All’inizio di giugno siamo volati a Londra per assistere alla presentazione ufficiale delle nuove evoluzioni di una delle linee più popolari del mondo running firmate Hoka: la nuova Clifton 11 e una sorpresa che, sinceramente, non ci aspettavamo, l’inedita Clifton Pro. Ed è stato proprio quel “pro” ad alzare subito il livello delle aspettative.
Nella nostra mente il significato sembrava piuttosto evidente: prendere una delle daily trainer più conosciute e apprezzate sul mercato e traghettarla nel territorio delle super trainer, introducendo materiali più evoluti come il Peba o l’A-TPU, una risposta più brillante e una piattaforma dal carattere più moderno e aggressivo. Dopo averle messe alla prova, però, ci siamo resi conto che Hoka ha deciso di seguire una direzione diversa.
Abbiamo utilizzato entrambe le scarpe nello stesso periodo, percorrendo i nostri consueti 150 chilometri e alternando sessioni molto simili tra loro: corse lente, lunghi oltre i 20 chilometri e qualche progressivo, così da capire fino in fondo il loro comportamento una volta uscite dalla scatola e affrontata la strada. Al termine del test, la domanda non è stata più quale fosse la migliore, ma piuttosto per quale tipologia di runner una delle due potesse avere più senso rispetto all’altra.
1. Battistrada
È sul battistrada che le differenze tra Clifton 11 e Clifton Pro emergono in modo più evidente di quanto possa sembrare a un primo sguardo, osservandole da ferme. Entrambe mantengono una porzione di intersuola esposta, un elemento che tende a mostrare segni di usura piuttosto rapidamente. Tuttavia, nella Clifton Pro si percepisce un lavoro più attento nella gestione della durabilità e soprattutto nella precisione dell’appoggio, aspetti che fanno la differenza una volta messe davvero alla prova su strada.
Hoka Clifton 11: 6,5
Il design del battistrada resta molto fedele a quello della generazione precedente, senza particolari stravolgimenti. Fin dai primi chilometri, la sensazione è che il consumo della gomma sia leggermente meno marcato rispetto alla Clifton 10, anche se i segni sull’intersuola esposta continuano a comparire abbastanza presto.
Sul piano della tenuta, la Clifton 11 si conferma solida e affidabile nell’utilizzo quotidiano, soprattutto su superfici asciutte, dove offre grip e sicurezza adeguati. Sul bagnato, invece, resta ancora lontana dai migliori riferimenti della categoria, mostrando qualche limite in più.
Hoka Clifton Pro: 7,5
Con la Clifton Pro il lavoro svolto da Hoka appare più convincente e raffinato. Il nuovo intaglio triangolare, insieme a una distribuzione della gomma più studiata, contribuisce a rendere l’appoggio più omogeneo e soprattutto più preciso in fase di corsa.
Le piccole scanalature migliorano la capacità della scarpa di leggere il terreno e restituiscono una sensazione di maggiore controllo, soprattutto su superfici umide, dove il comportamento risulta sensibilmente superiore rispetto alla Clifton 11. Anche la protezione della porzione di intersuola esposta appare meglio studiata, un dettaglio che potrebbe tradursi in una maggiore resistenza all’usura nel lungo periodo.

2. Intersuola
Dal punto di vista delle geometrie, Clifton 11 e Clifton Pro condividono le stesse quote: 42 mm nel tallone e 34 mm nell’avampiede, per un drop complessivo di 8 mm. Una scelta che ha fatto discutere non poco gli appassionati storici della linea Clifton, abituati a proporzioni diverse, ma che nella prova su strada non ci ha creato particolari difficoltà. Entrambe le scarpe spingono verso una corsa abbastanza avanzata, favorendo un appoggio dinamico, anche se sulla Pro la sensazione di rullata risulta più marcata e continua.
Hoka Clifton 11: 6
Sulla Clifton 11 ritroviamo la classica mescola CMEVA, una soluzione ormai ben conosciuta nel catalogo Hoka. È una schiuma che punta tutto su morbidezza, prevedibilità e continuità, più orientata ad accompagnare il gesto che a sorprendere con reattività o ritorno di energia.
Il rocker è presente e svolge il suo lavoro, ma senza mai imporsi in maniera invasiva sulla meccanica di corsa. Il risultato è una scarpa che restituisce un’esperienza estremamente regolare, lineare e facile da gestire, soprattutto sulle lunghe distanze, dove continua a confermarsi efficace.
Non è il modello che regala il classico effetto wow al primo impatto, ma è proprio dopo molti chilometri che emerge il suo vero valore: una corsa equilibrata, rassicurante e poco affaticante.
Hoka Clifton Pro: 6,5
Con Clifton Pro, Hoka introduce una nuova intersuola Proglide+ in EVA supercritica, scelta che sulla carta lasciava immaginare un salto più deciso verso il segmento premium. In corsa, la piattaforma si percepisce effettivamente più viva, con una transizione più fluida e una dinamica leggermente più brillante rispetto alla Clifton 11.
Il punto, però, è che il nome “pro” alza inevitabilmente le aspettative. La sensazione iniziale era quella di trovarsi davanti a una scarpa capace di avvicinarsi al mondo delle super trainer, con una risposta più netta e una mescola dal carattere più marcato. Alla prova dei fatti, il miglioramento c’è ed è tangibile, ma resta più contenuto di quanto il naming possa far immaginare. Clifton Pro evolve il concetto Clifton, ma senza rivoluzionarlo davvero.

3. Tomaia
Sul fronte della tomaia, Clifton 11 e Clifton Pro mantengono una filosofia molto simile, soprattutto per quanto riguarda la calzata. Entrambe risultano fedeli alla misura, con un fitting true to size che non richiede particolari adattamenti nella scelta del numero. La Clifton Pro, però, offre una zona anteriore leggermente più generosa, lasciando un po’ più di libertà all’avampiede.
Hoka Clifton 11: 6,5
La Clifton 11 punta su un mesh ingegnerizzato dalla costruzione classica, senza stravolgimenti rispetto alla tradizione della linea. Il materiale si conferma morbido al contatto con il piede, con una buona capacità di adattamento che favorisce comfort immediato fin dalle prime uscite.
I rinforzi laterali sono presenti e svolgono il loro compito nel garantire stabilità, ma senza risultare invasivi o irrigidire eccessivamente la struttura. Nel complesso, è una tomaia essenziale, ben eseguita e focalizzata sulla funzionalità, senza rincorrere soluzioni particolarmente elaborate.
Hoka Clifton Pro: 7
Con la Clifton Pro, Hoka sceglie un approccio più tecnico. Il materiale utilizzato è più sintetico e restituisce fin da subito una sensazione di maggiore struttura e precisione.
La ventilazione nella zona dell’avampiede appare migliorata, con una gestione del flusso d’aria più efficace, mentre gli inserti laterali strutturali contribuiscono a offrire una sensazione di contenimento più continua e omogenea durante tutta la fase di corsa. È una tomaia che comunica maggiore modernità e una vocazione leggermente più performante rispetto alla Clifton 11.

4. Upper
È nella costruzione dell’upper che le differenze tra Clifton 11 e Clifton Pro si fanno più sottili, quasi impercettibili a un primo impatto, ma comunque presenti nei dettagli che contribuiscono alla sensazione complessiva di comfort e qualità.
Hoka Clifton 11: 7
La Clifton 11 propone una configurazione ormai consolidata: una linguetta ben imbottita, lacci piatti e occhielli rinforzati che garantiscono una chiusura stabile e intuitiva. La calzata risulta semplice e immediata, anche grazie a una conchiglia posteriore piuttosto presente, pensata per offrire supporto senza risultare troppo rigida.
L’invito sul tallone facilita l’ingresso del piede e rende la calzata veloce e pratica, un dettaglio che continua a confermare la vocazione quotidiana del modello.
Hoka Clifton Pro: 7
Sulla Clifton Pro, Hoka interviene con qualche accorgimento in più. La linguetta cambia leggermente nei materiali, restituendo una sensazione più tecnica e curata, mentre il collare appare più imbottito e avvolgente.
Nel complesso, la costruzione trasmette un livello di raffinatezza superiore, con dettagli meglio integrati e una percezione generale di maggiore qualità. Non si tratta di differenze radicali, ma abbastanza evidenti da dare alla Pro un’identità leggermente più premium.
5. Protezione
Quando si parla di protezione, Clifton 11 e Clifton Pro tornano ad avvicinarsi molto, confermando quella filosofia che da sempre caratterizza la linea: offrire ammortizzazione, assorbimento e sicurezza su ogni distanza. L’obiettivo di entrambe resta chiaro fin dai primi chilometri: proteggere il runner e rendere la corsa il più possibile confortevole, soprattutto nelle uscite più lunghe.
Hoka Clifton 11: 7,5
La Clifton 11 continua a fare leva sui suoi punti di forza storici: uno stack elevato e una base ampia che garantiscono una piattaforma stabile e rassicurante. La sensazione sotto il piede è quella di una scarpa capace di assorbire bene l’impatto e di mantenere sempre un buon livello di controllo.
È un modello che trasmette sicurezza e che, proprio per questa sua impostazione equilibrata, continua a essere una scelta particolarmente valida anche per runner più pesanti o per chi cerca una daily trainer capace di gestire molti chilometri senza mettere sotto stress muscoli e articolazioni.

Hoka Clifton Pro: 7,5
Con la Clifton Pro, l’introduzione della mescola supercritica lasciava immaginare un cambiamento più marcato anche sul piano della protezione. In realtà, la sensazione complessiva resta molto vicina a quella della Clifton 11.
L’assorbimento è sempre di alto livello, ma senza variazioni radicali nella percezione sotto il piede. La differenza più evidente potrebbe arrivare dagli inserti strutturali della tomaia, che sembrano offrire un controllo leggermente superiore e una gestione più precisa del piede nelle fasi di appoggio e transizione.
6. Comfort
Probabilmente è questo il reparto più equilibrato del confronto, quello in cui Clifton 11 e Clifton Pro si avvicinano maggiormente e dove le differenze diventano più una questione di sensibilità personale che di reale superiorità tecnica. Se la scelta dovesse basarsi esclusivamente sulla comodità nelle uscite lunghe, però, il vantaggio andrebbe ancora leggermente alla Clifton 11.
Hoka Clifton 11: 7,5
La Clifton 11 conferma una delle qualità che da sempre ne hanno decretato il successo: la capacità di sparire ai piedi dopo pochi chilometri. È una scarpa che si lascia correre con naturalezza, senza richiedere adattamenti o particolari attenzioni.
La morbidezza della tomaia, unita al modo in cui l’intersuola accompagna il passo, contribuisce a creare una sensazione di comfort costante e progressiva, rendendo piacevole la corsa dal primo all’ultimo chilometro. È proprio questa facilità d’uso a restare uno dei suoi punti di forza più evidenti.
Hoka Clifton Pro: 7
Anche la Clifton Pro si dimostra molto comoda, con una calzata ben studiata e una struttura che avvolge il piede in modo efficace. La sensazione generale è di maggiore precisione e supporto, senza sacrificare troppo il comfort.

Nelle uscite più lunghe, però, tende a farsi percepire leggermente di più sotto il piede, soprattutto rispetto alla naturalezza quasi “trasparente” della Clifton 11. Una differenza sottile, ma sufficiente per lasciare alla versione tradizionale un piccolo vantaggio in questo specifico ambito.
7. Peso
Guardando la scheda tecnica, sia Clifton 11 che Clifton Pro si mantengono su valori piuttosto contenuti, soprattutto considerando le altezze importanti dell’intersuola e una costruzione complessivamente protettiva. Numeri che, sulla carta, restano competitivi nel panorama delle daily trainer moderne. La sensazione in corsa, però, racconta qualcosa di leggermente diverso, dimostrando ancora una volta come il peso reale non sia sempre il dato più determinante.
Hoka Clifton 11: 6,5
Con i suoi 282 grammi, Clifton 11 non può essere considerata una delle daily trainer più leggere in assoluto secondo gli standard attuali, soprattutto se si considera l’utilizzo di una mescola tradizionale come la CMEVA. Eppure, una volta indossata e portata su strada, il peso tende a sparire piuttosto rapidamente. Gran parte del merito va al rocker ben calibrato e alla fluidità generale della piattaforma, che riescono a rendere la corsa più scorrevole e meno impegnativa di quanto il dato sulla bilancia possa far pensare.
Il risultato è una scarpa che, pur senza brillare per leggerezza assoluta, riesce comunque a mantenere una buona sensazione di agilità nell’utilizzo quotidiano.
Hoka Clifton Pro: 6,5
Con 267 grammi, invece, la Clifton Pro guadagna sulla carta circa 15 grammi rispetto alla Clifton 11. Un vantaggio numerico non enorme, ma comunque sufficiente per aspettarsi una sensazione di maggiore leggerezza una volta in corsa.
Nella pratica, però, il beneficio percepito è meno evidente di quanto ci si potrebbe aspettare. La scarpa mantiene una presenza piuttosto marcata sotto il piede, complice una piattaforma che resta abbondante e una struttura complessivamente più piena.
Probabilmente, con una mescola ancora più evoluta e orientata al ritorno di energia, Hoka avrebbe potuto limare ulteriormente questa sensazione, rendendo la Clifton Pro più incisiva anche sul fronte della leggerezza dinamica. Così com’è, il vantaggio sulla bilancia c’è, ma in corsa resta più contenuto che reale.

8. Durata massima stimata
È probabilmente sul fronte della durata che emergono alcune delle considerazioni più interessanti di questo confronto. Un aspetto spesso sottovalutato, soprattutto oggi che il mercato spinge sempre più verso mescole evolute e performanti, è che l’EVA continua ad avere un vantaggio molto concreto: la longevità. Sotto questo aspetto, sia Clifton 11 che Clifton Pro sembrano offrire garanzie importanti, anche se con sfumature diverse.
Hoka Clifton 11: 6
Per la Clifton 11 le aspettative restano quelle tipiche della categoria e della tradizione Hoka. La sensazione è che raggiungere e superare gli 800 chilometri sia uno scenario assolutamente realistico, soprattutto per chi la utilizza come daily trainer principale.
Il battistrada tenderà inevitabilmente a consumarsi nel tempo e la porzione di intersuola esposta mostrerà segni evidenti di usura già molto prima, soprattutto sul piano estetico. Questo, però, difficilmente si tradurrà in un crollo improvviso delle capacità di ammortizzazione.
Più che una scarpa che perde prestazioni all’improvviso, Clifton 11 dà l’idea di un modello che invecchia gradualmente, mantenendo nel tempo gran parte del suo equilibrio e della sua affidabilità.
Hoka Clifton Pro: 7
Le prime sensazioni sulla Clifton Pro sono particolarmente positive. Il degrado iniziale appare più contenuto e la scarpa sembra riuscire a mantenere una risposta più costante nei primi chilometri, lasciando intuire una struttura complessivamente più stabile nel tempo.
Il principale punto interrogativo riguarda la componente supercritica della mescola: è possibile che, superata la soglia dei 500 chilometri, possa iniziare a perdere progressivamente quella leggera brillantezza che oggi rappresenta il suo principale elemento distintivo rispetto alla Clifton standard.
Detto questo, anche in questo caso le prospettive restano quelle di una scarpa capace di accumulare percorrenze elevate, confermando una buona affidabilità complessiva sul lungo periodo.
9. Prezzo
Entrambe si collocano in quella fascia di prezzo che, nel panorama running attuale, è ormai diventata la nuova normalità – guardale entrambe nella nostra vetrina scarpe. Il mercato si è alzato e con lui anche le aspettative, soprattutto quando si parla di daily trainer di riferimento. La vera domanda, però, resta sempre la stessa: ciò che offrono giustifica davvero il loro posizionamento?
Hoka Clifton 11: 6
Con un prezzo di listino di 160 euro, la Clifton 11 segna un ulteriore incremento rispetto alle generazioni precedenti e si allinea ormai stabilmente alla fascia alta delle daily trainer.
Non è una cifra fuori mercato, soprattutto considerando il nome, la storia e l’affidabilità del modello, ma il contesto oggi è molto più competitivo. Con un investimento leggermente superiore è possibile trovare scarpe che propongono mescole più evolute, ritorni di energia più marcati o piattaforme più moderne.
Alla fine, scegliere Clifton 11 significa pagare soprattutto una formula consolidata, che continua a funzionare e a convincere per equilibrio e semplicità.
Hoka Clifton Pro: 6
La Clifton Pro arriva a 170 euro, appena 10 euro in più rispetto alla versione standard. Una differenza minima che, da un lato, rende il passaggio quasi naturale per chi sta valutando entrambe.
Dall’altro lato, però, apre inevitabilmente una riflessione: se il divario economico è così ridotto, perché non spingere ancora più in alto il progetto?
La sensazione è che Hoka abbia scelto una via prudente, preferendo evolvere senza rompere davvero gli equilibri della famiglia Clifton. Personalmente, avremmo osato di più, cercando di avvicinare questa Pro al territorio delle maxi trainer premium, dove una mescola più estrema e una risposta più decisa avrebbero probabilmente dato ancora più senso al nome.
10. Voto finale
Hoka Clifton 11: 6,6
La Hoka Clifton 11 resta perfettamente fedele a ciò che questa linea rappresenta da anni nel panorama running: una daily trainer equilibrata, affidabile e costruita per macinare chilometri senza complicazioni.
È una scarpa comoda, protettiva e intuitiva, capace di adattarsi facilmente a tanti tipi di runner e a una grande varietà di utilizzi. Non cerca di stupire con soluzioni radicali o tecnologie estreme, ma continua a fare bene quello che ha sempre fatto: accompagnare la corsa in modo semplice ed efficace.
La sceglierei all’interno di una rotazione completa, accanto a una scarpa dedicata ai lavori di qualità e a una racing shoe, come opzione ideale per tutte quelle uscite in cui l’unico obiettivo è semplicemente correre, accumulare chilometri e recuperare.
Hoka Clifton Pro: 6,9
La Hoka Clifton Pro, invece, non è la rivoluzione che il suo nome poteva far immaginare. Non è quella super trainer che ci aspettavamo e non rompe davvero con il DNA della famiglia Clifton.
Detto questo, è una versione più rifinita, più versatile e leggermente più moderna. Migliora alcuni aspetti chiave come fluidità, precisione di appoggio e qualità generale della costruzione, pur restando ancorata alla filosofia originale del modello.
Se dovessi scegliere una rotazione più essenziale, composta da sole due scarpe, probabilmente punterei proprio sulla Clifton Pro, affiancandola direttamente a una scarpa da gara. Perché, pur non spingendosi fino al livello delle maxi trainer premium, rappresenta comunque un’evoluzione credibile e sensata della formula Clifton, con l’ambizione di andare un passo oltre la tradizione.

