Quando si parla di corsa, la precisione conta. Non solo per quanto riguarda i tempi al traguardo, ma anche (e soprattutto) nella distanza percorsa. Quando si parla di gare su strada, infatti, non tutte le competizioni sono uguali: alcune sono ufficialmente riconosciute dalla Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera), altre no. E la differenza non è solo nella forma.
Le distanze canoniche: cosa sono e perché contano
La Fidal, in linea con le normative internazionali della World Athletics, riconosce come “distanze standard” alcune lunghezze precise: 5 km, 10 km, 15 km, 20 km, mezza maratona (21,097 km), 25 km, 30 km, maratona (42,195 km), 50 km e 100 km. Solo le gare che si svolgono su queste distanze, e che rispettano determinati criteri tecnici, possono essere considerate ufficiali e valide per record, classifiche e statistiche nazionali e internazionali.
Questo significa che, per essere riconosciuta come una “10 km” o una “mezza maratona”, una gara deve essere affiliata alla Fidal, avere un percorso certificato da un misuratore ufficiale e rispettare parametri precisi, come la pendenza massima e la distanza tra partenza e arrivo.
La misurazione del percorso: una questione di centimetri
Secondo il regolamento tecnico Fidal (RTI 240.3), la lunghezza del percorso deve essere misurata lungo la traiettoria più breve percorribile da un atleta, e non può essere inferiore alla distanza ufficiale. Il margine di errore ammesso è dello 0,1%, il che significa, ad esempio, che una maratona non può essere più corta di 42.152 metri.
La misurazione deve essere effettuata da un misuratore certificato, utilizzando una bicicletta dotata di contatore calibrato (Jones Counter), e il percorso deve essere verificato e approvato prima della gara. Solo in questo modo la distanza può essere considerata regolamentare.
Gare non Fidal: cosa cambia
Molte manifestazioni podistiche in Italia sono organizzate da Enti di Promozione Sportiva (EPS) o da associazioni locali non affiliate alla Fidal. Queste gare, pur essendo perfettamente legittime e molto partecipate, non possono utilizzare ufficialmente le denominazioni delle distanze canoniche se non rispettano i criteri di certificazione.
Per questo motivo, è frequente trovare indicazioni come “circa 10 km” o “9,9 km” nei regolamenti e nei materiali promozionali. In questi casi, la distanza effettiva può variare anche di qualche centinaio di metri rispetto allo standard, e i tempi ottenuti non sono validi per record personali ufficiali, ranking o qualificazioni a gare federali.
La certificazione del percorso non è solo una questione burocratica. Per ogni runner sapere di aver corso una distanza precisa è fondamentale per valutare i propri progressi, confrontare i risultati e stabilire obiettivi realistici. Inoltre, solo le gare certificate permettono di ottenere tempi ufficiali riconosciuti dalla Fidal, necessari ad esempio per accedere a maratone internazionali, entrare in graduatorie o partecipare a campionati.
Come riconoscere una gara certificata
Per sapere se una gara è ufficialmente riconosciuta dalla Fidal, basta consultare il calendario nazionale sul sito Fidal o verificare che il percorso sia stato omologato (le gare certificate riportano spesso la dicitura “percorso omologato Fidal”).
In alternativa, è possibile consultare il documento ufficiale della Fidal sulla misurazione dei percorsi su strada, che spiega nel dettaglio i criteri tecnici e le regole da rispettare.

