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Home » Plantari ortopedici e solette antishock nelle scarpe da corsa: si o no?
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Plantari ortopedici e solette antishock nelle scarpe da corsa: si o no?

Dario MarchiniBy Dario Marchini11 Ottobre 2023
Plantari ortopedici e solette antishock nelle scarpe da corsa: si o no?

Una delle battaglie più dure che i runner amatori devono combattere ogni giorno è quella contro il rischio di infortunio. Uno stop forzato spesso può pregiudicare forma e preparazione, costringendo lo sfortunato podista a rivedere i propri piani di allenamento e gli obiettivi per cui sta lavorando. Fasciti, tendiniti, stiramenti, infiammazioni varie, sono all’ordine del giorno. Non che i runner professionisti non ne soffrano ma, affiancando agli allenamenti di corsa anche tanto esercizio complementare, potenziamento e tanta tecnica, riescono a ovviare alle più comuni problematiche.

Una risposta (la migliore!) al problema infortuni l’abbiamo già data: dedicarsi a esercizio e tecnica. Ma sono tanti gli amatori che, pur provandoci, non riescono a risolvere i problemi fisici che li affliggono, e decidono di affidarsi a soluzioni differenti, ad esempio utilizzando plantari ortopedici e solette antishock all’interno delle proprie calzature. Possono essere una soluzione valida? E cosa comporta l’utilizzo di uno strumento estraneo alla scarpa?

Premetto che non stiamo dando giudizi su cosa sia meglio fare, ma semplicemente analizzando i pro e i contro di ogni possibile scelta.

La differenza tra soletta e plantare

Iniziamo con il distinguere quello che sono le solette antishock e i plantari ortopedici. Il plantare ortopedico è uno strumento medico che viene consigliato al runner (e non solo), a seguito di una visita medica e un’analisi biomeccanica, per correggere un difetto di postura o di appoggio del piede. Può essere utilizzato per la risoluzione di diverse patologie, come la correzione di un’esagerata iperpronazione oppure per la dissimmetria tra le anche (quando si ha una gamba più lunga dell’altra), per aiutare chi ha il piede piatto o chi non è in grado di utilizzare in modo corretto le dita durante la fase di appoggio e spinta.

Diverso invece l’utilizzo della soletta antishock, prodotto più commerciale, più economico e disponibile in diverse tipologie di negozi, da quelli ortopedici ai più comuni negozi di scarpe. Anche in questo caso lo scopo è la risoluzione delle problematiche legate alla dinamica di corsa, ma in maniera meno personalizzata. Le solette antishock, ad esempio, vengono sfruttate per aumentare il drop del piede per affievolire i problemi di fascite plantare o di tendinite, per aumentare l’ammortizzazione della scarpa o per favorire la biomeccanica del piede. Ne esistono di diverso tipo, e possono differire per forma, altezza, morbidezza, inserti e rigidità, in base allo scopo per cui devono essere utilizzate.
Fanno parte della stessa “famiglia” commerciale anche le talloniere, normalmente consigliate per aumentare il drop e fornire maggiore ammortizzazione, utilizzate per combattere infiammazioni alla zona tallonare e tendiniti (conosco un professionista che, pur di non smettere di correre per i problemi al tendine, ne utilizzava due contemporaneamente!).

Cosa cambia nella scarpa da corsa

Come più volte abbiamo raccontato nei nostri video e articoli, la scarpa da corsa è uno strumento che viene progettato e costruito cercando di fornire al runner il miglior prodotto per raggiungere un obiettivo specifico: un’intersuola più o meno rigida e reattiva dedicata a gare e allenamenti, un drop più alto o più basso in base a ritmo e chilometraggio, uno spazio interno alla tomaia più o meno fasciante a seconda del comfort ricercato, un collare più o meno alto per supportare il movimento del piede. Andando ad inserire un plantare ortopedico o una soletta antishock all’interno della scarpa, e sostituendola all’originale, si andranno quindi inevitabilmente a modificare tutte le caratteristiche della calzatura, che non saranno più quelle specifiche del modello acquistato.

Ha quindi senso andare a sostituire la soletta nativa di una scarpa da corsa (pensiamo, ad esempio, alla soletta in Pebax della Saucony Triumph 21) con un plantare o una soletta non studiati appositamente per quel modello? Chiaramente non esiste una risposta che possa andare bene per tutti… conosco atleti che grazie ai plantari hanno risolto i loro problemi muscolari, di postura e meccanici, altri invece che hanno solo speso qualche centinaio di euro (!) inutilmente. La priorità deve essere sempre correre e stare bene. Per cui se è possibile farlo senza dover ricorrere a uno strumento extra, meglio. Ma nel caso sia necessario ricorrere a un plantare o a una soletta è importante ricordarsi che le caratteristiche native della scarpa verranno modificate e la sua risposta, in gara come in allenamento, sarà differente. E non dimenticate di portarla sempre con voi ogni volta che dovrete scegliere e provare un nuovo modello di scarpe da corsa.

infortunio plantare scarpe soletta talloniera
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Dario Marchini
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“Designer per vocazione. Giornalista per scelta. Runner per passione”. Così amo riassumere la mia carriera professionale. Laureato in Design al Politecnico di Milano, ho iniziato a raccontare la mia passione per la corsa nel 2008 con il blog Corro Ergo Sum. Giornalista dal 2015, per undici anni ho lavorato nella redazione di Runner’s World Italia. Ho anche collaborato con diverse realtà nell’ambito dell’organizzazione di eventi podistici nazionali e internazionali come Milano Marathon, Abu Dhabi Marathon, Ras al Khaimah Half Marathon, DeeJay Ten, oltre ad essere stato per quattro anni Direttore Sportivo della Wings for Life World Run. Sono Presidente dell’Associazione Sportiva Corro Ergo Sum Runners e Tecnico Istruttore Fidal | Misure: altezza 177 cm, peso 66 kg, scarpe US 10,5 / EU 44,5 / 28,5cm | Velocità riferimento su 10K: 3'40" al km.

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