Estate significa vacanze, viaggi e voglia di scoprire nuove destinazioni. Per molti runner è anche l’occasione perfetta per unire passione e turismo: correre tra monumenti, piazze e parchi di una capitale europea al mattino, per poi dedicare il resto della giornata alla scoperta della città a piedi. Se scegliere le scarpe da running per un allenamento è quasi automatico, molto meno scontata è invece la scelta della calzatura giusta quando il programma prevede ore e ore di cammino.
Una giornata trascorsa a visitare una città può facilmente superare i 25.000 o 30.000 passi. Significa restare sulle gambe per molte ore, affrontare asfalto, pavé, marciapiedi e scale, fino ad arrivare a sera con piedi, caviglie e ginocchia che chiedono tregua. La stessa esigenza riguarda chi sceglie una vacanza all’insegna del trekking o dei grandi cammini, percorrendo strade bianche e sentieri che collegano borghi e piccoli paesi, magari affrontando percorsi collinari o di montagna per più giorni consecutivi.
Da questa considerazione è nata una domanda semplice: qual è la scarpa migliore per affrontare una lunga giornata di cammino? Una classica scarpa da running su strada oppure un modello da trail running?
Per trovare una risposta abbiamo deciso di metterle alla prova direttamente sul campo. Se una daily trainer rappresenta la scelta più intuitiva per chi cammina prevalentemente sull’asfalto, ci interessava capire se una scarpa da trail potesse offrire qualche vantaggio in termini di comfort, protezione e stabilità anche in un contesto urbano.
Le due categorie condividono infatti molte caratteristiche, ma presentano anche differenze importanti. Le scarpe da trail sono generalmente dotate di una tomaia più robusta, una maggiore protezione dagli urti, una suola con tasselli pensata per garantire più grip e una struttura studiata per affrontare terreni irregolari. Le scarpe da strada, al contrario, privilegiano leggerezza, fluidità della rullata e ammortizzazione sull’asfalto. Piccoli dettagli che, dopo decine di migliaia di passi, potrebbero tradursi in una differenza concreta.
Per rendere il confronto il più equilibrato possibile abbiamo scelto due modelli appartenenti allo stesso brand, così da limitare le differenze legate a materiali e filosofia costruttiva. Per la categoria strada abbiamo utilizzato la Mizuno Wave Rider 30, una delle daily trainer più rappresentative del marchio giapponese, mentre per il fuoristrada abbiamo scelto la Mizuno Neo Accera, entry level progettata per affrontare sentieri e percorsi off-road.
A quel punto è iniziata la prova. Abbiamo trascorso un’intera giornata a Milano e una a Como, due città capaci di offrire percorsi molto diversi tra loro, alternando lunghe vie pedonali, pavimentazioni in pietra, scalinate, parchi e tratti di pavé. In entrambe le giornate abbiamo superato i 30.000 passi senza soste prolungate, simulando quello che accade durante un intenso weekend di viaggio o una classica giornata di vacanza dedicata alle visite.
Per rendere il test ancora più attendibile abbiamo invertito le scarpe tra una città e l’altra, così che entrambi i modelli venissero utilizzati nelle stesse condizioni ma a tester invertiti. Solo al termine dell’esperienza abbiamo confrontato le sensazioni raccolte durante il percorso, valutando comfort, affaticamento, stabilità e praticità, con l’obiettivo di capire quale tipologia di scarpa rappresenti davvero la scelta migliore quando il contachilometri lascia spazio al contapassi.
Mizuno Wave Rider 30 vs Mizuno Neo Accera
A prima vista possono sembrare due scarpe molto simili. Entrambe nascono nel mondo del running, condividono l’attenzione di Mizuno per ammortizzazione, comfort e qualità costruttiva, ma sono state progettate per affrontare ambienti completamente diversi. La Mizuno Wave Rider 30 è pensata per macinare chilometri sull’asfalto, mentre la Mizuno Neo Accera nasce per offrire sicurezza e protezione sui sentieri.
Io, Dario, ho utilizzato le prime durante la giornata trascorsa tra le vie e le piazze di Milano, mentre Andrea l’ha messa alla prova nel centro storico di Como. Con le Neo Accera abbiamo invece invertito i ruoli: Andrea l’ha indossata percorrendo le strade attorno al Duomo di Milano, mentre io l’ho testata tra il lungolago e il centro di Como.

Mizuno Wave Rider 30: una daily trainer versatile per asfalto e lunghe distanze
La Mizuno Wave Rider 30 rappresenta l’evoluzione di una delle scarpe storiche della casa giapponese. Progettata come daily trainer, punta a offrire un equilibrio tra ammortizzazione, stabilità e reattività, caratteristiche che la rendono adatta sia agli allenamenti quotidiani sia alle lunghe percorrenze.
L’intersuola in doppia mescola Enerzy NXT, azotata e non, garantisce un appoggio morbido ma progressivo, mentre la Wave Plate a tutta lunghezza contribuisce a rendere la rullata fluida e stabile. La tomaia in mesh, leggera e ben ventilata, favorisce il comfort anche dopo molte ore di utilizzo, mentre la suola in gomma assicura una buona durata e un grip efficace sulle superfici asfaltate.
Tutti elementi che, oltre a convincere nella corsa, possono rappresentare un vantaggio anche durante una lunga giornata trascorsa a camminare tra strade, piazze e pavé.
Mizuno Neo Accera: protezione e grip quando il terreno cambia
Con la Neo Accera Mizuno propone invece una scarpa pensata per il trail running e le escursioni veloci. La filosofia cambia: l’obiettivo non è soltanto assorbire gli impatti, ma garantire sicurezza e stabilità anche quando il terreno diventa irregolare.
La suola con tassellatura più pronunciata offre una trazione superiore su sterrato, ghiaia e superfici sconnesse, mentre la tomaia, più robusta rispetto a quella di una scarpa da strada, protegge il piede da urti e abrasioni. L’intersuola è in un unico blocco di Enerzy NXT con infusione di azoto. Anche la struttura complessiva privilegia il controllo e la stabilità laterale, caratteristiche che possono rivelarsi preziose non solo sui sentieri di montagna, ma anche nei centri storici ricchi di pavé, scalinate e tratti scivolosi.
Una scarpa che nasce per il fuoristrada, ma che potrebbe sorprendere anche durante una giornata di turismo a piedi.
Oltre 65.000 passi tra Milano e Como
Come ogni buon turista che si rispetti, la prima cosa che abbiamo fatto è stata pianificare nel dettaglio il nostro itinerario. Avevamo stimato che, per raggiungere l’obiettivo minimo di 30.000 passi, sarebbe stato necessario percorrere almeno 22 chilometri. Abbiamo quindi costruito un percorso capace di toccare il maggior numero possibile di luoghi simbolo, alternando monumenti, quartieri storici, aree verdi e architetture contemporanee, proprio come farebbe chi visita una città in un intenso weekend di vacanza.
Perché Milàn l’è un gran Milàn
La giornata milanese, resa ancora più impegnativa da temperature che hanno sfiorato i 35 °C, è iniziata in un luogo per noi particolarmente significativo: la pista di atletica XXV Aprile, teatro di tanti allenamenti. Da lì abbiamo costeggiato il Monte Stella, uno dei polmoni verdi della città, per raggiungere lo stadio di San Siro, la Scala del calcio mondiale. Il percorso è poi proseguito verso la Milano più moderna, tra i grattacieli di CityLife, prima di lasciare spazio alla città storica con l’Arco della Pace, il Parco Sempione, il Castello Sforzesco e l’Arena Civica, altro immancabile luogo per chi ama l’atletica.
Superato piazzale Cadorna, abbiamo attraversato l’area della Basilica di Sant’Ambrogio, con le testimonianze dell’antica Mediolanum, per raggiungere il cuore della movida tra Porta Genova e i Navigli. Dalla Darsena alle Colonne di San Lorenzo, passando per Piazza Vetra, il nostro cammino ci ha condotti fino al Duomo, per poi proseguire lungo Corso Vittorio Emanuele e Piazza San Babila. Attraversato il Parco Indro Montanelli, siamo sbucati sui Bastioni di Porta Venezia, raggiungendo infine la Stazione Centrale. L’ultima parte dell’itinerario ci ha portati tra Porta Nuova, Corso Como e Piazza Gae Aulenti, simboli della Milano contemporanea.
Dopo una breve sosta davanti al Cimitero Monumentale, purtroppo chiuso al nostro arrivo, abbiamo imboccato Corso Sempione per fare ritorno verso il punto di partenza. Prima del traguardo, però, non poteva mancare il passaggio attraverso il Parco del Portello, con la sua celebre Spirale e la panchina più lunga del mondo. Il bilancio finale racconta meglio di qualsiasi parola l’impegno della giornata: 28 chilometri percorsi in poco meno di cinque ore e mezza, per un totale di quasi 35.000 passi.









Se decidete di esplorare Milano camminando, soprattutto durante le giornate più calde come quella affrontata da noi, c’è un piccolo accorgimento che può fare la differenza: portate sempre con voi una borraccia. La città infatti dispone di 580 fontanelle pubbliche, le celebri “vedovelle”, conosciute dai milanesi anche come “draghi verdi” per la caratteristica testa in ghisa dalla quale sgorga continuamente acqua potabile. Sono distribuite in tutti i quartieri e consentono di riempire facilmente la borraccia con acqua sempre fresca, rendendo molto più piacevole affrontare decine di chilometri a piedi.
Como, la città di Alessandro Volta
Anche Como si è rivelata un banco di prova tutt’altro che semplice. La mattinata è iniziata con temperature più gradevoli rispetto a Milano, ma con il passare delle ore il caldo ha rapidamente preso il sopravvento, trasformando la nostra camminata in una sfida non solo per le gambe, ma anche per le scarpe. La città lariana, profondamente legata alla figura di Alessandro Volta, offre un itinerario ricco di storia, cultura e panorami che alternano il fascino del lago alle salite verso le montagne che lo circondano.
Il nostro percorso è iniziato dal lungolago, con una prima tappa a Villa Olmo, per poi fare ritorno verso il centro e affrontare subito la salita che conduce a Brunate. Passeggiare lungo le rive del lago significa immergersi in un vero museo a cielo aperto dedicato ad Alessandro Volta. Qui si incontrano il monumento Life Electric, realizzato nel 2015 dall’architetto Daniel Libeskind, e il Tempio Voltiano, il museo che custodisce strumenti scientifici e documenti del celebre fisico comasco. Sullo sfondo spicca anche uno degli impianti sportivi più suggestivi d’Italia, lo stadio Giuseppe Sinigaglia, affacciato direttamente sul lago tra i giardini del Tempio Voltiano e l’hangar dell’Aero Club.
Per evitare di affrontare la salita nelle ore più calde della giornata abbiamo deciso di puntare subito verso Brunate. Ad attenderci c’erano circa 750 metri di dislivello fino al Faro Voltiano, costruito sulla cima del Monte Tre Croci in omaggio sempre ad Alessandro Volta. Ancora oggi il faro, dal tramonto all’alba, illumina il cielo alternando i colori verde, bianco e rosso della bandiera italiana. È stata la parte più impegnativa dell’intero test: lunghe scalinate irregolari, tratti di sentiero nel bosco e pendenze importanti hanno messo seriamente alla prova sia le calzature sia la resistenza delle nostre gambe.
La discesa lungo la strada asfaltata è risultata più scorrevole, ma non meno impegnativa dal punto di vista muscolare. Rientrati in città, abbiamo proseguito il nostro itinerario tra i vicoli del centro storico, attraversando Porta Torre, imponente testimonianza delle antiche mura medievali, fino a raggiungere il Duomo di Como, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno dei capolavori architettonici della città, dove convivono armoniosamente elementi gotici e rinascimentali. Gli ultimi chilometri ci hanno infine accompagnato fino a Villa Geno, all’estremità orientale del primo bacino del lago, chiudendo una giornata da 23 chilometri, 30.000 passi e circa 750 metri di dislivello positivo, percorsi in meno di cinque ore alternando asfalto, pavé, sterrato e sentieri di montagna.






Scarpe da strada o scarpe da trail? Ecco chi ha vinto…
Dopo circa 65.000 passi complessivi tra Milano e Como, 51 chilometri percorsi e un test che ci ha portato ad affrontare asfalto, pavé, scalinate, sterrato e sentieri con 750 metri di dislivello, è arrivato il momento della domanda finale: meglio una scarpa da strada o una da trail per affrontare una lunga giornata di cammino?
La risposta, sorprendentemente, non è stata unanime. Senza esserci confrontati in anticipo, le nostre preferenze sono andate in due direzioni opposte. Io, Dario, ho scelto la Mizuno Wave Rider 30, mentre Andrea ha preferito la Mizuno Neo Accera.
Le motivazioni, però, sono entrambe valide. “Se devo scegliere una scarpa per visitare una città, trovo che una scarpa da corsa su strada offra un’ammortizzazione maggiore. Inoltre lascia il piede un po’ più libero e meno costretto. Se devo camminare per tante ore preferisco una scarpa più morbida, che accompagni meglio il movimento”, la mia motivazione.
Andrea vede invece i vantaggi della scarpa da trail soprattutto nella stabilità e nella versatilità: “Le scarpe da trail di oggi sono molto cambiate. Le nuove mescole sono diventate così morbide da avvicinarsi tantissimo alle scarpe da strada, ma continuano a offrire un sostegno maggiore. E poi sono davvero tuttofare: le usi per visitare una città, per uno sterrato e, se il giorno dopo decidi di salire alle Tre Cime di Lavaredo, sei già pronto.”
Durante il nostro “viaggio” è emerso chiaramente come le differenze tra le due calzature siano oggi molto meno marcate rispetto al passato. Entrambe condividono una filosofia costruttiva moderna e una schiuma, l’Enerzy NXT, altamente ammortizzata, tanto che, una volta indossate, le sensazioni iniziali risultano molto simili. “Se le metti ai piedi una dopo l’altra fai quasi fatica a distinguerle – ha osservato Andrea -. Poi, camminando, la differenza si percepisce: la scarpa da strada lascia il piede più libero, quella da trail lo sostiene maggiormente”.
Ed è proprio questo sostegno a fare la differenza quando il terreno cambia. Nei tratti sterrati della salita verso Brunate la maggiore protezione della Neo Accera si è fatta sentire, mentre sull’asfalto cittadino la Wave Rider 30 ha restituito una sensazione di morbidezza e naturalezza superiore.
Alla fine, quindi, più che decretare una vincitrice assoluta, il nostro test ci ha portato a una conclusione molto semplice. Se la vacanza prevede soprattutto lunghe passeggiate tra vie, piazze e monumenti, una buona daily trainer da strada resta probabilmente la scelta più confortevole. Se invece il viaggio comprende cammini, sentieri, sterrati o percorsi misti, una moderna scarpa da trail rappresenta un’alternativa estremamente convincente, capace di offrire maggiore stabilità senza rinunciare al comfort. In altre parole, come sempre, non esiste la risposta giusta per tutti. Esiste la scarpa più adatta al tipo di viaggio che avete in programma.

