Avevamo lasciato Shannon-Leigh Litt alla sua 500ma ultra maratona in 500 giorni consecutivi. A distanza di quasi un anno e mezzo la runner neozelandesha raddoppiato quel numero, portando a termine un’impresa che allora sembrava quasi impossibile da immaginare: 1000 ultramaratone in 1000 giorni consecutivi.
Il traguardo, e la parola fine alla sua impresa, è arrivato il 26 settembre scorso a Whangārei, in Nuova Zelanda. Il Guinness World Records ha certificato il risultato come record femminile (ma è anche quello assoluto) per il maggior numero di giorni consecutivi percorrendo una distanza da ultramaratona: 1.000 giorni. Quasi tre anni senza un solo giorno di pausa.
Mille giorni senza fermarsi
L’avventura di Shannon-Leigh Litt, 47 anni, era iniziata il 1° gennaio 2024 quando l’obiettivo era “semplicemente” quello di superare il precedente record femminile di 200 giorni consecutivi, appartenuto all’americana Candice Burt. Poi la sfida è cresciuta insieme alla sua voglia di non fermarsi. Prima 200, poi 300, 500, 800. Ogni traguardo ne ha aperto immediatamente un altro. Fino a raggiungere quota 1000 giorni e 1000 ultra maratone.
Per quasi tre anni, Shannon-Leigh Litt ha dovuto seguire un’unica e semplice regola: ogni mattina, correre almeno 50 chilometri. E Litt lo ha fatto ininterrottamente, scegliendo generalmente di percorrerne almeno 51, giusto per avere un piccolo margine di sicurezza sulla misurazione del GPS. Alla fine, il contatore si è fermato a quota 1000 ultramaratone e circa 52.000 chilometri percorsi. Una distanza superiore alla circonferenza della Terra.
Cinquantuno chilometri prima del lavoro
Forse l’aspetto più sorprendente della storia è che Shannon-Leigh Litt non è un’atleta professionista. È un’avvocata penalista e, per tutta la durata della sfida, ha continuato a svolgere il proprio lavoro.
La corsa ha quindi dovuto trovare spazio all’interno di una quotidianità normale, trasformandosi però in un appuntamento al quale non era possibile rinunciare. La soluzione è stata anticipare la giornata a orari impensabili per la maggior parte dei runner: le partenze erano spesso fissate tra l’una e le quattro del mattino.
All’inizio erano necessarie generalmente tra cinque ore e mezza e sei ore e mezza per completare i 51 chilometri. Con il passare dei mesi e l’accumularsi della fatica, però, i tempi si sono progressivamente allungati, arrivando negli ultimi mesi anche a otto ore o più di corsa.
Anche il sonno è diventato parte della sfida
Quando si corre oltre 50 chilometri ogni giorno per quasi tre anni, anche dormire diventa una questione di organizzazione. Litt ha raccontato di riuscire, nei fine settimana, ad arrivare talvolta a dieci ore di sonno, mentre durante i giorni lavorativi il riposo poteva ridursi a sole tre o quattro ore. Una sorta di “banca del sonno”, nella quale accumulare ore di riposo quando gli impegni lo permettevano.
Nel frattempo il corpo doveva continuare a sostenere un volume di lavoro enorme. Per alimentare una macchina sottoposta quotidianamente a questo carico, Litt è arrivata ad assumere circa 5.500 calorie al giorno.
Anche le scarpe raccontano la dimensione dell’impresa. In 1000 giorni di corsa, la runner neozelandese ha dichiarato di aver consumato circa cento paia di scarpe.
Dal caldo estremo al freddo dell’Austria
In quasi tre anni, la sfida non si è svolta sempre nelle condizioni ideali. Anzi, uno degli aspetti più complessi è stato riuscire a mantenere la striscia anche durante i viaggi all’estero. Litt ha corso a Bali, in Malesia, a Singapore, a Dubai e in Australia, affrontando condizioni climatiche molto diverse tra loro. Ha corso con temperature vicine ai 40°C, ma anche in condizioni di freddo estremo. In Austria, in particolare, ha raccontato di essere arrivata a rischiare l’ipotermia.
A complicare ulteriormente la situazione c’erano le regole del Guinness World Records. Durante i viaggi, infatti, non era sufficiente completare semplicemente i 50 chilometri previsti (anzi 51): ogni giornata doveva rispettare i criteri stabiliti per la certificazione del record e la relativa finestra temporale legata al fuso orario della Nuova Zelanda. Una regola che, durante i viaggi, si è trasformarsi in un problema logistico da risolvere.
Il giorno 999: anche una dimenticanza può diventare un ostacolo
Il giorno 999 Litt è uscita di casa alle 5:40 del mattino per correre con un’amica. Poco dopo si è accorta di aver dimenticato uno degli orologi che utilizzava per registrare le proprie corse. È tornata a casa per recuperarlo, ma si è accorta di aver lasciato dentro anche le chiavi. A quel punto non è rimasto altro da fare che aspettare l’arrivo di un fabbro.
Già in una qualsiasi giornata di allenamento sarebbe stato un inconveniente non gradito. Nel 999 giorno di una sfida lunga quasi tre anni, avrebbe potuto mandare tutto all’aria. Litt è comunque riuscita a risolvere il problema, completare la distanza richiesta e presentarsi all’appuntamento con la storia il giorno successivo.
Una maratona… di scarico
Il 26 settembre 2026 è arrivato poi quel traguardo che aveva già inseguito altre 999 volte. Shannon-Leigh Litt ha completato la sua 1000ma ultramaratona consecutiva a Whangārei, chiudendo una striscia iniziata il 1° gennaio 2024. Il Guinness World Records ha quindi ufficializzato il risultato: 1000 giorni consecutivi percorrendo una distanza da ultramaratona.
Mille giorni. Mille ultra. Circa 52.000 chilometri.
La parte più curiosa, però, è arrivata subito dopo. Il giorno successivo, quello che avrebbe dovuto essere il primo vero giorno di riposo, ha comunque corso una maratona. Del resto, dopo 1000 ultra maratone consecutive, anche 42 chilometri possono trasformarsi in una tranquilla e agognata pausa.

