La Cortina Dobbiaco Run, storica gara che ogni anno a inizio giugno conduce migliaia di runner attraverso alcuni degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, è da tempo considerata una delle manifestazioni podistiche più affascinanti d’Italia. Un evento capace di richiamare appassionati da tutta Europa grazie al fascino del percorso che collega Cortina d’Ampezzo a Dobbiaco, tra montagne patrimonio UNESCO, boschi e panorami mozzafiato.
Quest’anno, però, a catalizzare l’attenzione non sono stati soltanto la bellezza del tracciato e il grande successo di partecipazione. A far discutere è stata anche una polemica nata nelle ultime settimane. La manifestazione è infatti finita al centro di una controversia dopo che il brand italiano di abbigliamento sportivo Wild Tee ha accusato pubblicamente gli organizzatori della gara e Joma, azienda produttrice della maglia ufficiale dell’edizione 2026, di aver utilizzato una grafica, raffigurante le Tre Cime di Lavaredo stilizzate, ritenuta molto simile a un proprio progetto creativo sviluppato due anni fa.
La denuncia è stata affidata a un post pubblicato sui canali social di Wild Tee, nel quale l’azienda ha messo a confronto il design realizzato per una propria collezione con la maglia inserita nel pacchetto gara della Cortina Dobbiaco Run 2026. Immagini che hanno rapidamente alimentato commenti e discussioni tra runner, appassionati del marchio e partecipanti alla celebre corsa dolomitica.
La ricostruzione di Wild Tee
Nel lungo messaggio pubblicato su Instagram, Wild Tee ha ricostruito l’origine del design contestato. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, nel 2024 il marchio e il grafico Alessandro Locatelli avrebbero sviluppato un progetto originale destinato alla collezione Wild Tee × Buckled Collaborative Capsule, una linea che univa ricerca grafica, cultura outdoor e identità del running contemporaneo.
Due anni più tardi, sostiene l’azienda, un design “sorprendentemente simile” sarebbe apparso sulla maglia ufficiale della Cortina Dobbiaco 2026. Una circostanza che Wild Tee ritiene tutt’altro che casuale. Nel post, il brand sottolinea inoltre di poter documentare l’intero processo creativo attraverso file originali di lavorazione e materiali che attesterebbero la data di realizzazione del progetto. “Crediamo che le somiglianze parlino da sole”, scrive l’azienda, ribadendo la convinzione che il proprio lavoro creativo sia stato riprodotto senza autorizzazione.
“Non possiamo restare in silenzio”
I toni del comunicato sono particolarmente duri. Wild Tee spiega di aver costruito la propria identità aziendale sulla ricerca, sull’originalità, sul design e sulla cultura della corsa, elementi che rappresentano il cuore della filosofia del marchio. Per questo motivo, l’azienda afferma di non poter ignorare una situazione che considera lesiva del proprio lavoro e di quello dei collaboratori coinvolti nel progetto.
Nel comunicato, Wild Tee formula una serie di richieste precise. In primo luogo, il marchio chiede un riconoscimento ufficiale della situazione e una spiegazione trasparente sul processo che avrebbe portato alla realizzazione della grafica contestata.
L’azienda domanda inoltre chiarimenti sull’origine del design e sull’autore del progetto, arrivando a chiedere esplicitamente di sapere se la creazione sia stata realizzata da una persona oppure attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
Wild Tee invoca poi l’immediata cessazione della produzione e della distribuzione della maglia, il ritiro delle scorte ancora disponibili e il rimborso del valore del capo ai partecipanti che lo hanno acquistato all’interno del pacchetto gara. Tra le richieste figura anche la rimozione di tutte le immagini promozionali che mostrano la maglia dai siti web ufficiali e dai canali social collegati all’evento.
La parte finale del comunicato lascia intendere che la vicenda potrebbe avere sviluppi anche sul piano giudiziario. Wild Tee ha infatti dichiarato di aver già avviato le procedure necessarie per tutelare la propria proprietà intellettuale e il lavoro dei professionisti coinvolti nella realizzazione del design originale.
Il silenzio delle controparti
Al momento, non risultano comunicazioni ufficiali da parte dell’organizzazione della Cortina Dobbiaco Run — che anche noi abbiamo provato a contattare per avere una dichiarazione a riguardo — o di Joma in merito alle accuse mosse da Wild Tee. L’assenza di una replica pubblica ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito online, dove molti appassionati attendono chiarimenti per comprendere se si tratti di una semplice coincidenza creativa o di una questione destinata a sfociare in un contenzioso più ampio.
Una vicenda che ha acceso il confronto su un tema scottante nel settore dell’abbigliamento sportivo: la tutela dell’originalità e della proprietà intellettuale. La questione tocca temi importanti, come la protezione delle idee, il riconoscimento del lavoro creativo e il confine, spesso difficile da definire — non solo nel mondo dell’abbigliamento — tra ispirazione e imitazione.

