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Home » Overtraining nella corsa: i 10 segnali da non ignorare prima che sia troppo tardi
Allenamenti e tecnica Salute

Overtraining nella corsa: i 10 segnali da non ignorare prima che sia troppo tardi

Prestazioni che peggiorano nonostante gli allenamenti? Potrebbe essere il primo segnale di overtraining: riconoscere il calo di rendimento in tempo può evitare settimane di stop e recupero.
Dario MarchiniBy Dario Marchini4 Agosto 2026
Immagine TRC
Immagine TRC

Per molti runner il problema non è allenarsi poco, ma allenarsi troppo. Inseguire un personal best, preparare una maratona o semplicemente aumentare il chilometraggio può trasformarsi in una trappola quando il desiderio di migliorare supera la capacità del corpo di recuperare. È qui che entra in gioco l’overtraining, una condizione che rappresenta il punto più estremo del sovraccarico da allenamento.

Non si tratta della normale stanchezza che segue una seduta impegnativa o una settimana particolarmente intensa. Quella è fisiologica e, dopo uno o due giorni di recupero, lascia spazio agli adattamenti che rendono più forti. L’overtraining, invece, è una sindrome complessa nella quale il recupero non riesce più a compensare lo stress accumulato. Il risultato è un progressivo peggioramento delle prestazioni accompagnato da sintomi fisici e psicologici che possono durare settimane o addirittura mesi.

La buona notizia è che il vero overtraining è relativamente raro. Molto più frequente è il cosiddetto overreaching non funzionale, una fase di sovraccarico che, se riconosciuta in tempo, può essere risolta semplicemente alleggerendo gli allenamenti e aumentando il recupero. Per questo motivo imparare a riconoscere i primi campanelli d’allarme è fondamentale.

Overtraining: cos’è, come riconoscerlo e come recuperare senza smettere di correre

1. Prestazioni che peggiorano invece di migliorare

Il primo segnale è spesso anche il più evidente. Nonostante ci si alleni con costanza e impegno, i tempi peggiorano, il ritmo abituale sembra improvvisamente difficile da sostenere e ogni uscita richiede uno sforzo superiore al normale.

Molti runner, davanti a questa situazione, commettono l’errore più grave: aumentano ulteriormente il volume o l’intensità degli allenamenti pensando di non essersi impegnati abbastanza. In realtà il corpo sta chiedendo esattamente il contrario.

2. Una stanchezza che non passa mai

Sentirsi affaticati dopo un lungo o una seduta di ripetute è assolutamente normale. Diverso è svegliarsi ogni mattina con la sensazione di avere già corso una maratona.

Quando la fatica persiste per diversi giorni consecutivi e nemmeno il riposo del fine settimana restituisce energia, è probabile che il bilancio tra allenamento e recupero si sia incrinato.

3. Frequenza cardiaca alterata

Il cuore racconta molto dello stato di forma di un atleta. Una frequenza cardiaca a riposo più alta del solito, oppure una risposta anomala durante gli allenamenti, possono rappresentare un segnale di allarme.

Per questo sempre più runner controllano ogni mattina la frequenza cardiaca o la variabilità della frequenza cardiaca (HRV). Un andamento alterato per più giorni consecutivi merita attenzione, soprattutto se accompagnato da altri sintomi.

HRV e corsa: cos’è la variabilità della frequenza cardiaca e perché è importante per il runner

4. Dolori muscolari continui

L’indolenzimento muscolare post allenamento dovrebbe diminuire nel giro di 24-72 ore. Se invece muscoli e articolazioni sembrano non recuperare mai completamente, il corpo potrebbe essere sottoposto a uno stress eccessivo.

La sensazione è quella di partire sempre con le gambe pesanti, rigide e prive di brillantezza, indipendentemente dall’intensità della seduta precedente.

5. Il sonno peggiora

Paradossalmente, uno dei sintomi più comuni dell’overtraining è proprio la difficoltà a dormire. Ci si sente esausti durante il giorno, ma la sera si fatica ad addormentarsi oppure ci si sveglia frequentemente durante la notte.

Un sonno di scarsa qualità compromette ulteriormente il recupero, creando un circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire.

6. L’umore cambia senza motivo

Allenarsi dovrebbe migliorare il benessere mentale. Quando invece compaiono irritabilità, nervosismo, ansia o una sensazione costante di apatia, il problema potrebbe non essere psicologico ma fisiologico.

Le alterazioni ormonali e lo stress cronico influenzano direttamente il sistema nervoso centrale, modificando anche il tono dell’umore.

Allenarsi tutti i giorni: benefici e strategie per stare bene e correre più forte

7. Perdita della motivazione

Anche il runner più appassionato può attraversare giornate storte. Ma quando l’idea di uscire a correre provoca fastidio, quando ogni allenamento diventa un obbligo e scompare completamente il piacere di correre, è opportuno fermarsi a riflettere.

La perdita di entusiasmo è spesso uno dei primi segnali che il corpo e la mente stanno chiedendo una pausa.

8. Ci si ammala più facilmente

Allenarsi troppo senza recuperare a sufficienza può indebolire temporaneamente il sistema immunitario.

Raffreddori ricorrenti, mal di gola frequenti o piccole infezioni che si ripresentano con facilità possono essere il segnale che l’organismo sta utilizzando tutte le proprie energie per fronteggiare lo stress dell’allenamento.

9. Piccoli infortuni che non guariscono

Tendiniti, fastidi al tendine d’Achille, dolori alle ginocchia o alla fascia plantare che sembrano non risolversi mai rappresentano un altro campanello d’allarme.

Quando il recupero è insufficiente, i tessuti non hanno il tempo necessario per riparare i microdanni prodotti dall’attività fisica, aumentando il rischio di infortuni più seri.

Quando tutto si ferma: perché non miglioro più nella corsa? Le cause nascoste del plateau del runner

10. Il ritmo facile non è più facile

L’ultimo segnale è forse quello che ogni runner percepisce con maggiore chiarezza. Il passo che fino a poche settimane prima sembrava naturale diventa improvvisamente faticoso. Le gambe girano meno, il respiro è più impegnativo e la percezione dello sforzo aumenta anche durante le uscite di recupero.

Se questa sensazione dura diversi giorni e non migliora con una semplice giornata di riposo, è il momento di ridurre il carico e rivalutare la programmazione.

Fermarsi al momento giusto è un investimento

L’overtraining non compare da un giorno all’altro. Nella maggior parte dei casi è il risultato di tanti piccoli segnali ignorati: un allenamento in più, una notte di sonno in meno, una settimana senza recupero, il desiderio di non saltare mai una seduta.

La corsa premia la continuità, non l’accumulo indiscriminato di chilometri. Inserire settimane di scarico, rispettare i giorni di recupero, dormire a sufficienza e ascoltare i messaggi del proprio corpo permette di migliorare più rapidamente e, soprattutto, di continuare a correre con piacere per molti anni. Perché il miglior allenamento non è quello più duro, ma quello dal quale si riesce a recuperare.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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