La Maratona di Berlino 2026 aveva costruito il suo weekend intorno a una domanda molto semplice: dove sarebbe potuta arrivare Tigst Assefa? Per quasi tutta la gara la risposta sembrava essere “al record del mondo“. L’etiope ha corso davanti a tutte, con un ritmo che per lunghi tratti la proiettava sotto il 2h10′ e dentro il primato di Ruth Chepngetich, 2h09’56”. Poi, quando la Porta di Brandeburgo era ormai vicina, qualcosa si è inceppato. La Assefa ha rallentato vistosamente, arrivando al traguardo in difficoltà ma comunque prima di tutte in 2h11’04”.
Una vittoria, dunque, ma soprattutto una gara che racconta quanto sottile possa essere il confine tra una nuova impresa e la delusione. Dietro di lei, il podio è stato interamente etiope. Al maschile, invece, Guye Adola ha rimesso le mani sulla gara berlinese dopo cinque anni, vincendo in 2h02’50” davanti a Gemechu Dida Diriba e al tanzaniano Gabriel Geay.
Assefa, il record era lì
Per quasi quaranta chilometri Tigst Assefa ha corso una maratona che sembrava avere un solo finale possibile. Passaggio ai 5 km in 15’30”, quello ai 10 km in 30’48”. La distanza da Rosemary Wanjiru, partita con ambizioni da protagonista dopo il successo del 2025, cresceva rapidamente: 25 secondi al quinto chilometro, 1’05” al decimo, 1’50” al quindicesimo.

Assefa ha continuato senza lasciarsi distrarre dalla gara delle avversarie. Mezza maratona in 1h04’57”, 25 km in 1h17’00”, 30 km in 1h32’15”. Il passaggio ai 40 km, in 2h03’00”, la teneva ancora in corsa al record di Chepngetich. La proiezione indicava addirittura un tempo intorno alle 2h09’44”. Il margine sembrava sufficiente per affrontare gli ultimi due chilometro con la certezza di avere il primato tra le mani. Ma poi è arrivato il finale che nessuno aveva previsto.
L’infortunio e quei chilometri interminabili
Negli ultimi due chilometri la corsa di Assefa si è trasformata. L’etiope ha iniziato a rallentare in maniera evidente e ha attraversato il traguardo zoppicando, dopo aver perso in pochissimo tempo tutto il vantaggio che aveva costruito sul record. Le prime indiscrezioni parlano di un problema fisico, muscolare o tendineo, sopraggiunto nel finale, nella zona interna della gamba destra. Non da escludere anche una problematica legata alle nuove super scarpe, le Adizero Adios Pro Evo 3, utilizzate dall’atleta.
Il dato più significativo resta però quello cronometrico. Assefa ha chiuso in 2h11’04”, migliorando di 49 secondi il 2h11’53” con cui aveva stabilito a Berlino, nel 2023, il precedente record del mondo (e record del percorso). Oggi quella prestazione vale il terzo posto nella graduatoria all-time, alle spalle del 2h09’56” di Chepngetich e del 2h10’51” di Fotyen Tesfay. Comunque difficile definirla una delusione.

La gara femminile: un podio tutto etiope
Dietro Assefa, Rosemary Wanjiru, vincitrice dell’edizione 2025, ha provato inizialmente a tenere il ritmo, ma il divario con la connazionale è diventato troppo ampio già nella prima parte della gara. La lotta per il secondo posto si è trasformata così nella sfida più interessante del resto della gara femminile.
A spuntarla è stata Bedatu Hirpa, che ha chiuso in 2h16’53”. Dera Dida le è rimasta vicina fino al traguardo, conquistando il terzo posto in 2h16’55”, appena due secondi più tardi. Risultato che completa una giornata particolarmente favorevole all’Etiopia. Quarta Bekelech Gudeta in 2h18’58”, quinta Alemitu Tariku in 2h19’01”. La prima keniana è stata Pascaline Jelagat, sesta in 2h20’23”. Il dato più curioso è però il distacco tra Assefa e le inseguitrici: quasi sei minuti. Una distanza enorme.
Adola torna a vincere Berlino
Se la gara femminile ha avuto un protagonista solitario, quella maschile è rimasta molto più a lungo aperta. Il gruppo di testa ha viaggiato compatto per buona parte della prima metà, mantenendo ritmi da 2h02′. L’assenza di Sabastian Sawe, costretto al forfait per infortunio, aveva già privato fin dall’inizio la gara del campione in carica e dell’uomo che aveva firmato il clamoroso 1h59’30” di Londra. Pronostici, quindi, del tutto aperti.

La selezione decisiva è arrivata dopo il 30° chilometro. Guye Adola ha aumentato progressivamente il ritmo e ha costruito il margine necessario per affrontare da solo la parte conclusiva. Il trentacinquenne etiope, già vincitore a Berlino nel 2021 e secondo nel 2017 dietro Eliud Kipchoge, ha ritrovato così una gara che evidentemente conosce bene.
Adola ha tagliato il traguardo in 2h02’50”, tornando sotto le 2h03′ e conquistando per la seconda volta la Maratona di Berlino. Alle sue spalle Gemechu Dida Diriba ha corso una gara di grande solidità, chiudendo in 2h03’19”, mentre Gabriel Gerald Geay ha completato il podio in 2h03’59”. Quarto Getaneh Molla in 2h04’55”, seguito da Selemon Barega in 2h04’58”.
Alla fine, sotto la Porta di Brandeburgo, restano due vittorie etiopi. Ma soprattutto la sensazione che anche il record femminile abbia i giorni contati.

