Obiettivo… 3! Il traguardo numerico da raggiungere alla prossima Milano Marathon del 12 aprile sarà decisamente più alto, ma il nome è sempre quello scelto nel 2017 da Alex Zanardi. Un nome semplice, immediato, simbolico. E carico di quella visione che da subito ha caratterizzato uno dei progetti più significativi dedicati allo sport paralimpico in Italia. La nascita di Obiettivo 3 è legata a un’intuizione tanto geniale quanto profondamente generosa: creare un percorso stabile e strutturato capace di avvicinare allo sport persone con disabilità che, senza un supporto competente, difficilmente avrebbero potuto trovare la strada verso l’attività agonistica.
Zanardi, forte dell’esperienza maturata nel paraciclismo e nel paratriathlon, immaginò un programma che potesse offrire strumenti concreti, sicurezza negli allenamenti e una guida professionale. L’idea non era soltanto formare atleti, ma aprire una porta a nuove possibilità, nuovi sogni e nuove identità sportive. Da allora, il progetto non ha mai smesso di crescere. La data del 12 aprile assumerà un significato particolare nella storia di Obiettivo 3. Sarà infatti il debutto ufficiale del progetto ai nastri di partenza della Milano Marathon, una delle manifestazioni più attese nel panorama del running nazionale.
Per la prima volta Obiettivo 3 scenderà in strada con un gruppo numeroso (130 runner) e motivato, unendo atleti, ambassador, sostenitori e aziende partner. E accanto a Obiettivo 3 ci sarà anche The Running Club, che ha scelto di affiancare l’iniziativa come media partner.
Un sostegno che si somma a quello delle sei aziende che hanno deciso di scendere letteralmente in strada allestendo alcune delle staffette che copriranno i 42 chilometri del percorso. Si tratta di Kask, Enervit Sport, Garmin, BMW Italia, Hlpy e Dell Technologies, realtà che hanno creduto fin da subito nel valore sportivo e umano del progetto.
A questo gruppo si unirà anche la vivace e appassionata community dei Running Rebels, sostenuta da Saucony, che porterà alla gara un numero significativo di rappresentanti. Il loro entusiasmo, unito alla loro presenza costante nelle iniziative legate alla corsa sul territorio milanese, renderà ancora più forte il messaggio di inclusione e partecipazione.
Il clima di attesa si è già respirato durante un fresco sabato mattina, quando ci siamo incontrati per un allenamento collettivo in vista della Relay Marathon. Sotto la guida del nostro coach Andrea Soffientini, il gruppo ha condiviso chilometri, sorrisi e soprattutto lo spirito che li unirà sotto l’arco di partenza il giorno della gara. Un momento utile non solo per conoscersi meglio, ma anche per rinsaldare quel senso di squadra che accompagnerà tutti fino al traguardo.
L’occasione è stata preziosa anche per raccontare più da vicino chi c’è dietro Obiettivo3, quali valori muovono la sua attività quotidiana e quali obiettivi il progetto punta a realizzare in futuro.
Obiettivo 3: l’anima del progetto
Interviste di Andrea Soffientini
“Alex ha deciso di mettere a disposizione il suo bagaglio, la sua esperienza e le sue competenze a favore di chi era meno fortunato. Da qui è nata la nostra mission principale: accogliere il maggior numero possibile di atleti e accompagnarli verso il sogno paralimpico”, ha raccontato Barbara Manni, Marketing e Communication Manager di Obiettivo 3.

Come scegliete gli atleti che entrano nel progetto?
“È una domanda molto delicata – premette Barbara -. Le candidature arrivano da vari canali: dal sito ufficiale, dal passaparola, dai centri spinali e ortopedici, e soprattutto grazie alle tappe di Obiettivo Tricolore, la grande staffetta che attraversa l’Italia per promuovere lo sport paralimpico. Durante le tappe ci fermiamo, incontriamo le persone, parliamo con chi vuole avvicinarsi allo sport e mostriamo cosa è possibile fare con le diverse discipline paralimpiche”.
“Una volta ricevuta una candidatura, il percorso inizia con un’intervista per comprendere la storia, la motivazione e le potenzialità dell’atleta – continua Barbara -. Successivamente la persona viene indirizzata al coach della disciplina scelta. Il tecnico approfondisce le reali capacità dell’atleta e costruiamo un percorso personalizzato”.
Obiettivo 3 non è solo un luogo dove iniziare, ma un vero punto di riferimento costante. “Offriamo supporto tecnico e forniamo gli ausili necessari per iniziare: handbike, archi, carrozzine olimpiche, telai speciali. E poi un team completo con preparatori atletici, nutrizionisti e mental coach – spiega ancora Barbara -. La vera forza del progetto è la continuità: monitoriamo i risultati, gli allenamenti, le necessità tecniche. Se un atleta ha bisogno di un upgrade dell’attrezzatura, interveniamo. Non li lasciamo mai soli”.
Il percorso costruito negli anni ha portato risultati straordinari. “A Parigi 2024 quindici dei nostri ragazzi hanno tentato la qualificazione, dieci ce l’hanno fatta e sono arrivate quattro medaglie”, racconta Barbara, sottolineando come questi successi siano arrivati grazie a investimenti mirati su telai, mezzi e preparazione atletica intensificata. “Alex Zanardi aveva scelto il nome Obiettivo 3 perché sperava che almeno tre ‘lupi’, come li chiamava lui, potessero qualificarsi per Tokyo. Alla fine a Tokyo si sono qualificati in quattro con una medaglia. A Parigi dieci. Il nome resterà sempre ‘Obiettivo 3‘ perché non dobbiamo dimenticare da dove veniamo, ma l’obiettivo sarà sempre più alto”.
Quando si parla di sport paralimpico, si parla anche di costi importanti. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate ogni giorno?
“I costi dello sport nella disabilità sono altissimi – spiega Baarbara -. Una handbike può costare tra i 10 e i 15 mila euro. Lo sci paralimpico è addirittura più oneroso, non solo per l’attrezzatura in sé, che è molto tecnica e va sempre personalizzata, ma anche per le trasferte necessarie per allenarsi in condizioni adeguate. Le criticità stanno soprattutto nel riuscire a raccogliere i fondi necessari per mettere questi ragazzi nelle condizioni migliori per crescere. Significa poter garantire loro mezzi aggiornati, materiale sicuro, viaggi, supporto tecnico e una rete di professionisti capace di accompagnarli in ogni fase della loro evoluzione sportiva. Il nostro compito è far sì che nessuno debba rinunciare allo sport solo perché non può permetterselo. Ed è per questo che ogni contributo, ogni supporto, ogni partner che sceglie di credere in noi fa davvero la differenza”.

Cristina Nuti: atleta, ambassador e anima di Obiettivo 3
Cristina Nuti è una delle figure più riconosciute e amate all’interno di Obiettivo 3. Atleta, ambassador e volto storico del progetto, è stata tra le prime ad aderire all’iniziativa voluta da Alex Zanardi, contribuendo negli anni alla sua diffusione e alla sua crescita. La sua storia personale, unita alla sua energia contagiosa, la rendono una testimone privilegiata di ciò che significa davvero far parte di questa grande famiglia sportiva.
Cristina, che cosa significa per te vedere Obiettivo 3 alla Milano Marathon?
“Per Obiettivo 3 è la prima volta, e siamo emozionatissimi. Per me invece la Milano Marathon è un appuntamento che vivo da anni, perché la corro spesso raccogliendo fondi per diverse cause. Ma quest’anno è diverso, è speciale. Il fatto che Obiettivo 3 sia parte ufficiale della manifestazione mi riempie di orgoglio. È come vedere un sogno che si concretizza, un passo enorme per tutto il progetto.” Cristina si illumina mentre parla. Per lei, questa partecipazione è molto più di una semplice gara. È una conferma del lavoro svolto negli anni, delle storie trasformate, delle persone che hanno trovato nello sport un nuovo inizio.
Come descriveresti Obiettivo 3 a chi ancora non lo conosce?
“Io lo definisco un’accademia, e lo faccio con convinzione. Perché Obiettivo 3 non ti dà solo una bicicletta o una carrozzina sportiva, ma ti accompagna davvero a 360 gradi. C’è un supporto tecnico completo: nutrizionisti, mental coach, allenatori dedicati, professionisti che ti seguono passo passo. E poi ci sono gli ausili, forniti in comodato d’uso, che per molti ragazzi rappresentano l’unico modo concreto per iniziare a fare sport. È un progetto che ti accoglie e ti coccola, che ti fa sentire visto, ascoltato, sostenuto.” Cristina conosce bene quel percorso, perché lo ha vissuto sulla sua pelle. Sa cosa significa avere paura di iniziare e allo stesso tempo desiderare una seconda possibilità.
Che cosa ti colpisce di più degli atleti che entrano nel progetto?
“La loro fame di vita. I ragazzi con disabilità sono atleti due volte, perché devono combattere contro ciò che la vita ha messo loro davanti e poi anche contro gli avversari in gara. Sono determinati, tenaci, affamati. E questa loro fame è contagiosa. Ti dimostrano ogni giorno che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, anche quando pensi di aver perso qualcosa. Perché loro ti fanno vedere quello che resta, non quello che manca. Ho visto persone cambiare completamente grazie allo sport: più sicure, più felici, più forti. Questa è la magia di Obiettivo 3”.
C’è un messaggio che vorresti lasciare a chi correrà per Obiettivo 3?
“Di correre con il cuore, non con il cronometro. Perché ogni passo che faranno sosterrà qualcuno che magari oggi ha paura di iniziare, ma domani potrebbe diventare un atleta paralimpico. Correre per Obiettivo 3 significa dare una spinta a chi ne ha più bisogno. E credetemi: quel tipo di spinta torna sempre indietro.”

Massimo Rapetti: il nutrizionista che accompagna gli atleti di Obiettivo 3
Massimo Rapetti è una delle figure professionali più preziose all’interno di Obiettivo 3. Nutrizionista sportivo di lunga esperienza e collaboratore di The Running Club, lavora da anni al fianco degli atleti del progetto, guidandoli in un percorso personalizzato che va ben oltre la semplice formulazione di una dieta. Con lui abbiamo parlato del suo ruolo, delle sfide specifiche degli atleti paralimpici e delle emozioni che questo progetto gli regala quotidianamente.
Massimo, qual è esattamente il tuo ruolo all’interno di Obiettivo 3?
“Mi occupo di nutrizione sportiva e seguo gli atleti sia dal punto di vista della preparazione quotidiana sia in vista delle gare. Per me sono atleti veri e propri, esattamente come tutti gli altri. Devono sapere come gestire l’alimentazione, l’idratazione, le energie e la fase pre e post‑gara. La nutrizione è una parte fondamentale della performance e va curata con precisione. Non basta dire cosa mangiare. Bisogna far capire perché farlo, come farlo e quando farlo. Ogni atleta ha una storia, una condizione fisica e un approccio allo sport completamente diverso”.
Qual è la sfida più grande nella gestione nutrizionale di atleti con disabilità?
“Il tema più delicato è quello legato alla termoregolazione. La difficoltà principale riguarda la dissipazione del calore. Dopo una lesione, il corpo non riesce più a regolare la temperatura come prima. Questo significa che l’atleta rischia di surriscaldarsi molto più velocemente. Per questo la vera sfida è riuscire a raffreddarli prima e durante la gara, con tecniche che abbiamo studiato e perfezionato nel tempo. Si tratta di un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico, ma determinante in discipline di resistenza come il ciclismo, il triathlon o la stessa corsa in carrozzina. È un lavoro molto tecnico, che richiede analisi, protocolli precisi e una grande attenzione sul campo. Ma quando vediamo che l’atleta migliora, che riesce a performare senza cali improvvisi, sappiamo di aver fatto bene il nostro lavoro”.
Com’è cambiata la tua esperienza da quando sei entrato in Obiettivo 3?
“Sono ormai tre o quattro anni che seguo questi ragazzi e in questo tempo ho visto Obiettivo 3 evolversi tantissimo. Sono rimasto colpito dalle sue due anime, entrambe fondamentali. La prima è quella dell’avviamento allo sport: dare ai ragazzi la possibilità di iniziare, di provare un mezzo, di sentirsi seguiti da un team di professionisti. È qualcosa di unico, perché spesso l’attrezzatura è costosa e fuori portata per molti. L’altra parte del progetto è quella che punta alle medaglie. Quando andiamo alle Paralimpiadi e torniamo a casa con quattro medaglie, beh… è impossibile non emozionarsi. Dentro ogni sportivo c’è il desiderio di spingersi al massimo, e questi ragazzi lo fanno ogni giorno. Essere parte del loro percorso è un privilegio”.
Qual è l’aspetto che ti colpisce di più di questi atleti?
“La dedizione. Si allenano come tutti gli altri, con la stessa disciplina e, spesso, con ancora più difficoltà. Alcuni appartengono ai gruppi sportivi e possono fare ritiri, andare a Tenerife, vivere lo sport a tempo pieno. Altri invece lavorano: si svegliano alle cinque del mattino, fanno i rulli e poi vanno in ufficio. Sono sacrifici enormi, che meritano il massimo rispetto. Questo progetto dà agli atleti la possibilità di cambiare la propria vita attraverso lo sport. E dà anche a noi professionisti la possibilità di crescere e di emozionarci. È una spinta continua verso il meglio”.

I Running Rebels: la crew milanese che corre col cuore
I Running Rebels sono una delle community di running più vive e riconoscibili dell’area dei Navigli. Giovani, dinamici, travolgenti, hanno fatto della corsa un linguaggio collettivo e un’occasione per creare relazioni, sostenersi e, come amano ripetere, “correre col cuore”. Quest’anno hanno scelto di affiancare Obiettivo 3 nel suo debutto alla Milano Marathon, portando con sé il loro entusiasmo contagioso.
Ragazzi, quanti sarete in gara per Obiettivo 3?
“Quest’anno porteremo nove staffette. Nove vere squadre, un gruppo compatto e carico come mai. Siamo entusiasti, onorati e sinceramente… anche un po’ emozionati”, racconta Eugenio, uno dei fondatori. Il loro entusiasmo è palpabile. Ognuno dei membri porterà in gara non solo le proprie gambe, ma anche la voglia di sostenere un progetto che hanno scelto con convinzione. Anche per loro, correre per Obiettivo 3 significa dare un contributo concreto a un percorso che unisce sport e inclusione.
È vero che avrete un weekend decisamente… intenso?
“Sarà un fine settimana epico – racconta Costanza -. Sabato saremo a Ibiza per correre la mezza maratona. Finita la gara, giusto il tempo di fare una doccia al volo, e prenderemo un volo notturno che ci porterà di nuovo a Milano. “Arriveremo in città verso le due del mattino e poche ore dopo, alle sette, saremo già lì a scaldarci per la staffetta della Milano Marathon. Diciamo che non ci annoieremo”, continua Filippo. I Running Rebels sono così: spirito di squadra, un pizzico di follia e una passione capace di farli correre anche quando le energie sembrerebbero finite.
Cosa vi spinge a farlo?
“La gloria eterna di sopravvivere – scherza Eugenio -. A parte gli scherzi, quello che ci spinge davvero è la voglia di condividere qualcosa di grande. Sostenere Obiettivo 3 rende tutto più significativo. Non è solo una gara, è un gesto collettivo. È un modo per dire: ci siamo anche noi”.
Correre insieme, non solo come concetto sportivo, ma come filosofia di vita. Per loro la corsa è un terreno comune in cui il successo si misura in sorrisi, abbracci e chilometri condivisi. I Running Rebels lo dicono con naturalezza, ma la loro presenza è tutt’altro che scontata: il loro sostegno porta visibilità, motivazione e spirito di appartenenza. È un segnale forte e chiaro del potere che il running ha quando diventa comunità.

Come aiutare Obiettivo 3: fallo anche tu!
Il contributo di ciascuno – soprattutto il vostro! – può realmente incidere sul percorso degli atleti di Obiettivo 3, diventando la spinta decisiva che permette loro di iniziare o proseguire un’avventura sportiva capace di cambiare la vita. Donare significa offrire a una persona con disabilità l’opportunità concreta di accedere a strumenti, attrezzature e competenze che altrimenti sarebbero spesso fuori portata.
Attraverso una semplice donazione, effettuabile dal sito ufficiale di Obiettivo 3 o tramite la piattaforma Rete del Dono, è possibile sostenere il progetto in modo immediato e tangibile. Ogni contributo partecipa a creare un percorso fatto di sport, fiducia e crescita personale, permettendo a nuovi atleti di scoprire il proprio talento e di sentirsi parte di una comunità che li accoglie e li sostiene.
Aiutare Obiettivo 3 significa investire in inclusione, in possibilità reali e in un futuro in cui lo sport diventa strumento di riscatto e rinascita. Ogni gesto di supporto, piccolo o grande, contribuisce a costruire nuove storie, nuove opportunità e nuovi traguardi. Donare oggi vuol dire dare a qualcuno la possibilità di cominciare il proprio cammino verso una vita più ricca di indipendenza, forza e speranza.

