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Salute

Cuore e corsa: benefici, rischi e verità sul “cuore d’atleta”

Lo sport di endurance è il miglior alleato del cuore: riduce pressione e colesterolo, previene malattie e aumenta la longevità. La Costanza è il segreto per un cuore sano e performante.
Gianluca GuarnieriBy Gianluca Guarnieri21 Gennaio 2026
Foto iStock
Foto iStock

Correre, pedalare, nuotare: le discipline di endurance non sono soltanto una passione per chi ama lo sport, ma rappresentano un vero e proprio investimento sulla salute e sul benessere a lungo termine. Non si tratta semplicemente di migliorare la forma fisica o di raggiungere obiettivi agonistici: l’attività fisica regolare è oggi considerata uno dei pilastri fondamentali per prevenire malattie e vivere più a lungo.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che praticare sport con costanza riduce il rischio di mortalità in maniera più significativa di qualsiasi farmaco disponibile. È un dato sorprendente, ma confermato dalle principali società internazionali di cardiologia e medicina dello sport: muoversi è la migliore terapia preventiva. L’attività fisica agisce su più fronti, migliorando la salute cardiovascolare, il metabolismo e persino l’equilibrio psicologico.

Un errore comune è pensare che servano imprese eccezionali per ottenere benefici. Nulla di più sbagliato. Non è necessario correre una maratona o affrontare allenamenti massacranti per stare bene. La chiave è la continuità: allenarsi con regolarità, distribuendo lo sforzo nel tempo, è molto più efficace che concentrare tutto in un’unica sfida e poi fermarsi. Meglio una routine costante, anche moderata, che un exploit isolato. Praticare sport di endurance significa prendersi cura del proprio cuore e del proprio corpo giorno dopo giorno. È un impegno che ripaga in termini di salute, energia e qualità della vita.

Il cuore si adatta: nasce il “cuore d’atleta”

Chi pratica sport di endurance, come la corsa, per mesi o anni non si limita a migliorare la propria forma fisica: il corpo, e in particolare il cuore, subisce adattamenti profondi e straordinari. Questi cambiamenti non sono casuali, ma rispondono alla necessità di sostenere sforzi prolungati e intensi. Il cuore, infatti, diventa un vero e proprio “motore potenziato”, capace di garantire performance superiori e una maggiore efficienza.

Il primo grande adattamento riguarda la capacità di pompare sangue. Questo avviene attraverso due meccanismi fondamentali: l’incremento dello stroke volume, cioè la quantità di sangue spinta ad ogni battito, e la riduzione della frequenza cardiaca a riposo. In altre parole, il cuore dell’atleta consuma meno energia in condizioni basali e risponde meglio quando lo sforzo aumenta. È un equilibrio perfetto tra risparmio e potenza.

Con il tempo, queste trasformazioni diventano visibili anche a livello anatomico. Le camere cardiache si ampliano, le pareti si ispessiscono: è la firma del cosiddetto “cuore d’atleta”. Si tratta di una condizione fisiologica, non patologica, che regredisce quando si interrompe l’allenamento (detraining). Questo è il punto chiave che lo distingue dalle cardiopatie: nel cuore d’atleta, tutto torna alla normalità se si smette di praticare sport, mentre nelle malattie cardiache le alterazioni restano.

Il ruolo del cardiologo nella corsa: un alleato o un ostacolo?

Un cuore allenato non è solo più grande, ma anche più efficiente. A riposo batte più lentamente, riducendo lo stress sulle arterie, mentre sotto sforzo riesce a gestire volumi di sangue molto superiori. È un adattamento che permette di affrontare lunghe distanze e allenamenti impegnativi senza sovraccaricare l’organismo.

Pressione arteriosa e metabolismo: vantaggi che durano nel tempo

Allenarsi in zona aerobica, conosciuta anche come Z2, non è soltanto una strategia per migliorare la performance sportiva: è una scelta che incide profondamente sulla salute cardiovascolare e sul benessere generale. Questo tipo di allenamento, caratterizzato da uno sforzo moderato e prolungato, attiva meccanismi fisiologici che vanno ben oltre la semplice resistenza.

Uno dei principali benefici dell’attività aerobica è la riduzione della pressione arteriosa. Questo avviene grazie alla vasodilatazione indotta dall’ossido nitrico, una sostanza prodotta dal nostro organismo durante lo sforzo. L’ossido nitrico favorisce il rilassamento dei vasi sanguigni, migliorando la circolazione e riducendo lo stress sulle pareti arteriose. Il risultato? Valori pressori più bassi e un minor rischio di ipertensione, anche a riposo.

Allenarsi in Z2 significa lavorare prevalentemente in regime aerobico, sfruttando il metabolismo dei lipidi. In questa fase, il corpo ossida i grassi immagazzinati, in particolare quelli del tessuto adiposo viscerale. Questo tipo di grasso, localizzato attorno agli organi interni, è il più pericoloso perché favorisce processi infiammatori e aterosclerosi. Ridurlo non è solo una questione estetica: è un passo decisivo per abbassare il rischio cardiovascolare e migliorare la qualità della vita.

Allenamento di corsa in “zona 2”: cos’è, come e perché eseguirlo

Meno grasso viscerale significa meno mediatori proinfiammatori, meno stress ossidativo e, di conseguenza, minore formazione di radicali liberi. Tutti fattori che incidono sulla salute delle arterie e sulla prevenzione di malattie croniche.

Il profilo lipidico dell’atleta: colesterolo sotto controllo

Chi pratica sport con regolarità non ottiene solo benefici visibili come una migliore forma fisica, ma anche vantaggi profondi e misurabili a livello metabolico. Uno degli effetti più importanti riguarda il profilo lipidico, cioè l’equilibrio tra le diverse frazioni di colesterolo nel sangue. Gli studi sono chiari: l’attività fisica costante è un alleato prezioso per mantenere arterie sane e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

HDL: il colesterolo buono che protegge il cuore

Allenarsi regolarmente aumenta i livelli di HDL, conosciuto come “colesterolo buono”. Queste lipoproteine svolgono un ruolo fondamentale: agiscono come veri e propri “spazzini” delle arterie, trasportando il colesterolo in eccesso verso il fegato, dove viene smaltito. Più HDL significa meno accumuli dannosi e quindi minore rischio di aterosclerosi, una delle principali cause di infarto e ictus.

Grassi, da nemici a preziosi alleati della salute e della prestazione del runner

Parallelamente, chi fa sport tende ad avere valori più bassi di LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, e di trigliceridi. Questi due parametri, se elevati, favoriscono la formazione di placche nelle arterie e aumentano il rischio di eventi cardiovascolari. L’attività fisica, insieme a una dieta equilibrata, è uno dei modi più efficaci per mantenerli entro limiti sicuri.
Questo bilanciamento tra HDL elevato e LDL ridotto non è solo un dato clinico: è una garanzia di salute. Significa arterie più pulite, circolazione più efficiente e un cuore meno esposto a rischi.

Fare sport non consuma il cuore, lo rende più efficiente e resistente. Allenarsi con costanza, senza eccessi, significa vivere meglio e più a lungo. Non è solo una questione di performance: è una scelta di salute che incide sul presente e sul futuro.

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Gianluca Guarnieri

Il dottor Gianluca Guarnieri è runner e medico cardiologo presso l'U.O di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio, e collabora con gli Istituti Clinici Zucchi, all’interno del Servizio di Cardiologia, e presso lo ZucchiSport Center di Monza, dove si occupa di cardiologia sportiva. A maggio 2025 ha vinto il premio “Fondazione Cesare Bartorelli” per il progetto di ricerca “Prevalence, Extent, and Characteristics of Coronary Atherosclerosis in a Cohort of Master Athletes”. A luglio 2025 ha ottenuto una borsa di ricerca dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi per il follow-up del progetto “A Framework for an Integrated Assessment of Cardiac Rehabilitation Programs in Patients Acutely Managed for Cardiogenic Shock – ENIGMA-SHOCK”.

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