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Come nasce una scarpa da running: di corsa dentro il Centro Ricerche Diadora

Nel Centro Ricerche Diadora, tecnologia markerless e intelligenza artificiale analizzano la tecnica degli atleti per creare scarpe sempre più sicure e performanti. L'intervista al responsabile Michele Risatti...
Dario MarchiniBy Dario Marchini27 Marzo 2026
Il nostro Andrea Soffientini durante l'analisi cinematica del Centro Ricerche Diadora
Il nostro Andrea Soffientini durante l'analisi cinematica del Centro Ricerche Diadora

Il Centro Ricerche Diadora, situato nella storica sede di Caerano San Marco, in provincia di Treviso, è un polo innovativo nato negli anni Ottanta e ancora oggi unico nel panorama italiano. Guidato da Michele Risatti, rappresenta un punto d’incontro tra competenze diverse: biomeccanici, medici, ingegneri, tecnici specializzati e, naturalmente, atleti e allenatori professionisti. “Il nostro obiettivo – spiega Risatti – è creare calzature che siano confortevoli, performanti e soprattutto sicure per chi le indossa”.

Il running, per Diadora, non è una semplice attività sportiva: è una tradizione, una parte fondamentale della sua storia. Le scarpe da corsa devono combinare protezione ed efficienza, aiutando l’atleta nei movimenti ripetitivi e intensi della corsa, ma preservando allo stesso tempo tendini, muscoli e articolazioni da stress e infortuni.

Dove nascono le scarpe del futuro

Una delle caratteristiche più distintive del Centro Ricerche Diadora è la capacità di progettare e testare internamente ogni prototipo. Le tecnologie utilizzate permettono di replicare le condizioni reali di corsa, valutare nuovi materiali, personalizzare le mescole e simulare l’impatto del piede sul terreno.

“Possiamo misurare in modo estremamente preciso la capacità di ammortizzazione o la reattività di una mescola – racconta Risatti -. Che sia posizionata sotto l’avampiede o sotto il tallone, riusciamo a capire come reagisce a diverse intensità di impatto”. Un vantaggio strategico che consente di accorciare i tempi di sviluppo e migliorare la qualità dei prodotti finiti.

La durata di una scarpa viene stimata simulando centinaia di chilometri di corsa, mentre la tomaia, la suola e ogni singolo componente vengono stressati in laboratorio per garantire resistenza e stabilità nel tempo.

L’analisi biomeccanica: il cuore pulsante del CRD

All’interno del laboratorio di analisi biomeccanica, la tecnologia markerless rappresenta il fiore all’occhiello dell’intero centro. Il sistema, basato sull’intelligenza artificiale, permette di osservare l’atleta correre su un tapis roulant senza l’utilizzo di sensori applicati sul corpo. Le telecamere registrano il movimento e lo ricostruiscono digitalmente, restituendo una mappa completa della postura e della tecnica.
“È un vantaggio enorme – sottolinea Risatti -. Il fatto di non utilizzare marker evita che l’atleta modifichi inconsapevolmente il proprio movimento. Ci interessa vedere come corre davvero, in totale naturalezza”.

L’analisi consente di studiare il tipo di appoggio, la lunghezza del passo, il tempo di reattività del piede, ma anche il comportamento di anche, ginocchia, spalle e tronco. Il tutto con una precisione che, fino a pochi anni fa, era impossibile da ottenere.

Intervista a Gelindo Bordin: la nuova Diadora Gara Carbon 3 e la ricerca della massima performance

Cosa accade sul tapis roulant di Diadora

Durante la nostra visita al Centro Ricerche Diadora, Michele Risatti ci ha accompagnato in un approfondito viaggio all’interno della tecnologia markerless, illustrando con precisione come funzioni il sistema e quali informazioni consenta di ottenere. Alle nostre spalle scorrevano le immagini del nostro bomber Andrea Soffientini impegnato sul tapis roulant, ripreso da un sistema di telecamere ad altissima precisione.

“Il tapis roulant che utilizziamo – spiega Risatti osservando le riprese – insieme al sistema di telecamere e all’intelligenza artificiale, ci permette di svolgere analisi molto approfondite del movimento. Studiamo quella che definiamo cinematica, cioè la tecnica dell’atleta, e valutiamo come questa cambi in base al prodotto che indossa”.

Risatti sottolinea quanto sia fondamentale monitorare ogni variazione tecnica. “Non è un problema che una scarpa modifichi postura o corsa. Il vero problema nasce quando chi segue l’atleta non è a conoscenza di questo cambiamento. Ogni variazione va comunicata, perché può influenzare l’allenamento, la gestione del post-gara e persino i protocolli riabilitativi.” Un cambiamento, dunque, non è mai neutro. Va interpretato, contestualizzato, condiviso con chi ogni giorno lavora per migliorare l’efficienza e la salute dell’atleta.

Quando un prototipo dimostra di incidere in modo significativo sulla tecnica, il laboratorio attiva una collaborazione immediata con allenatori, preparatori e fisioterapisti. “Se scopriamo che una scarpa aumenta il carico su un muscolo o un tendine specifico, il team deve saperlo subito – prosegue Risatti -. È un’informazione che permette di prevenire problematiche, di mettere il corpo nelle condizioni di adattarsi e di modificare l’allenamento nel modo più corretto”.

In questa sinergia continua tra ricerca e campo, tra tecnologia e fisiologia, il Centro Ricerche Diadora dimostra la propria unicità. È un luogo in cui la scienza del movimento diventa una guida concreta per creare prodotti migliori, ma anche un supporto essenziale per gli atleti che ogni giorno spingono il proprio corpo verso nuovi limiti.

Il sistema di analisi del Centro Ricerche Diadora

Gli atleti che si sono affidati al CRD

Il Centro Ricerche Diadora ha ospitato alcuni dei più importanti atleti italiani: Massimo Stano, Antonella Palmisano, Francesco Fortunato. “Sono atleti che percorrono una quantità incredibile di chilometri – commenta Risatti con un sorriso -. Più di quelli che io faccio in macchina in un anno”.

Ma non si tratta solo di marciatori. A Caerano San Marco sono stati valutati anche velocisti e specialisti della potenza come Larissa Iapichino, Samuele Ceccarelli e James Fernandez. Per queste discipline, oltre al sistema markerless, viene utilizzato anche Optamp, un dispositivo che misura velocità, accelerazione, lunghezza del passo e soprattutto asimmetrie di spinta. “Ogni sport ha esigenze diverse – spiega Risatti -. Per chi lavora sulla velocità, l’asimmetria è un parametro fondamentale”.

La rivoluzione del markerless: naturalezza e affidabilità

Risatti ricorda come, fino a non molti anni fa, l’analisi biomeccanica si basasse su un sistema completamente diverso da quello odierno. Allora era indispensabile applicare dei marker fisici sulle articolazioni principali dell’atleta, posizionandoli su gomiti, spalle, ginocchia e in altri punti strategici del corpo. Era un metodo diffuso e considerato affidabile, ma non privo di limiti. “Era un sistema valido, ma inevitabilmente i sensori influenzavano il movimento. L’atleta non era completamente libero, e questo riduceva l’affidabilità delle analisi”.
Il semplice fatto di avere applicati dei dispositivi sulla pelle, infatti, finiva per condizionare la naturalezza del gesto atletico, alterando leggermente postura, fluidità del passo o modo di reagire all’impatto con il terreno. Variabili che, in un’analisi scientifica del movimento, possono fare una grande differenza.

Oggi, però, lo scenario è cambiato radicalmente grazie all’avvento dell’intelligenza artificiale. Il passaggio al sistema markerless ha segnato una vera rivoluzione nel modo in cui il Centro Ricerche Diadora studia il movimento degli atleti. “Il sistema markerless permette di lavorare come se osservassimo l’atleta in gara. L’IA corregge automaticamente gli errori che prima potevano derivare da un posizionamento impreciso dei marker. È una tecnologia che ha cambiato il nostro modo di lavorare”.

Diadora Gara Carbon 3: la potenza è nulla senza controllo. La nostra recensione…

Il risultato è un’analisi più pulita, precisa e profondamente aderente alla realtà del gesto tecnico. L’atleta corre senza alcun sensore sul corpo, libero di muoversi con naturalezza, mentre il sistema registra ogni dettaglio della sua corsa: dalla dinamica del piede in fase di appoggio alla rotazione delle anche, fino alla postura del tronco e al lavoro delle braccia.

Questa nuova metodologia consente di ottenere dati estremamente fedeli alla situazione reale, avvicinando sempre di più lo studio in laboratorio alle condizioni della competizione. Il centro di Caerano San Marco può così analizzare la tecnica degli atleti in modo completo e immediato, confrontare in tempo reale i risultati ottenuti con scarpe diverse e individuare con precisione gli effetti di ogni modifica progettuale.
Una trasformazione che non riguarda solo l’efficienza delle analisi, ma anche la qualità del prodotto finale: scarpe più sicure, più performanti e pensate per rispondere alle esigenze reali di chi corre ogni giorno, in allenamento o in gara.

Gara Carbon: come nasce una super scarpa

Uno degli esempi più recenti e significativi del lavoro svolto all’interno del Centro Ricerche Diadora riguarda lo sviluppo della nuova Diadora Gara Carbon 3, un modello che ha rappresentato una sfida tecnica e progettuale di alto livello. Grazie al sistema biomeccanico markerless, il team ha potuto analizzare ogni prototipo in condizioni estremamente realistiche, confrontando parametri come stabilità, comfort, reattività e distribuzione delle forze durante la corsa. Un processo continuo e meticoloso in cui ogni modifica è stata valutata attraverso dati oggettivi e test sul campo.

“Volevamo mantenere i punti di forza apprezzati dagli atleti – racconta ancora Michele Risatti mentre ripercorre le fasi del progetto -. Ci interessava in particolare preservare la stabilità dell’avampiede, che è fondamentale per chi corre a ritmi elevati, e garantire un fitting della tomaia capace di avvolgere il piede in modo naturale, senza generare pressioni o rigidità indesiderate”. Un obiettivo chiaro: migliorare il prodotto senza snaturarne l’identità e senza compromettere quegli aspetti che gli atleti avevano già riconosciuto come vincenti.

Il sistema di analisi del Centro Ricerche Diadora

Per arrivare alla configurazione definitiva, il team ha sperimentato una varietà di compound e differenti livelli di densità delle mescole. Ogni materiale è stato sottoposto a test intensivi per valutarne comportamento, durata ed effetti sulla tecnica di corsa. “Abbiamo testato diversi compound e densità finché non abbiamo raggiunto la combinazione ideale. Non è stato un percorso lineare: ogni soluzione portava con sé vantaggi e piccoli compromessi, e ci siamo fermati solo quando i risultati sono stati pienamente convincenti dal punto di vista biomeccanico e percepiti come ottimali dagli atleti”.

Il risultato di questo processo è una scarpa che offre performance elevate senza sacrificare comfort e stabilità. La nuova Diadora Gara Carbon 3 garantisce una spinta reattiva, un appoggio sicuro e un equilibrio che permette all’atleta di esprimersi al massimo senza aumentare il rischio di stress e sovraccarichi. Un prodotto che incarna perfettamente la filosofia del Centro Ricerche: innovazione, precisione scientifica e ascolto costante delle esigenze degli atleti.

Il Centro Ricerche Diadora non è solo un laboratorio, ma un luogo in cui sport, tecnologia e competenza si fondono per creare prodotti innovativi e per supportare gli atleti nel loro percorso di crescita. “Gli strumenti che abbiamo non sono comuni – conclude Risatti -. È un privilegio poterli utilizzare per migliorare la performance degli atleti e per sviluppare le scarpe del futuro”.

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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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