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Recensione The North Face Summit Vectiv Pro 3: una scarpa da gara fatta per spingere

Piastra in carbonio, ammortizzazione generosa e grande reattività: le The North Face Summit Vectiv Pro 3 puntano sulle prestazioni, dando il meglio sui sentieri corribili affrontati a ritmi sostenuti.
Nicola CastellazziBy Nicola Castellazzi25 Ottobre 2026
La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)
La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Le The North Face Summit Vectiv Pro 3 sono scarpe da trail running progettate per le competizioni e per gli atleti che cercano prestazioni elevate, reattività e un ritorno di energia efficace. Giunte alla terza versione, rappresentano uno dei modelli di punta del marchio americano, grazie a una combinazione di intersuola ad alto spessore, doppia piastra e battistrada pensato per affrontare soprattutto i sentieri corribili.

Appartengono alla Summit Series, la linea sviluppata dal marchio americano in collaborazione con atleti di alto livello. La denominazione Vectiv identifica la tecnologia di punta dell’azienda, mentre la sigla Pro sottolinea la sua vocazione prestazionale. Il numero 3 indica invece la terza generazione, che introduce alcuni miglioramenti rispetto alle versioni precedenti. L’obiettivo della The North Face Summit Vectiv Pro 3 è quello di offrire una scarpa da trail running capace di accompagnare gli atleti durante le competizioni, garantendo ammortizzazione, reattività e una spinta efficace quando aumenta il ritmo.

Per verificare le qualità del modello, abbiamo effettuato il nostro test prevalentemente sui sentieri del Parco del Curone, un ambiente caratterizzato da percorsi ondulati e terreni variabili, ma generalmente non troppo tecnici. Le prove hanno incluso tratti scorrevoli, sezioni leggermente fangose, qualche passaggio su terreno sconnesso e brevi segmenti su asfalto.

Il risultato è stato complessivamente positivo. Le Vectiv Pro 3 hanno mostrato le loro qualità soprattutto sui sentieri corribili, dove la combinazione tra schiuma e piastra in carbonio permette di sfruttare al meglio la reattività della scarpa.

https://youtu.be/xvt90tqFoc4

Battistrada: 7

Il battistrada utilizza la tecnologia Surface Control, sviluppata direttamente da The North Face. Si tratta di una soluzione proprietaria che non si affida a produttori esterni come Vibram o Continental.

I tasselli hanno un’altezza di circa 3,5 millimetri: una misura che privilegia la scorrevolezza senza rinunciare a un livello di aderenza adeguato al tipo di utilizzo previsto. La configurazione è coerente con una scarpa da gara destinata principalmente a percorsi corribili, dove la velocità e la fluidità della falcata rappresentano elementi fondamentali.
Un aspetto interessante riguarda anche la composizione della gomma, che comprende il 20% di gomma naturale proveniente da piccoli agricoltori impegnati in pratiche agricole sostenibili e rigenerative.

Durante il test, il battistrada ha offerto buone prestazioni su strade sterrate, sentieri scorrevoli e tratti di single track. Anche su terreni leggermente fangosi, ma non eccessivamente bagnati, l’aderenza si è dimostrata soddisfacente, senza evidenziare particolari problemi.
Sui passaggi più tecnici la scarpa riesce comunque a cavarsela, soprattutto quando questi rappresentano una parte limitata dell’uscita. È importante, però, non confondere questa capacità con una vera vocazione per i percorsi molto impegnativi.

Intersuola: 8,5

L’intersuola rappresenta uno degli elementi più importanti delle The North Face Summit Vectiv Pro 3. Lo stack raggiunge i 37 millimetri al tallone e 31 millimetri all’avampiede, con un drop di 6 millimetri. Rispetto alle precedenti Vectiv Pro 2, sono stati aggiunti 4 millimetri di ammortizzazione, una differenza che si percepisce durante la corsa e contribuisce a rendere l’appoggio più confortevole.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

La schiuma è realizzata con una mescola ultraleggera a base di EVA e PEBA, progettata per combinare morbidezza, capacità di assorbire gli impatti e reattività. All’interno dell’intersuola sono inoltre presenti due piastre con funzioni differenti. La prima è una piastra in carbonio, pensata per aumentare la propulsione e il ritorno di energia durante la fase di spinta. La seconda è una piastra in TPU, che contribuisce a migliorare la stabilità e il controllo della scarpa.

La sensazione durante la corsa è quella di un’ammortizzazione generosa, ma non eccessivamente morbida o gommosa. La schiuma restituisce una risposta dinamica e accompagna la falcata senza risultare troppo secca. Il risultato è una scarpa pensata per sostenere ritmi sostenuti e offrire una spinta efficace quando l’atleta riesce a correre con continuità.

Tomaia: 7,5

La tomaia delle Summit Vectiv Pro 3 è realizzata con un materiale a rete particolarmente arioso, attraverso il quale è possibile intravedere il piede. Questa struttura favorisce la ventilazione e permette al calore di disperdersi più facilmente durante la corsa. Nonostante l’aspetto leggero, il tessuto rimane decisamente resistente. Un’altra caratteristica interessante è la sua natura idrofobica, che limita l’assorbimento dell’acqua. Questo non significa che la scarpa sia impermeabile: l’acqua può attraversare la tomaia e bagnare il calzino. Il vantaggio è che il materiale tende a trattenere meno umidità e può facilitare l’asciugatura quando si torna su terreni asciutti o le condizioni meteorologiche migliorano.

Anche la costruzione generale segue una filosofia orientata alla riduzione del peso. Il puntale offre una protezione contro gli urti con sassi e altri ostacoli, ma senza risultare particolarmente voluminoso o ingombrante.
La zona del tallone è invece leggermente più imbottita, così da aumentare il comfort e migliorare la sensazione di contenimento.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Upper: 7

La parte superiore della scarpa comprende una linguetta integrata nella struttura della calzata, che contribuisce ad avvolgere il piede in maniera uniforme. La linguetta è sottile nella zona anteriore, mentre presenta una maggiore imbottitura in corrispondenza del collo del piede. Questa soluzione consente di stringere i lacci senza esercitare una pressione eccessiva sulla parte superiore del piede.

I lacci sono piatti e presentano una superficie zigrinata che aiuta a mantenere stabile l’allacciatura. Non introducono soluzioni particolarmente innovative, ma svolgono efficacemente il loro compito senza evidenziare problemi durante il test. Nel complesso, l’upper contribuisce a una calzata avvolgente, senza sacrificare eccessivamente il comfort in nome della leggerezza.

Peso: 6

Il peso dichiarato è di 294 grammi nella taglia di riferimento. Si tratta di un valore non particolarmente contenuto se confrontato con quello di alcuni modelli da trail orientati alla massima leggerezza. La spiegazione è legata soprattutto alla struttura della scarpa. L’intersuola è alta e generosamente ammortizzata, mentre la presenza delle due piastre contribuisce inevitabilmente al peso complessivo. Durante la corsa, tuttavia, la scarpa non si percepisce come eccessivamente pesante.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Comfort: 8

Uno degli aspetti più interessanti è il livello di comfort. Considerando la presenza della piastra in carbonio e la vocazione agonistica, ci si potrebbe aspettare una scarpa rigida e poco permissiva. Le Summit Vectiv Pro 3 si sono invece dimostrate più accoglienti del previsto.

L’intersuola offre un’ammortizzazione generosa, mentre la calzata presenta un avampiede sufficientemente ampio da consentire al piede di distendersi durante la corsa. È una caratteristica utile soprattutto quando si accumulano chilometri e il piede tende fisiologicamente a espandersi. Anche la zona del tallone e il colletto contribuiscono a rendere la calzata confortevole, senza aggiungere imbottiture eccessive. Il risultato è un modello prestazionale che riesce a mantenere una buona sensazione di comodità.

Questo aspetto apre anche alla possibilità di utilizzarla su distanze più lunghe. Tuttavia, il comfort da solo non basta a rendere una scarpa adatta alle ultradistanze: bisogna considerare anche il tipo di percorso, il ritmo medio e la capacità di sfruttare la piastra in carbonio fino alla fine della gara.

Stabilità: 7

L’altezza dell’intersuola potrebbe far pensare a una scarpa poco stabile, soprattutto sui terreni sconnessi. Durante il test, però, le Summit Vectiv Pro 3 hanno mostrato un comportamento migliore del previsto.

Uno dei fattori determinanti è l’ampiezza della pianta, in particolare nella zona dell’avampiede. La base d’appoggio si allarga progressivamente, offrendo una superficie generosa sulla quale distribuire il peso durante l’impatto con il terreno. A questo elemento si aggiunge la piastra in TPU, che contribuisce a migliorare il controllo della piattaforma e a limitare le sensazioni di instabilità.
Il risultato è una scarpa che si è comportata bene sia in salita sia in discesa, anche quando il percorso presentava qualche tratto sconnesso, piccoli sassi o rocce.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Naturalmente, la stabilità deve essere valutata in relazione alla destinazione d’uso. Su sentieri molto tecnici, soprattutto durante discese aggressive su terreni estremamente sassosi, il comportamento potrebbe risultare meno convincente rispetto a quello di una scarpa specificamente progettata per questi ambienti. Per il trail corribile e per i percorsi con difficoltà tecniche limitate, invece, la piattaforma offre un livello di controllo soddisfacente.

Ritorno di energia: 9

Il ritorno di energia è probabilmente la caratteristica che definisce meglio il carattere delle The North Face Summit Vectiv Pro 3. La combinazione tra schiuma in EVA e PEBA, piastra in carbonio e geometria dell’intersuola è progettata per restituire parte dell’energia generata durante l’appoggio e la spinta. La sensazione è quella di una scarpa reattiva, capace di accompagnare il movimento senza risultare eccessivamente rigida o troppo morbida. Quando si aumenta il ritmo e si spinge con decisione, l’intersuola risponde in maniera efficace, favorendo una corsa dinamica. È proprio in queste condizioni che la tecnologia trova la sua ragione d’essere.

Le Vectiv Pro 3 non sono state concepite principalmente per le uscite lente o per gli allenamenti in cui si alternano frequentemente corsa e camminata. Il loro potenziale emerge soprattutto quando l’atleta riesce a mantenere un’andatura sostenuta e a sfruttare attivamente la risposta della scarpa. Se, invece, il percorso presenta salite molto ripide che costringono a camminare o il ritmo diventa troppo basso, il vantaggio della piastra in carbonio si riduce. La scarpa rimane utilizzabile, ma non consente di sfruttare pienamente le proprie caratteristiche.

Per questo motivo, la scelta della distanza dovrebbe tenere conto non soltanto dei chilometri da percorrere, ma anche della capacità di mantenere un ritmo efficace fino al traguardo.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Durata massima stimata: 6,5

La durata è un altro aspetto importante per valutare una scarpa da gara di questa categoria. Dopo i chilometri percorsi durante il test, il battistrada si presentava ancora in ottime condizioni, con i tasselli integri e soltanto alcuni segni di utilizzo sull’intersuola. La schiuma, essendo particolarmente morbida, può infatti mostrare piccoli segni superficiali quando entra in contatto con pietre appuntite.

Il principale fattore limitante potrebbe però non essere il deterioramento visibile dei materiali, bensì la progressiva perdita di reattività dell’intersuola. La combinazione tra schiuma morbida e piastra in carbonio rappresenta il cuore prestazionale del modello. Con il passare dei chilometri, la capacità della schiuma di restituire energia potrebbe diminuire, anche se la scarpa dovesse apparire ancora in buone condizioni.

La stima è di circa 300-400 chilometri per mantenere una risposta particolarmente brillante, con la possibilità di proseguire fino a circa 600 chilometri destinando la scarpa ad allenamenti meno impegnativi. Si tratta, naturalmente, di una previsione indicativa e non di una durata garantita dal produttore. Il risultato effettivo dipende dal peso del corridore, dalla tecnica di corsa, dal tipo di terreno, dall’intensità degli allenamenti e dalle condizioni di utilizzo.

Per un modello concepito principalmente per le competizioni, è importante valutare non soltanto l’integrità della suola, ma anche l’efficienza della risposta dinamica nel tempo.

Rapporto qualità/prezzo: 6,5

Il prezzo di listino è di 250 euro – guarda le migliori offerte nella nostra vetrina scarpe -. Una cifra importante, soprattutto se si considera che le scarpe da trail running devono spesso essere sostituite dopo un numero di chilometri relativamente contenuto quando vengono utilizzate in gara.

La The North Face Summit Vectiv Pro 3 (immagine TRC)

Il costo è giustificato dalla presenza di tecnologie avanzate, tra cui l’intersuola in schiuma, la piastra in carbonio, la piastra in TPU e una costruzione orientata alle prestazioni. Anche altri modelli da gara di fascia alta, dotati di piastra in carbonio, raggiungono prezzi simili. Le Summit Vectiv Pro 3 si collocano quindi in una fascia di mercato premium, senza risultare necessariamente fuori linea rispetto alla concorrenza.

Per un atleta che cerca una scarpa performante per le competizioni e riesce a sfruttarne la reattività, la spesa può essere giustificata. Diverso il discorso per chi desidera un modello da utilizzare prevalentemente negli allenamenti lenti o sulle uscite quotidiane. In questo caso, parte delle tecnologie presenti rischierebbe di essere sfruttata solo in misura limitata.

Voto finale: 7,3

Le The North Face Summit Vectiv Pro 3 sono scarpe da trail running progettate per offrire prestazioni elevate sui percorsi corribili. I punti di forza sono l’ammortizzazione generosa, la reattività della schiuma, il ritorno di energia della piastra in carbonio e una stabilità superiore alle aspettative per una scarpa con uno stack così importante.

Anche il comfort rappresenta una sorpresa positiva. La calzata sufficientemente ampia, la tomaia traspirante e la distribuzione mirata delle imbottiture permettono di ottenere una buona combinazione tra leggerezza strutturale e comodità.

Il battistrada si è dimostrato efficace su sterrati, single track e terreni leggermente fangosi, mentre la stabilità consente di affrontare brevi tratti tecnici senza particolari difficoltà. Restano però alcuni limiti: il prezzo elevato, la necessità di correre a ritmi sostenuti per sfruttare davvero la tecnologia e una vocazione non particolarmente adatta ai percorsi estremamente tecnici.

The North Face Summit Vectiv Pro 3

The North Face Summit Vectiv Pro 3

Scarpa da trail running

Per quanto riguarda il peso dell’atleta, il modello è particolarmente adatto a corridori fino a circa 75-80 chilogrammi, con la possibilità di valutare anche pesi superiori in funzione delle caratteristiche individuali e delle preferenze personali.

Il consiglio principale è scegliere questa scarpa per le gare in cui si può correre con continuità, mantenendo un’intensità sufficientemente alta da valorizzare la piastra in carbonio. Utilizzarla prevalentemente per uscite lente significherebbe rinunciare a una parte importante del suo potenziale.

Il giudizio finale è positivo: le Summit Vectiv Pro 3 sono una scelta interessante per chi cerca una scarpa da trail running reattiva, ammortizzata e stabile sui percorsi veloci. Non sono un modello universale, ma una scarpa specialistica che dà il meglio di sé quando viene utilizzata nel contesto per cui è stata progettata.

Per chi punta a migliorare le proprie prestazioni in gara e vuole sfruttare i vantaggi della tecnologia con piastra in carbonio, possono rappresentare un investimento da prendere seriamente in considerazione. Per chi, invece, privilegia la versatilità sui terreni tecnici o corre prevalentemente a ritmi moderati, è opportuno valutare alternative più adatte alle proprie esigenze.

recensione summit vectiv pro 3 The North Face Trail running
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Nicola Castellazzi

Ho 23 anni e sono uno studente di fisica. Fin da piccolo ho praticato mille sport dal nuoto alla ginnastica artistica passando per il circo, il tennis, l'alpinismo, il ping pong e l'arrampicata. Durante il liceo ho iniziato un po' per caso con l'atletica leggera, prima con le distanze del mezzofondo per poi allungare su strada con 10 km e mezza maratona. Ma il mio vero amore è sempre stata la montagna (mi è capitato di fare gare di trail senza dirlo al mio allenatore di mezzofondo). Le distanze che preferisco sono le half marathon e i vertical, possibilmente con percorsi tecnici. Mi piace un sacco anche la bici sia come cross training sia come cicloturismo per viaggiare ed esplorare, il mondo e me stesso.

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