuramente la scarpa non fa l’allenamento al posto tuo, però avere una scarpa che ti aiuta a esaltare le tue qualità ti fa anche stare più sereno. Quello che ricerco molto in una scarpa è il comfort, ma allo stesso tempo voglio che sia in grado di esaltare la mia meccanica di corsa. Non devo pensare a usare i piedi: deve essere una cosa automatica. Io devo concentrarmi sull’allenamento e su quello che sto facendo, senza dover forzare un’azione. Cerco quindi una scarpa che sia leggera, ma allo stesso tempo reattiva, e che mi dia una buona fluidità di corsa”.
Hai ai piedi le nuove Pegasus Plus 2 e le hai utilizzate nelle scorse settimane durante i tuoi allenamenti. Qual è stata la prima sensazione che hai avuto indossandole?
“È una scarpa che sicuramente non mi ostacola, ma anzi mi aiuta nella facilità di corsa. Non è una scarpa in carbonio, quindi è anche ottima per allenarsi tutti i giorni, ma allo stesso tempo è leggera e reattiva. Anche quando devi fare allenamenti di maggiore qualità, con dei cambi di ritmo, è sicuramente una scarpa molto valida”.
Se potessi tornare al passato e parlare con la Federica che era agli inizi della carriera, che consiglio le daresti?
“La cosa più importante è sapere che i percorsi non sono mai lineari. Possono succedere, e per forza di cose succedono, anche delle cose negative: ci sono le difficoltà e ci sono gli infortuni. Alla fine, però, sono tutte occasioni per conoscersi sempre di più, perché è attraverso le difficoltà che cresci e impari a conoscere il tuo fisico e i tuoi equilibri. Quello che direi alla Federica del passato è che quei momenti arriveranno e bisogna affrontarli, vivere la sofferenza e avere la capacità di considerarla come un momento di crescita. Poi, alla fine, tutto passa. Se ci sono momenti negativi, per forza di cose ci saranno anche quelli positivi”.
Hai corso tanti chilometri e sono passati tanti anni. Ma che cos’è oggi la corsa per te?
“La corsa è ciò che mi fa sentire libera. È ciò che mi ha aiutato a conoscere il mio fisico e, ogni giorno, mi permette di imparare qualcosa di nuovo. A volte può sembrare una cosa noiosa: uno potrebbe pensare di fare sempre la stessa cosa tutti i giorni. In realtà c’è sempre qualcosa da imparare. Ho imparato tantissimo negli anni e nelle gare, anche a livello tattico. Soprattutto nelle competizioni di mezzofondo ci sono sempre dinamiche nuove e anche da questo punto di vista migliori, sviluppando la tua astuzia e la capacità di interpretare le situazioni. Per me la corsa è ciò che mi ha fatto crescere e mi ha permesso di diventare l’atleta che sono oggi. Mi ha aiutato ad affrontare le difficoltà e mi ha anche permesso di conoscere tantissime persone bellissime. Mi ha fatto capire che cosa significa condividere. Anche se è uno sport individuale, in realtà sono tantissime le persone che lo praticano e hai la possibilità di vivere esperienze indimenticabili con persone che condividono la fatica con te. E quando condividi la fatica con qualcuno, secondo me, tutto diventa più facile. Alla fine, la corsa rappresenta tutta la mia vita. Sono contenta di aver trovato la mia strada e che questa strada sia proprio la corsa. E, per fortuna, sono riuscita anche a farla diventare il mio lavoro”.
Nike Pegasus Plus 2: la velocità si costruisce anche in allenamento
A illustrare ai partecipanti le principali caratteristiche della Pegasus Plus 2 è stato poi un esperto di prodotto di Nike.
L’obiettivo della nuova Pegasus Plus 2, ha spiegato fin dalle prime battute, è quello di portare la sensazione di velocità anche negli allenamenti quotidiani. È questo il filo conduttore attorno al quale si è sviluppata la presentazione della nuova scarpa Nike, evoluzione di una famiglia, la Pegasus, che da oltre quarant’anni rappresenta uno dei modelli più trasversali del brand nel mondo del running.
“Non puoi essere veloce la domenica se non sei veloce il martedì”. È una frase che riassume bene la filosofia della Tempo Session: la velocità non si costruisce soltanto il giorno della gara, ma attraverso il lavoro quotidiano, la continuità degli allenamenti e la capacità di abituare progressivamente il corpo a sostenere ritmi più elevati.
La Pegasus, storicamente pensata per un pubblico molto ampio, assume quindi con questa versione Plus un’identità più specifica. “I runner sono sempre più esigenti, hanno allenamenti diversi, obiettivi diversi”, ha spiegato l’esperto durante la presentazione. Da questa evoluzione delle esigenze nasce l’idea di una Pegasus dal carattere più dinamico, più leggera (è “la scarpa da allenamento più leggera di tutta la gamma Nike”) e maggiormente orientata alla velocità.
Uno degli aspetti distintivi della Pegasus Plus 2 è poi l’assenza della piastra in carbonio. Nike la presenta infatti come “la scarpa più veloce senza piastra in carbonio”, puntando a ottenere una risposta brillante attraverso l’interazione tra schiuma, geometria e unità Air Zoom.
Al centro della costruzione rimane la schiuma ZoomX, una delle mescole più performanti sviluppate da Nike con l’obiettivo di combinare leggerezza, morbidezza e ritorno di energia. È proprio lo ZoomX a contribuire alla sensazione di corsa dinamica che Nike vuole portare anche nell’allenamento quotidiano. L’obiettivo è avere una scarpa vivace sotto il piede, capace di accompagnare il runner soprattutto quando il ritmo aumenta e la corsa diventa più intensa.
A completare il sistema c’è poi il pod Air Zoom collocato nell’area dell’avampiede. La sua funzione è favorire il ritorno di energia nella fase di spinta, offrendo una risposta più immediata quando arriva il momento di accelerare. La combinazione tra ZoomX e Air Zoom rappresenta così uno degli elementi centrali della Pegasus Plus 2 e della sua capacità di restituire al piede una sensazione di maggiore dinamismo.
Anche la costruzione complessiva della scarpa è stata modificata per cambiare la sensazione durante la corsa. Pegasus Plus 2 è stata resa più ampia, con l’obiettivo di ottenere una calzata più morbida e confortevole. Un intervento pensato per aumentare il comfort e rendere l’appoggio più naturale nelle diverse fasi della corsa.
Infine, è stata rivista anche la parte anteriore della scarpa. La geometria dell’avampiede è stata modificata per favorire una transizione più fluida, accompagnando il piede nel movimento e contribuendo a mantenere maggiore continuità durante la corsa.
Nike Pegasus Plus 2, le prime impressioni: reattività, velocità e versatilità
Terminato l’allenamento, è toccato ai runner presenti raccontare le proprie sensazioni dopo aver corso la “Tempo Session” con la nuova Pegasus Plus 2 ai piedi. A raccogliere le loro impressioni è stato il nostro Andrea Soffientini, partendo dalle sensazioni avute immediatamente dopo il lavoro in pista.
Tra i primi commenti c’è quello di Marco, che ha evidenziato soprattutto il carattere più veloce della Pegasus Plus 2 rispetto alle versioni precedenti. “Sicuramente non è la solita Pegasus Plus”, ha raccontato. “È una di quelle scarpe più veloci, da utilizzare durante la settimana per allenarsi e per andare forte nel weekend”. A convincerlo è stato soprattutto l’avampiede, dove il pod Air Zoom, secondo la sua esperienza, contribuisce a rendere la scarpa particolarmente propulsiva. “Bellissimo l’avampiede con il cuscinetto Air Zoom, sicuramente tanta spinta, soprattutto in un circuito come quello di stasera dove serviva spingere”.
Sofia ha invece sottolineato il rapporto tra comfort e risposta dinamica. “Mi è piaciuta la comodità, perché comunque è molto comoda, ma anche bella reattiva per fare quegli allenamenti medi non troppo lunghi. Secondo me è molto, molto bella”. Una combinazione che sembra adattarsi bene soprattutto alle sedute nelle quali il ritmo cambia più volte. Più prudente, invece, la sua valutazione sull’utilizzo in gara: “Forse in gara no, però per fare degli allenamenti con qualche tratto a passo gara, secondo me ci può stare”.
Interessante anche l’esperienza di Matteo, velocista specializzato nei 400 metri, che ha testato la Pegasus Plus 2 durante un lavoro più lungo rispetto alle sue abituali distanze. “Interessante. È un lavoro lunghino, però ha risposto bene nonostante non sia mezzofondista. È una scarpa che sembra bella reattiva, con grande supporto sull’avampiede. Sono però curioso di vederla su prove un po’ più veloci, soprattutto sul mezzofondo, però mi sembra molto, molto versatile”.
Tra le testimonianze raccolte c’è poi quella di Clara, che ha percepito soprattutto un aiuto concreto nei tratti veloci della seduta. “È stata fenomenale, mi sono divertita un sacco”, ha spiegato. “Ho notato che quando dovevo fare la parte veloce era molto più semplice entrare nel ritmo. Io faccio sempre un po’ fatica perché corro da poco e ho notato proprio questa differenza rispetto alle mie solite scarpe da corsa”. Una sensazione che Clara attribuisce direttamente al comportamento della scarpa: “Mi ha aiutato nella falcata, mi ha dato più spinta”.
Anna, infine, ha concentrato la propria attenzione sulla reattività e sulla percezione del pod inserito nell’avampiede, soprattutto nel confronto con le precedenti Pegasus. “Di questa scarpa mi è piaciuta soprattutto la sua reattività, perché quando si corre si riesce benissimo a percepire il cuscinetto che è stato messo rispetto alle precedenti Pegasus”. La sua interpretazione della Pegasus Plus 2 è quella di una scarpa adatta soprattutto ai lavori a ritmo sostenuto, dai medi alle ripetute, senza però rinunciare a una certa vocazione quotidiana. “Penso che sarà un’ottima scarpa anche per i medi e per tutti i giorni. In gara non la utilizzerei per il tipo di runner che sono io, ma la consiglierei a tutti quelli che sono runner abituali o che stanno iniziando a correre”.

