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Sportwatch

Apple Watch Ultra: come si comporta al polso di uno sportivo?

Apple Watch è molto più smartwatch che sportwatch: può essere utilizzato con soddisfazione anche per attività sportive, ma con alcune differenze rispetto ai prodotti concorrenti più specialistici.
Paolo CorsiniBy Paolo Corsini1 Luglio 2026
Apple Watch Ultra (immagine TRC)
Apple Watch Ultra (immagine TRC)

Quando si parla di Apple Watch, si fa riferimento alla famiglia di smartwatch sviluppata da Apple, da anni considerata il complemento naturale dell’universo iPhone. Non è soltanto una questione di design o di coerenza estetica: il vero punto di forza di questi dispositivi è l’integrazione profonda con il sistema operativo di Cupertino, che rende il dialogo tra i due prodotti immediato, intuitivo e particolarmente efficace per chi sceglie di restare all’interno dello stesso ecosistema.

È proprio questa sinergia a rappresentare il principale valore aggiunto di Apple Watch. Per chi utilizza un iPhone, infatti, difficilmente esiste uno smartwatch capace di offrire lo stesso livello di continuità, praticità e completezza nell’esperienza d’uso quotidiana. Ma la domanda che interessa davvero chi pratica sport è un’altra: quanto è competitivo Apple Watch quando si esce dall’ambito puramente “smart” e si entra in quello delle prestazioni sul campo? Può davvero confrontarsi con dispositivi più specialistici, pensati espressamente per il training e le attività outdoor? Prodotti magari meno evoluti sul fronte delle funzioni intelligenti e della gestione delle notifiche, ma spesso più avanzati in termini di metriche sportive, autonomia e strumenti dedicati all’allenamento?

L’obiettivo di questo articolo è proprio capire come si comporta Apple Watch nell’utilizzo reale durante l’attività fisica. Lo abbiamo indossato per lungo tempo, giorno e notte, mettendolo alla prova non solo nella corsa, ma anche in diverse discipline sportive, come ciclismo e palestra, per valutarne affidabilità, precisione e versatilità nelle situazioni concrete.

La gamma Apple Watch

Tradizionalmente Apple rinnova la propria gamma di smartwatch nel corso del mese di settembre, seguendo una strategia ormai consolidata che punta ad allineare il debutto dei nuovi Apple Watch con quello della nuova generazione di iPhone. Una scelta che rafforza ulteriormente il legame tra i due prodotti e consolida la centralità dell’ecosistema Apple.

Ad oggi la lineup si articola su tre modelli distinti, pensati per intercettare esigenze e fasce di pubblico differenti.

  • Apple Watch Series 11: rappresenta il modello di riferimento della gamma. È la proposta più equilibrata, quella che concentra il meglio dell’esperienza Apple Watch per la maggior parte degli utenti. Disponibile sia nella versione tradizionale sia con connettività cellulare integrata, così da poter essere utilizzato in piena autonomia anche senza iPhone nelle vicinanze.
  • Apple Watch SE 3: è la porta d’ingresso nell’universo degli smartwatch Apple. È il modello più accessibile dal punto di vista economico, ma conserva un design molto vicino a quello di Series 11, proponendosi come alternativa concreta per chi cerca semplicità e integrazione senza rinunciare alle funzioni essenziali. Anche in questo caso la scelta è tra versione standard e variante con modulo cellulare.
  • Apple Watch Ultra 3: è il dispositivo più avanzato e specialistico del catalogo Apple. Dimensioni più generose, struttura più robusta e una dotazione tecnica più ricca ne fanno il modello pensato per chi pretende di più, soprattutto sul fronte sportivo e outdoor. A partire dall’autonomia, nettamente superiore rispetto agli altri modelli, Ultra 3 è disponibile esclusivamente con connettività cellulare integrata.

Sul fronte degli aggiornamenti, Apple mantiene una cadenza annuale piuttosto regolare per le linee Series e SE, ormai allineate al ciclo di rinnovo degli iPhone.
Diverso invece il discorso per la famiglia Ultra: dopo il passaggio alla seconda generazione a distanza di un anno, Apple ha scelto un intervallo più lungo, portando Ultra 3 sul mercato dopo due anni, segnale di un posizionamento più specialistico e meno legato ai ritmi del mercato consumer tradizionale.

Apple Watch Ultra: costruzione meccanica

Nel corso dei miei test ho utilizzato in modo estensivo un Apple Watch Ultra 2. Rispetto all’attuale Apple Watch Ultra 3, le differenze sono in realtà piuttosto contenute e si concentrano su pochi elementi specifici. Il modello più recente introduce il supporto alla trasmissione di messaggi via satellite, adotta uno schermo leggermente più ampio grazie a cornici più sottili a parità di ingombro esterno e integra un chip più potente rispetto al predecessore. Sul fronte delle funzioni dedicate allo sport, però, Apple Watch Ultra 2 e Ultra 3 restano sostanzialmente sovrapponibili, offrendo un’esperienza d’uso praticamente identica.

Apple Watch Ultra si presenta con una cassa da 49 mm e un display che abbandona la tradizionale forma circolare per adottare un design rettangolare, ormai cifra stilistica della gamma. La struttura è realizzata in titanio, una scelta che punta su robustezza e leggerezza, e integra tre pulsanti fisici. Due sono collocati sul lato destro: uno di questi funge anche da corona digitale per navigare rapidamente tra menu e impostazioni. Sul lato sinistro trova invece posto il caratteristico Action Button di colore arancione, personalizzabile in base alle proprie esigenze. Nel mio caso, ad esempio, l’ho configurato per avviare immediatamente una sessione di allenamento.

La disposizione dei comandi è pensata per rendere immediato l’accesso alle funzioni principali. Il pulsante inferiore sul lato destro richiama il menu delle impostazioni rapide, utile per modificare velocemente modalità d’uso e parametri operativi. Quello superiore apre invece il menu delle applicazioni installate, attraverso cui ci si muove sfruttando la corona digitale. Gran parte dell’interazione, comunque, passa inevitabilmente dal display touch, elemento centrale dell’esperienza Apple Watch e naturale estensione dell’approccio che Apple ha consolidato nel mondo degli smartphone.

Sul retro della cassa trova posto il sensore ottico per il monitoraggio della frequenza cardiaca, componente ormai imprescindibile per uno smartwatch di questo livello. È grazie a questo sistema che Apple Watch registra in modo continuo i parametri legati all’attività cardiaca, fornendo dati preziosi sia nella vita quotidiana sia durante l’attività sportiva, dove consentono di valutare con precisione intensità e carico dell’allenamento. Lo stesso sensore permette inoltre di effettuare un elettrocardiogramma, con il relativo tracciato disponibile direttamente all’interno dell’app Salute su iPhone.

Negli ultimi mesi ho avuto modo di utilizzare anche Apple Watch Series 10, un confronto utile per mettere in prospettiva la proposta Ultra. La differenza di dimensioni dello schermo è uno degli elementi che emergono subito, non solo sul piano della leggibilità ma anche su quello della praticità operativa. Series 10 rinuncia infatti a parte della versatilità garantita dal terzo pulsante fisico. Dall’altra parte, però, può contare su peso e ingombri sensibilmente più contenuti, caratteristiche che lo rendono una scelta più naturale per chi ha un polso piccolo o semplicemente preferisce uno smartwatch meno invasivo da indossare ogni giorno.

APP Fitness e Salute di Apple

Apple ha scelto un approccio semplice ma estremamente efficace per sintetizzare il livello di attività fisica quotidiana: il sistema dei tre anelli, diventato nel tempo uno degli elementi distintivi dell’esperienza Apple Watch. Si tratta di una metrica immediata, sempre accessibile sia direttamente dallo smartwatch sia attraverso l’app Fitness su iPhone, che permette di avere in ogni momento una fotografia chiara del proprio livello di movimento e, più in generale, dello stato di forma.

I tre anelli si basano su parametri differenti e complementari. Quello rosso misura il quantitativo di calorie attive bruciate nel corso della giornata, offrendo un’indicazione diretta del dispendio energetico legato all’attività fisica. L’anello verde tiene invece traccia dei minuti di esercizio svolti, andando a quantificare il tempo dedicato a un’attività di intensità sufficiente per essere considerata allenamento. Il terzo, di colore lilla, monitora infine il numero di ore trascorse in piedi, spingendo l’utente a evitare lunghi periodi di inattività.

Tra le funzioni più interessanti c’è quella dedicata ai trend, uno strumento pensato per leggere nel tempo l’evoluzione di alcuni parametri legati sia alla forma fisica sia allo stato di salute generale. Qui Apple adotta una logica diversa rispetto all’immediatezza degli anelli: gran parte delle valutazioni viene infatti costruita sulla base della media dei dati raccolti negli ultimi sei mesi. È un’impostazione che restituisce analisi più solide e meno influenzate dalle oscillazioni del breve periodo, ma che richiede anche un utilizzo costante e continuativo dello smartwatch prima di poter fornire indicazioni realmente utili.

Un secondo livello di analisi passa invece attraverso l’app Salute su iPhone, che rappresenta il vero archivio centrale di tutti i dati raccolti dal dispositivo. In questo caso il focus si sposta maggiormente sugli aspetti legati al benessere complessivo: qualità e durata del sonno, numero di passi, tempo trascorso in piedi, minuti di movimento e molte altre informazioni che aiutano a costruire una panoramica dettagliata delle proprie abitudini quotidiane.

Apple Watch Ultra: menu attività sportive

Avviare un’attività sportiva con Apple Watch è un’operazione estremamente immediata: basta aprire l’app Allenamento e selezionare la disciplina che si intende praticare. Nel caso della corsa, ad esempio, il riferimento è alla modalità corsa outdoor. Non esiste una modalità pista selezionabile manualmente in modo diretto, ma il sistema sfrutta la geolocalizzazione per riconoscere automaticamente la presenza di un impianto di atletica. Quando ci si avvicina a una pista, Apple Watch lo segnala e chiede conferma, permettendo anche di indicare la corsia sulla quale si correrà per migliorare la precisione delle rilevazioni.

Una volta entrati nella schermata dedicata all’allenamento, il dispositivo propone l’avvio automatico con un breve conto alla rovescia di tre secondi. È la soluzione più rapida e intuitiva, ma nel caso di Apple Watch Ultra esiste un’opzione aggiuntiva che può rivelarsi particolarmente utile: la possibilità di avviare l’attività solo dopo una pressione successiva di un pulsante fisico. È una modalità che consiglio, soprattutto nella corsa, perché concede qualche secondo in più al sensore ottico per stabilizzare la lettura della frequenza cardiaca e garantire fin dai primi metri un monitoraggio più accurato.

Durante l’attività, Apple Watch mette a disposizione una serie di schermate consultabili in tempo reale, organizzate in base alla disciplina selezionata. Nel caso della corsa, le metriche principali sono quelle classiche: distanza percorsa, tempo totale e passo medio al chilometro. A queste si affiancano dati più evoluti, come la frequenza cardiaca, il profilo altimetrico del percorso, la potenza di corsa e lo stato di avanzamento degli anelli attività della giornata.

La navigazione tra le varie schermate può avvenire sia tramite il display touch sia utilizzando la Digital Crown. Nella pratica, però, l’esperienza cambia molto a seconda del contesto: durante la corsa il controllo tramite rotella risulta meno immediato e meno naturale, soprattutto quando il ritmo aumenta o il movimento del braccio si fa più intenso. Nella camminata, invece, il suo utilizzo resta semplice e preciso.

Uno degli aspetti più interessanti della piattaforma è l’elevato livello di personalizzazione. Per ogni attività è possibile modificare le schermate di allenamento, decidendo quante visualizzare e quali parametri inserire. Si possono inoltre impostare obiettivi specifici, come durata, distanza o calorie da consumare, ma anche programmare sessioni strutturate più avanzate, incluse ripetute e allenamenti intervallati. Non manca infine la possibilità di sfidare se stessi sui percorsi abituali, trasformando segmenti già corsi in veri e propri riferimenti per misurare i propri progressi nel tempo.

Apple Watch Ultra: durata della batteria

C’è un aspetto che da sempre rappresenta il principale punto debole degli smartwatch Apple nel confronto con molte proposte concorrenti: l’autonomia della batteria. È un limite storico che Apple ha cercato di mitigare con la gamma Ultra, migliorando sensibilmente la durata rispetto ai modelli standard. Nelle condizioni ideali, Apple Watch Ultra può spingersi fino a sfiorare le 48 ore di utilizzo, mentre con le versioni Series la ricarica quotidiana resta di fatto una necessità.

Nell’utilizzo reale, però, anche con Apple Watch Ultra raggiungere due giorni pieni di autonomia non è così semplice, soprattutto se si inserisce nella routine almeno un’ora di attività sportiva outdoor al giorno. È qui che il limite diventa più evidente, in particolare per chi vuole sfruttare il dispositivo anche per il monitoraggio del sonno. A differenza dello smartphone, infatti, lo smartwatch resta attivo durante la notte per raccogliere dati su qualità del riposo, frequenza cardiaca e altri parametri fisiologici, rendendo impossibile sfruttare quelle ore per la ricarica.

Nel mio utilizzo quotidiano ho rilevato un consumo medio di circa il 2% di batteria ogni ora, semplicemente indossando l’orologio al polso, senza attività sportive e con il monitoraggio cardiaco sempre attivo. È un dato che cresce inevitabilmente quando entra in gioco il GPS, soprattutto durante allenamenti prolungati all’aperto, portando il consumo su livelli sensibilmente più elevati.

Con Apple Watch Ultra 2, nella pratica, questo si traduce quasi sempre nella necessità di una ricarica partendo dal 100% al mattino entro il pomeriggio del giorno successivo, se si vuole evitare di arrivare a sera con la batteria in riserva o addirittura scarica. È una gestione relativamente semplice quando si è in ufficio o a casa, con una presa di corrente a portata di mano, ma diventa decisamente meno comoda quando ci si trova fuori per lavoro, in viaggio o comunque lontani da una fonte di alimentazione.

Più in generale, è un compromesso che pesa soprattutto su chi arriva da smartwatch capaci di garantire cinque, sette o anche più giorni di utilizzo continuo. In quel confronto Apple Watch, anche nella sua versione più evoluta, continua a pagare un prezzo importante, confermando come l’autonomia resti ancora oggi uno degli aspetti meno convincenti dell’intera piattaforma.

Apple Watch Ultra: precisione del segnale GPS

Apple Watch utilizza un sensore GPS di tipo multiband, o dual frequency, una soluzione tecnica ormai indispensabile per garantire precisione elevata nelle attività outdoor. Nel corso delle prove sul campo il comportamento è stato, nel complesso, molto vicino a quello del nostro riferimento, il Garmin Forerunner 970, indossato in parallelo durante le sessioni sportive. In alcuni casi, soprattutto nelle uscite di corsa, ho però rilevato piccole imprecisioni nel tracciamento, con deviazioni che meritano di essere segnalate anche se senza un impatto significativo sul risultato finale dell’allenamento.

In una sessione di corsa ad Amburgo, ad esempio, Apple Watch Ultra 2 ha “tagliato” il percorso in corrispondenza di una curva, deviando rispetto al tragitto realmente seguito. Un errore facilmente individuabile nel confronto con la traccia blu registrata dal dispositivo di riferimento, rimasta invece aderente al percorso effettivamente svolto.

Nella stessa uscita si è verificata un’altra leggera discrepanza in un’area particolarmente trafficata della città, caratterizzata dalla presenza di edifici di media altezza. In contesti urbani di questo tipo il segnale GPS può essere disturbato da riflessioni e ostacoli, e anche in questo caso Apple Watch ha mostrato qualche metro di differenza. Nulla che alteri concretamente il quadro complessivo della prestazione, ma abbastanza da essere degno di nota.

Qualche scostamento è emerso anche correndo all’interno di un parco cittadino, dove la traccia registrata da Apple Watch Ultra 2 si è allontanata in alcuni punti dal percorso realmente seguito. Una situazione che può dipendere sia dalla copertura vegetale sia dalla qualità della ricezione satellitare in ambienti meno aperti.

A chiudere il quadro c’è il tracciato di una gara da 5 chilometri disputata a Busto Arsizio durante il Giro del Varesotto. In questo caso entrambe le rilevazioni, quella di Apple Watch Ultra 2 e quella di Garmin Forerunner 970, hanno mostrato una precisione non assoluta a causa della presenza ravvicinata degli edifici lungo il percorso. Nel confronto diretto, però, è il dispositivo Apple ad aver evidenziato uno scostamento leggermente superiore, pur restando ampiamente entro limiti accettabili.

Al netto di questi episodi, il comportamento generale di Apple Watch Ultra 2 nelle uscite di allenamento è stato comunque convincente e sostanzialmente privo di criticità reali. Il GPS multiband si è dimostrato affidabile nella grande maggioranza delle situazioni, confermando una precisione elevata e in linea con quanto ci si aspetta oggi da uno smartwatch di fascia alta pensato anche per un utilizzo sportivo avanzato.

Apple Watch Ultra: sensore cardio ottico

Il sensore ottico di Apple Watch Ultra 2 è, di fatto, lo stesso adottato da Apple sugli altri modelli della famiglia Watch. Come accennato in precedenza, oltre al monitoraggio continuo della frequenza cardiaca consente anche di eseguire un ECG direttamente dal polso, senza la necessità di ricorrere a una fascia cardio da petto.

Nel complesso il comportamento del sensore si è dimostrato convincente, pur con alcune situazioni specifiche che meritano di essere evidenziate. Nel primo test, una sessione di corsa di un’ora in pista all’interno di una competizione 24×1 ora, il tracciato registrato da Apple Watch Ultra 2 è risultato praticamente identico a quello della fascia cardio di riferimento, confermando un livello di precisione molto elevato.

In un successivo allenamento da 15 chilometri, caratterizzato da varie interruzioni ben visibili nei cali improvvisi della frequenza cardiaca, il comportamento è rimasto nel complesso allineato. Solo nella seconda parte dell’uscita si è registrato un leggero scostamento rispetto alla fascia toracica, senza però compromettere in modo significativo la lettura generale dello sforzo.

Più interessante il caso di una gara su strada di 5 chilometri, dove è emersa una criticità già osservata in altre occasioni con Apple Watch Ultra 2. Nei primi minuti il sensore ottico è rimasto bloccato su una frequenza costante, evidentemente errata, per poi registrare un picco improvviso verso valori anomali mantenuti per diversi minuti. Solo dopo circa sette minuti di attività il dato si è allineato correttamente a quello della fascia cardio da petto.

Si tratta di un comportamento che sembra suggerire una certa lentezza iniziale nell’aggancio corretto della frequenza cardiaca, soprattutto quando si parte immediatamente ad alta intensità. Per questo motivo il consiglio è semplice ma importante: verificare sempre sul display che il battito sia stato agganciato correttamente prima di iniziare l’allenamento, così da evitare errori nelle prime fasi.

In una successiva uscita da 17,5 chilometri il comportamento del sensore ottico è tornato ad essere pienamente convincente e quasi perfettamente sovrapponibile a quello della fascia toracica. L’unica differenza è emersa nei primi minuti successivi a una pausa, quando Apple Watch ha registrato valori leggermente superiori di qualche battito prima di riallinearsi rapidamente.

Uno scenario simile si è ripresentato in una seconda gara sui 5 chilometri. Anche qui i primi minuti sono stati caratterizzati da una lettura inizialmente troppo bassa, seguita poi da una sovrastima con valori fuori dal mio abituale range cardiaco. Ancora una volta, superata la soglia dei sette minuti, il tracciato si è stabilizzato e ha mostrato una precisione molto elevata.

L’ultimo test nella corsa è stato effettuato a Taipei, in condizioni climatiche quasi tropicali, con temperature elevate e umidità importante. Anche in questo contesto Apple Watch Ultra 2 ha mantenuto un comportamento sostanzialmente corretto, fatta eccezione per il primo minuto di attività, durante il quale il sensore ha impiegato più tempo del solito per agganciare correttamente il battito.

Passando infine al ciclismo su strada, il comportamento è stato più altalenante. Nei primi 35 minuti di attività il tracciato di Apple Watch Ultra 2 è risultato perfettamente speculare a quello della fascia cardio di riferimento. Successivamente, però, si è verificato un disallineamento particolare: i due grafici hanno continuato a seguire lo stesso andamento, ma con uno “shift” temporale evidente da parte dello smartwatch Apple rispetto alla fascia toracica. Un’anomalia curiosa, soprattutto perché non si erano verificati stop o pause che potessero giustificare questo sfasamento nelle rilevazioni.

Apple Watch Ultra: potenza e altimetria

Apple Watch Ultra 2 permette di misurare direttamente dal polso anche la potenza di corsa, senza la necessità di abbinarlo a una fascia cardio o ad altri sensori esterni. È una funzione ormai sempre più centrale nell’analisi avanzata dell’allenamento, anche se va letta con il giusto approccio: come accade con tutti i dispositivi di questo tipo, il valore espresso in watt deve essere considerato soprattutto come riferimento relativo e non assoluto. In altre parole, ciò che conta davvero non è tanto il numero in sé, quanto la coerenza del suo andamento rispetto agli altri strumenti di confronto, considerando che ogni produttore utilizza algoritmi proprietari per stimare la potenza sviluppata.

Nel confronto diretto con Garmin Forerunner 970 emerge subito una differenza nei valori assoluti, con Apple Watch Ultra 2 che tende a restituire wattaggi inferiori. È però un aspetto secondario. Più interessante osservare come il trend generale delle due rilevazioni sia molto simile, segnale di una buona capacità di Apple nel seguire correttamente le variazioni di intensità. Restano alcuni picchi isolati registrati dal dispositivo Apple che non trovano corrispondenza nel tracciato Garmin, indice di una maggiore sensibilità o di una minore stabilità dell’algoritmo.

Uno scenario simile si è ripetuto anche nella seconda rilevazione: Apple Watch Ultra 2 ha mostrato una variabilità più marcata rispetto al dispositivo di riferimento, ma con un andamento complessivo comunque coerente e molto vicino. Una differenza che nella pratica non altera la bontà del dato, soprattutto se il parametro viene utilizzato per seguire l’evoluzione della propria condizione nel tempo.

Particolarmente interessante il comportamento durante una gara in pista di un’ora, dove il ritmo è rimasto costante e regolare per gran parte della prova. In questo contesto i valori di potenza registrati dai due dispositivi si sono dimostrati quasi perfettamente sovrapponibili, sia nell’andamento sia, in questo caso, anche nei valori assoluti. È probabilmente il contesto ideale per mettere alla prova questo tipo di metrica, proprio perché riduce al minimo le variabili esterne.

Passando all’altimetria, il discorso cambia leggermente. L’altimetro barometrico di Apple Watch Ultra 2 ha mostrato una maggiore variabilità rispetto al Garmin Forerunner 970. Il primo esempio arriva proprio dalla sessione di un’ora in pista: mentre il dispositivo Garmin ha mantenuto un valore altimetrico sostanzialmente stabile, come è logico aspettarsi correndo su una pista di atletica senza variazioni di quota, Apple Watch Ultra 2 ha continuato a registrare leggere oscillazioni. Una differenza probabilmente legata alla sensibilità del sensore alle minime variazioni della pressione atmosferica.

Lo stesso comportamento è emerso anche durante un’uscita a Taipei, dove il profilo altimetrico registrato da Garmin è risultato più aderente al percorso effettivamente affrontato. Anche in questo caso Apple Watch Ultra 2 ha mostrato una certa tendenza a introdurre oscillazioni più marcate del necessario.

Il quadro migliora sensibilmente osservando l’altimetria di una gara da 5 chilometri del circuito Giro del Varesotto. Qui i due dispositivi hanno restituito profili altimetrici quasi speculari, con differenze minime e sostanzialmente irrilevanti nel contesto generale della prova.

Nel complesso, sia sul fronte della potenza di corsa sia su quello dell’altimetria, Apple Watch Ultra 2 ha fornito dati che in alcuni casi si discostano dal riferimento, ma che restano comunque solidi e pienamente utilizzabili. Non sempre perfetti, ma abbastanza consistenti da rappresentare uno strumento affidabile per monitorare allenamenti e progressi nel tempo.

Apple Watch Ultra in palestra e in bici

Nel corso delle prove ho utilizzato Apple Watch Ultra anche in attività di cross training complementari alla corsa, come ciclismo e allenamento con i pesi in palestra, affidandomi sempre all’app Allenamento per registrare ogni sessione. Nel lavoro con i pesi lo smartwatch è in grado di rilevare i movimenti e il tempo di attività, chiedendo però all’utente di separare manualmente le varie serie per distinguerle meglio. È una soluzione funzionale ma ancora piuttosto basilare, soprattutto se confrontata con quella di altri smartwatch presenti sul mercato: non è infatti possibile indicare il numero di ripetizioni né il carico utilizzato in ogni esercizio.

Di fatto, Apple Watch si limita a tracciare durata dell’allenamento, andamento cardiaco e stima del consumo calorico, senza fornire al termine una vera analisi qualitativa di ciò che è stato svolto. Per un utilizzo occasionale può essere più che sufficiente, ma chi lavora in palestra con un approccio strutturato potrebbe trovare questa limitazione piuttosto evidente.

Passando al ciclismo, il comportamento di Apple Watch Ultra è decisamente più convincente. Il dispositivo registra con precisione i parametri principali dell’attività e può anche gestire i dati di potenza se viene associato via Bluetooth a un sensore dedicato montato sulla bicicletta. La leggibilità dei dati resta buona e, come emerso nelle prove precedenti, anche il monitoraggio cardiaco si conferma generalmente affidabile.

Interessante anche la possibilità di utilizzare Apple Watch Ultra in combinazione con l’iPhone, sfruttando quest’ultimo come display secondario. Fissato al manubrio con un supporto dedicato, lo smartphone permette di visualizzare in modo molto più chiaro e immediato tutte quelle informazioni che sul piccolo schermo dello smartwatch risulterebbero inevitabilmente meno leggibili durante la pedalata.

In sintesi

Il successo della famiglia Apple Watch è strettamente legato alla diffusione di iPhone. I due prodotti condividono lo stesso ecosistema e, per chi possiede già uno smartphone Apple, rappresentano una combinazione naturale e quasi perfetta. È anche per questo che molti utenti scelgono di utilizzare Apple Watch per monitorare le proprie attività sportive outdoor, sfruttando un dispositivo che hanno già al polso ogni giorno.

Ma questo basta per renderlo la soluzione ideale per chi cerca uno smartwatch principalmente dedicato allo sport? Dopo un lungo periodo di utilizzo, la risposta che mi sento di dare è no. Apple Watch è senza dubbio un prodotto valido, completo e maturo, ma quando il focus si sposta sull’attività sportiva specialistica non riesce ancora a offrire ciò che mettono sul piatto dispositivi progettati espressamente per questo scopo, spesso allo stesso prezzo o persino a cifre inferiori.

Questo non significa che chi possiede già un Apple Watch e vuole avvicinarsi alla corsa, al ciclismo o ad altre attività outdoor debba necessariamente acquistare un altro smartwatch. Al contrario: Apple Watch svolge bene questo compito e per molti utenti è più che sufficiente. Quello che manca è quel livello di specializzazione che caratterizza molti concorrenti, anche sensibilmente più economici.

Chi pratica sport in modo saltuario trova in Apple Watch tutto ciò che serve per monitorare allenamenti, progressi e stato di salute generale. Chi invece affronta l’attività fisica in modo più strutturato, con obiettivi precisi e una pianificazione più avanzata, troverà altrove strumenti più adatti alle proprie esigenze.

Nel mio utilizzo sono emersi tre limiti principali. Il primo riguarda l’interfaccia, ancora fortemente dipendente dall’interazione touch. In molte condizioni, soprattutto durante attività intense o in movimento, questo approccio diventa meno pratico rispetto ai sistemi che fanno affidamento su pulsanti fisici dedicati, soluzione che infatti continua a essere preferita da molti produttori di sportwatch.

Il secondo limite è l’autonomia. Non tanto per la durata della singola attività — difficilmente si superano abitualmente le due ore di allenamento — quanto per la gestione complessiva della giornata. Apple Watch richiede tempi di ricarica che restano molto vicini a quelli di uno smartphone, ma a differenza dello smartphone uno smartwatch è pensato per restare al polso anche di notte, così da monitorare sonno e recupero. Questo rende la gestione della batteria inevitabilmente più scomoda.

Il terzo è legato alle dimensioni del display, soprattutto nei modelli standard. La qualità del pannello è eccellente, ma lo spazio resta ridotto e questo penalizza la lettura delle informazioni quando si è in movimento. Se a questo si aggiunge la necessità di interagire prevalentemente con gesture touch, l’esperienza complessiva diventa meno immediata rispetto a quella di molti sportwatch tradizionali.

Come estensione naturale di iPhone, Apple Watch resta uno strumento straordinario. Ma è proprio questo il punto: il suo valore massimo emerge quando viene utilizzato come smartwatch, non necessariamente come sportwatch puro. Il suo ecosistema software, che rappresenta il principale punto di forza nell’uso quotidiano, in ambito sportivo finisce a volte per introdurre più complessità che vantaggi.

Esistono applicazioni di terze parti molto avanzate, capaci di colmare parte di queste lacune e offrire un’esperienza più specialistica. Ma guardando alla sola app Allenamento di Apple, il confronto con marchi come Amazfit, Coros, Garmin, Suunto e Polar resta ancora aperto, soprattutto sul piano dell’intuitività e della profondità delle funzioni.

In definitiva, Apple Watch è molto più smartwatch che sportwatch, per sua stessa natura. Può essere utilizzato con soddisfazione anche per attività sportive, e lo fa bene. Ma considerando il prezzo a cui viene proposto, il mercato offre alternative più specialistiche, spesso più efficaci e meglio allineate alle esigenze di chi vive lo sport come una parte centrale della propria quotidianità.

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Paolo Corsini
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Ho scoperto la corsa relativamente tardi ma da subito è diventata perno della mia vita. Corro perché mi piace, perché allenarsi per una gara dando il meglio di se stessi è avvincente ma soprattutto perché è uno spazio di libertà che ogni giorno coltivo. Papà di Gabriele e Giorgia, appassionato di tecnologia, amante dei viaggi, frequent flyer per necessità, EV enthusiast. Direttore di Hardware Upgrade e di The Running Club. Gara preferita: la distanza regina, la Maratona. Rigorosamente da scrivere in maiuscolo: è una signora molto irascibile con chi non le porta il dovuto rispetto | Misure: altezza 170 cm, peso 62 kg, scarpe US 8 / 41 EU / 26 cm | Velocità riferimento su 10K: 4'00" al km.

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