Francesco Puppi è diventato grande. Continuiamo a ripeterlo ogni volta che sale su un podio, ma il punto è che ogni volta quel gradino diventa sempre più alto. Non tanto per la posizione, che conta ma fino a un certo punto. Ma per il livello, che ogni volta si alza. Come alla Western States. Al debutto assoluto sulle 100 miglia, distanza che consacra un ultrarunner, l’azzurro ha chiuso secondo in 13h51’08” (il debutto più veloce di sempre), un tempo che in quasi tutte le edizioni precedenti sarebbe bastato per vincere.
Ma questa non era una Western States qualunque. Quella del 2026 è stata una corsa fuori scala: probabilmente la più veloce di sempre, forse anche la più bella. Ritmi altissimi fin dall’inizio, continui cambi di scenario, una gara corsa sul filo del record dall’inizio alla fine. E Francesco Puppi non si è limitato a controllare, ha demolito il vecchio primato della gara (14h09’28” di Jim Walmsley), correndo una prestazione che fino a ieri sarebbe sembrata irreale. Solo che davanti a lui c’era qualcuno capace di fare ancora meglio. E questo succede soltanto nelle giornate leggendarie.
Una corsa folle: Puppi davanti, poi la rimonta di Bouillard
La Western States è il tempio dell’ultra trail americano. Cento miglia, poco più di 160 chilometri, da Olympic Valley ad Auburn, in California. Caldo, polvere, canyon, salite spezzagambe e discese che consumano i quadricipiti. Una corsa che non perdona. Quest’anno però il meteo ha cambiato tutto: temperature insolitamente fresche, terreno veloce, condizioni perfette per spingere. E infatti fin dalle prime ore il ritmo è stato violentissimo.
Davanti è partito forte Hans Troyer, uno dei giovani più attesi, ma il suo forcing si è spento col passare delle ore. È lì che Puppi ha fatto la sua mossa. Tra il 65° e il 70° miglio ha preso la testa della gara, gestendo con lucidità, esperienza e quella capacità di leggere il corpo che distingue gli ultrarunner veri. Sembrava il momento decisivo. Poi però è arrivato Vincent Bouillard.
Il francese, già vincitore dell’Ultra-Trail du Mont-Blanc, ha costruito la sua gara in rimonta, senza strappi, aspettando che gli altri pagassero. Negli ultimi venti chilometri ha cambiato marcia, ha ricucito il gap e ha superato Puppi nel finale, andando a vincere in 13h46’15”, nuovo record assoluto della corsa. Puppi ha resistito, ma non abbastanza per rispondere. Terzo lo statunitense Ryan Montgomery in 13h53’55”. Un podio da fantascienza: tutti e tre sotto le quattordici ore.
I favoriti della vigilia: tra Walmsley e Jornet, spunta Puppi
Alla partenza, gli occhi erano tutti puntati su due monumenti dell’ultra trail: Jim Walmsley, padrone di casa e leggenda vivente della Western States, e Kilian Jornet. Erano loro i nomi da copertina. Ma la gara ha raccontato altro.
Walmsley si è ritirato prima del Foresthill aid station, mentre Jornet ha dovuto alzare bandiera bianca per problemi fisici. Nel vuoto lasciato dai big, però, non si è infilato un outsider qualsiasi. Puppi era considerato un possibile uomo da top five, forse da podio, restava comunque un’incognita sulla distanza. Ma la risposta è stata un’altra.
Chi è Francesco Puppi: il talento italiano che punta sempre più in alto
Classe 1992, atlata Hoka, Puppi è una delle figure più solide e riconoscibili del trail running europeo. Prima atleta da corsa in montagna pura, poi progressivamente uomo da lunghe distanze, ha costruito la sua carriera con un’evoluzione costante. Nel suo palmarès ci sono titoli mondiali di corsa in montagna con la nazionale (Premana 2017), podi internazionali e soprattutto una crescita impressionante nel circuito dell’ultra trail running.
Negli ultimi due anni ha fatto il salto definitivo. La vittoria alla CCC dello scorso anno, una delle gare simbolo dell’universo UTMB, lo ha lanciato verso l’olimpo mondiale. Preceduta dal successo alla Canyons 100K (sempre all’esordio sulla distanza), che gli ha aperto le porte della Western States.
La sua caratteristica? La completezza. Puppi è veloce, tecnico, resistente. E soprattutto ha una mentalità rara: sa stare dentro la gara. Alla Western States lo ha dimostrato.
La gara femminile: dominio Lichter, altra giornata da record
Se la prova maschile è stata spettacolare, quella femminile non è stata da meno. A vincere è stata Jenn Lichter in 15h28’05”, anche lei sotto il precedente record della corsa. Una prova di forza netta, costruita con autorità e continuità.
Dietro di lei hanno completato il podio Riley Brady e Marianne Hogan, in una gara che ha confermato il livello altissimo del movimento femminile mondiale.

