Ci sono stagioni che finiscono con un risultato e altre che lasciano soprattutto domande. Per Filippo Tortu, il 2026 appartiene decisamente alla seconda categoria. Una stagione difficile, segnata dagli infortuni, da una condizione fisica mai realmente ritrovata e da prestazioni lontane da quei livelli a cui lo sprinter brianzolo ci aveva abituato. Eppure, c’è una cosa che non sembra mancare a Tortu: è la voglia di guardare avanti. E soprattutto l’ambizione.
Nell’intervista concessa a Giorgio Cimbrico per il Secolo XIX, il campione olimpico della 4×100 di Tokyo 2020 ha deciso di mettere nero su bianco il suo prossimo grande obiettivo: correre i 200 metri in 19”98 nel 2027. Un risultato che sarebbe storico per l’atletica italiana. Soltanto Pietro Mennea, con il suo straordinario 19”72 realizzato nel 1979, è riuscito finora a scendere sotto la barriera dei 20 secondi nei 200 metri.
Tortu e il sogno dei 19”98: un obiettivo per il 2027
La dichiarazione più significativa dell’intervista è proprio quella che riguarda il prossimo futuro. Tortu non si nasconde dietro propositi generici e non parla semplicemente di ritrovare la condizione o tornare competitivo. Fissa un riferimento cronometricamente preciso, decisamente impegnativo. “L’obiettivo per il 2027 è 19”98, il doppio del 9”99 del giugno 2018”.
Il riferimento è naturalmente alla storica prestazione di Madrid, quando Filippo Tortu diventò il primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri, fermando il cronometro a 9”99. Un risultato che lo aveva proiettato tra i grandi della velocità. Adesso il sogno è trasferire quella barriera simbolica sui 200 metri. Un’ambizione importante, soprattutto considerando il percorso degli ultimi anni. Tortu ha compiuto 28 anni, ha ancora davanti a sé una parte significativa della propria carriera, ma il tempo per ritrovare continuità e competitività comincia a diventare un elemento da non sottovalutare.
Una stagione 2026 da dimenticare
Prima di pensare ai 19”98, però, c’è da archiviare definitivamente un 2026 dove Tortu non si è visto. Troppi infortuni e poca continuità. Nel corso della stagione Tortu ha disputato soltanto tre gare sui 200 metri, con risultati lontani dagli standard desiderati. 20”68 a Eisenstadt, 20”64 a Foligno e 20”86 a Taranto in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Anche la rinuncia alla finale dei 200 metri a Taranto e le difficoltà incontrate nel corso dell’annata sono il segnale di una stagione nella quale il velocista non è mai riuscito a trovare il proprio equilibrio.
Nelle dichiarazioni al Secolo XIX, Tortu ha comunque lasciato trasparire una certa fiducia rispetto al lavoro intrapreso nelle ultime settimane. “Ho cominciato a lavorare sul serio da tre settimane”, ha raccontato, spiegando anche quale sia attualmente l’aspetto fisico da monitorare con maggiore attenzione. “C’è soltanto da tener d’occhio il volume della coscia sinistra, quella calata dopo l’infortunio”.
A dicembre è previsto un nuovo test all’Acquacetosa, presso l’Istituto di Medicina dello Sport. Un appuntamento che servirà a verificare i progressi del recupero e a raccogliere indicazioni importanti in vista della preparazione della prossima stagione.
Da Tokyo a Los Angeles, passando per il 2027
Il 2027 sarà anche una stagione significativa per tutta l’atletica. I Mondiali di Pechino rappresenteranno uno degli appuntamenti principali dell’anno, mentre sullo sfondo ci sarà già Los Angeles 2028, l’obiettivo olimpico che potrebbe accompagnare Tortu verso la sua terza, e probabilmente ultima, partecipazione ai Giochi.
Per arrivarci, però, sarà necessario ritrovare prima di tutto la continuità fisica. Il progetto tecnico, con papà Salvino Tortu ancora alla guida della preparazione, dovrà quindi ripartire dalla ricostruzione di una condizione atletica completa, senza forzare i tempi e cercando di evitare nuove interruzioni. La sfida dei 19”98 è certamente ambiziosa. Ma la prima vittoria che dovrà cercare è quella di tornare ad allenarsi senza limitazioni, recuperare completamente e ritrovare la fiducia persa. Poi arriverà il momento di tornare in pista. Chi vivrà vedrà…

