Ci sono storie che vanno raccontate oltre il cronometro, oltre una medaglia o una classifica. Perché spesso dietro ad ogni risultato c’è qualcosa che non si vede: scelte, rinunce, difficoltà, paure e la capacità di trovare ogni volta una ragione per ripartire. È da questa prospettiva che nasce “Chi sarò da grande”, il cortometraggio dedicato ad Anna Arnaudo, mezzofondista del Battaglio CUS Torino, da oggi disponibile al pubblico sul canale YouTube di Battaglio.
Un racconto che sceglie di allontanarsi per qualche momento dalla dimensione agonistica per avvicinarsi a quella più personale di un’atleta che ha imparato a convivere con una condizione complessa, senza permetterle di definire i confini delle proprie ambizioni. Il diabete di tipo 1, scoperto quando aveva appena 18 anni, è una presenza quotidiana nella sua vita, ma non rappresenta il centro della sua identità. Anna è un’atleta, una ricercatrice in formazione, una giovane donna che continua a interrogarsi sul proprio futuro, senza rinunciare a nessuna delle proprie aspirazioni.
“Chi sarò da grande”, la storia di Anna Arnaudo diventa un cortometraggio
Il progetto, ideato da Battaglio e realizzato dalla casa di produzione cinematografica torinese Axland, prende forma tra le montagne di Sestriere. È qui che Anna si allena in altura, immersa in un ambiente che fa da cornice al racconto e accompagna lo spettatore dentro una dimensione più intima della sua esperienza.
Il punto di partenza sono gli allenamenti, i gesti e le abitudini di una mezzofondista che conosce bene la fatica e la disciplina necessarie per competere ad alto livello. Ma il filmato non si ferma alla preparazione atletica. Progressivamente, la narrazione si sposta verso la persona, lasciando spazio alle parole di Anna, ai ricordi e alle esperienze che hanno contribuito a costruirne il carattere.
Tra queste c’è naturalmente la scoperta del diabete, un passaggio che ha cambiato la sua quotidianità e imposto nuove attenzioni nella gestione dell’attività sportiva. Il monitoraggio della glicemia, la terapia insulinica, l’organizzazione degli allenamenti e dell’alimentazione sono diventati elementi da integrare nella preparazione, senza perdere di vista gli obiettivi agonistici.
“Chi sarò da grande” prova così a raccontare ciò che spesso rimane fuori dall’inquadratura: il lavoro invisibile che accompagna ogni prestazione, la consapevolezza necessaria per affrontare gli ostacoli e la ricerca di un equilibrio tra le diverse dimensioni della propria vita.
Chi è Anna Arnaudo, la mezzofondista del Battaglio CUS Torino
Nata a Cuneo il 18 ottobre 2000 e cresciuta a Borgo San Dalmazzo, Anna Arnaudo è una delle mezzofondiste italiane più interessanti della sua generazione. Ha iniziato a praticare atletica nel 2015, avvicinandosi inizialmente sia alle competizioni su pista sia alla corsa in montagna. Proprio da quest’ultima specialità è arrivata la prima convocazione in nazionale, nel 2018, quando ha conquistato l’oro a squadre agli Europei di corsa in montagna nella categoria Under 20.
Il suo percorso è proseguito con risultati importanti anche nelle discipline del mezzofondo. Nel 2021 ha conquistato la medaglia d’argento nei 10.000 metri agli Europei Under 23 di Tallinn, con il tempo di 32’36″98, allora record italiano di categoria. Un risultato che ha confermato le sue qualità sulle lunghe distanze e aperto una stagione particolarmente significativa, culminata anche con il successo a squadre agli Europei di cross Under 23.
Nel 2022 ha migliorato ulteriormente il proprio rendimento, stabilendo con 32’09″54 la migliore prestazione italiana Under 23 dei 10.000 metri, un primato che resisteva da 33 anni. Nello stesso anno, al debutto nella mezza maratona, ha corso in 1h11’39”, firmando un’altra migliore prestazione italiana di categoria.
Nel 2023 è arrivato il titolo italiano assoluto di mezza maratona, mentre nel 2024 ha portato il proprio primato sui 10.000 metri a 31’39″86, risultato ottenuto a Londra. Nel suo palmarès figurano diversi titoli italiani e importanti esperienze internazionali.
Oggi veste i colori del Battaglio CUS Torino, allenata da Gianni Crepaldi, e continua a conciliare l’attività agonistica con un percorso universitario di alto livello. Dopo la laurea con lode in Ingegneria informatica al Politecnico di Torino, ha intrapreso un dottorato di ricerca nello stesso ateneo.
Il diabete, una sfida quotidiana che non definisce un’atleta
La storia di Anna Arnaudo ha una particolarità che va oltre i risultati sportivi. Quando aveva 18 anni, proprio nel momento in cui il sogno di vestire la maglia azzurra stava diventando realtà, le è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1. Una notizia che avrebbe potuto mettere in discussione il suo rapporto con lo sport e soprattutto con l’attività agonistica di alto livello. Il diabete di tipo 1 richiede infatti una gestione costante: l’insulina deve essere somministrata quotidianamente, i valori glicemici devono essere monitorati e l’attività fisica deve essere programmata tenendo conto delle variazioni metaboliche che possono verificarsi durante e dopo lo sforzo.
Per un’atleta che si allena e gareggia ad intensità elevate, questo significa aggiungere un ulteriore livello di attenzione a una preparazione già fatta di carichi, recupero, alimentazione e programmazione. Anna ha scelto di non rinunciare. Ha continuato ad allenarsi, a gareggiare e a inseguire risultati importanti, dimostrando che una diagnosi di diabete non coincide necessariamente con la fine di una carriera sportiva.
Esiste però anche un problema che riguarda il sistema sportivo italiano. La normativa che disciplina l’accesso ai gruppi sportivi militari, risalente al 1932, prevede ancora limitazioni per le persone con diabete. Una condizione che può tradursi in una difficoltà concreta per atleti di alto livello come Arnaudo, privati di una delle principali opportunità di sostegno economico e professionale disponibili nell’atletica italiana.
È un tema che Anna ha contribuito a portare all’attenzione pubblica, sottolineando la distanza tra i progressi della medicina e una normativa che non sembra essersi adeguata alle possibilità offerte oggi dalla gestione della patologia. Il suo messaggio, però, non è quello di un’atleta che vuole essere identificata attraverso la propria malattia. Al contrario, è quello di una sportiva che chiede di essere valutata per le proprie capacità, i risultati e il lavoro quotidiano.
Tra università e atletica, la ricerca di un equilibrio
C’è un altro aspetto che rende interessante il percorso di Anna Arnaudo: la scelta di non considerare lo sport come l’unico orizzonte possibile. Accanto agli allenamenti e alle competizioni, infatti, c’è il lavoro universitario. Il dottorato al Politecnico di Torino rappresenta la prosecuzione di un percorso accademico costruito con la stessa determinazione che ha caratterizzato la sua crescita atletica.
La sua storia racconta anche un modo diverso di interpretare la carriera sportiva: non necessariamente una scelta esclusiva, non un percorso nel quale tutto il resto deve essere sacrificato in nome della prestazione. Piuttosto, la possibilità di costruire un futuro nel quale passioni e competenze possano convivere. E forse è proprio in questa prospettiva che il titolo del cortometraggio assume un significato ancora più profondo. “Chi sarò da grande” non è soltanto una domanda rivolta a una giovane atleta che ha già raggiunto traguardi importanti. È una riflessione sul futuro, sulle possibilità ancora aperte e sul diritto di non dover scegliere troppo presto quale strada percorrere.
Anna Arnaudo, il presente racconta già il futuro
Intanto, il presente continua a parlare attraverso i risultati. Il 1° novembre 2026, ai Campionati italiani assoluti di mezza maratona disputati a Padenghe sul Garda, Anna ha conquistato nuovamente la medaglia d’argento, chiudendo in 1h12’28” alle spalle di Elvanie Nimbona.
“Conosciamo Anna per il suo valore umano e i suoi successi sportivi, ma dietro ogni traguardo c’è una storia fatta di esperienze, scelte e percorsi personali che meritano di essere raccontati”, ha dichiarato Luca Battaglio, CEO e presidente di Battaglio S.p.A..
Un’intenzione che trova nel titolo del cortometraggio la sua sintesi migliore. Perché Anna Arnaudo ha già dimostrato quello che sa fare: correre forte, conquistare medaglie, superare ostacoli e continuare a studiare. Ma la domanda su chi sarà da grande rimane aperta.

