La Maratona di New York 2026 non è stata solo festa e per qualcuno è terminata in tragedia. Rachel Apa, runner americana di 24 anni, è morta dopo aver accusato un malore durante la sua prima partecipazione ad una maratona. Rachel è crollata a Central Park, a circa due miglia dal traguardo. Ex giocatrice di hockey su prato alla Bucknell University, stava correndo per raccogliere fondi a favore della ricerca sul Parkinson, in memoria del nonno.
Secondo quanto riportato dai principali media americani e raccontato dal padre, durante la gara la giovane aveva manifestato alcuni segnali di difficoltà, inviandogli messaggi per comunicargli il dolore che stava avvertendo. Dopo il malore, alcuni spettatori hanno iniziato le manovre di rianimazione, mentre il personale sanitario della maratona è intervenuto con un defibrillatore. Trasportata al Mount Sinai Medical Center, è deceduta in serata.
Il padre ha riferito che la causa del decesso sarebbe stata una rabdomiolisi, una condizione caratterizzata dalla rapida distruzione delle cellule muscolari, con conseguente rilascio nel sangue di sostanze che possono provocare gravi danni, soprattutto ai reni. Una complicanza rara, che può verificarsi anche in seguito a uno sforzo fisico particolarmente intenso e prolungato.
Rabdomiolisi: cos’è e quali rischi comporta per chi corre
La rabdomiolisi è una condizione clinica caratterizzata dalla rapida distruzione delle cellule muscolari, con conseguente rilascio nel sangue di alcune sostanze normalmente contenute all’interno delle fibre, tra cui la mioglobina. Può essere provocata da uno sforzo fisico estremamente intenso e prolungato, soprattutto quando l’organismo viene sottoposto a carichi superiori alla propria capacità di adattamento.
Tra i fattori che possono favorirla ci sono allenamenti eccessivi, disidratazione, temperature elevate e recupero insufficiente. Nei casi più gravi, la mioglobina può danneggiare i reni, provocando un’insufficienza renale acuta, mentre possono verificarsi anche alterazioni degli elettroliti e pericolose complicazioni cardiache. Dolori muscolari particolarmente intensi, debolezza, gonfiore e urine scure (simili al colore della cola) sono alcuni dei possibili segnali d’allarme. La rabdomiolisi richiede una valutazione medica tempestiva e, nei casi più seri, il ricovero ospedaliero.
Rabdomiolisi: come prevenirla per chi corre
La prevenzione della rabdomiolisi passa innanzitutto attraverso una gestione intelligente dell’allenamento. Per chi pratica la corsa, il rischio aumenta quando si sottopone il corpo a uno sforzo troppo intenso o prolungato rispetto al livello di preparazione, soprattutto dopo periodi di inattività o in presenza di condizioni ambientali difficili.
È importante aumentare gradualmente chilometraggio e intensità, evitando incrementi improvvisi dei carichi e prestando particolare attenzione agli allenamenti più impegnativi, come ripetute, lunghi e gare. Anche il recupero ha un ruolo fondamentale: alternare le sedute intense a giornate di corsa facile o riposo permette ai muscoli di adattarsi allo stress dell’esercizio.
Un altro aspetto da non trascurare è l’idratazione. Bere adeguatamente prima, durante e dopo la corsa, adattando l’apporto di liquidi alla durata dello sforzo, alla temperatura e alla sudorazione, aiuta a mantenere l’equilibrio idrico dell’organismo. Nelle uscite lunghe e nelle giornate particolarmente calde è importante prestare ancora più attenzione.
Bisogna inoltre evitare di correre in condizioni di forte affaticamento, con febbre o durante una malattia, e non sottovalutare l’associazione tra esercizio intenso, caldo e recupero insufficiente. Anche alcuni farmaci e sostanze possono aumentare il rischio: in caso di dubbi è opportuno parlarne con il proprio medico.
Il segnale più importante da riconoscere è un dolore muscolare sproporzionato rispetto allo sforzo, soprattutto se accompagnato da gonfiore, debolezza marcata o urine scure. In questi casi bisogna interrompere immediatamente l’attività e rivolgersi con urgenza a un medico. La rabdomiolisi può infatti manifestarsi anche diverse ore dopo l’allenamento.

