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Home » Secondo al Passatore 2024 perché il vincitore era dopato: il tribunale riconosce il risarcimento per la mancata celebrazione della vittoria
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Secondo al Passatore 2024 perché il vincitore era dopato: il tribunale riconosce il risarcimento per la mancata celebrazione della vittoria

Il tribunale ha riconosciuto a Massimo Giacopuzzi il “danno esistenziale”: la mancata celebrazione della vittoria. Un principio nuovo che cambia il modo di giudicare le conseguenze del doping.
Dario MarchiniBy Dario Marchini28 Maggio 2026
Massimo Giacopuzzi al Passatore 2024 (immagine AI)
Massimo Giacopuzzi al Passatore 2024 (immagine AI)

Arriva dalla Romagna una decisione destinata a segnare un precedente decisamente importante nel mondo dello sport. Il Tribunale civile di Ravenna ha riconosciuto un risarcimento all’ultramaratoneta Massimo Giacopuzzi, protagonista della 100 Km del Passatore 2024, per il danno subito dopo aver perso sul campo una vittoria poi riassegnata in un secondo momento per la successiva squalifica del “vincitore”. Il giudice ha stabilito che l’atleta ha diritto a un “danno esistenziale”, quantificato in 4.000 euro più spese legali, per non aver potuto vivere nel momento stesso della gara la gioia del successo.

Non è tanto la cifra il punto centrale della sentenza, quanto il principio: la giustizia riconosce che una vittoria sportiva non è fatta solo di classifiche e medaglie, ma anche di emozioni, visibilità e riconoscimento. Una presa di posizione che potrebbe aprire nuove prospettive in ambito sportivo, soprattutto nei casi legati al doping.

Il Passatore 2024: una vittoria cancellata dal doping

Per capire davvero il peso di questa storia, basta guardare il video festante all’arrivo del vincitore 2026 della 100 Km del Passatore, Alessio Milani, e poi tornare alla stessa notte tra il 25 e il 26 maggio 2024, quando si disputò la 49ª edizione della storica ultramaratona tra Firenze e Faenza. Sul traguardo arrivò per primo il perugino Federico Furiani, autore di una prestazione sorprendente con oltre sette minuti di vantaggio su Massimo Giacopuzzi, secondo classificato.

L’ombra del doping sul Passatore: sospeso il vincitore della 100 km Federico Furiani

Poche settimane dopo, però, arrivò il colpo di scena: Furiani risultò positivo ai controlli antidoping per la presenza di metaboliti di testosterone e boldenone. Sospensione e squalifica. E con quella, inevitabile, la riscrittura dell’ordine d’arrivo: Giacopuzzi diventa il vincitore della Cento chilometri del 2024. Ma lo diventa lontano dalla notte del Passatore, lontano da quell’atmosfera irripetibile che rende unica ogni vittoria. Una vittoria “fredda”, senza applausi, senza interviste, senza il pubblico ad accompagnare gli ultimi metri. Proprio questo vuoto è diventato il vero terreno della battaglia legale.

La causa e la strategia dell’avvocato La Placa

A portare la vicenda in tribunale è stato l’avvocato Paolo La Placa, cassazionista e a sua volta ultramaratoneta, che conosce in prima persona il valore simbolico e personale di una gara come il Passatore. La strategia legale si è fondata su un concetto del tutto nuovo nel panorama sportivo italiano: non limitarsi a chiedere un risarcimento per l’eventuale danno economico o d’immagine, ma dimostrare l’esistenza di un danno più profondo, legato alla sfera emozionale e personale. Secondo la ricostruzione difensiva, il doping dell’avversario ha sottratto a Giacopuzzi qualcosa di irripetibile: la “gioia della vittoria” nel momento in cui si realizza, con tutto ciò che comporta, dall’arrivo in solitaria fino al podio e alle celebrazioni post gara.

La richiesta iniziale era ben più alta, pari a 50.000 euro, ma il tribunale ha comunque riconosciuto il principio giuridico alla base dell’azione, ritenuto il vero successo della causa. Non a caso lo stesso legale ha definito la decisione “una vittoria importante”, sottolineando come sarà difficile metterla in discussione in sede di eventuale appello.

100 km del Passatore: bis per Alessio Milani e record femminile per Nikolina Sustic

Un precedente importante

La storia Giacopuzzi-Furiani va oltre il singolo episodio e apre una riflessione più ampia sul confine, sempre più sottile, tra giustizia sportiva e giustizia civile. Il riconoscimento del danno esistenziale introduce infatti una dimensione nuova, quella che tiene conto dell’impatto umano delle scorrettezze sportive, al di là delle sanzioni formali. La sentenza del Tribunale di Ravenna lascia intravedere un nuovo scenario a favore della lotta al doping, in cui le conseguenze non si esauriscono più con sospensioni e squalifiche. Il danno si può allargare anche alla sfera personale ed emozionale di chi subisce l’ingiustizia.

Per gli atleti, soprattutto in discipline come corsa e ciclismo, dove il sacrificio quotidiano è spesso silenzioso, perdere una vittoria per un comportamento illecito di un avversario non è solo una questione di classifica. È una ferita concreta, irrisarcibile, difficile da misurare ma impossibile da ignorare. Il senso più profondo della decisione sta proprio in questo: il tempo non è reversibile. Si possono correggere i risultati, riscrivere gli ordini d’arrivo, ma non restituire quelle emozioni, quelle gioie, quelle lacrime, quell’istante irripetibile in cui una vittoria sognata diventa realtà.

100 km del passatore doping Federico Furiani Massimo Giacopuzzi Passatore tribunale
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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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