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Device e abbigliamento

Intimo per correre: meglio con o senza mutande?

I modelli con retina o mutanda integrata sono progettati per essere indossati senza altro intimo, mentre i pantaloncini aderenti possono richiedere biancheria tecnica specifica.
Dario MarchiniBy Dario Marchini16 Agosto 2026
Immagine TRC
Immagine TRC

Due scuole di pensiero, due modi di vivere la corsa. C’è chi non indosserebbe mai un paio di pantaloncini senza l’intimo e chi, al contrario, lo considera del tutto inutile, convinto che rappresenti soltanto uno strato aggiuntivo capace di trattenere il sudore e aumentare il rischio di sfregamenti.

La verità è che non esiste una regola valida per tutti. La scelta va fatta in base alle proprie preferenze e alle caratteristiche dell’abbigliamento che si utilizza. Entrano in gioco il tipo di pantaloncino, la distanza da percorrere, la conformazione fisica e persino la sensibilità della pelle. L’obiettivo, in ogni caso, resta sempre lo stesso: limitare gli attriti, favorire la traspirazione e garantire il giusto sostegno senza ostacolare la libertà di movimento. Sono questi gli elementi che determinano il comfort di un runner, sia durante un allenamento di pochi chilometri sia nel corso di una maratona.

I pantaloncini da running sono già progettati per fare a meno dell’intimo

La maggior parte dei pantaloncini da running tradizionali è progettata per essere indossata senza mutande. All’interno, infatti, è quasi sempre presente una retina oppure una mutanda integrata, una soluzione che a chi si avvicina per la prima volta alla corsa può sembrare insolita, ma che risponde a precise esigenze tecniche.

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La fodera interna ha il compito di offrire sostegno, ridurre gli sfregamenti e favorire la traspirazione, mantenendo la pelle il più possibile asciutta anche quando il sudore aumenta. Per questo viene realizzata con tessuti leggeri, morbidi e ad asciugatura rapida, studiati per lavorare in sinergia con il pantaloncino.

Indossare un ulteriore paio di mutande sotto questo tipo di pantaloncini significa spesso aggiungere uno strato non previsto dal produttore. Cuciture, elastici e tessuti supplementari possono trattenere più umidità, aumentare il calore e creare nuovi punti di attrito, soprattutto durante gli allenamenti più lunghi. Non sorprende, quindi, che molti runner, dagli amatori agli atleti di alto livello, preferiscano sfruttare la mutanda integrata e correre senza altro intimo.

Quando l’intimo diventa invece necessario

La situazione cambia quando si utilizzano pantaloncini privi di fodera interna oppure i sempre più diffusi modelli aderenti in stile ciclista, i cosiddetti “half tights”. Questi pantaloncini vengono scelti soprattutto nelle mezze maratone, nelle maratone e nelle ultra perché comprimono leggermente la muscolatura e, soprattutto, impediscono lo sfregamento diretto tra le cosce.

Molti modelli, però, non integrano una mutanda interna. In questo caso indossare un intimo tecnico diventa la soluzione più naturale per garantire sostegno anatomico e comfort.
Anche alcuni runner che utilizzano pantaloncini larghi preferiscono eliminare la retina interna e abbinarli a boxer tecnici specifici per la corsa, ottenendo una sensazione di maggiore stabilità. È una scelta sempre più diffusa, soprattutto tra chi percorre molte ore consecutive di allenamento.

La mutanda perfetta per correre non è quella che usiamo tutti i giorni

Per chi preferisce correre con le mutande, la scelta del materiale è tutt’altro che secondaria. La classica biancheria in cotone, infatti, è tra le meno indicate per l’attività fisica. Sebbene sia morbida e confortevole nella vita di tutti i giorni, durante la corsa assorbe rapidamente il sudore senza riuscire a smaltirlo con altrettanta velocità. Il tessuto rimane così umido a lungo, aderisce alla pelle e, con il passare dei chilometri, aumenta il rischio di sfregamenti, arrossamenti e piccole abrasioni.

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Molto diversa è la situazione con l’intimo tecnico, progettato specificamente per gli sport di endurance. I modelli più diffusi sono realizzati in fibre sintetiche come poliestere, poliammide (nylon) ed elastan, materiali che favoriscono la rapida evaporazione del sudore, asciugano in tempi ridotti e mantengono la pelle più asciutta anche durante gli allenamenti intensi o nelle giornate più calde. L’elasticità dei tessuti consente inoltre al capo di seguire i movimenti del corpo senza creare pieghe o punti di pressione.

Esistono poi capi realizzati in lana merino, una fibra naturale sempre più apprezzata anche nel mondo del running. Oltre a offrire un’eccellente regolazione della temperatura, sia in inverno sia nelle mezze stagioni, la lana merino possiede proprietà antibatteriche naturali che limitano la formazione dei cattivi odori, una caratteristica particolarmente utile durante le uscite di lunga durata, le ultramaratone o i trail di molte ore.

Le cuciture fanno la differenza

Quando si parla di sfregamenti, l’attenzione si concentra quasi sempre sul tessuto. In realtà, uno dei principali responsabili delle irritazioni è rappresentato dalle cuciture. Anche un capo realizzato con materiali di alta qualità può trasformarsi in una fonte di fastidio se presenta punti di contatto che, chilometro dopo chilometro, continuano a sfregare sulla stessa zona della pelle.

Durante una maratona un runner compie migliaia di passi. È facile immaginare come una cucitura posizionata nel punto sbagliato possa provocare arrossamenti, abrasioni e, nei casi peggiori, vere e proprie lesioni da sfregamento che rendono doloroso anche il semplice camminare dopo la gara.

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Per questo motivo l’intimo tecnico dedicato al running viene progettato con cuciture piatte, termosaldate o, nei modelli più evoluti, completamente prive di cuciture nelle aree più sensibili.
Anche la fascia elastica in vita merita attenzione: deve aderire al corpo senza stringere, rimanere stabile durante la corsa e non creare punti di pressione. Sono dettagli spesso invisibili a un primo sguardo, ma che possono fare una grande differenza sul comfort, soprattutto quando si affrontano allenamenti lunghi o competizioni di endurance.

Boxer o slip? Dipende da come corri

Non esiste poi un modello di intimo migliore in assoluto. Anche la forma del capo influisce sul comfort e la scelta dipende dalla propria anatomia, dalle abitudini e dal tipo di allenamento che si affronta.

Tra gli uomini, molti runner preferiscono i boxer aderenti con una gamba leggermente più lunga. Oltre a garantire un buon sostegno, aiutano a mantenere separate le cosce, riducendo lo sfregamento pelle contro pelle, un problema particolarmente frequente durante l’estate, nelle uscite di lunga durata o per chi ha una corporatura robusta. Gli slip, invece, offrono un sostegno più diretto ma lasciano scoperta la parte interna delle cosce e, in alcuni casi, possono rivelarsi meno efficaci nel prevenire le irritazioni in quella zona.

Per le donne la scelta è ancora più soggettiva. Slip, top, hipster, short tecnici possono garantire tutti un buon livello di comfort, a patto che siano progettati per l’attività sportiva. Più che il modello in sé, contano la qualità dei materiali, la presenza di cuciture ridotte al minimo e la capacità del capo di rimanere stabile durante tutta la corsa senza arrotolarsi, spostarsi o creare punti di pressione. Come per le scarpe, anche l’intimo ideale è quello che, una volta indossato, quasi ci si dimentica di avere addosso.

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Il problema numero uno resta sempre lo sfregamento

Per molti runner il problema non è scegliere se indossare o meno l’intimo, ma riuscire a evitare le irritazioni della pelle. Le abrasioni da sfregamento sono infatti tra gli inconvenienti più comuni nella corsa, soprattutto durante l’estate, quando temperature elevate e umidità aumentano la sudorazione, oppure nelle gare di lunga distanza, dalla mezza maratona in su, dove il corpo è sottoposto a migliaia di movimenti ripetuti.

È sufficiente un piccolo punto di attrito perché, chilometro dopo chilometro, la pelle inizi ad arrossarsi fino a trasformarsi in una vera e propria abrasione. Le zone più esposte sono l’interno delle cosce, l’inguine, i glutei e, in alcuni casi, anche la parte bassa della schiena, dove gli elastici dell’intimo o dei pantaloncini possono creare pressione.

La prevenzione passa innanzitutto dalla scelta di capi tecnici della giusta misura, capaci di rimanere aderenti senza comprimere e senza creare pieghe. Prima degli allenamenti più lunghi o delle gare, molti runner applicano inoltre creme, gel o stick anti-sfregamento nelle aree più delicate. Questi prodotti creano una barriera protettiva in più che riduce l’attrito tra pelle e tessuto o tra pelle e pelle, contribuendo a prevenire irritazioni anche dopo diverse ore di corsa.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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