Yeman Crippa è a New York da due giorni. Per il campione azzurro, che il prossimo 1° novembre sarà al via della maratona più famosa del mondo, è arrivato il momento di avvicinarsi a una delle sfide più importanti della sua carriera. Un appuntamento che porta con sé ambizioni, curiosità e il desiderio di misurarsi con uno degli scenari più prestigiosi dell’atletica internazionale. Per Crippa sarà la prima volta alla New York City Marathon, un debutto che arriva in un momento particolarmente significativo del suo percorso sportivo. A 30 anni, appena compiuti, l’azzurro si presenta negli Stati Uniti con una consapevolezza diversa rispetto al passato, forte dell’esperienza accumulata nelle prime maratone e soprattutto della vittoria conquistata a Parigi nella primavera del 2026.
La Grande Mela rappresenta una nuova occasione per capire quanto possa spingersi lontano il suo talento sulla distanza dei 42K. Crippa ha già dimostrato di poter competere ad altissimo livello, ma New York propone uno scenario differente, nel quale la capacità di interpretare la gara, gestire le energie e reagire ai cambi di ritmo può fare la differenza almeno quanto la condizione fisica.
L’attesa, inevitabilmente, si mescola all’entusiasmo. Correre a New York significa attraversare cinque distretti, immergersi in un’atmosfera unica e affrontare un percorso che mette alla prova anche i maratoneti più esperti. Il pubblico, il rumore della città e il passaggio sul ponte di Verrazzano sono elementi che rendono questa competizione diversa da qualsiasi altra. Crippa conosce bene il valore di un appuntamento simile. “Tantissime persone che hanno corso la Maratona di New York mi hanno raccontato quanto sia spettacolare, per il tifo del pubblico e per i quartieri così diversi che si attraversano durante la gara. Anche come corridore d’élite, voglio vivere in prima persona quelle emozioni”, ha spiegato Crippa parlando della sua prima esperienza nella Grande Mela.
L’obiettivo di Yeman Crippa: “Vincere a New York per un maratoneta vale come un’Olimpiade”
La vittoria di Parigi, conquistata in 2h05’18”, ha cambiato le prospettive di Crippa. Il successo nella capitale francese ha confermato che l’azzurro può essere protagonista anche in maratona, dopo un percorso di crescita passato attraverso difficoltà ed esperienze che gli hanno permesso di comprendere meglio le esigenze della distanza. Ora l’obiettivo è confermarsi. “L’obiettivo è ripetere una prestazione come quella di Parigi, con un finale molto veloce”, ha dichiarato prima della partenza. Un’ambizione importante, soprattutto considerando il livello degli avversari attesi al via e le caratteristiche di una gara nella quale la gestione dello sforzo può risultare determinante.
Yeman Crippa, però, non nasconde di avere in testa anche un sogno più grande. “L’obiettivo per New York è avere il sogno di vincere, perché non è impossibile, anche se è più realistico pensare di arrivare tra i primi dieci. L’importante è giocare tutte le carte e dare tutto me stesso, allora potrò essere fiero”, aveva raccontato durante il Festival dello Sport di Trento. Una dichiarazione che chiarisce il suo approccio: ambizione sì, ma senza perdere il contatto con la realtà. Il campo partenti è di alto livello e la maratona newyorkese presenta difficoltà che non possono essere sottovalutate. Il percorso è caratterizzato da saliscendi, ponti e cambi di ritmo che rendono complicato costruire una gara regolare dall’inizio alla fine.
A differenza di altre maratone internazionali, a New York non ci saranno lepri incaricate di dettare l’andatura. La corsa potrebbe quindi svilupparsi in modo più tattico, con il gruppo dei migliori destinato a rimanere compatto nella prima parte prima di affrontare una progressiva selezione. “Mi piacciono questo tipo di gare: si parte insieme, si resta insieme fino al 20° o 25° chilometro, poi la gara inizia a farsi dura. Preferisco il confronto diretto”, ha spiegato. È anche per questo che ha scelto New York.
Dopo il successo di Parigi avrebbe potuto puntare su una maratona più veloce, ideale per cercare un nuovo primato personale. Ha invece preferito una sfida nella quale contano anche la capacità di leggere la corsa, la gestione degli avversari e il coraggio di prendere le decisioni giuste nei momenti decisivi. Il fascino della vittoria è evidente: “Senza dubbio Vincere a New York per un maratoneta vale come un’Olimpiade”.
Allenamenti in Kenya e oltre 220 chilometri a settimana: così Crippa ha preparato New York
La fiducia di Yeman Crippa nasce anche dal lavoro svolto nei mesi che hanno preceduto la maratona. La preparazione per New York ha ripreso in larga parte il modello utilizzato per la Maratona di Parigi, con una parte importante degli allenamenti svolta in Kenya, su percorsi caratterizzati da salite e discese. “Come per Parigi, ho svolto buona parte della preparazione in Kenya e lì i percorsi sono sempre ondulati. Le mie gambe sono pronte”.
Un lavoro impegnativo, sia per i volumi sia per la qualità delle sedute. Crippa ha raggiunto un picco di 224 chilometri settimanali, distribuiti su dodici allenamenti, mantenendo una media di circa 190-195 chilometri. Numeri che raccontano la consistenza della preparazione e la necessità di trovare un equilibrio tra carico, recupero e intensità. “Al massimo mi sono spinto sino a 224 chilometri in dodici sedute settimanali. In media ne ho fatti 190-195”, ha spiegato l’azzurro, che ha individuato in un lungo di 39 chilometri uno degli allenamenti più impegnativi del percorso verso New York. “Quando fai allenamenti del genere, senti tutta la stanchezza, fisica e mentale”, ha aggiunto. Il programma ha previsto doppie sedute giornaliere, ripetute lunghe a ritmo maratona e allenamenti nei quali alternare tratti veloci e più controllati. L’obiettivo è stato prepararsi a una gara nella quale il ritmo potrebbe cambiare più volte e in cui non sarà possibile affidarsi a un gruppo di lepri per mantenere un’andatura lineare.
La preparazione non ha riguardato soltanto la componente fisica. Dopo le difficoltà incontrate nelle sue precedenti maratone, l’azzurro ha lavorato anche sulla gestione mentale e sull’integrazione durante la corsa, due aspetti fondamentali per mantenere un rendimento elevato lungo tutti i 42 chilometri. “La Maratona di Parigi mi ha insegnato molto. Un aspetto da non sottovalutare è quello mentale, che a mio avviso incide in maniera determinante su questa distanza, naturalmente insieme all’allenamento fisico”.
“Ciò che conta di più per me oggi è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per arrivare alla linea di partenza pronto a dare il massimo”, ha dichiarato Yeman Crippa prima di partire per New York. “Sarò soddisfatto quando taglierò il traguardo senza più energie da spendere e potrò ripensare a ogni momento della mia preparazione”. È questa la dimensione nella quale Crippa vuole affrontare la maratona americana: senza rimpianti, con la certezza di aver costruito tutto ciò che serviva per giocarsi le proprie possibilità“. E New York gli offrirà proprio questo: un percorso impegnativo, una gara tattica e avversari di grande valore renderanno la sfida imprevedibile. Per emergere serviranno pazienza, lucidità e la capacità di riconoscere il momento giusto per cambiare passo. Ora la parola passa alla strada.

