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Home » Parigi cambia ancora: alla maratona ristori tradizionali ma… solo per i runner più veloci
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Parigi cambia ancora: alla maratona ristori tradizionali ma… solo per i runner più veloci

I runner che vorranno sfruttare un ristoro di tipo tradizionale, dovranno mantenere un ritmo non superiore ai 4 minuti al chilometro.
Dario MarchiniBy Dario Marchini20 Marzo 2026
Ristoro alla Mezza di Parigi
Ristoro alla Mezza di Parigi

Dopo la Mezza, Parigi fa marcia indietro. O almeno in parte. La rivoluzione green annunciata nei mesi scorsi non sarà applicata nello stesso modo per tutti i partecipanti, ma introdurrà eccezioni pensate per agevolare i runner più veloci. Non si tratta soltanto dei top runner che, come da tradizione, potranno contare sui ristori personalizzati con borracce dedicate, ma anche degli amatori capaci di correre una maratona sotto le due ore e cinquanta minuti. Una decisione che arriva a tre settimane dal grande evento, atteso da oltre 60.000 partecipanti, e che già aveva acceso un grande dibattito.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa era successo? Parigi era pronta a diventare la prima grande maratona al mondo senza alcun tipo di bicchiere o bottiglietta monouso lungo il percorso. Dal 2026, secondo il piano originale, tutti gli atleti avrebbero dovuto portare con sé una borraccia personale — dalla classica soft flask al bicchiere pieghevole — da riempire ai punti idrici. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori era quello di ridurre drasticamente l’impatto ambientale dell’evento, un tema che la città aveva già posto al centro della propria narrazione durante i Giochi Olimpici di Parigi 2024.

La prima prova generale di questa rivoluzione si è vista proprio durante la Mezza di Parigi (guarda qui il video), dove i runner hanno corso con flask leggere e hanno incontrato lungo il tragitto stazioni di rifornimento a flusso rapido, dotate di rubinetti e getti d’acqua pensati per velocizzare le operazioni. Tuttavia, nella pratica, il sistema non ha funzionato come previsto. Molti atleti hanno lamentato rallentamenti, code, difficoltà di ricarica e perfino un notevole spreco d’acqua, un paradosso per una misura nata con intento ecologico. A farne le spese, soprattutto i runner più veloci.

Maratona, addio a bicchieri e bottigliette: la scelta che sta facendo discutere

Per questo motivo la Maratona di Parigi ha deciso di reintrodurre, solo per gli atleti sotto le due ore e cinquanta, delle bottiglie monouso già preriempite nei ristori. Si tratta di una misura che dovrà comunque rispettare precise regole: le bottiglie dovranno essere obbligatoriamente smaltite nelle aree designate, posizionate circa 150 metri dopo il rifornimento. Gli organizzatori hanno chiarito che chi non rispetterà queste disposizioni rischierà perfino la squalifica, una scelta rigida che sottolinea il tentativo di conciliare sostenibilità e ordine sul percorso. Per accedere al servizio, i runner dovranno mantenere un ritmo non superiore ai 4 minuti al chilometro; superata questa soglia, il sistema verrà sospeso e l’atleta dovrà affidarsi esclusivamente alla flask personale.

La decisione, però, sta suscitando nuove perplessità. Secondo i dati dell’ultima edizione, infatti, solo meno di mille partecipanti sono riusciti a chiudere la gara sotto il limite delle due ore e cinquanta, un numero esiguo se confrontato con i quasi 57.000 partenti registrati nel 2025. Questo significa che la nuova deroga interesserà solo una piccolissima percentuale dei runner, mentre la grande maggioranza dovrà comunque adattarsi a un modello di maratona più simile a una corsa in semi-autosufficienza, come avviene nel trail running.

Il calendario completo delle più belle, importanti e curiose maratone internazionali del 2026

Il dibattito non riguarda soltanto aspetti logistici ma tocca anche il senso profondo della maratona. L’eliminazione quasi totale dei ristori tradizionali rischia di snaturare un evento che da sempre rappresenta una sfida sportiva e, oggi, decisamente popolare. C’è chi accusa Parigi di eccessivo radicalismo e chi, al contrario, applaude la volontà di diventare un laboratorio di sostenibilità, capace di proporre un modello esportabile in altre competizioni internazionali.

Intanto la città si prepara all’edizione del 12 aprile 2026, con un percorso che toccherà i luoghi simbolo della capitale, dagli Champs-Élysées alla Bastille, dal Bois de Vincennes alla Senna, fino all’arrivo nei pressi dell’Arc de Triomphe. Sarà una maratona affascinante, partecipata, ma anche un banco di prova per comprendere se la visione ambientale della Ville Lumière potrà davvero convivere con le esigenze di decine di migliaia di runner. Mancano ancora poche settimane al via e non è escluso che emergano ulteriori novità, perché quanto visto alla Mezza ha dimostrato che non sempre innovare è possibile e, soprattutto, immediato.

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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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