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Home » Il ruolo del cardiologo nella corsa: un alleato o un ostacolo?
Salute

Il ruolo del cardiologo nella corsa: un alleato o un ostacolo?

Correre è libertà, ma anche responsabilità. Scopri perché il cardiologo è il miglior alleato per ogni sportivo, amatoriale o agonista che sia...
Gianluca GuarnieriBy Gianluca Guarnieri29 Ottobre 2025
La visita cardiologica sportiva (foto iStock)
La visita cardiologica sportiva (foto iStock)

Negli ultimi anni, la pratica sportiva ha conosciuto una crescita esponenziale, soprattutto tra gli adulti che si avvicinano o si riavvicinano all’attività fisica con entusiasmo e determinazione. Tra le discipline più amate spiccano la corsa, il ciclismo e il triathlon, sport di endurance che richiedono un impegno cardiovascolare significativo. Tuttavia, proprio per la loro intensità, queste attività pongono interrogativi importanti sulla salute del cuore. In questo contesto, la figura del cardiologo assume un ruolo centrale, non come ostacolo alla pratica sportiva, ma come guida per una partecipazione consapevole, sicura e duratura.

Il cuore è il motore del nostro corpo, e come ogni motore, ha bisogno di essere controllato e mantenuto in efficienza, soprattutto quando viene sottoposto a carichi di lavoro elevati e prolungati. Gli sport di resistenza, come la corsa su lunga distanza, l’ultramaratona o l’Ironman, mettono alla prova il sistema cardiovascolare in modo intenso e continuativo. Per questo motivo, è fondamentale che ogni atleta – sia esso amatoriale o professionista – si sottoponga a controlli cardiologici regolari, anche in assenza di sintomi evidenti.

La visita cardiologica: molto più di un certificato

La visita cardiologica non è solo un passaggio burocratico per ottenere un certificato di idoneità. È un momento cruciale per valutare lo stato di salute del cuore, identificare eventuali fattori di rischio e prevenire complicanze.

Durante la visita, il cardiologo raccoglie l’anamnesi del paziente, esegue un esame obiettivo, un elettrocardiogramma a riposo e, se necessario, un test da sforzo. Quest’ultimo è particolarmente utile per valutare la risposta del cuore all’attività fisica e per individuare eventuali anomalie che non si manifestano a riposo.

Il test da sforzo, spesso eseguito su cicloergometro o tapis roulant, permette di osservare il comportamento del cuore durante l’attività fisica. È uno strumento diagnostico prezioso, soprattutto per chi riprende a fare sport dopo un lungo periodo di inattività. In molti casi, infatti, soggetti apparentemente sani sviluppano una risposta ipertensiva allo sforzo, con valori pressori che superano i 200 mmHg. Questo fenomeno, se non identificato e gestito, può aumentare il rischio di eventi cardiovascolari durante l’attività sportiva.

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Ipertensione da sforzo e aritmie: un rischio silenzioso

L’ipertensione da sforzo è una condizione spesso sottovalutata. Molti atleti amatoriali, pur avendo una pressione arteriosa normale nella vita quotidiana, mostrano un’impennata dei valori durante l’esercizio fisico. Questo può limitare la performance e, nei casi più gravi, rappresentare un pericolo per la salute. In questi casi, il cardiologo può intervenire con una terapia farmacologica leggera e con indicazioni sullo stile di vita, permettendo all’atleta di tornare a praticare sport in sicurezza e con maggiore consapevolezza.

Un altro aspetto da non trascurare è la presenza di aritmie, che possono emergere durante il test da sforzo o l’elettrocardiogramma basale. Le extrasistoli, ad esempio, sono tra le aritmie più comuni e, nella maggior parte dei casi, sono benigne. Tuttavia, in alcuni soggetti possono essere il segnale di una patologia sottostante, come una cardiopatia ischemica o una miocardite pregressa. In questi casi, è fondamentale approfondire con esami di secondo livello per escludere condizioni più gravi.

Il ritorno allo sport dopo una patologia cardiaca

Chi ha avuto un infarto, una miocardite o altre patologie cardiache non deve rinunciare allo sport. Al contrario, l’attività fisica rappresenta una parte fondamentale della riabilitazione e della prevenzione secondaria. Tuttavia, il ritorno all’attività deve essere graduale e monitorato. Il cardiologo, in questi casi, ha il compito di prescrivere l’esercizio fisico come un vero e proprio farmaco, con dosi, frequenza e intensità personalizzate in base alla condizione clinica del paziente.

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Le linee guida della Società Europea di Cardiologia sono chiare: l’attività fisica è benefica e deve essere prescritta con la stessa attenzione riservata ai farmaci. Si raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività moderata o 75 minuti di attività vigorosa. Per ottenere benefici aggiuntivi, si può arrivare fino a 300 minuti di attività moderata o 150 minuti di attività intensa. L’importante è che l’esercizio sia adattato alle condizioni individuali e monitorato nel tempo.

Le zone di frequenza cardiaca: allenarsi con intelligenza

Per allenarsi in sicurezza, è fondamentale conoscere e rispettare le proprie zone di frequenza cardiaca. In particolare, chi ha avuto una cardiopatia ischemica dovrebbe mantenersi nella zona 2, ovvero tra il 60% e il 75% della frequenza cardiaca massima. Superare questa soglia può comportare rischi, soprattutto se il cuore non è ancora completamente recuperato. Il cardiologo, in questo senso, diventa una guida preziosa per impostare un piano di allenamento efficace e sicuro.

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Il medico dello sport e il cardiologo: un dialogo necessario

Nel caso degli sportivi agonisti, l’idoneità alla pratica sportiva è rilasciata dal medico dello sport. Tuttavia, quando emergono dubbi o anomalie durante la visita, il medico dello sport si rivolge al cardiologo per approfondimenti. Questa collaborazione è fondamentale per garantire una valutazione completa e condivisa. Il cardiologo può effettuare esami di secondo livello e fornire un parere specialistico, ma la decisione finale sull’idoneità spetta al medico dello sport.

Esami di primo livello: ecocardiogramma e Holter

Tra gli strumenti diagnostici più utilizzati ci sono l’ecocardiogramma e l’Holter. L’ecocardiogramma permette di visualizzare il cuore in funzione, valutando la contrattilità, le dimensioni, la massa e lo stato delle valvole. È un esame fondamentale per escludere patologie strutturali, congenite o acquisite.

L’Holter, invece, consente di monitorare l’attività cardiaca per 24, 72 ore o anche per una settimana, permettendo di rilevare aritmie che potrebbero non manifestarsi durante un esame di breve durata.

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Esami di secondo livello: TAC coronarica e risonanza magnetica

Quando gli esami di primo livello non sono sufficienti, si può ricorrere a indagini più approfondite. La TAC coronarica consente di identificare l’aterosclerosi coronarica o la presenza di ponti intramiocardici, anomalie congenite frequenti nei giovani.

La risonanza magnetica cardiaca, invece, permette di studiare le camere cardiache in modo più dettagliato e di individuare aree di fibrosi, ovvero cicatrici che possono interferire con la conduzione elettrica del cuore e generare aritmie.

Il Loop Recorder: monitoraggio a lungo termine

In alcuni casi, nonostante tutti gli esami risultino negativi, il sospetto clinico persiste. In queste situazioni, si può ricorrere al Loop Recorder, un piccolo dispositivo impiantabile che registra l’attività cardiaca per 6-12 mesi. Questo strumento consente un monitoraggio continuo e a distanza, offrendo una visione più completa del comportamento del cuore nel tempo e permettendo di individuare aritmie rare o intermittenti.

La valutazione dell’idoneità: tra prudenza e possibilità

Non tutte le anomalie riscontrate portano a una sospensione dell’idoneità sportiva. Molte condizioni, se ben monitorate e gestite, consentono una restituzione dell’idoneità. La decisione è sempre frutto di un confronto tra cardiologo e medico dello sport, basato sulle linee guida e sulla valutazione del rischio. In medicina, non esistono risposte assolute, ma scelte ponderate e personalizzate.

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Il controllo cardiologico non è riservato solo agli atleti professionisti. Anche chi pratica sport per passione, magari dopo anni di sedentarietà, può trarre grande beneficio da una valutazione specialistica. Il cuore, infatti, non distingue tra agonismo e amatoriale: ciò che conta è l’intensità e la durata dello sforzo. Per questo, ogni sportivo dovrebbe considerare il cardiologo come un alleato prezioso nel proprio percorso.

La corsa, il ciclismo, il triathlon e tutte le discipline di endurance offrono benefici straordinari per la salute fisica e mentale. Tuttavia, per godere appieno di questi benefici, è fondamentale praticare sport in modo consapevole e sicuro. Il cardiologo non è un ostacolo, ma una guida. Grazie alla medicina preventiva, alla diagnostica avanzata e alla collaborazione tra specialisti, è possibile trasformare la passione per lo sport in uno strumento di salute e benessere. Correre liberi, sì, ma con responsabilità e consapevolezza.

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Gianluca Guarnieri

Il dottor Gianluca Guarnieri è runner e medico cardiologo presso l'U.O di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio, e collabora con gli Istituti Clinici Zucchi, all’interno del Servizio di Cardiologia, e presso lo ZucchiSport Center di Monza, dove si occupa di cardiologia sportiva. A maggio 2025 ha vinto il premio “Fondazione Cesare Bartorelli” per il progetto di ricerca “Prevalence, Extent, and Characteristics of Coronary Atherosclerosis in a Cohort of Master Athletes”. A luglio 2025 ha ottenuto una borsa di ricerca dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi per il follow-up del progetto “A Framework for an Integrated Assessment of Cardiac Rehabilitation Programs in Patients Acutely Managed for Cardiogenic Shock – ENIGMA-SHOCK”.

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