C’è un filo rosso che attraversa la carriera di Alex Schwazer, ed è quello della controversia. Dalle medaglie all’ombra delle polemiche, dai trionfi agli stop forzati, il marciatore altoatesino continua a essere uno degli atleti più divisivi dello sport italiano. E ancora una volta, nel 2026, la sua storia si arricchisce di una nuova pagina destinata a far discutere.
A 41 anni, quando molti hanno già appeso le scarpe al chiodo, Alex Schwazer è tornato protagonista con una prestazione di altissimo livello. Eppure, proprio nel momento in cui sembrava poter rivendicare un posto nell’élite europea, è arrivata la decisione più dura: niente Europei.
Cosa è successo in Germania e cosa ha fatto Alex
Il 26 aprile 2026, sulle strade di Kelsterbach, in Germania, Schwazer ha firmato una prestazione che da sola basterebbe a raccontare la sua ostinazione sportiva. Ha vinto la maratona di marcia – la nuova distanza da 42,195 km – con il tempo di 3h01’55”, stabilendo la miglior prestazione italiana e una delle migliori a livello mondiale nella stagione.
Un crono che vale il terzo tempo mondiale dell’anno e il miglior risultato europeo del 2026, ottenuto con una gara condotta da protagonista dall’inizio alla fine. Una gara dominata, che ha riportato Alex Schwazer sotto i riflettori e rilanciato la sua figura nel panorama internazionale della marcia. Il campione olimpico di Pechino 2008 ha dimostrato di essere ancora competitivo, nonostante gli anni e una carriera segnata da vicende extra sportive. Una prestazione che, sulla carta, avrebbe dovuto spalancargli le porte degli Europei di Birmingham. E invece no.
La risposta della Federazione italiana
La Federazione italiana ha scelto una linea rigorosa, ancorata ai criteri stabiliti prima della stagione. Alex Schwazer non sarà convocato per gli Europei di Birmingham, dove l’Italia porterà i tre migliori azzurri emersi dalla Coppa del Mondo o in possesso dei requisiti entro la scadenza fissata.
È proprio questo il punto chiave: il tempo di Schwazer, pur straordinario, è arrivato fuori dalla finestra utile fissata dalla Federazione. E così, al suo posto, partiranno gli atleti che avevano rispettato tempi e criteri in anticipo, come stabilito dalla programmazione tecnica: Massimo Stano, Riccardo Orsoni e Andrea Agrusti. Una decisione che, se da un lato appare coerente sul piano regolamentare, dall’altro lascia inevitabilmente spazio a un cortocircuito sportivo: il miglior tempo europeo dell’anno resta fuori da una competizione continentale.
Le parole di Alex Schwazer dopo l’esclusione
La reazione di Schwazer, però, sorprende ancora più della decisione. Niente attacchi, nessuna polemica frontale. Solo accettazione e, in filigrana, un realismo disarmante.
“Io agli Europei non andrò, oggi ho parlato a lungo al telefono con il direttore tecnico La Torre e mi ha detto che convocheranno i primi tre italiani della Coppa del mondo che hanno fatto il tempo entro il 12 aprile – ha spiegato l’atleta, ricostruendo nel dettaglio il confronto con la Federazione -. Io agli Europei non ci sarò ma, ripeto, io ho sempre detto che accetto quello che la Federazione decide: non voglio togliere il posto a nessuno. Non mi dispiace, abbiamo fatto il possibile e quindi io sono soddisfatto della mia prestazione principalmente, poi le decisioni di questo tipo non stanno a me. Io ho fatto la gara per me stesso”.
Un passaggio che racconta molto del suo presente. Una seconda carriera meno ossessionata dai traguardi e più legata al senso personale della sfida. Non a caso, il riferimento a Parigi 2024 torna come ultimo orizzonte realmente preparato: “L’ultima grande gara che avevo preparato nello specifico era quella per Parigi 2024 perché ci credevo”.
Tra presente e futuro: una carriera ancora aperta
Il Schwazer del 2026 è diverso. Più consapevole, meno incline a inseguire illusioni. Le Olimpiadi di Los Angeles 2028, per esempio, restano sullo sfondo, quasi un tema astratto: l’atleta stesso ha chiarito di non voler farne un obiettivo concreto, sottolineando i limiti anagrafici e la necessità di vivere stagione per stagione.
Dopo una carriera segnata anche da due squalifiche per doping, il marciatore altoatesino ha ricostruito una quotidianità fatta di lavoro, famiglia e allenamenti. Oggi è coinvolto anche nello staff atletico dell’Fc Südtirol e lavora come consulente, senza mai abbandonare del tutto la marcia. E proprio da qui ripartirà. “Non voglio polemica, le scelte vanno accettate”, ha ribadito ancora. La prospettiva è quella di un’estate lontana dai grandi appuntamenti internazionali, ma non dallo sport: allenamento, qualche gara, e più spazio per la vita privata.
Una storia che continua a dividere
Il paradosso resta. Un atleta capace, a 41 anni, di fermare il cronometro sul miglior tempo europeo stagionale e contemporaneamente escluso dalla Nazionale. È una storia che parla di regole, certo, ma anche di opportunità mancate, di tempistiche e di seconde possibilità. E soprattutto conferma quello che Schwazer è sempre stato: non solo un atleta, ma un caso.
Nel bene e nel male, Alex Schwazer continua a far discutere. E forse è proprio questo, oggi più che mai, il segno che la sua storia sportiva non è ancora finita.

