Close Menu
The Running ClubThe Running Club
  • Home
  • Recensioni
  • Scarpe
    • Adidas
    • Altra
    • Asics
    • Brooks
    • Diadora
    • Hoka
    • Joma
    • Kiprun
    • La Sportiva
    • Mizuno
    • New Balance
    • Nike
    • NNormal
    • On
    • Puma
    • Salomon
    • Saucony
    • Skechers
    • The North Face
    • Topo Athletic
    • Under Armour
    • X-Bionic
  • News
  • Allenamenti
  • Alimentazione
  • Gare
    • 5-10km su strada
    • Mezza maratona
    • Maratona e Ultra
    • Pista
    • Trail running
  • Sportwatch
  • Eventi
  • Trova la tua scarpa
I più popolari

Giulio Monti e il suo quinto Tor des Géants: “Ogni Tor è diverso ma, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa”

7 Ottobre 2026

Egnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi

7 Ottobre 2026

La Mezza Maratona di Siviglia cambia data a causa delle elezioni: si corre il 13 dicembre

6 Ottobre 2026
Facebook X (Twitter) Instagram TikTok YouTube RSS
Trending
  • Giulio Monti e il suo quinto Tor des Géants: “Ogni Tor è diverso ma, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa”
  • Egnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi
  • La Mezza Maratona di Siviglia cambia data a causa delle elezioni: si corre il 13 dicembre
  • Influencer cinese squalificata alla Maratona di Berlino dopo essere stata fotografata in bici al 38 km
  • Ha corso 1000 ultramaratone in 1000 giorni: il record che sembrava impossibile
  • Nike Apex: quattro Air Zoom e zero drop, la nuova super scarpa per la maratona nata per stupire
  • Recensione Skechers Aero Razor: una scarpa nata per spingere
  • Come costruire la preparazione per la maratona: perché correre tanti chilometri non basta
Facebook Instagram YouTube RSS LinkedIn Telegram
The Running ClubThe Running Club
  • Home
  • Recensioni
  • Scarpe
    • Adidas
    • Altra
    • Asics
    • Brooks
    • Diadora
    • Hoka
    • Joma
    • Kiprun
    • La Sportiva
    • Mizuno
    • New Balance
    • Nike
    • NNormal
    • On
    • Puma
    • Salomon
    • Saucony
    • Skechers
    • The North Face
    • Topo Athletic
    • Under Armour
    • X-Bionic
  • News
  • Allenamenti

    Come costruire la preparazione per la maratona: perché correre tanti chilometri non basta

    4 Ottobre 2026

    Partire troppo forte in maratona: perché può costare caro? Cosa dicono gli studi…

    1 Ottobre 2026

    Elasticità muscolare e mobilità articolare: perché non sono la stessa cosa e quale stretching fare per correre

    23 Settembre 2026

    Soglia aerobica vs soglia anaerobica: cosa sono, differenze e come si calcolano

    15 Settembre 2026

    Perché correre una gara di 5K: il modo migliore per ripartire dopo l’estate

    10 Settembre 2026
  • Alimentazione
  • Gare
    1. 5-10km su strada
    2. Mezza maratona
    3. Maratona e Ultra
    4. Pista
    5. Trail running
    6. View All

    Mondiali di corsa su strada 2026 a Copenaghen: il programma, gli italiani in gara e dove vederli in TV e streaming

    19 Settembre 2026

    Giro di Castelbuono, cento edizioni di storia: la corsa più antica d’Europa celebra un secolo di emozioni

    26 Luglio 2026

    Quando iniziare la preparazione per una 10 km, una mezza o una maratona da correre in autunno

    7 Luglio 2026

    Di corsa nella notte: il mio viaggio alla Milano Linate Runway Run

    21 Giugno 2026

    Egnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi

    7 Ottobre 2026

    Mondiali di corsa su strada 2026 a Copenaghen: il programma, gli italiani in gara e dove vederli in TV e streaming

    19 Settembre 2026

    Tiramisù Run: a Treviso la corsa più dolce d’Italia

    6 Settembre 2026

    Record del mondo di mezza maratona: Yomif Kejelcha è il primo uomo a correre sotto i 57 minuti

    23 Agosto 2026

    Influencer cinese squalificata alla Maratona di Berlino dopo essere stata fotografata in bici al 38 km

    6 Ottobre 2026

    Ha corso 1000 ultramaratone in 1000 giorni: il record che sembrava impossibile

    6 Ottobre 2026

    Come costruire la preparazione per la maratona: perché correre tanti chilometri non basta

    4 Ottobre 2026

    Partire troppo forte in maratona: perché può costare caro? Cosa dicono gli studi…

    1 Ottobre 2026

    Ultimate Championship: l’atletica diventa uno show

    5 Settembre 2026

    Prima giornata dei Campionati Italiani Assoluti di Atletica: tutto facile per Jacobs e Battocletti

    26 Luglio 2026

    Campionati Italiani Assoluti 2026: tutti per Jacobs e Battocletti. Il programma completo e dove vederli in TV e streaming

    25 Luglio 2026

    Josh Kerr, promessa mantenuta: impressionante record del mondo sul Miglio

    18 Luglio 2026

    Tor des Géants 2026: Zhao e Hartmuth nella storia del TOR330, Collè impresa nel TOR450

    17 Settembre 2026

    Tutto pronto per il Tor des Géants 2026: al via anche Franco Collé sui 450 km del Tor des Glacier

    12 Settembre 2026

    Intervista esclusiva a Vincent Bouillard: “Non sono il più veloce, ma so correre a lungo”

    24 Agosto 2026

    Finali UTMB 2026: tutto quello che c’è da sapere sull’evento più atteso del trail running mondiale

    23 Agosto 2026

    Egnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi

    7 Ottobre 2026

    Influencer cinese squalificata alla Maratona di Berlino dopo essere stata fotografata in bici al 38 km

    6 Ottobre 2026

    Ha corso 1000 ultramaratone in 1000 giorni: il record che sembrava impossibile

    6 Ottobre 2026

    Come costruire la preparazione per la maratona: perché correre tanti chilometri non basta

    4 Ottobre 2026
  • Sportwatch
  • Eventi
  • Trova la tua scarpa
The Running ClubThe Running Club
Home » Giulio Monti e il suo quinto Tor des Géants: “Ogni Tor è diverso ma, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa”
Atleti

Giulio Monti e il suo quinto Tor des Géants: “Ogni Tor è diverso ma, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa”

Cinque partecipazioni, 117 ore sui sentieri della Valle d’Aosta e un rapporto con il Tor iniziato nel 2017 e diventato, anno dopo anno, qualcosa di molto più profondo di una gara. L'intervista al Colonnello degli Alpini, Giulio Monti...
Dario MarchiniBy Dario Marchini7 Ottobre 2026
Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)
Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

L’amore di Giulio per il Tor des Géants risale al 2017, quando per la prima volta aveva intrapreso quella sfida senza sapere ancora davvero a cosa andasse incontro e senza immaginare che, negli anni successivi, quelle montagne sarebbero diventate un appuntamento sempre più importante e sempre più presente nella sua vita. Un viaggio cominciato sui sentieri della Valle d’Aosta e diventato una parte della sua storia di runner.

Giulio Monti, 49 anni, è infatti prima di tutto un ultra trailer. Un runner che ha scelto l’ultratrail come terreno privilegiato per misurarsi con la fatica, con la distanza e con quella particolare dimensione della corsa in cui il cronometro finisce spesso in secondo piano rispetto al rapporto con la natura. E con se stessi. Il Tor des Géants, con i suoi 330 chilometri lungo le Alte Vie della Valle d’Aosta, rappresenta per lui la massima espressione di questo modo di vivere la corsa.

Accanto alla dimensione sportiva c’è però quella professionale. Giulio Monti è un ufficiale dell’Esercito Italiano, Colonnello degli Alpini, e la montagna fa parte anche della sua formazione e della sua esperienza di militare. Un mondo nel quale resistenza, preparazione, capacità di adattamento e lavoro di squadra assumono un significato concreto e quotidiano.

È anche da questo incontro tra il runner e l’ufficiale che nasce il suo rapporto particolare con il Tor des Géants, una sfida che negli anni è diventata molto più di una gara.
Nel 2026 Giulio è tornato ancora una volta sulla linea di partenza, affrontando per la quinta volta una delle prove di endurance più dure e affascinanti del panorama internazionale. Al traguardo di Courmayeur è arrivato dopo 117 ore e 34 minuti, in 158ma posizione, su 1213 partenti e 451 arrivati.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti sul palco dei finisher al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Lo abbiamo seguito “live” grazie al racconto di Massimo Rapetti, suo amico e assistente fidato tra i sentieri della Valle D’Aosta, e lo abbiamo incontrato per farci raccontare questa sua avventura, il suo rapporto con il Tor, la montagna e la corsa, e per capire che cosa significhi davvero mettersi in cammino su quei sentieri quando la distanza smette di essere soltanto un numero e diventa un viaggio, da soli, con sé stessi.

Intervista a Giulio Monti: “La vera solitudine la provo la settimana dopo il Tor, quando vengo risucchiato da un vuoto incolmabile”.

Ciao Giulio e complimenti per il tuo ennesimo traguardo al Tor. Partiamo dalla domanda più semplice, ma forse anche dalla più difficile: che cos’è per te il Tor des Géants? Che significato ha assunto nel corso degli anni?
“Per me il Tor non è una gara e non è un semplice viaggio: è un momento mio, intimissimo. È l’unico posto e l’unico momento dell’anno in cui, per qualche giorno, ci siamo solo io, la montagna, la mia testa e il mio migliore amico che mi fa volare ai ristori. Negli anni è diventato un appuntamento irrinunciabile… e, se vogliamo, un modo decisamente drastico per dimostrare a me stesso che ho il coraggio di andare a toccare con mano i miei limiti”.

Quest’anno hai affrontato il Tor des Géants per la quarta volta. Cosa ti spinge, ogni volta, a tornare sulla linea di partenza? C’è qualcosa che cerchi in questa gara e che non trovi altrove?
“Perché ogni Tor è diverso e, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa. Vado a caccia di quella solitudine lucida che trovo solo quando sono da solo in quota: al tramonto, o nelle notti gelide aspettando l’alba. Non esistono altre gare capaci di regalarmi così tanto. La mia? Una dipendenza assolutamente pulita”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Hai vissuto cinque edizioni del Tor: quali differenze hai trovato tra le varie esperienze? È cambiato il percorso, il tuo modo di affrontarlo oppure sei cambiato soprattutto tu come atleta?
“È cambiato letteralmente tutto. Il percorso è sempre lo stesso, ma la persona sui sentieri no. Cambia il mio modo di approcciare la vita e, di riflesso, cambia il mio modo di affrontare il Tor. Le prime volte cercavo la competizione pura; in altre ho sperimentato la modalità “sopravvivenza”. Spesso è tutta una questione di pura gestione. Quest’anno, però, è stato l’anno della maturità: ho approcciato il Tor con consapevolezza, rispetto e a testa bassa”.

Perché un runner amatore dovrebbe decidere di affrontare una prova estrema come il Tor des Géants? E, al contrario, quali sono i motivi per cui consiglieresti a qualcuno di non farlo?
“Il Tor è una gara per “amatori”… ma amatori veri della montagna. Lo definiscono “trail running”, ma non sono affatto d’accordo. Un amatore dovrebbe farlo se ha voglia di scoprire dove finiscono i propri confini, capire davvero chi è e togliersi la soddisfazione di testare sul campo la bontà di mesi di pianificazione. Non dovrebbe farlo, invece, se lo fa per appendersi una medaglia al collo o per collezionare like sui social. Il Tor — esattamente come la montagna — va rispettato, mai sfidato. Ti presenta il conto per ogni singolo errore commesso in allenamento o in gara. E non fa sconti”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Come si prepara una gara da 330 chilometri? Quanto tempo prima inizi la preparazione e come costruisci il percorso che ti porta alla partenza?
“Li preparo prima di tutto con la testa, con la motivazione e con una fame pazzesca di farlo. Ci vuole tempo: che siano 12 mesi o 4 poco importa, non è solo una questione di quantità. Io parto a gennaio, a un mese dall’apertura delle iscrizioni. Inizia a salirmi la febbre, visualizzo la nuova avventura e l’organismo mi chiede letteralmente di uscire. Inizio con la base aerobica, senza troppi pensieri: correre per il puro gusto di farlo. In primavera introduco il dislivello camminando, non correndo. Prima delle vacanze estive inserisco i lavori anaerobici e arrivo al “grande blocco”. È il momento più bello: una settimana intera sui sentieri del Tor a godermi, almeno per una volta, lo spettacolo della montagna… perché in gara, ve lo assicuro, non ho tempo per fare il turista! L’ultimo mese è puro condizionamento: ogni uscita simula una tappa e le mie giornate sono scandite da mangiare, bere e dormire come se avessi il pettorale sullo zaino. La base di tutto? Postura e forza: il cross-functional training è fondamentale e non lo abbandono mai durante l’anno”.

Quanto spazio dedichi alla preparazione mentale rispetto a quella fisica? E quanto è importante allenarsi anche a gestire la fatica, il sonno e gli imprevisti?
“Aggiungerei anche la preparazione tecnica. Facendo un po’ di matematica “creativa”, direi: 20% tecnica, 60% mentale e 40% fisica. Sì, lo so, i conti non tornano… ma al Tor anche i numeri sballano! Scherzi a parte, le gambe sono l’ultimo dei miei problemi per fare 330 km. La mia vera priorità è proteggere schiena, ginocchia e piedi: l’intero organismo va sotto uno stress fisico enorme, apparato digerente compreso. E poi entra in gioco la testa, il vero centro di controllo che mi sorregge tutto l’edificio. Dal nemico numero uno — la privazione del sonno — ai dolori che urlano da ogni muscolo, è la testa che dice no alla tentazione fortissima di lasciarmi andare e mollare tutto”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Qual era la tua più grande preoccupazione alla vigilia di questa edizione? C’era qualcosa che temevi particolarmente?
“Dormire filato senza svegliarmi nella notte, assicurarmi che i piedi fossero perfetti e verificare che il mio assistente fosse ben riposato e pronto a sopportarmi (e supportarmi!)”.

Durante una gara così lunga arriva inevitabilmente il momento in cui ti chiedi: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Ti è successo anche questa volta? E cosa stava accadendo in quel momento?
“Arriva puntuale, statene certi! Soprattutto se non sono arrivato preparato al 100% o se ho gestito male le energie. Anche se quest’anno, per la prima volta nella mia storia, non l’ho mai pensato! Ma ricordo bene un’edizione passata: ero distrutto, tirava un vento gelido e pioveva di traverso. La luce della mia torcia rifletteva contro un muro d’acqua e non riuscivo più a vedere le bandierine gialle del percorso. Ero disperato. In quel momento il mio obiettivo non era arrivare a Courmayeur, e nemmeno alla base vita successiva: era semplicemente fare un passo dopo l’altro, senza fermarmi”.

Qual è stata la difficoltà fisica più grande che hai dovuto affrontare durante questa edizione? C’è stato un momento in cui hai sentito che il corpo stava davvero presentando il conto?
“Ogni Tor mi propone una simpatica variante sul tema! Questa volta sono stati i quinti metatarsi a darmi filo da torcere. C’era un motivo ben preciso, legato all’errore che tutti sappiamo di non dover fare mai e che io puntualmente ho fatto: cambiare materiale all’ultimo. Ho cambiato scarpe a ridosso della partenza… errore imperdonabile! Una costante che invece non riesco ancora a sconfiggere è la vescica sul tallone esterno: uso cerotti preventivi, ma lei trova sempre il modo di spuntarmi da sotto!”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

E dal punto di vista mentale qual è stato il passaggio più difficile? Quanto conta, dopo tante ore di gara, la capacità di gestire la fatica e i pensieri negativi?
“La seconda notte. Superata la prima (già non senza sacrifici), mi affaccio alla seconda ma il pensiero vola inevitabilmente alla terza, alla quarta… e magari a una quinta notte sui sentieri. È un muro psicologico davvero duro da abbattere”.

Al Tor des Géants bisogna convivere anche con la notte e con la privazione di sonno. Come hai gestito questo aspetto? Hai scelto di fermarti a dormire oppure hai cercato di ridurre al minimo le pause?
“Al Tor ho due grandi mostri da combattere: il dolore ai piedi e il sonno. Con il primo la battaglia è persa in partenza; con il secondo posso provare a vincere, ma spesso a scapito del cronometro. Quest’anno ho trovato il mio equilibrio ideale dopo aver testato la tattica “in bianco” più volte: dormo 2 ore tra le 20:00 e le 24:00 per blindare la notte, e poi mi concedo un micro-sonno da 30 minuti la mattina, appena sorge il sole e l’energia ricomincia a scorrere nelle vene. Un bel caffè subito dopo e sono pronto a conquistare la giornata”.

Quanto è stata importante l’alimentazione? Avevi una strategia precisa per assumere carboidrati, liquidi ed energia oppure, dopo tante ore, hai dovuto necessariamente adattarti alle esigenze del momento?
“La teoria parla chiaro: 60 grammi di carboidrati all’ora. Siamo onesti: per me è un ritmo impensabile, non riesco ad assimilare tutto quel cibo o tutti quegli integratori. Credo che queste linee guida dipendano moltissimo dalla velocità di progressione. Io non sono un fulmine e sento che al mio passo serve meno. Mangio e bevo a sensazione e mi trovo benissimo. La mia prova del nove? Quando arrivo al ristoro e ho una voglia matta di un bel piatto di pasta o di minestra calda, so che tutto sta girando per il verso giusto”.

Pausa sonno del Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine TRC)

C’è stato un momento preciso in cui hai pensato di essere arrivato davvero al limite? E cosa ti ha permesso di andare avanti?
“Ho due ricordi nitidi — e un pizzico spaventosi — di quando ho toccato il fondo. Il limite mentale: le allucinazioni vere, quelle che mi portavano a intavolare conversazioni con persone che non esistevano. E il limite fisico: camminare all’indietro per evitare dolori ai piedi e di svenire dal dolore”.

In gara hai avuto al tuo fianco il tuo grande amico Massimo, che ti ha assistito. Quanto è importante avere una persona di fiducia in una prova così lunga? Quanto può fare la differenza un’assistenza ben organizzata?
“Il Tor mi ha insegnato una grande verità: gli sport individuali non esistono. Dietro un singolo atleta c’è sempre un team, e il Tor non fa eccezione, anzi amplifica questo concetto all’ennesima potenza. Max è molto più di un amico: aver condiviso questa follia ha cementato il nostro legame. Condividiamo le stesse fatiche e conquistiamo insieme i traguardi. Senza di lui non avrei mai tagliato quel traguardo… infatti dovrebbero dare la medaglia di finisher anche a chi fa assistenza! Dal punto di vista pratico, questo significa che Massimo mi conosce a memoria, ragiona come me e mi legge nel pensiero, capisce al volo se sono lucido o meno e mi aiuta a impostare la tattica giusta. In quei momenti lui diventa la mia testa: sa quando ho fame, cosa voglio mangiare, se ho bisogno di dormire e per quanto… e mi fa trovare la mia colazione preferita proprio quando non me lo aspetto. Max è, senza ombra di dubbio, il mio doppelgänger (sosia, ndr)”.

Giulio Monti e Massimo Rapetti al Tor des Géants (immagine TRC)

Qual è stato invece il momento più bello di questa edizione? Quello che, ancora oggi, quando ripensi al Tor, ti fa sorridere o emozionare?
“Individuo diversi picchi emozionali: si parte da quando ricevo l’email di conferma dell’iscrizione; poi c’è la linea di partenza, dove finalmente mi libero di mesi di ansie e sacrifici; la prima alba, quando realizzo che sono davvero lì; e infine… il mio ingresso al Parco Bollino a Courmayeur. Lì capisco che è finita. Ce l’ho fatta”.

In 330 chilometri ci sono inevitabilmente anche lunghi momenti di solitudine. Cosa passa per la testa quando ti ritrovi da solo, magari nel cuore della notte, con ancora moltissima strada davanti?
“La vera solitudine la provo la settimana dopo il Tor, quando vengo risucchiato da un vuoto incolmabile. È terribile. Il Tor genera un’overdose di emozioni tale che tornare alla vita normale e ai suoi ritmi — per quanto stressanti — mi sembra quasi insapore. In gara posso soffrire di solitudine quando affronto un colle da solo, di notte, con la stanchezza che picchia e un pizzico di paura. A dirla tutta, però, quelli sono i momenti che amo di più… perché è esattamente lì che inizia il mio vero Tor!”.

Quanto sono importanti gli altri concorrenti in una gara come questa? Hai condiviso momenti particolari con altri atleti, magari aiutandovi reciprocamente nei passaggi più difficili?
“Siamo tutti uniti dallo stesso “nemico” comune. Questa consapevolezza genera una solidarietà spontanea, un rispetto e un affetto reciproco incondizionato. I top runner faranno anche la loro corsa di testa, ma sono convinto che ogni singolo atleta stia gareggiando prima di tutto contro se stesso e contro il Tor”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Se potessi tornare alla partenza di questa edizione sapendo tutto quello che è successo, cosa cambieresti del tuo Tor? C’è qualcosa che rifaresti in modo diverso?
“Cambierei la mia vita di tutti i giorni! Modificherei il mio approccio ai problemi quotidiani e ridimensionerei il nonsenso di tante abitudini moderne che la montagna e il Tor mi azzerano in un secondo, facendomi riscoprire l’importanza delle cose semplici e genuine. Del Tor non cambierei una virgola. Del mio Tor vorrei cambiare solo una cosa: avere più tempo per prepararmi… anche se, paradossalmente, più gli anni passano e meno tempo ho a disposizione!”.

Quest’anno con te c’era anche un gruppo di dieci Alpini. Come è nata questa partecipazione e come è andata per loro? Cosa significa affrontare una prova come il Tor per un gruppo con una formazione e uno spirito così particolari?
“La nostra presenza come Alpini al Tor affonda le radici nel 2018 con il progetto “Over The Top”, nato per testare come il training cognitivo potesse ottimizzare le prestazioni di endurance. Da allora il legame è fortissimo, perché il Tor rappresenta un terreno di addestramento perfetto. Ma c’è di più: la Valle d’Aosta è la nostra casa madre, la sede della Scuola Militare Alpina. Questa manifestazione è un’esperienza di vita unica che lascia un segno indelebile. Per me rappresenta l’essenza stessa dell’essere militare: lo spirito di sacrificio, la capacità di muoversi e sopravvivere in ambiente impervio, ma soprattutto il valore sacro del fare squadra. È questa motivazione che mi spinge a cercare nuove opportunità per le persone che credono in questi valori. Sono immensamente orgoglioso di loro”.

Il gruppo Alpini guidati dal Colonnello Giulio Monti al Tor des Géants (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Quanto incide il tuo essere Alpino nella scelta di partecipare al Tor des Géants? C’è un legame tra i valori, la formazione e la cultura degli Alpini e quello che questa gara richiede a chi la affronta?
“Essere un Alpino al Tor è innegabilmente un vantaggio. Per forma mentis e addestramento siamo abituati alle fatiche della montagna: i nostri zaini sono pesanti, le attività specifiche sono dure e la cultura della sopravvivenza — l’andare avanti ad ogni costo supportandosi a vicenda nell’unità — è il nostro pane quotidiano. In addestramento impariamo a stringere i denti, a gestire fame e sete per simulare le condizioni limite di una situazione di crisi. Questo non significa che il Tor sia una passeggiata: qui il percorso è tracciato, ci sono i ristori, ci sono i volonTOR che ci accudiscono come angeli e usiamo calzature leggere e capi tecnici. Il Tor ci mette alla prova sul piano della tenuta fisica e mentale sulla lunghissima distanza, e prima o poi ognuno di noi trova il proprio limite. Quest’anno siamo partiti in 8 Alpini e siamo arrivati in 7: direi un risultato eccezionale!”.

Che consiglio daresti a un runner che sta pensando di affrontare il Tor des Géants per la prima volta? Qual è l’errore che dovrebbe assolutamente evitare?
“Consiglio numero uno: raccogliere più testimonianze possibili per capire a cosa si va incontro. Consiglio numero due: andare di persona sui sentieri del Tor nei mesi precedenti per respirarne l’aria e toccare con mano il terreno. Dal punto di vista pratico, mantenete un’ossessione maniacale per due soli fattori: la salute dei piedi e la gestione del sonno”.

Il Colonnello degli Alpini Giulio Monti all’arrivo del TOR330 (immagine Tor des Géants / ZZAM!)

Tu sei ormai profondamente legato all’ultratrail, ma continui a cimentarti anche su distanze più brevi e su strada?
“No, di norma punto tutto su un unico grande evento all’anno: il Tor. Nessun’altra gara riesce a darmi le stesse sensazioni ed emozioni. Anche se, a esser sincero, correre qualche gara intermedia sarebbe probabilmente il miglior allenamento per arrivare in fondo con ancora più margine e soddisfazione!”.

Dopo 330 chilometri, tanta fatica e cinque partecipazioni, cosa ti lascia questa esperienza?
“Ogni volta rimango sbalordito: passo i mesi di preparazione a combattere contro acciacchi e dolori di ogni tipo e poi, per mesi dopo il Tor, mi ritrovo addosso una forma fisica strabiliante! Il Tor è letteralmente miracoloso!” (ride).

Ma soprattutto, quale sarà la prossima sfida?
“Il Tor450! Ormai il 330 lo conosco bene e il mio corpo si è adattato alla distanza. Quest’anno, pur avendolo affrontato con calma, sento che non mi ha messo davvero alle strette: ho bisogno di nuovi stimoli, nuove visioni e limiti del tutto inediti da esplorare”.

alpini colonnello esercito giulio monti tor des geants tor330 ultra trail valle d'aosta
Share. Facebook Twitter WhatsApp Email
Previous ArticleEgnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi
Dario Marchini
  • Website
  • Facebook
  • X (Twitter)
  • Instagram
  • LinkedIn

“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

Post Correlati

“Tempo Session” con Federica Del Buono e le nuove Nike Pegasus Plus 2

2 Ottobre 2026

Tor des Géants 2026: Zhao e Hartmuth nella storia del TOR330, Collè impresa nel TOR450

17 Settembre 2026

Tutto pronto per il Tor des Géants 2026: al via anche Franco Collé sui 450 km del Tor des Glacier

12 Settembre 2026
Seguici su
  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • Soundcloud
  • Pinterest
  • LinkedIn
  • Telegram

Non perderti

Giulio Monti e il suo quinto Tor des Géants: “Ogni Tor è diverso ma, soprattutto, ogni volta che torno a casa sono una persona diversa”

Dario Marchini7 Ottobre 2026 Atleti

Giulio Monti è un ultra trailer e Colonnello degli Alpini. Il suo rapporto con il Tor des Géants è iniziato nel 2017 e nel 2026 lo ha affrontato per la quinta volta, completando i 330 chilometri in 117 ore e 34 minuti. Per lui il Tor è molto più di una gara: è un viaggio personale nella montagna, nella fatica e nella solitudine, un appuntamento capace di mettere alla prova corpo e mente.

Egnazia Half Marathon, il percorso: 21 chilometri tra mare, storia e ulivi secolari pugliesi

7 Ottobre 2026

La Mezza Maratona di Siviglia cambia data a causa delle elezioni: si corre il 13 dicembre

6 Ottobre 2026

Influencer cinese squalificata alla Maratona di Berlino dopo essere stata fotografata in bici al 38 km

6 Ottobre 2026
Facebook Instagram YouTube LinkedIn Telegram
  • Home
  • I nostri autori
  • Redazione
  • PROTOCOLLI TEST SCARPE
  • Contattaci
  • Privacy e cookie policy
  • AI Policy
  • Pubblicità
  • Impostazioni cookie
© 1997 – 2026 – Hardware Upgrade S.r.l. P.iva: 02560740124
The Running Club è testata giornalistica registrata al tribunale di Varese, n. 6 del 05/07/2023. Iscrizione ROC n. 13366 – Ulteriori informazioni.
Per eventuali segnalazioni, inviare una mail all’indirizzo info@therunningclub.it

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.