C’è una scena che si ripete ormai in quasi ogni grande evento sportivo. L’atleta sale sul podio, riceve la medaglia, sorride ai fotografi e, immancabilmente, la porta alla bocca per morderla. Un gesto diventato virale sui social, dove migliaia di immagini vengono condivise trasformando il “morso alla medaglia” in una sorta di firma della vittoria. Ma da dove nasce questa tradizione? E perché continua ancora oggi, nonostante le medaglie moderne non siano affatto d’oro massiccio?
Il gesto di mordere la medaglia è ormai uscito dai confini delle Olimpiadi. Lo si vede ai Mondiali, agli Europei, nelle maratone e persino nelle competizioni amatoriali. Basta conquistare una medaglia e la foto con il morso sembra quasi obbligatoria. La diffusione dei social ha sicuramente amplificato ulteriormente questa usanza. Una fotografia con la medaglia stretta tra i denti comunica immediatamente il successo sportivo e viene riconosciuta ovunque nel mondo. È un’immagine potente, facilmente condivisibile e ormai parte dell’immaginario collettivo dello sport.
A contribuire alla sua popolarità sono stati anche i fotografi. Secondo David Wallechinsky, presidente della International Society of Olympic Historians, sono proprio loro a chiedere spesso agli atleti di mordere la medaglia, perché quella posa è diventata uno degli scatti più rappresentativi delle Olimpiadi e degli eventi più importanti.
Da dove nasce la tradizione di mordere la medaglia
Prima di arrivare sui podi olimpici, il morso alla medaglia ha origini molto lontane. La tradizione affonda infatti le sue radici nel commercio dei metalli preziosi, quando mercanti, banchieri e cercatori d’oro utilizzavano un metodo tanto semplice quanto empirico per verificare l’autenticità di monete e pepite.
L’oro puro è infatti un metallo relativamente morbido e, se sottoposto a una forte pressione, può lasciare una leggera impronta dei denti. Al contrario, se la moneta risultava particolarmente dura, poteva essere realizzata con una lega diversa oppure essere una contraffazione. Si trattava di un controllo rapido e tutt’altro che infallibile, ma in un’epoca priva di strumenti di analisi rappresentava uno dei pochi modi per avere un’indicazione sulla qualità del metallo. Con il tempo questo gesto è diventato il simbolo del possesso di qualcosa di autentico e prezioso.
Chi è stato il primo atleta a mordere una medaglia?
Non esiste una risposta certa su chi sia stato il primo atleta a mordere una medaglia. A oggi nessuno è riuscito a identificare con sicurezza il protagonista di quello che, inconsapevolmente, sarebbe diventato uno dei gesti più diffusi dello sport. La tradizione, tuttavia, sembra essersi affermata in tempi relativamente recenti, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.
Secondo alcune ricostruzioni, tra i primi atleti immortalati mentre mordono una medaglia ci sarebbe il lottatore ungherese Peter Farkas, campione olimpico ai Giochi di Barcellona 1992. Altre fonti, invece, fanno risalire il gesto a un anno prima, ai componenti della staffetta britannica 4×400 metri – Derek Redmond, John Regis, Kriss Akabusi e Roger Black – che festeggiarono così la vittoria ai Mondiali di atletica del 1991. In entrambi i casi, però, non esistono prove definitive che consentano di attribuire con certezza la paternità di questa usanza.
Le medaglie d’oro non sono davvero d’oro
Uno degli aspetti più curiosi di questa tradizione è che però le medaglie d’oro olimpiche, in realtà, non sono d’oro massiccio. Molti sono convinti che il premio più ambito dello sport sia realizzato interamente con il metallo prezioso, ma non è così da oltre cent’anni.
Le ultime medaglie olimpiche in oro puro furono assegnate ai Giochi di Stoccolma del 1912. Da allora, per motivi economici e pratici, le medaglie destinate ai vincitori sono realizzate prevalentemente in argento e rivestite da un sottile strato di oro, come stabilito anche dal regolamento del Comitato Olimpico Internazionale.
Un rito che ormai appartiene alla cultura sportiva
Con il passare degli anni il significato originario del morso alla medaglia si è progressivamente perso, lasciando spazio a un valore esclusivamente simbolico. Chiaramente oggi nessun atleta compie quel gesto per verificare l’autenticità del metallo: è diventato un modo spontaneo per celebrare un traguardo raggiunto dopo mesi o anni di sacrifici. In un solo scatto vengono racchiusi emozione, gioia, fatica e successo. Non sorprende quindi che venga ripetuta indipendentemente dal colore della medaglia: anche chi conquista l’argento o il bronzo o il semplice traguardo di una maratona spesso si lascia immortalare nello stesso modo.
Oggi rappresenta uno dei gesti più riconoscibili dello sport, al pari delle braccia alzate al cielo, della bandiera nazionale sulle spalle o del giro d’onore dopo una vittoria. Un rito che ha superato il significato storico per trasformarsi in un linguaggio universale capace di raccontare, con una sola immagine, il sapore del successo.
La curiosità: quando il morso costa caro
Per quanto possa sembrare un gesto innocuo, mordere una medaglia però può avere conseguenze tutt’altro che piacevoli. Il caso più noto è quello del tedesco David Moeller, medaglia d’argento nello slittino alle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010.
Seguendo quella che ormai era diventata una consuetudine e assecondando la richiesta dei fotografi, Moeller portò la medaglia alla bocca per la classica foto celebrativa. Il risultato, però, fu decisamente inatteso: durante lo scatto si scheggiò un dente, trasformando un momento di festa in un piccolo incidente destinato a fare il giro del mondo. Runner avvisato…

