Oggi, finalmente, possiamo dirlo. La Maratona di Roma 2026 si è confermata uno degli appuntamenti sportivi più affascinanti al mondo, capace di fondere sport, storia e grandi emozioni in un’unica, indimenticabile giornata. Migliaia di runner si sono dati appuntamento ai Fori Imperiali per vivere un’esperienza unica: correre 42 chilometri nel cuore della Capitale, circondati da monumenti che raccontano millenni di storia e da un pubblico caloroso che non ha perso l’occasione di vivere da vicino un evento epocale.
Quella del 2026 è stata davvero l’edizione dei record. La capitale ha accolto oltre 36.000 podisti provenienti da 166 Paesi, con 29.943 finisher ufficiali (dato in aggiornamento), confermando un’affluenza senza precedenti e una presenza internazionale superiore al 70%, mai così alta nella manifestazione. Numeri imponenti, ai quali si aggiungono le oltre 120.000 persone presenti in città tra runner, accompagnatori e spettatori, contribuenti a trasformare l’evento in una vera festa globale dello sport.
Ma i primati non si fermano qui: l’edizione ha visto anche il nuovo record femminile del percorso, firmato dalla keniana Pascaline Kibiwot, e l’eccezionale Guinness World Record conquistato dal World Pacer Team, che ha portato in gara il più grande gruppo di pacer mai schierato in una maratona. Una serie di successi che consacra ulteriormente Roma tra le maratone più amate e partecipate del mondo.
L’evento ha confermato ancora una volta la straordinaria capacità di Roma di accogliere il mondo, mentre il percorso ha offerto scorci iconici su Colosseo, Piazza Venezia, Circo Massimo, Castel Sant’Angelo e Basilica di San Pietro: un tracciato che resta uno dei più scenografici e amati al mondo.

I risultati: dominio keniano e record femminile
La gara maschile è stata caratterizzata da una battaglia serrata fino al 30° chilometro, quando i keniani Asbel Rutto e Henry Tukor Kichana, insieme all’etiope Lencho Tesfaye Anbesa, hanno cambiato ritmo lasciando il resto del gruppo. A trasformare il terzetto in un duello è stato l’ultimo tratto di gara, dove Rutto ha sfoderato tutta la sua classe, tagliando il traguardo in 2h06’32”, bissando il successo del 2024 e sfiorando il proprio record del percorso per pochi secondi. Kichana ha chiuso al secondo posto in 2h06’36”, mentre Anbesa ha completato il podio con 2h07’44”.
La gara femminile ha visto una protagonista assoluta: la keniana Pascaline Kibiwot, capace di prendere l’iniziativa dopo il 25° chilometro e dominare fino all’arrivo. Con 2h22’44”, la Kibiwot ha firmato il nuovo primato femminile della Maratona di Roma, migliorando il precedente record di 8 secondi. Alle sue spalle si sono piazzate l’etiope Genet Tadesse Robi in 2h24’55” e Aberash Fayesa Robi in 2h25’43”.
I colori azzurri hanno brillato grazie a una prova determinata degli atleti italiani. Luca Parisi è stato il migliore al traguardo, chiudendo in 17ª posizione con 2h22’45” dopo una gara condotta con regolarità e coraggio. Alle sue spalle si sono distinti Roberto Patuzzo, secondo in 2h27’13”, e Marco Filippi, terzo in 2h27’27”, entrambi autori di una performance concreta su un percorso impegnativo.
Nella gara femminile, a guidare la compagine italiana è stata Sara Carnicelli, che ha confermato affidabilità e tenacia chiudendo la maratona in 2h40’29”. Dietro di lei, Rosita Rubeca ha tagliato il traguardo in 2h46’13”, mentre Sarah Giomi ha completato la prova in 2h49’41”.

Il Guinness World Record del World Pacer Team
Tra le grandi novità di quest’edizione, spicca il trionfo del World Pacer Team, protagonista di una vera rivoluzione. Quest’anno il team ha ricevuto una prestigiosa onorificenza: il Guinness World Record, riconoscimento che celebra la presenza del gruppo pacer più numeroso mai schierato in una maratona.
Ben 252 atleti, di cui 89 donne, provenienti da 26 Paesi e da tutte le regioni italiane, hanno corso come pacer lungo l’intero percorso. La selezione, curata dalla romana Federica Romano, ha introdotto nuove tipologie di supporto come i pacer fit-walking e i buddy pacer, figure pensate per accompagnare gli atleti con strategie più personalizzate e inclusive.
La grande novità di quest’anno è stata l’assistenza garantita fino agli ultimissimi partecipanti: i pacer, infatti, hanno accompagnato gli atleti al traguardo entro il tempo massimo ufficiale, calcolato a partire dall’ultima onda di partenza.
Il racconto dei nostri atleti: Paolo Corsini e Roberto Patuzzo
Un po’ di The Running Club anche alla Maratona di Roma 2026, con Paolo Corsini ha vissuto in prima persona l’emozione di far parte della grande onda dei 36.000 runner che hanno invaso la Capitale, testimoniando l’energia e la magia di una delle edizioni più partecipate di sempre. E Roberto Patuzzo che ha dato vita a una gara generosa e combattuta, lottando fino agli ultimi metri per provare a conquistare ancora il titolo di primo italiano al traguardo, confermandosi tra i protagonisti più brillanti della giornata.
“Avevo deciso fin da subito di impostare una gara aggressiva, perché sulla carta la concorrenza per il podio italiano doveva essere particolarmente serrata – ha detto Roberto Patuzzo a fine gara -. Poi, venendo meno uno degli avversari più accreditati, l’obiettivo è cambiato: invece di puntare al personale, e su un percorso duro come quello di Roma non era semplice, ho scelto di concentrarmi sulla posizione. Siamo partiti forte, tutti gli italiani insieme, subito dietro il gruppo delle prime donne. Il mio passaggio alla mezza, 1h12’20”, è stato il più veloce che abbia mai fatto in maratona. Poco dopo ho visto un atleta polacco qualche centinaio di metri avanti: ho aumentato il ritmo per ricucire il gap, sono riuscito ad agganciarmi e a tenere il suo passo più sostenuto fino al 30° chilometro. Da lì è iniziata la crisi, perché quello strappo l’ho pagato e il percorso non perdonava. Dietro gli altri italiani stavano tornando su, si davano cambi e recuperavano terreno. Per fortuna avevo accumulato un buon margine, che alla fine si è rivelato decisivo, anche se davvero per pochi secondi. Dal punto di vista tattico, però, la scelta ha funzionato e sono contento della mia prova. Ho saputo che anche Paolo è andato bene, e questo mi fa piacere. Oggi la gara andava interpretata così: se c’era la possibilità di conquistare una buona posizione, bisognava provarci. Per il tempo ci sarà spazio più avanti, magari a Valencia a fine anno”.

“Correre una maratona in mezzo a 36.000 atleti ha un fascino molto particolare – ha raccontato Paolo Corsini a fine gara -. Sono numeri che proiettano la Maratona di Roma vicino alle Major mondiali come New York, Londra e Boston. Era questo l’obiettivo velatamente dichiarato dall’organizzazione, che in questi anni ha lavorato per promuovere la corsa nella città eterna presso il pubblico dei podisti stranieri. Obiettivo riuscito: correndo lungo le strade di Roma quest’oggi è stato un trionfo di lingue e culture diverse. Non sembrava di correre in Italia, ma questo pensiero è stato immediatamente cancellato vedendo la storia che le strade di Roma raccontano ad ogni chilometro. Come è stato correre questa maratona? In una parola: difficile – continua Paolo -. Quello di Roma è un percorso che punta sul fascino dei luoghi che attraversa, perché ha una conformazione e una pavimentazione che non aiutano a correre al massimo delle proprie potenzialità. L’altimetria non è un problema, mentre le tante curve e i lunghi tratti sui tipici sanpietrini rappresentano un limite e rendono questa maratona un po’ più muscolare di quanto ci si potrebbe attendere. Inoltre, la gran quantità di podisti non ha aiutato, soprattutto nei primi 5 km: la strada è ampia, ma non forse a sufficienza per permettere di gestire al meglio un numero così elevato di podisti. Il fondo, nei primi chilometri, richiede inoltre una attenzione supplementare: è facile entrare in contatto con chi poi corre un po’ zizzagando preso dalla foga di guadagnare ogni secondo possibile. Tattica poco saggia in maratona, perché si paga tutto con gli interessi nella seconda metà”.
“Rispetto all’edizione 2025 – ha concluso Paolo – ci sono stati alcuni cambiamenti nel percorso. Si è perso il passaggio allo stadio dei Marmi, veramente iconico e che mi attendevo di incontrare attorno al 30 chilometro, come quello in Piazza Navona: i perenni lavori in corso nella città eterna hanno forse costretto a queste modifiche. Quella di Roma è comunque una maratona che vale la pena correre almeno una volta nella vita. Non si otterrà probabilmente il proprio pb, per quella ci sono altre gare in Italia più filanti e adatte, ma si potrà dire di aver corso in mezzo alla storia. Preparatela bene però, perché quei sampietrini sono indubbiamente caratteristici e parte del percorso ma si faranno ben ricordare alle vostre gambe e ai vostri piedi a fine gara. E non credo sia un caso che quest’oggi sia stata proprio a Roma la numero 50 tra maratone e ultramaratone che ho corso: quale miglior città per onorare questo risultato?”.

