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Alla Maratona di Roma con Joma R5000

La Maratona di Roma tra emozione, fatica e storia: un percorso unico, i sampietrini e le Joma R5000 ai piedi.
Paolo CorsiniBy Paolo Corsini26 Marzo 2026
La Maratona di Roma (foto Phototoday)
La Maratona di Roma (foto Phototoday)

Il viaggio della maratona inizia sempre qualche settimana, per qualcuno anche qualche mese, prima del via. In realtà, la mia Maratona di Roma è iniziata solo ventiquattro ore prima del via, quando tra le sue strade mi sono ritrovato immerso in un vortice di sensazioni contrastanti. La città eterna mi ha accolto come sempre, con quel magnetismo che ha reso ogni gara qui qualcosa di speciale. È stata la mia prima maratona dell’anno e sono arrivato con una condizione ancora in costruzione, priva di quei lunghi fondamentali che, da manuale, non si sarebbero mai dovuti saltare. Ma nonostante tutto, mi sono affidato all’esperienza e alla capacità del corpo di ricordare cosa abbia significato correre a lungo, sperando che la seconda metà della gara non si trasformasse in una tortura.

Il mio percorso pre‑gara della viglia è iniziato come sempre dal Marathon Village – quest’anno non più all’Eur ma spostato al Circo Massimo – appuntamento che da sempre considero quasi un rito di preparazione emotiva. Tra gli stand, quello di Joma è stato la mia meta principale: sono stati loro a invitarmi alla gara e in gara ho corso proprio indossando le R5000, modello da gara intermedio, dotato di piastra in carbonio. Andrea le aveva già recensite sul nostro canale, quindi molte informazioni tecniche le conoscevo già, ma avere la scarpa in mano, sentirne la struttura, immaginare come avrebbe reagito ai sampietrini, è stata un’altra storia.

Joma ha da sempre un’abitudine particolarmente suggestiva: per ogni evento che sponsorizza produce una versione speciale delle sue calzature, personalizzate graficamente. La R5000 prodotta per Run Rome The Marathon è rossa, con una scritta “Roma” sul fianco, un dettaglio semplice ma che ha aggiunto quel tocco di identità che mi ha fatto sentire parte di qualcosa di unico. Lo avevo già apprezzato alla maratona di Firenze, con quelle grafiche dedicate ai capolavori architettonici della città. Anche a Roma, insomma, l’occhio ha voluto la sua parte.

Il percorso: bellezza da togliere il fiato, letteralmente

La partenza davanti al Colosseo, l’arrivo al Circo Massimo: basterebbe questo per rendere unica qualsiasi gara. Il tracciato della maratona si sviluppa attraverso Roma in tutta la sua vastità, dal nord al sud, offrendo una carrellata di scorci che, anche se li hai visti mille volte, riescono sempre a sorprenderti. L’anno scorso c’ero per correre la staffetta, e ricordo benissimo l’effetto che hanno fanno certi passaggi: all’improvviso ci si ritrova davanti opere che raccontano millenni di storia mentre si è nel bel mezzo della fatica, e sembra quasi che il fiato che manca sia colpa loro, non della maratona.

Altimetricamente il percorso è scorrevole, senza salite impegnative. Ma due difficoltà sono inevitabili: le curve e i sampietrini. Il tracciato è piuttosto tortuoso e, soprattutto, ci sono tanti tratti in cui l’asfalto liscio e regolare è solo un ricordo. Roma ti costringe a correre su superfici nervose, a volte insidiose, che mettono alla prova muscoli e stabilità. Una delle vere sfide della giornata.

Joma R5000: in gara come in allenamento

La gara: il silenzio, la folla, la fatica

La mattina della gara ha un’atmosfera tutta sua. C’è musica, c’è adrenalina, c’è quella tensione buona che precede ogni grande sfida. Quando finalmente si parte, tutto il resto scivola via. Rimangono i passi, il respiro, la strada.

Ho corso cercando il mio ritmo, provando ad ascoltare il corpo senza lasciarmi prendere dall’entusiasmo iniziale. I sampietrini sono arrivati presto e mi hanno accompagnato fino alla fine, come una presenza costante. Gli ultimi chilometri sono stati durissimi: la stanchezza si è fatta sentire e la mancanza dei lunghi di preparazione ha pesato. Eppure non ho mollato. Ho continuato a pensare alla bellezza del percorso, alle persone accanto, al motivo per cui ero lì.

Quando ho tagliato il traguardo e ho guardato il tempo del mio orologio, ho letto 3 ore e 18. Quasi un negative split, qualcosa che raramente mi è riuscito. E in quell’istante la fatica è scomparsa, sostituita dalla soddisfazione pura. La medaglia è stata un peso dolcissimo sul petto.

Joma R5000, una piacevole sorpresa

Arrivato alla fine dei quarantadue chilometri, la domanda più importante è stata: come sono andate le Joma R5000? Devo ammettere che nutrivo qualche dubbio prima della partenza. La mescola è meno morbida rispetto a quella di alcune super scarpe più prestanti, e temevo potesse affaticarmi troppo su un percorso come questo. In realtà si è rivelata una scelta sorprendentemente azzeccata.

Joma R5000 “Roma”

La rigidità e la struttura più “classica” delle Joma R5000 mi hanno garantito una stabilità che modelli più morbidi non avrebbero potuto darmi, soprattutto sui tratti più irregolari. Certo, i muscoli hanno dovuto lavorare un po’ di più, ma in compenso ho guadagnato sicurezza su ogni appoggio. Nessun dolore, nessuna vescica, nessuna unghia maltrattata. Nel complesso, una scarpa che definirei onesta, efficace e molto più adatta a questo percorso di quanto mi aspettassi.

Arrivederci Roma

La Maratona di Roma resta una delle gare più belle che si possano correre, una combinazione perfetta di storia, fatica ed emozione. Quest’anno alcuni passaggi sono stati modificati e ho rimpianto l’ingresso allo Stadio dei Marmi, che l’anno scorso avevo trovato memorabile. Ma ogni maratona fa storia a sé, e anche questa si è presa il suo spazio nel mio personale album di ricordi. Un po’ di pioggia leggera sul finale, zero vento, tanta emozione e una città che, come sempre, ti abbraccia mentre corri. Roma non delude mai. E io non vedo già l’ora di tornarci.

blog joma Maratona r5000 roma run rome the marathon vlog
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Paolo Corsini
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Ho scoperto la corsa relativamente tardi ma da subito è diventata perno della mia vita. Corro perché mi piace, perché allenarsi per una gara dando il meglio di se stessi è avvincente ma soprattutto perché è uno spazio di libertà che ogni giorno coltivo. Papà di Gabriele e Giorgia, appassionato di tecnologia, amante dei viaggi, frequent flyer per necessità, EV enthusiast. Direttore di Hardware Upgrade e di The Running Club. Gara preferita: la distanza regina, la Maratona. Rigorosamente da scrivere in maiuscolo: è una signora molto irascibile con chi non le porta il dovuto rispetto | Misure: altezza 170 cm, peso 62 kg, scarpe US 8 / 41 EU / 26 cm | Velocità riferimento su 10K: 4'00" al km.

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