Finalmente è arrivato il momento di provare una scarpa made in China. La Xtep Shyft Pro rappresenta infatti la nostra prima esperienza con un modello proveniente da questo mercato, un segmento che negli ultimi anni ha iniziato a proporre soluzioni sempre più interessanti anche nel mondo del running.
Xtep indica la Shyft Pro come una scarpa destinata a maratona e allenamenti veloci. Dopo averla utilizzata per un lunghissimo in preparazione della maratona e per diversi allenamenti di qualità, tra cui ripetute medio-lunghe da 6.000 e 2.000 metri, ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa del suo comportamento.
Per avere un riferimento concreto, abbiamo anche effettuato alcuni degli stessi allenamenti utilizzando la Puma Fast-R Nitro Elite 3, che ci ha permesso di fare un confronto diretto.
Battistrada: 7
Partiamo dal battistrada, realizzato con una gomma dura a compressione che durante il nostro utilizzo ha dimostrato un’ottima resistenza all’usura. La Shyft Pro è stata utilizzata prevalentemente su asfalto, con qualche passaggio sul brecciolino. Proprio su quest’ultimo terreno il grip non è particolarmente convincente, ma bisogna considerare la destinazione d’uso della scarpa: si tratta di un modello pensato principalmente per correre su strada. Su asfalto, invece, il comportamento è molto positivo e la scarpa scorre bene.
Dopo i chilometri percorsi, il consumo del battistrada è stato davvero contenuto, lasciando pensare a una buona longevità anche sotto questo aspetto.
Intersuola: 7
Xtep utilizza per la Shyft Pro una doppia mescola proprietaria chiamata Ace Foam, una schiuma che, per caratteristiche e sensazioni, sembra appartenere alla famiglia delle mescole a base Peba. La sensazione durante la corsa è quella di una schiuma piuttosto sostenuta. Non è infatti una delle mescole più morbide che abbiamo provato recentemente e questo contribuisce a rendere la scarpa più precisa e meno “morbidosa” rispetto ad alcune delle carbon plate più moderne. Lo stack dovrebbe essere intorno ai 38-39 mm, con un drop di 5 mm.

All’interno dell’intersuola troviamo poi la piastra in carbonio T400, che non si sviluppa per tutta la lunghezza della scarpa ma ha una struttura a circa tre quarti, con una particolare apertura nella zona dell’avampiede.
A completare la geometria troviamo un rocker piuttosto pronunciato, che inizia già diversi centimetri prima della zona dell’avampiede e contribuisce a indirizzare la rullata.
Tomaia: 7
La tomaia è realizzata in mesh jacquard monostrato, una soluzione molto leggera e dall’aspetto quasi “plastificato”. La traspirabilità è buona e, nonostante lo spessore contenuto del materiale, sono presenti diversi rinforzi che contribuiscono alla struttura generale della scarpa.
Particolarmente curata è la zona degli occhielli: è molto rinforzata e dà l’impressione di poter resistere bene nel tempo, cosa importante considerando quanto è sottile il resto della tomaia.
Un aspetto da considerare è però la calzata piuttosto stretta e corta per il nostro piede. Il modello è venduto principalmente sul mercato cinese e la progettazione della calzata sembra tenere conto di una conformazione del piede mediamente più stretta rispetto a quella a cui siamo abituati con molte scarpe occidentali. Nel nostro caso la misura utilizzata è risultata quindi un po’ troppo fasciante e corta. Il consiglio, per chi volesse acquistarla, è di valutare mezza misura in più rispetto alla propria taglia abituale.

Upper: 6,5
L’upper è complessivamente ben realizzato. La linguetta racing presenta una particolarità: è fissata alla tomaia solamente da un lato, mentre l’altra estremità rimane libera. In alcuni allenamenti abbiamo dovuto sistemarla manualmente perché tendeva ad arricciarsi sotto il piede. Un dettaglio facilmente risolvibile, ma che avremmo preferito vedere gestito diversamente in fase di progettazione.
I lacci sono piatti, leggermente elasticizzati, mentre nella zona posteriore troviamo una sorta di conchiglia molto leggera e una buona imbottitura intorno al tallone. Il risultato è comunque una buona tenuta del piede e un’allacciatura efficace.
Comfort: 6,5
Il comfort è probabilmente il punto sul quale la Shyft Pro paga maggiormente le conseguenze della calzata. La misura utilizzata, un US 9,5, si è rivelata troppo corta per il nostro piede e questo si è fatto sentire soprattutto sul lunghissimo da 30 km. Dita e unghie non hanno apprezzato particolarmente la combinazione tra lunghezza ridotta e calzata fasciante. Con una mezza misura in più il giudizio sarebbe probabilmente diverso.

Anche la schiuma piuttosto sostenuta contribuisce a rendere la scarpa meno confortevole rispetto ai modelli più morbidi. Sugli allenamenti più brevi, però, questo aspetto non crea particolari problemi e la Shyft Pro rimane una scarpa piacevole da utilizzare.
Reattività: 6,5
Qui arriviamo al punto più interessante. Nonostante la presenza della piastra in carbonio, per noi la Shyft Pro è più una scarpa da allenamenti veloci che una vera racing da gara, per chi corre a ritmi sotto i 3’45” al chilometro. Il rocker molto pronunciato dà una precisa indicazione su dove andare a caricare il piede e, quando si capisce il punto giusto dove spingere, la scarpa riesce a dare una buona risposta. Per certi versi ci ha ricordato la Adidas Adios Pro 2, che aveva una geometria molto particolare e richiedeva di trovare il punto giusto dell’avampiede per riuscire a sfruttare pienamente la sua meccanica.
Nel confronto con la Puma Fast-R Nitro Elite 3, però, abbiamo riscontrato una differenza abbastanza evidente. A parità di periodo e di allenamenti, la Shyft Pro ci è sembrata più lenta di circa 3/5 secondi al chilometro. Per mantenere gli stessi ritmi raggiunti con la Fast-R era necessario impegnarsi maggiormente e, quando il ritmo saliva ulteriormente, la fatica aumentava sensibilmente.

Questo non significa che la scarpa non sia veloce, ma che la sua vocazione, per chi corre a meno di 3’45” al chilometro, ci sembra più orientata verso allenamenti di qualità e lunghi strutturati piuttosto che verso la ricerca della massima prestazione in gara.
Durata massima stimata: 7,5
È uno degli aspetti che ci ha convinto maggiormente. Il battistrada, dopo i chilometri effettuati, mostra un’usura davvero contenuta e l’intersuola offre una quantità importante di materiale. Anche considerando un eventuale progressivo schiacciamento della schiuma, non pensiamo che questo possa compromettere rapidamente la funzionalità della scarpa.
La nostra stima è di poter arrivare indicativamente a 400-500 km, anche 600, naturalmente in funzione del peso del runner, del tipo di allenamenti e delle superfici utilizzate. L’elemento sul quale rimane qualche dubbio in più è la durata della tomaia, mentre per intersuola e battistrada le premesse sono decisamente positive.

Peso: 7
La prova sulla bilancia conferma le sensazioni avute durante la corsa. La Xtep Shyft Pro pesa 228 grammi nella misura utilizzata, US 9,5. Un peso che non è elevato in assoluto, ma che la colloca più facilmente nel territorio delle scarpe da allenamento veloce che in quello delle racing più estreme. Oggi esistono infatti scarpe con piastra in carbonio sensibilmente più leggere e orientate maggiormente alla prestazione pura.
Prezzo: 7,5
Il prezzo è uno degli elementi più interessanti della Shyft Pro. Il problema è che, trattandosi di un modello acquistabile principalmente attraverso il mercato cinese e gli shop online, il prezzo può essere soggetto a variazioni anche importanti. Al momento della nostra prova si trovava indicativamente tra 130 e 140 euro, a cui bisogna naturalmente considerare eventuali dazi e costi aggiuntivi legati all’acquisto dall’estero.
Per una scarpa con piastra in carbonio, una schiuma proprietaria e una costruzione complessivamente curata, il rapporto tra dotazione tecnica e prezzo è sicuramente interessante.

Voto finale: 6,9
La Xtep Shyft Pro è stata una sorpresa interessante, soprattutto perché rappresenta la nostra prima esperienza diretta con una super scarpa proveniente dal mercato cinese.
Non è una scarpa perfetta e soprattutto non è una scarpa che definiremmo immediatamente come una delle migliori racing provate. La calzata è il principale punto da considerare: scegliere mezza misura in più potrebbe migliorare sensibilmente il comfort.
La schiuma è abbastanza sostenuta, il rocker è molto pronunciato e la piastra richiede di capire il corretto punto di appoggio. Una volta individuato, però, la Shyft Pro riesce a offrire una buona risposta e soprattutto una discreta efficienza negli allenamenti veloci.
Per noi il suo habitat ideale è quindi quello degli allenamenti di qualità, delle ripetute medio-lunghe e dei lunghi strutturati, più che quello della gara dove si cerca ogni possibile vantaggio in termini di peso e reattività.

A chi la consigliamo? Secondo me è una scarpa più indicata per runner con appoggio neutro e con un peso corporeo inferiore agli 80 kg, ancora meglio se più leggeri. La combinazione tra la schiuma abbastanza sostenuta, la geometria e la piastra richiede infatti un certo controllo e, a mio avviso, dà il meglio con runner non troppo pesanti.
Dove invece convince parecchio è nella durata: il battistrada sembra poter sopportare molti chilometri e la quantità di intersuola lascia pensare a una vita utile importante.
E poi c’è il prezzo. Intorno ai 130-140 euro, se acquistata alle condizioni giuste, diventa una proposta decisamente interessante per chi cerca una scarpa con carbonio da utilizzare principalmente in allenamento senza voler spendere le cifre delle super-shoes più blasonate.
In definitiva, la prima esperienza con una scarpa cinese è positiva. La Shyft Pro non ci ha convinto completamente dal punto di vista prestazionale, ma ha dimostrato di essere una scarpa ben costruita, resistente e soprattutto capace di offrire molto in rapporto al prezzo.

